Corrado Occhipinti Confalonieri.
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I SUPERBI. UNA DONNA FRA AMORI E VENDETTE.
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2024. Minerva Edizioni, BOLOGNA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
               Fondazione Ezio Galiano 
                http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Sono pi disperato di voi perch vi amo.
Piacenza, settembre 1545. La citt accoglie il suo primo duca Pier Luigi Farnese, che semina da subito malcontento nella classe dirigente per la sua volont di recidere i fili col passato, nonostante i consigli alla prudenza di suo padre Alessandro, eletto papa con il nome di Paolo terzo. Spinto dall'ambizione di voler estendere il suo ducato, Pier Luigi si inimica anche l'imperatore Carlo quinto che sostiene una congiura di nobili locali volta a destituirlo con l'uso della forza.
Anche il conte Gianluigi Confalonieri viene chiamato a partecipare al complotto, ma la moglie Elisabetta cerca di farlo desistere: infrangere il giuramento di fedelt al duca sarebbe un atto di lesa maest, punibile con la damnatio memoriae. Gianluigi, nonostante gli avvertimenti della moglie, si far coinvolgere in un intrigo pi grande di lui e molto pericoloso: ad andarci di mezzo sar anche la felicit di Ortensia, la figlia tanto amata.
Elisabetta, suo malgrado, si trover a prendere le redini della famiglia per evitare che cadano tutti nel baratro.
Basato su fatti storici e personaggi realmente esistiti, il romanzo  ambientato in un Rinascimento nepotista, spietato, sanguinario, combattuto solo dalla forza dei sentimenti di donne come Elisabetta. Cos la descrive l'umanista e biografo Lodovico Domenichi nel suo saggio La nobilt dell'e donne del 1552:
Mostra una certa schiettezza e generosit in tutti i suoi costumi, con cui le cose noiose e avverse pazientemente sopporta; e ritrovandosi in altezza e felicit non  punto sopra l'humana misura levata....
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L'autore.
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Corrado Occhipinti Confalonieri  nato a Milano nel 1965. Laureato in Scienze Politiche con tesi in Storia del Risorgimento, ha preso la specializzazione in Diritto ed Economia dell'Unione Europea.  autore di alcuni saggi, fra gli ultimi quelli sulla storia della peste del 1348 Gabriele Musso e l'angelo della morte (Bollettino storico piacentino, 2019, 2); su Jean Monnet alla Societ delle Nazioni (Rivista di studi politici internazionali, 2021, 1); sulla Veduta di Roma al Maca di Mantova (Civilt mantovana, 2022, 1; 2023, 1). Collabora con i mensili BBC History e Medioevo. Intervista personaggi noti sul loro rapporto con la spiritualit per il settimanale Maria con te (Edizioni San Paolo). Si occupa anche di divulgazione storica sui social (Instagram, Facebook, X) su cui riscuote un ampio seguito. Il suo primo romanzo La moglie del santo (Minerva)  un best seller, ha vinto il premio speciale Italia Medievale (2019), il premio Migliore copertina del gruppo Facebook Thriller storici e dintorni (2019) ed  stato inserito dal Salone del Libro di Torino nel percorso dei libri sull'amore (2021). I superbi. Una donna fra amori e vendette  il suo secondo romanzo.
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I SUPERBI.
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UNA DONNA FRA AMORI E VENDETTE.
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Prologo.
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Nel 1545, papa Paolo terzo fece spuntare in un solo giorno, come un fungo - secondo le parole del cardinale Ercole Gonzaga - il ducato di Piacenza e di Parma e ne mise a capo il maggiore dei suoi numerosi figli illegittimi, Pier Luigi Farnese.
Il pontefice ha scambiato un Camerino con due belle stanze fu invece il commento sarcastico, dalla sua villa di Tivoli, del cardinale Ippolito d'Este, alludendo allo scambio poco favorevole per la Santa Sede del misero territorio camerinese con le ricche terre padane.
Con quel nuovo Stato, Alessandro Farnese, uno dei pi grandi pontefici nepotisti della storia, voleva dimostrare al mondo come la sua famiglia non fosse inferiore a quelle delle altre dinastie rinascimentali.
Nonostante i continui suggerimenti alla prudenza dell'anziano papa, Pier Luigi ardeva dal desiderio di diventare un sovrano seguendo il modello del principe di Machiavelli. All'amico Cesare
Borgia non era riuscito, ma a lui certamente s. La tracotanza del nuovo duca ebbe conseguenze inaspettate.
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PRIMA PARTE. 1545 - 1548.
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CAPITOLO 1.
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Presagi.
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Castello di Calendasco, Piacenza 1545.
Il passatempo preferito di Elisabetta erano i fiori: per questo
aveva deciso di chiamare Ortensia sua figlia.
Aveva appena finito di smuovere la terra con una piccola zappa.
Stava bene in giardino, non faceva troppo caldo, mentre di
solito a settembre inoltrato la cappa della calura estiva era ancora
insopportabile. Si sistem all'indietro il cappello di paglia e ammir
il candore dei suoi lilium, che spiccavano sui mattoni rosso
ocra del muro rivolto a mezzogiorno. Il loro profumo ha una
pura persistenza, sembra non vogliano farsi dimenticare.
Tre anni prima li aveva salvati da un'invasione di locuste, facendoli
coprire con le lenzuola del suo corredo, fissate a terra da
pesanti sassi.
I giorni dell'Apocalisse... aveva pensato.
Il ronzio, che aumentava sempre pi d'intensit, accompagnava
quelle nubi mobili che offuscavano il sole. Le cavallette volavano
in alto, lunghe due dita, grigie, marroni e gialle, veloci come
dardi scagliati dalle balestre.
Quel ricordo la fece rabbrividire: non era mai successa una cosa
simile e si erano ritrovati del tutto impotenti. Quando erano arrivate
si trovava in cortile. All'inizio non ci aveva fatto caso, con le
ali facevano un rumore simile a quello di un esercito di storni. Poi
se le era ritrovate tra i capelli: aveva urlato ed era corsa nel castello.
Dalla torre aveva visto che a migliaia erano piombate sui campi.
Una attaccata all'altra nel raggio di un paio di miglia, divoravano
senza sosta le messi e spolpavano le foglie degli alberi. La sera erano
scomparse. Aveva sperato che se ne fossero andate per sempre.
Suo marito era andato a cercarle e le aveva trovate nei pressi del
fiume. Sono rigorose come soldati - le aveva riferito Gianluigi
- hanno formato un accampamento, in attesa di ripartire con la
distruzione alle prime luci dell'alba.
Un vero e proprio flagello. Trascorsi otto giorni scomparvero
nel nulla, ma i contadini erano disperati: un anno di lavoro distrutto;
le madri per lo spavento avevano perso il latte. Ricordava
ancora il pianto acuto e disperato dei bambini. Avevano sofferto
la fame, peggio di una pestilenza. Dovettero rinunciare a un'importante
rendita dai mezzadri, avevano dato fondo alle riserve,
ma a fatica ne stavano venendo fuori.
Elisabetta amava in particolare i lilium bianchi e li nutriva col
gesso, cos al tatto i loro petali restavano sodi e vellutati come la
pelle dei suoi bimbi. Rispetto agli altri fiori, richiedevano cure particolari:
a Calendasco, quando la siccit svuotava il pozzo, un servo
con un capiente otre faceva la spola dal castello al Po per dissetarli.
Quello stato di grazia venne interrotto dal rumore di passi
concitati sulla ghiaia del vialetto. Si volt e vide suo marito, appena
tornato da Piacenza dove aveva incontrato Pier Luigi Farnese.
Si avvicin a lei con le braccia incrociate sulla schiena, come
quando era preoccupato.
Gianluigi, com' andato il giuramento di fedelt al duca?
Mah fece lui perplesso. Si accasci sulla panchina sotto l'arco
di rose rampicanti. I suoi occhi dal colore dell'ardesia apparivano
spenti.
Lei si alz dallo sgabello, si sistem il grembiule e si sedette
accanto a lui. Gli prese le mani sudate. Raccontami ti prego, non
tenermi sulle spine.
Confortato da quel tocco familiare, la tensione accumulata
in quei giorni si plac. Sai che non ho paura di niente e di nessuno.
Un lampo di fierezza accese il suo sguardo da capitano di
fanteria abituato a dare ordini. Ho imparato a farmi rispettare
dai miei soldati per condurli con coraggio sui campi di battaglia.
Ora per  diverso.
Cosa pu esserci di tanto grave? Al solito, stai ingigantendo
le cose...
Bene, allora non ci giro intorno: come sospettavo, Pier Luigi
ha comunicato a me e agli altri magnifici della citt la sua intenzione
di revocarci tutti i poteri e assegnarli a uomini di sua fiducia.
Ci ha escluso perfino dalla sua milizia. Scosse la testa. Mi
sento come un fantoccio nelle sue mani.
Elisabetta si tolse il cappello e lo appoggi sulla panca. Il suo
pragmatismo la faceva sempre dubitare dalle azioni dei potenti
prive di un tornaconto. Mi sembra cos illogico. Come mai Pier
Luigi vuole farsi nemici tutti i pi importanti sudditi del suo
nuovo ducato? Che senso ha?
Penso si sia fatto prendere dalla lettura del manuale di quel
segretario fiorentino, Machiavelli comment sarcastico. Crede
che per mantenere in piedi un nuovo Stato, debba usare il pugno
di ferro e vuole arrogarsi ogni potere. Quell'imbecille preferisce
essere temuto che amato.
Gli scost una ciocca di capelli dagli occhi. Suo marito aveva
trentaquattro anni e solo qualche filo grigio sottolineava il nero
pece dei suoi ricci. No,  tutto davvero privo di senso. Sono perplessa.
I cappellazzi, cos come i nobili piacentini di rango pi basso,
erano abituati al blando giogo della Chiesa e Pier Luigi - figlio
del papa - lo sapeva perfettamente. E gli altri cosa dicono?
Cosa vuoi che dicano? Gianluigi ritrasse le mani. All'inizio
pensavano di non aver inteso correttamente le parole del duca,
poi sono rimasti disorientati come me, in attesa dei primi provvedimenti.
Ascoltami, manteniamo la calma e ragioniamoci sopra. L'imperatore
non gli ha concesso Milano, questa  la sua ultima
occasione per poter governare. Fece una pausa per consentirgli di
ragionare sulle sue parole. Il papa  anziano, un nuovo pontefice
potr non essergli amico. Conosciamo Pier Luigi da tanti anni,
probabilmente era troppo eccitato per la novit, presto tutto torner
come prima: ne sono certa.
Lui si pass una mano sul viso, come per cancellare brutti
pensieri. Lo spero. Non sono mai stato un uomo paziente,
preferisco prendere decisioni rapide. Si rabbui di nuovo, il
tono della voce era grave. Gi il suo ingresso a Piacenza mi
era sembrata un'occupazione militare: non aveva nulla di una
cerimonia per consegnargli le chiavi della citt.
Davvero?
S, te lo assicuro. Mi ha detto il suo segretario che il seguito
di Pier Luigi era composto da quarantatr cortigiani e
uomini d'armi, tecnici e ingegneri, due fonditori veneti e uno
genovese, un armaiolo bresciano e...
Lei gli scosse le mani. E che sar mai! Pier Luigi  sempre
il solito. Si tratta solo di un ingresso in pompa magna.
Vorrei essere sicuro come te, ma non lo sono. La strinse
forte e lei gli appoggi la guancia sulla spalla. Il velluto
aranciato del giuppone l'accarezzava come una pesca matura
passata sul viso. Gli disegn il profilo delle labbra con un dito.
Come sto bene fra le tue braccia, ma quanto rari in undici
anni di matrimonio sono stati dei momenti cos, solo per noi.
Questo  il destino delle mogli dei soldati. Nei lunghi periodi
di assedio siete lasciate sole, sempre con l'ansia di non
vederci ritornare.
La guerra  il tuo mestiere: lo sapevo quando ti ho sposato,
non rammaricarti.
Anche io non vivo bene i periodi di separazione. Da sola
educhi e cresci i nostri figli, ma d'ora in poi prometto di starvi
pi vicino.
Pap! Pap!
Elisabetta si stacc dal marito: stavano arrivando i loro
bambini tenuti per mano dall'istitutrice. Gli gettarono le
braccia al collo. Mi hai portato quella bambola che desideravo
tanto? Sono stata attenta alla tua lezione su Alessandro
Magno, vero Caracossa?
S tesoro, sei stata brava.
A me hai preso il frustino per il cavallo? gli domand
Camillo. Anche io sono stato molto, molto attento!
Calma, calma! Certo che mi sono ricordato. Gianluigi
si divincol da quel festoso assedio. Trasse dalla bisaccia che
portava a tracolla una bambola con il viso di porcellana e con
il vestito in seta turchese.
Ortensia la strinse al petto, felice: non era come quelle solite
bambole da bambina col viso di pezza. Aveva grandi occhi
azzurri, la bocca piccola a forma di cuore e i boccoli color
miele, proprio come i suoi. Grazie, pap! e gli schiocc un
bacio sulla guancia.
Gianluigi diede l'agognato frustino a Camillo. Il pomello
d'argento luccicava al sole, incise c'erano le sue iniziali in gotico:
CC. Non ho mai visto un frustino cos bello! esclam
entusiasta facendolo sibilare nell'aria.
Caracossa, portali a giocare per cortesia le disse Elisabetta.
L'istitutrice si inchin lesta, intuendo che i genitori volevano
restare soli.
Gianluigi li segu con lo sguardo pensieroso mentre si allontanavano
di corsa: avevano improvvisato una gara a chi arrivava
per primo alla fontana. Spero di poter dare a Ortensia
una dote adeguata. In questo momento, dalla nomina a duca
di Pier Luigi non possiamo ottenere nulla.
Non sar cos ribatt con dolce fermezza Elisabetta. Tu
sei uno dei pi valenti militari di Piacenza, il duca lo ha sempre
riconosciuto e sono sicura che lo far anche ora. Ricordi
quando Alfonso di Avalos  venuto in citt?
Lui annu, ma come se volesse convincersi.
Il marchese - insistette Elisabetta - si era meravigliato che
in una citt ricca di gentiluomini come la nostra, non vi fosse
nessuno dedito alle armi. I cappellazzi avevano indicato te
come l'unico capace di mettere insieme tremila fanti in un
giorno!
Gianluigi deglut quel nodo che lo aveva preso alla gola.
Hai ragione, forse  meglio aspettare il corso degli eventi.
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CAPITOLO 2.
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L'aggancio.
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Castello di Vigolzone, Piacenza 1545.
Dopo ore trascorse cercando di restare immobile, Giovanni
Anguissola accolse come una liberazione l'annuncio del siniscalco
che Gianluigi Confalonieri era arrivato. Poteva finalmente sgranchirsi
le gambe. Posare per il proprio ritratto era sicuramente una
delle attivit a cui un gentiluomo doveva sottoporsi, ma rappresentava
anche una tremenda seccatura per una persona impaziente
come lui.
Non era della stessa opinione Mastro Andrea, che appariva
contrariato dalla pausa.
Per gratificarlo, Anguissola osserv l'opera con attenzione.
Molto somigliante, complimenti maestro.
Il pittore sembr soddisfatto: il suo committente era molto
avaro di riconoscimenti. Aveva cercato di rendere lo sguardo del
conte meno cupo, insistendo perch tenesse il mento leggermente
sollevato.
Nonostante le sue nobili origini, Giovanni non pot fare a meno
di ammettere a se stesso che in realt il suo aspetto non era un granch.
Aveva il viso allungato, labbra carnose e strette, il naso troppo
largo. Questi particolari rendevano i suoi occhi vicini e piccoli
come quelli di un cinghiale. L'incarnato biancastro poi contrastava
in modo imbarazzante con le guance rubizze. Aveva fatto bene a
scegliere un ritratto a busto intero: non rivelava le gambe cos ad
arco da sembrare deformate sulla gonfia pancia di un cavallo. L'ampia
guarnacca nera bordata di lince siberiana, per, esaltava le spalle
possenti; almeno quella gli conferiva un certo decoro.
Anguissola and incontro all'ospite. Gianluigi, onorato che
tu abbia accolto il mio invito, sei sempre cos preso in mille faccende
disse con tono sarcastico. Da un cenno stizzito della mano
il valletto cap di doversi ritirare.
Giovanni fece strada verso il suo camerino, in cui di solito si
appartava a leggere e a scrivere. Il luogo pi riservato del castello
di Vigolzone era tutto rivestito in pannelli di noce, con intarsiate
in faggio le Arti e le Scienze, simile a quello di Federico da
Montefeltro. Dietro i pannelli, i ripiani con i libri di astronomia,
di diritto e di filosofia, le sue materie preferite. Il camerino era
anche il luogo pi caldo del castello: per tirchieria Giovanni
raramente faceva accendere camini e bracieri.
Non perdiamo tempo in inutili convenevoli lo precedette
Gianluigi. Immagino di cosa vuoi parlarmi. Anzi, di chi.
Ci conosciamo fin da bambini e siamo amici da sempre: voglio
sapere se ancora mi posso fidare di te. Se non vuoi che ti parli
di lui, anzi, di esso, dimmelo subito e non lo far.
Certo che ti puoi fidare: anche se fra di noi parlare di amicizia
mi sembra eccessivo. Insomma, cosa c' di nuovo?
Si sedettero nelle nicchie rivestite in legno, l'uno di fronte
all'altro. Da fonti certe ho saputo che Pier Luigi ha in progetto
di costruire un grande castello a Piacenza entro le mura, nella
zona sud. Non era contento di averci spogliato di tutti i privilegi.
Ha gi cacciato i frati del convento di San Marco, lo vuole demolire
per lasciare spazio alla nuova costruzione. Giovanni aveva
parlato lentamente, con tono sommesso. Vers al suo ospite del
vino rosso in una coppa di vetro smaltata d'oro zecchino. I lavori
inizieranno fra pochi mesi. Una volta terminato, il castello diventer
una fortezza inespugnabile. Il cane rognoso non vuole pi rimanere
in Cittadella, l sa di non essere adeguatamente protetto.
Quel liquido scuro apparve a Gianluigi come sangue quando
colava fuori dal fegato. Non schizzava fuori rosso vivo come dalle
arterie, ma era ugualmente inarrestabile e letale. Hai gi in mente
un piano?
Voglio organizzare la rivolta dei nobili contro di lui. In nome
della libert.
Addirittura... Gianluigi sorrise, pensando che fosse una delle
sue solite panzane. E come intendi procedere? Vuoi cacciarlo
dalla citt o sei per la soluzione pi drastica?
Giovanni lo fiss senza rispondere. I fatti da lui elencati apparivano
cos ineluttabili da non prevedere alternative.
Gianluigi sorseggi il vino. Pens a come l'Anguissola non si
fosse mai posto scrupoli nell'uso della violenza per risolvere i suoi
conflitti. Rimani sempre il solito infido serpente. Credevo che i
tuoi errori passati ti avessero riportato sulla retta via.
Il conte sorrise sprezzante. Si appoggi in modo rilassato allo
schienale, che scricchiol sotto il suo peso. Sono molto cambiato.
D'altronde avevo solo ventiquattro anni all'epoca... oppure
non ti riferisci all'abate di San Sisto?
Mi riferisco proprio a lui. A quando lo hai pugnalato alle
spalle.
Anguissola ridacchi nel ricordare quel momento. Si stava
ingozzando come un maiale, nemmeno si era reso conto che l'avevo
infilzato:  morto con la faccia dentro un piatto di lasagne.
Alz le spalle con disinteresse. Se lo meritava. Ho solo messo
fine alle sue ingiurie contro la mia famiglia, anche a costo di essere
bandito.
Gianluigi decise di provocarlo. Quanto tempo hai trascorso
nascosto a Milano?
Tre lunghi anni.
Poi per Pier Luigi ti ha chiamato per militare nell'esercito di
suo padre:  stata la tua fortuna.
Mah, non direi: quel pidocchioso del papa mi fece combattere
contro i Colonna a mie spese.
Non fare la vittima con me: ne hai tratto grandi vantaggi, che
hanno compensato ampiamente i costi per la tua marmaglia: frequentare
la corte di Paolo terzo per pi di due anni ti ha permesso
di ricevere l'indulto. Per questo ora sei qui.
Lo ammetto, hai una memoria di ferro. Giovanni annu e
alz la coppa in suo onore. Anche se ho dovuto pagare una multa
di ben mille scudi, maledizione!
Gianluigi provava al contempo attrazione e ripugnanza verso
l'Anguissola per quella sua capacit di essere cos saldo nelle
sue errate convinzioni. Nella citt eterna hai appreso l'arte della
dissimulazione: ora all'apparenza sei ossequioso e amico di Pier
Luigi, in realt verso di lui covi un odio mortale. Perch?
Giovanni sorseggi il suo vino. Da quando si  stabilito a
Piacenza come duca, quel bastardo non mi ha concesso alcun
privilegio. Come a te, del resto. Si merita la stessa fine dell'abate.
La sua mancanza di scrupoli raggel Gianluigi. Tu sei fuori
di senno! Ammazzare il figlio del papa? Come ti viene in mente?
Saremmo condannati a morte!
L'Anguissola si protese verso di lui. No, se avessimo un appoggio
esterno.
Da parte di chi?
Dell'imperatore.
Non dire idiozie: Pier Luigi  suo consuocero. Il matrimonio
fra Ottavio e Margherita lo ha reso intoccabile. Da qualche anno
sono nonni del piccolo Alessandro: pensi davvero che Carlo si macchierebbe
le mani di sangue con un membro della sua famiglia?
Occorre solo alimentare il sospetto dell'imperatore che Pier
Luigi sia filofrancese. La posizione del ducato, cos pericolosamente
vicina a Milano,  il modo migliore per convincerlo.
Sei davvero impazzito, la sifilide ti ha dato alla testa! La politica
della penisola  troppo instabile, le alleanze nascono e muoiono
pi velocemente del calare e del sorgere del sole!
Lo sai che Pier Luigi ha mantenuto il suo convincimento
su come non contrarre il mal francese, nonostante sia afflitto
dalla gotta?
Gianluigi apparve spaesato da quell'imprevisto cambio di discorso.
Cosa intendi dire?
Anche lui, come Francesco Gonzaga,  convinto che per guarire
dalla sifilide ci si debba accoppiare contro natura, ma solo
con giovinetti vergini. Forse non sai quello che ha fatto al povero
Ghieri, ma io c'ero e ho visto tutto.
Gianluigi sembr meravigliato, ma in realt voleva conoscere
la verit sulla vicenda. A cosa ti riferisci?
Qualche anno fa, da duca di Castro, Pier Luigi si era recato
in visita ai suoi possedimenti di Fano. Preso possesso del suo palazzo,
aveva ricevuto il giovane vescovo Cosimo Ghieri e lo aveva
palpato davanti alla corte. Gli aveva detto che era ben fornito,
nonostante la gonna, suscitando lo sgomento dei presenti. Cosimo
era diventato di pietra. Era del tutto impreparato ad affrontare
un predatore sessuale come Pier Luigi e non aveva ribattuto.
Lui cosa ha fatto?
Il duca aveva interpretato la mancata reattivit di Cosimo
come un invito: aveva ordinato al suo seguito di lasciarli soli,
tranne a me e ad alcune guardie. Si era avvicinato al giovane e lo
aveva baciato, ma quello rimaneva come una statua di marmo.
Pier Luigi gli aveva strappato di dosso l'abito talare, i bottoni
d'onice erano finiti per terra con un rumore simile a quello
delle biglie di vetro. Ormai privo di controllo, gli aveva stracciato
le altre vesti e il giovane era rimasto inerte e tremante,
coperto solo dal crocefisso. Aveva mormorato piet, ma la sua
pelle che non aveva mai conosciuto il sole, il suo corpo asciutto
e levigato dallo studio e dalla meditazione erano un richiamo
irresistibile per Pier Luigi, che lo aveva girato per stenderlo sul
tavolo. Solo in quel momento, non dovendo pi sottostare allo
sguardo diabolico del duca, Cosimo aveva cercato di ribellarsi:
si era divincolato dalla sua stretta e aveva tentato di scappare.
Pier Luigi lo aveva afferrato per la vita, sussurrandogli che gli
sarebbe piaciuto.
Povero vescovo, che umiliazione subita dal figlio del papa...
Al suo ulteriore, disperato rifiuto, il duca ci aveva ordinato di
mettere Cosimo a pancia in gi sul piano di marmo. Gli avevamo
legato mani e piedi alle gambe del mobile, passandogli una
corda attorno alla vita perch non si dimenasse troppo. Alle urla
disperate del giovane che invocava piet mentre lo sodomizzava,
Pier Luigi gli aveva infilato uno straccio in bocca per sentire solo i
suoi mugoli, che scambiava per versi di piacere. Mentre il duca lo
prendeva per i capelli e gli schiacciava il viso contro il crocefisso,
l'oltraggiato vescovo aveva capito di subire il proprio martirio e
si era arreso.
Gianluigi non era certo un novellino, la storia era girata fra le
corti europee e lui ne aveva sentito parlare, nonostante le versioni
fossero contrastanti: molti dicevano che era solo per denigrare il
figlio del papa. Saperlo da Anguissola, che ne era stato testimone
e in fondo complice, gli aveva confermato un aspetto della personalit
di Pier Luigi che gli creava un violento disagio.
Anguissola sembr aver intercettato il suo malessere. Cosimo
 morto pochi mesi dopo, a soli ventiquattro anni, per le ferite
e per il mal francese che si diceva aver contratto da Pier Luigi.
Cos come erano morti tutti i giovani con cui si era soddisfatto il
marchese di Mantova.
Tutti conoscono i suoi gusti perversi disse schifato Gianluigi.
Suo padre il papa disse che si era trattato solo di una ragazzata.
Anche se all'epoca di Fano il duca era gi un uomo di trent'anni,
per giunta sposato e padre.
E tu, come genitore, permetteresti che Pier Luigi facesse la stessa
cosa al tuo bel figliolo? Io non so cosa si prova a essere padre, ma
pensa se lo stesso destino del povero vescovo capitasse a Camillo.
Gianluigi sent crescere dentro di s una rabbia terribile, che
riusc a dissimulare a fatica. Non voleva far vedere all'Anguissola
che quella provocazione aveva raggiunto il suo scopo e rimase impassibile.
A mio figlio ci penso io, non te ne occupare. Se qualcuno
osasse solo torcergli un capello, lo strozzerei. Gli mostr le
grandi mani decise con cui aveva gi ucciso pi di un uomo in
battaglia.
Anguissola cap che quella strada non bastava per convincerlo:
doveva far leva su ben altre motivazioni; doveva portarlo su un
terreno in cui Gianluigi si sentisse molto meno sicuro.
Il duca intende far risiedere noi nobili in citt, lo sapevi? Saremo
costretti ad abbandonare i nostri castelli, cos ci terr privi
di truppe e sotto il suo controllo.
Gianluigi sbianc in volto. Aveva dato in affitto il grande
palazzo di famiglia nel quartiere del Borghetto. La rendita rappresentava
per lui un importante introito. Questo per non era
ancora sufficiente per fargli prendere una decisione cos drastica.
Sei di memoria corta, un'altra conseguenza del mal francese.
Ti rammento che da almeno due secoli a questa parte esiste la legge
secondo cui dobbiamo risiedere in citt per sei mesi all'anno,
ma nessun governatore l'ha mai applicata. E vedrai che neppure
Pier Luigi lo far.
Anguissola sorrise beffardo. Gianluigi, sembra quasi che tu
voglia andare avanti per inerzia, ma fino a quando? Forse finch
il vivere ci parr pi odioso del morire?
Grazie della compagnia, Giovanni tagli corto. Scusami,
ma ora devo andare. Sono in partenza: ho deciso di portare Elisabetta
e i bambini alle terme di Bagno Vignoni. Si sforzava di
apparire disinvolto, ma dentro di s era scosso da quella conversazione.
Fai bene, fino a quando potremo uscire da Piacenza. Buon
viaggio concluse sibillino Giovanni.
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CAPITOLO 3.
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In viaggio per la Toscana.
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Siena 1545.
Buche profonde costellavano lo sterrato bianco della strada; la
carrozza procedeva a rilento sulle dolci colline senesi. Caracossa si
ostinava a leggere alcuni passi del Vangelo ai bambini, nonostante
gli assi basculanti le facessero spesso saltare le righe. Camillo ripeteva
a voce sicura il passaggio che l'istitutrice gli aveva indicato.
Per evitare incontri pericolosi, quattro soldati di Gianluigi scortavano
il convoglio a cavallo. Dai boschi di lecci e di castagni che
costeggiavano il percorso, potevano sbucare bande di briganti da
un momento all'altro.
Meno male che ogni tanto ti viene voglia di partire disse
Elisabetta a Gianluigi. Era di buon umore mentre tornavano dal
loro soggiorno a Bagno Vignoni. La fine di ogni viaggio le trasmetteva
positivit per il futuro e stemperava in lei l'inevitabile
malinconia, trasformandola in un piacevole ricordo.
Lui colse quel suo fare ironico cos familiare. Le sorrise. In
quei giorni lontani da Piacenza, spesso aveva pensato che quello
poteva essere il loro ultimo viaggio assieme. La sensazione della
precariet economica non lo aveva mai abbandonato, vana la
sua ricerca di una legittima soluzione. Aveva riflettuto sull'audace
proposta di Giovanni Anguissola di uccidere il duca, ma per il
momento la sua famiglia gli dava quell'equilibrio che impediva di
far traboccare la rabbia impotente che spesso lo coglieva.
Io mi sono divertito tanto a fare il bagno in quella grande vasca
e ho pure conosciuto tanti amichetti! Quando ci torniamo?
Camillo si sporse dal finestrino, attratto da un puledro morello
dalla lunga criniera che si stava abbeverando a una fontana.
Gianluigi lo prese per la cintola e lo tir dentro. Attento, 
pericoloso! Non farlo mai pi.
Elisabetta vedeva la figlia silenziosa in contemplazione della
sua bambola, mentre fino a poco tempo prima l'aveva tempestata
di domande sui soggiorni di santa Caterina a Bagno Vignoni.
Ortensia, cosa c' che non va?
Mamma, per davvero Caterina si avvicinava al getto d'acqua
bollente per provocarsi delle ustioni? Aveva un'espressione inorridita.
Una santa davvero bizzarra le rispose per tranquillizzarla.
Rubava le maniche delle camicie dai bauli dei fratelli e le donava
ai poveri. Tanto che loro furono costretti a tenerle sottochiave.
Regalava poi la farina guasta e si giustificava sostenendo che la
Madonna avrebbe fatto il miracolo. Era generosa, a modo suo!
Un moto di colpevole ilarit li colse: non stava bene ridere dei
santi.
Stiamo arrivando a Siena disse Elisabetta con quella trattenuta
impazienza che le rendeva ancora pi piacevole l'attesa.
Avevano appena oltrepassato il ponte sull'Arbia e la strada era
striata di sabbia grigia, segno che la parte lastricata non era lontana.
Una piccola mandria di cinte senesi occupava la carreggiata;
un contadino munito di una lunga canna la fece spostare.
Camillo si affacci dal finestrino. Pap, come mai da queste
parti i porci sono tutti cos scuri e pezzati di bianco?
Non si dice porci ma suini, te l'ho gi detto mille volte lo
riprese il padre. Si chiamano cinte senesi, sono una razza locale.
Le lasciano libere nei boschi e si incrociano con i cinghiali. La
loro carne per  particolarmente saporita. Ricordi il prosciutto
che abbiamo mangiato alla locanda? Ecco, era proprio il loro.
Il bambino lo guard soddisfatto, gratificato dell'attenzione
che il padre gli aveva rivolto.
Elisabetta sorrise con dolce rassegnazione: pens a come l'affetto
di una madre sia qualcosa di scontato dai figli, mentre sembrava
sempre una conquista col padre. A volte non si sentiva una madre
adeguata, presa come era dalla gestione delle loro propriet: c'erano
fornitori da pagare, prodotti e animali da vendere e da acquistare,
riparazioni da commissionare e tanti altri problemi quotidiani. Altre
volte non si sentiva attenta alle mutevoli esigenze dei figli, per
si consolava pensando che forse sentivano la mancanza del padre, e
facevano cos per attrarre la sua attenzione su di loro.
Guard con affetto Caracossa: senza di lei non ce l'avrebbe
fatta a crescerli. Poi per scrut di sbieco il marito, attenta che
non se ne accorgesse. Il contrasto fra lo sguardo malinconico e il
sorriso artificioso impresso sul viso le provoc una fitta al cuore.
Osserv gli alberi che circondavano le mura merlate della citt
per distrarsi da quei pensieri. Che meraviglia questi ulivi cos
carichi di frutti.
L'aria era acre come l'odore della prima spremitura, l'autunno
per non voleva ancora cedere il posto all'inverno. Alcuni contadini
erano intenti ad arare la dura terra con fatica, mentre ai
margini del bosco alcuni cacciatori cercavano di catturare piccola
selvaggina tirando frecce poco appuntite per evitare di lacerare la
loro tenera carne.
Gianluigi annu. Qui il clima rende l'olio particolarmente
gustoso. Anche se per Siena  sempre stato un grande problema
la carenza d'acqua.
Come mai pap? gli chiese Ortensia.
Vedete? Sorge in collina. I senesi la raccolgono scavando i
bottini. Era la prima volta che faceva un lungo viaggio con i
suoi figli: dalle loro continue domande, dal modo intimidito ma
attento con cui lo osservavano, Gianluigi aveva capito quanto
avessero sentito la sua mancanza. Sentiva di dover recuperare il
tempo perduto.
E cosa sono i bottini?
Acquedotti sotterranei: con questi i senesi alimentano le fontane.
Ormai quelle gallerie sono lunghe quindici miglia. Non
sono certo fortunati come noi che abbiamo il Po e la Trebbia a
due passi, anche se non tutte le nostre colline sono coltivate come
queste. Abbiamo ancora molta terra da sfruttare, noi.
Elisabetta sorrise per il campanilismo del marito: lo interpret
come un moto d'orgoglio che lo smuoveva da quella latente
apatia.
Sapete figlioli, gli operai, che qui vengono chiamati Guerchi,
hanno scavato dei tabernacoli per alcune statuette della Madonna
in terracotta nei bottini, e sulle pareti sono incise numerose
croci.
Camillo e Ortensia fissarono con gli occhi sgranati loro padre.
Mentre nell'oscurit scavavano i bottini, i Guerchi vedevano
gli omiccioli, degli strani folletti che cantavano e ballavano continu
Gianluigi, come se raccontasse loro una favola. A volte nel
buio apparivano i fuggisoli, dei lampi di luce improvvisi di cui
avevano una paura tremenda. Per questo chiedevano aiuto alla
Madonna, protettrice di Siena.
Non spaventarli, che poi stanotte non dormono.
Ma i fuggisoli e gli omiccioli escono dai bottini? gli chiese
Ortensia.
Gianluigi la tranquillizz con una carezza. Non dovete aver
paura. Si tratta solo di leggende. I Guerchi venivano pagati anche
con il vino,  possibile che fossero alticci quando vedevano gli
omiccioli e i fuggisoli!
Si misero a ridere, questa volta senza sentirsi in colpa. Elisabetta
era contenta quando il marito si lasciava andare. Spesso
in quei giorni lo aveva visto pensieroso, a tratti cupo. Immaginava
fosse a causa di Farnese, ma se gli avesse chiesto conferma
le avrebbe risposto con un secco no. Sperava che prima o poi si
sarebbe confidato con lei.
Ecco le mura di Siena, sono veramente invalicabili: neppure
l'artiglieria pesante  in grado di distruggerle not Gianluigi.
L'unico modo per conquistare la citt sarebbe proprio quello di
passare dai bottini, solo con la fanteria.
Elisabetta guard il marito con amorevole ammirazione. Anche
a riposo, la tua natura di stratega viene sempre fuori.
Lui le ricambi il sorriso. Ormai anche tu sei diventata un'esperta
di strategie militari: in questi anni quanti miei racconti ti
sei sorbita!
Elisabetta appariva di una smagliante bellezza. I capelli, divisi
dalla scriminatura centrale, erano di un castano deciso, fermi
come i suoi pensieri. Lui era incantato dai suoi occhi chiari resi
d'oro dalla luce che le illuminava il viso, sembravano due monete
preziose. Sua moglie mostrava sempre di essere paziente, poich
pi di lui doveva sopportare le cose noiose e avverse della quotidianit.
Anche quando riceveva fittavoli, domestici e questuanti,
Elisabetta li trattava sempre con particolare umanit.
Gianluigi sapeva che era migliore di lui, come del resto lo sono
le femmine di tutte le specie animali rispetto ai maschi. L'amava
e non voleva ferirla con un comportamento sbagliato, ma in quei
giorni a volte si sentiva come un lupo feroce, pronto a sbranare
Pier Luigi Farnese; altre come un falco, che doveva solo pensare a
nutrire la prole assieme alla sua compagna di vita.
La carrozza si ferm davanti alla locanda dell'Oca, riconoscibile
per un'insegna con un grasso palmipede bianco.
Elisabetta desiderava riposarsi, poi avrebbe raggiunto a palazzo
Pubblico il marito, che prima aveva deciso di andare dal barbiere.
Anche se il duca aveva lanciato la moda di una folta barba, a
Gianluigi non piaceva affatto. Dopo mangiato, l'unto della carne
la impregnava con quell'odore di ferro bruciacchiato che gli saliva
fino alle narici e l stazionava per ore, nonostante l'avesse tenuta
pulita con un olio essenziale alla lavanda.
Chi vuol venire con me?
Io! Io! esclamarono all'unisono Ortensia e Camillo.
Da diversi anni Gianluigi non camminava per le strette vie di
quell'operosa citt. I miasmi dei vicoli erano sempre gli stessi, con
quegli acquitrini puzzolenti in mezzo alle strade che, con poche gocce
di pioggia, si trasformavano in lerci torrenti fangosi; ma la piazza
del Duomo che si parava davanti consentiva di prendere una boccata
d'aria fresca e di respirare la bellezza della cattedrale metropolitana,
che per imponenza imitava quella di Firenze, sua storica rivale.
Pap, sei gi stato a Siena? gli chiese Camillo, stupito da
come suo padre si districasse fra le strade strette e tortuose.
L'ultima volta per la battaglia di Montemurlo. Vi ho partecipato
a fianco di Filippo Strozzi contro Cosimo de' Medici.
Avete vinto?
Tutt'altro, abbiamo subito una sconfitta che cost cara alla
nostra famiglia. Il nonno, pace all'anima sua, dovette pagare un
pesante riscatto per liberarmi dalla prigionia a Firenze.
Ortensia e Camillo non assimilarono questa rivelazione: il padre
era il loro eroe, immaginarlo nel ruolo da perdente era qualcosa
che non gradivano.
Passarono a fianco di una fila di muli carichi di balle di lana,
che attendevano docilmente di essere scaricati nei pressi di un
magazzino, proprio dietro una bottega di filatura. Ortensia ne
approfitt per fare una carezza sul muso del capofila, che sembr
gradire: il somaro aveva abbassato la testa per riceverne delle altre.
Camillo corse avanti. Pap, siamo arrivati!
Poco oltre, brillavano alcuni piatti da barba in ottone, e su di
una stanga cerano degli asciugamani a righe azzurre. Gianluigi
entr e trov il barbiere che, per ammorbidire i peli della barba,
aveva avvolto con un tovagliolo bollente il viso di un avventore
e ne stava gi rasando un altro. Si sedette sulla panca al di fuori
della bottega, in attesa del suo turno; i bambini guardavano il
negozio accanto di un venditore di pani di zucchero, da cui proveniva
un profumo delizioso.
Gianluigi estrasse alcune monete dalla scarsella e le diede ai
suoi figli. Ecco qualche spicciolo, compratevi un pane a testa.
Ortensia indic la bottega del calzolaio. Pap, perch quel
bambino mastica il cuoio? Ha forse fame?
Si tratta di un giovane apprendista. Lo sta rendendo pi morbido,
anche se a lungo andare si consumer i denti.
Poverino, mi dispiace tanto per lui comment colpita la
bambina.
Il calzolaio dietro il banco consegn un paio di calze solate
azzurre a un cliente, che teneva un cavallo pezzato per le redini.
Quella citt ricca di gente ben vestita metteva Gianluigi di
buon umore, gli sarebbe piaciuto viverci: forse scappare da Piacenza,
ricominciare una nuova vita con Elisabetta e i bambini,
poteva essere una soluzione ai loro problemi. Il governo dei mercanti,
con l'appoggio esterno dell'imperatore Carlo quinto, rendeva la
citt ben amministrata, almeno in quegli ultimi anni.
Le sapienti mani del barbiere lo distolsero da quei pensieri,
con l'impacco caldo prima della rasatura. Gli diede qualche colpo
di pennello schiumoso e lo sbarb con un'affilata lama senza
tagliarlo neppure una volta.
Bambini, ho finito. Proseguiamo per piazza del Campo.
Percorsero la strada sinuosa su cui si affacciavano un gran
numero di botteghe colorate: pellettieri, verdurai, sarti, orafi,
speziali, macellai. Sbucarono sulla vasta piazza a ventaglio e
Gianluigi rimase meravigliato, come se la vedesse per la prima
volta.
Sembra di stare al centro di un teatro. Immaginate il pubblico
che affolla la platea qui dove ci troviamo, e il palazzo comunale
che abbiamo di fronte come palcoscenico. Le finestre delle case
che ci circondano sembrano i palchi da cui gli abitanti si affacciano
per assistere allo spettacolo.
Pap, ne hai di fantasia! esclam divertita Ortensia.
Camillo indic il campanile. A me questa torre sembra quella
degli scacchi.
Il padre annu. In effetti la Torre del Mangia appare come una
pedina imponente a difesa del suo re: il potere cittadino.
Ho indovinato! Camillo saltell con Ortensia per la piazza.
Un senso di sconfitta colse Gianluigi, nonostante l'allegria dei
bambini: i suoi avi non sarebbero stati fieri di lui. Proveniva da
una famiglia che in centinaia d'anni si era sempre distinta per
avere ricoperto posizioni di primo piano nel governo di Piacenza
e in quello di altre citt; lui invece era soltanto un soldato agli
ordini dei potenti. Per i suoi figli voleva un destino diverso, partendo
proprio dalle loro radici.
Eccomi, Gianluigi!
Elisabetta lo stava raggiungendo con passo svelto sui mattoni
a lisca di pesce della pavimentazione. Non amava farsi attendere,
anche se avrebbe preferito che il tempo fosse scandito dallo sbocciare
dei suoi fiori anzich dalle lancette degli orologi meccanici.
Il blu pavone della sua mantella di velluto risplendeva alla luce
del pieno pomeriggio. Due soldati la stavano scortando con discrezione.
Lui l'accolse con un inchino. Questa meravigliosa piazza 
degna cornice alla tua bellezza. Sua moglie era l'unica certezza di
quella vita instabile.
Elisabetta arross e gli accarezz il viso fresco di rasatura. Occhi
lucenti e belli disse, citando i versi di Veronica Gambara.
Gianluigi le offr il braccio. Dal passo svelto di suo marito,
cap che era impaziente di entrare. Come mai ci tieni tanto a
vedere quegli affreschi? gli domand.
Ne parla san Bernardino nelle sue Prediche. Osservandoli,
forse potremo capire meglio quello che accadr a Piacenza con
l'arrivo di Pier Luigi.
Finalmente cominciava ad aprirsi con lei. Ortensia, Camillo,
voi rimanete in piazza, non vi allontanate.
Vogliamo venire anche noi!
Gianluigi fece cenno alle guardie di tenerli d'occhio. Non si
discute, state qui a giocare.
...
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CAPITOLO 4.
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La tirannide.
...
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Siena 1545.
Entrati a palazzo Pubblico, Elisabetta era agitata. Da un lato
voleva capire il senso dell'opera di Ambrogio Lorenzetti sul Buon
Governo, che tanto aveva colpito l'immaginazione di suo marito;
dall'altro ne temeva le conseguenze. I suoi silenzi di quei giorni
non erano un segnale positivo.
Affid la mantella a un giovane inserviente e si sforz di sorridere.
Fammi un po' da Cicerone: dove si trovano gli affreschi?
Dopo tanti anni capiva Gianluigi anche dal peso dei silenzi:
ma solo nel sentirlo esprimere le sue emozioni verso quei dipinti
avrebbe smentito o confermato i suoi timori.
Di sopra, nella sala in cui il governo dei Nove concedeva
udienza ai cittadini.
Elisabetta afferr i pesanti lembi della gonna e cominci a salire
le scale a fianco del marito. Mai sentiti. Chi erano questi
Nove?
Borghesi. Amministravano Siena a rotazione ed escludevano
i nobili per evitare liti e prevaricazioni.
Lei si ferm sul ballatoio. Un governo popolare?
Non ci crederai, ma  proprio cos.
Fammi riprendere fiato.
Gianluigi si port una mano sul cuore. Hai ragione. Vado
troppo veloce, perdonami.
Farlo parlare era l'unico modo per capire cosa avesse in mente.
Come mai i Nove avevano commissionato questi affreschi a
Lorenzetti?
Lui si sent gratificato dalla sua attenzione. Volevano dimostrare
come il loro governo garantiva pace e concordia in citt e in
campagna. Anzi, che quello era l'unico modo possibile per evitare
la Tirannide.
Quindi ti riferisci a qualche nobile rapace che prendeva il
sopravvento? Elisabetta fece un respiro profondo. Ora sono
pronta ad affrontare l'ultima rampa.
Diciamo che era un primo tentativo di organizzazione democratica,
sul modello degli antichi.
Lei aggrott le sopracciglia. Mi sembra un'utopia: nella realt
ha funzionato?
Non proprio. Si trattava di propaganda perch i Nove vennero
accusati di ingiustizia e corruzione, ma con questi dipinti
volevano dimostrare cosa sarebbe accaduto senza di loro.
Nella sala degli affreschi, si trovarono di fronte a quello che
rappresentava la guerra.
Elisabetta indic una figura con in mano una coppa colma di
sangue, che indossava un mantello color oro e rosso tempestato
di pietre preziose. Oh, mio Dio! Quel mostro  spaventoso!
S,  orribile. Si tratta di Tirannide, la meretrice di Babilonia.
Le due corna che spuntano dalle trecce bionde e la bocca con i
canini sporgenti sembrano quelli di una lupa feroce.
La guard di traverso, le faceva paura. Gli occhi per non
sono come quelli di una lupa. Sono strabici: le conferiscono un'espressione
cattiva e ottusa. A chi rivolge il viso?
Alla sua alleata, la Superbia. Quella figura femminile ma con
ali da diavolo, vestita di porpora.
Lei segu con lo sguardo le mura merlate che si snodavano
sulla parete. Mi sembra che Tirannide abbia occupato Siena.
Vero, sta seduta su quella panca a mo' di trono. Sotto di lei
c' un caprone nero, lo vedi?
Purtroppo s: mi fa ribrezzo con quegli attributi in mostra.
Le sembrava anche di sentire il fetore che emanava quell'animale
immondo, simbolo di lussuria.
Lui fece un ampio gesto con il braccio. La sua corte  formata
dai vizi come l'Avarizia. La vecchia, con ali da rapace, ha il viso
scavato e lo sguardo truce.
Elisabetta annu: l'impatto con quei grandi personaggi incombenti
era cos forte da farli sembrare vivi; ma quello che pi la colpiva
erano le reazioni di Gianluigi a quelle immagini. Sembrava
che si fosse catapultato all'interno dei dipinti, era ormai un loro
personaggio che combatteva contro il male, tanto forte appariva
il suo coinvolgimento emotivo.
Indic una figura vestita di bianco, che giaceva a terra con le mani
legate. Mi fa una pena quella donna con i capelli scarmigliati.
Tirannide l'ha appena sconfitta. Vedi al suo fianco la bilancia
dalle corde spezzate?  Giustizia.
Che figure orripilanti! Elisabetta si port una mano alla
bocca. E quella megera che tiene in mano un serpente? Sta per
strozzare un bimbetto!
Quella  Crudelt. Furore, invece, mi fa venire in mente Farnese:
met uomo, ma con la testa da cinghiale.
Lei fece finta di niente, ma cap che Pier Luigi stava diventando
l'ossessione del marito. Chi  quella donna che si sta segando
in due?
Divisio: questo accadrebbe ai cittadini se Tirannide prendesse
il sopravvento. Ancora pi tremendo sarebbe l'effetto del suo
malvagio regno: lo sfascio, la distruzione, gli omicidi. Fai attenzione
a quel bimbo ai suoi piedi, sta per essere fatto a pezzi da due
soldati. I reduci dell'ingiustizia sono quei poveretti che avanzano
con i moncherini sanguinanti al posto delle mani.
Elisabetta appariva affranta, si strinse al braccio del marito. E
la sposa vestita di cremisi? Anche lei sta per fare una brutta fine?
S, purtroppo, il marito giace a terra gi morto...
E l, sulla sinistra in alto, vicino alla porta della citt, c' una
malefica vecchia... Leggo Timor, in cielo brandisce una spada.
Cosa recita il cartiglio?
Gianluigi si schiar la voce. Per voler el ben proprio / in questa
terra sommess' la giustitia a tyrannia / unde per questa via / non
passa alcun senza dubbio di morte, / ch fuor si robba e dentro da le
porte.
Elisabetta osserv il resto dell'opera con attenzione: si vedevano
gli eserciti alle porte di Siena, le fattorie distrutte, i campi dati
alle fiamme. Ora capisco. Se dominasse Tirannide in citt, i suoi
effetti si propagherebbero anche nelle campagne.
Gianluigi annu. Condividere le stesse sensazioni con lei gli
dava forza, non si sentiva solo. Il messaggio  chiaro, vale ancora
oggi e varr per sempre: dove regna Tirannide vige la violenza, il
sopruso, la morte, perch ciascuno mira al bene proprio e non a
quello della comunit.
Lo guard: l'inusitata enfasi che metteva nelle sue parole non
le piaceva affatto.
Spostarono la loro attenzione sulla parte dell'affresco in cui era
raffigurato il Bene comune. Lorenzetti gli aveva dato le sembianze
di un uomo venerabile, un saggio canuto in trono. Nel cielo
volava Sicurezza, una fanciulla in volo con in mano il modellino
di una forca con un impiccato.
Elisabetta lesse la grande iscrizione: Senza paura ogn'uom
franco camini, / e lavorando semini ciascuno / mentre che tal comuno
/ manterr questa donna in signoria, / ch'el  levata a' rei ogni balia.
Pace appare rilassata, stesa su un cuscino, ma sotto di lei cosa c'?
Un'armatura. Pace appoggia i piedi su uno scudo perch la si
conquista battendo i nemici sul campo di battaglia. Vedi il ramo
di olivo che tiene fra le mani? Quello  l'accordo di pace concesso
ai nemici a seguito della loro disfatta.
Lei cap che era il momento di fargli tirare fuori quello che
da giorni lo tormentava. Pensi anche tu che la pace sia sempre
conseguenza della superiorit militare?
Gianluigi ebbe un lampo nello sguardo. Gli tornarono in
mente le battaglie a cui aveva partecipato: sentiva le urla di incitamento
prima e di dolore poi, il boato dei cannoni, il cozzare
delle spade, il corpo a corpo, l'irreale silenzio che seguiva il termine
dello scontro. Aveva ucciso, assistito i suoi soldati moribondi,
aveva chiuso i loro occhi sbarrati verso una speranza di cielo che
appariva irraggiungibile. S, essa pu essere conquistata solo con
la forza.
Un senso di sconfortante amarezza colse Elisabetta per quella
risposta cos drastica. Aveva sperato che quei giorni assieme gli
fossero serviti a rasserenarsi, ma Gianluigi sembrava colto da una
tempesta di tetri pensieri bellicosi. Doveva riportarlo dalla sua
parte. Sulla parete ovest cosa ha dipinto Lorenzetti?
Gli effetti della pace. Qui Siena appare come oggi, con le
sue vie operose, piene di vita. La sua fertile campagna  raffigurata
in ogni stagione dell'anno. Gianluigi la prese per mano e
si affacciarono alle finestre che davano su piazza del Campo per
controllare i bambini.
Da quass la vista  cos simile alle immagini del Buon Governo.
Gli edifici appaiono costruiti in armonia, tanto sono simili
l'uno all'altro. La piazza brulica di anziani, giovani, donne e
bambini. Sembrano tutti cos allegri. Elisabetta indic Ortensia
e Camillo nella speranza di distrarlo. I nostri figli come si divertono
con quel giullare!
Dalla piazza, una sorta di ridente convivialit mischiava il
sapore di carne secca, di salsicce, di cacio a quello delle spezie
piccanti. Asini e muli erano carichi di legna e di fascine per riscaldare
le case contro l'arrivo dell'inverno imminente.
Respirarono la brezza leggera che, confondendo quelle voci
lontane, sembrava annunciare in un soffio di vita l'arrivo della
sera. Elisabetta gli appoggi la testa sulla spalla. Ascolta,
Gianluigi. Prima di migrare per il sud, dal cielo le rondini garriscono
l'ultimo saluto alla citt che ha protetto i loro nidi. Anche per noi
 ora di tornare a casa.
Passarono poi per una breve visita nella sala del mappamondo.
Alcuni gentiluomini stavano conversando. Uno di loro appoggiava
la mano guantata sull'elsa della spada che, come uno specchio
convesso, rifletteva l'ultima luce che proveniva dalle ampie
vetrate. Rivolsero un cenno di saluto ai nuovi arrivati e ripresero
a parlare fra di loro. Sulla parete centrale del salone campeggiava
un grande disco rotante della Terra.
Non comprende le nuove scoperte dell'ammiraglio Colombo
gli fece notare Elisabetta. Sapere che l'Atlantico non  il confine
del mondo  qualcosa a cui non ci siamo ancora abituati.
Lui sorrise con malinconia. Ecco quello che possiamo perdere
per colpa di Pier Luigi Farnese.
Cosa? Elisabetta lo guard negli occhi con la speranza che
si confidasse.
La libert di poter essere felici.
In questi giorni era il pensiero che ti turbava?
S. Non sono riuscito a dirtelo prima, ma Giovanni Anguissola
mi ha chiesto di partecipare a una congiura per eliminare il
duca.
Elisabetta sgran gli occhi. Tu cosa gli hai risposto?
Ho rifiutato. Sono un uomo d'arme, non un assassino.
Lei tir un sospiro di sollievo e lo abbracci. Sia ringraziato
Iddio.
Gianluigi la strinse forte, ma non ebbe il coraggio di rivelarle
che con Anguissola aveva preso tempo. La visione di quegli
affreschi lo avevano oltremodo destabilizzato: come quei piatti
della bilancia che Giustizia teneva in perfetta simmetria nel Buon
Governo, cos egli sapeva di dover prendere la giusta decisione per
impedire che sotto la tirannide del duca Farnese, Piacenza facesse
la stessa fine di Siena.
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CAPITOLO 5.
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Il ritorno a casa.
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Castello di Calendasco, Piacenza 1545.
A Calendasco, Laura Confalonieri aveva gestito il castello in
assenza di Elisabetta e Gianluigi per far continuare i lavori di
ristrutturazione del salotto.
Guardava impaziente dalla finestra del primo piano, aspettando
la carrozza lungo il viale alberato fra i campi messi a riposo
per il periodo invernale. Indossava ancora il lutto, nonostante
fosse vedova ormai da molti anni. Una moda lanciata da Veronica
Gambara, principessa della vicina Correggio. Dopo la scomparsa
del marito - il conte Gilberto decimo - la poetessa, definita Guida al
Paradiso da Pietro Bembo, non aveva rinunciato al nero, anzi lo
imponeva a tutte le persone che si presentavano al suo cospetto.
Laura aveva conosciuto Veronica qualche anno prima, quando
si era recata in visita da suo fratello Umberto, legato pontificio a
Piacenza. In quell'occasione, Laura aveva organizzato una sontuosa
cena a cui parteciparono tutti i patrizi della citt, grati a
Umberto per aver restituito alla casta dei nobili gli antichi privilegi
feudali: proprio quelli che in quel momento Farnese voleva
demolire.
Lei e Veronica erano diventate subito amiche, avevano parlato
di poesia e disquisito dell'influenza dei poeti classici sugli
autori contemporanei come l'Ariosto, il Bembo e l'Aretino. Non
avevano rinunciato neppure a qualche pettegolezzo, come quello
sulla relazione fra Lucrezia Borgia e Pietro Bembo, alla quale il
poeta veneziano aveva dedicato Gli Asolarli. Per ringraziarlo, la
duchessa di Ferrara gli aveva donato una ciocca dei suoi lunghi
capelli biondi.
Io per li ho letti in anteprima, il Bembo si fidava solo della
mia opinione le aveva confidato la signora di Correggio con una
punta di presunzione.
Laura era considerata una delle donne pi colte di Piacenza,
famosa per il suo salotto letterario. Quella sera aveva declamato
i versi della Gambara sulla necessit della pace fra il papa e
l'imperatore Carlo quinto, suscitando l'ammirazione degli invitati ela compiacenza della stessa autrice. Purtroppo, la poesia non era
servita a nulla: i due uomini pi potenti al mondo continuavano
a guardarsi in cagnesco, sempre pronti a rinfacciarsi le rispettive
manchevolezze sul piano politico e militare, anche nella comune
lotta contro gli eretici.
Eccovi! Elisabetta, Gianluigi, sono cos felice di rivedervi, siete
tornati finalmente!
Zia Laura abbracci i nipoti. Ortensia e Camillo erano molto
contenti di vederla, li viziava come se fossero suoi figli. Per la merenda
aveva fatto preparare una crostata di amarene di cui andavano
ghiotti. Ne tagli due grosse fette, che i bambini divorarono
prima di andare nella loro stanza.
Laura indic il soffitto a cassettoni dorati disposti su tre file di
otto riquadri ciascuno. Elisabetta, ecco i decori ultimati. Cosa
ne pensi?
Io non ho voce in capitolo? Gianluigi sorrise e lesse il dispaccio
che gli avevano consegnato.
Elisabetta ammir gli scudi rossi con la bandiera bianca che,
come grappoli d'uva sui tralci, ornavano le tre travi portanti in
segno di buon augurio. Sono magnifici, hai inserito anche lo
stemma dei Confalonieri. Un'idea davvero originale!
Gianluigi gett la lettera nel camino acceso. Ci godremo
poco la nostra nuova sala. Appoggi sconfortato le braccia al
cornicione in marmo di Botticino; le fiamme illuminarono il
suo volto contratto dallo sconforto, come quello di un dannato
nell'oscurit degli inferi.
Elisabetta era avvilita. Il fragile equilibrio che avevano raggiunto
si era dissolto in un istante. Cosa c' scritto?
Secondo le disposizioni del duca, presto saremo obbligati a
risiedere in citt. Sta facendo sul serio, quel despota: ha ordinato
di costruire alloggi in citt ai nobili che non ne dispongono.
Maledizione!
Coraggio, mio adorato nipote, su questo non ti devi angustiare.
Vi ospiter nel mio palazzo. Da quando sono rimasta sola,
quella grande casa mi fa cos tristezza. Laura sospir con malinconia.
Sapere che verr riempita dalle corse e dalle risate dei
bambini mi render felice.
Zia, sei generosa come sempre. Elisabetta l'abbracci, commossa.
Non sappiamo come ringraziarti.
In fondo, si tratta di stare in citt per sei mesi all'anno, starete
bene da me. Laura scacci con la mano il pensiero dell'ordine di
Farnese come se fosse una fastidiosa zanzara.
Gianluigi aggiunse della legna al camino. Non posso immaginare
come prenderanno gli altri feudatari quest'obbligo di risiedere
a Piacenza. Immaginate se per la strada si dovessero incontrare
i Nicelli e i Pallavicino.
Elisabetta vers la malvasia perseghina nei suoi nuovi bicchieri
di vetro trasparente. Pensate alle scintille se incrociassero Giulia
Farnese Pallavicino. Porse il liquore alla zia e al marito con un
sorriso per stemperare la tensione.
Sua madre Costanza era la donna pi gretta e manipolatrice
che io abbia mai conosciuto. Laura ammir in controluce il
color pesca del liquore nel prezioso calice. Lei non  da meno.
Non mi dispiace per nulla che quella strega sia morta, si merita
l'inferno.
Gianluigi smosse la brace con l'attizzatoio, facendola sfrigolare.
Le fiamme ripresero vigore; la canna fumaria appena pulita tirava
che era una meraviglia. Quando Giulia e suo marito Sforza
sono in citt, meglio cambiare strada. Ora che suo zio  duca, si
sentiranno onnipotenti.
Hai ragione, caro nipote. Da come si stanno mettendo le cose,
ogni feudatario deve stare all'erta con Pier Luigi al comando.
Laura ed Elisabetta si accomodarono sulle sedie con dei comodi
braccioli imbottiti poste accanto al fuoco. Ricordi che Giovanni
dal Verme si  rifiutato di prestargli giuramento di fedelt?
S, ne avevamo parlato alla cerimonia di insediamento. Sosteneva
che i suoi territori di Romagnese ricadevano sotto il ducato
di Milano: le tasse gi le pagava l.
Ebbene, dal Verme  stato condannato come ribelle: nei giorni
scorsi il duca ha occupato i suoi domini. Ora sono amministrati
da un commissario. Del resto, non solo a lui: Farnese ha
confiscato il feudo di Poviglio a Rodolfo Gonzaga, accampando
le stesse motivazioni.
La sensazione di essere tutti sulla stessa fragile scialuppa nel
mare in burrasca fece capire a Gianluigi che gli unici a salvarsi
erano quelli disposti a lottare fino alla fine per la sopravvivenza,
impermeabili al panico e alla disperazione.
Bevve l'ultimo sorso e fece schioccare la lingua per dissimulare
la preoccupazione, come se fosse concentrato su quel gradevole
gusto. Anche Gerolamo Pallavicino si  rifiutato di giurare fedelt
a Farnese. Allora anche lui rischia la confisca del suo feudo di
Cortemaggiore.
Non solo aggiunse Laura. Qualche giorno fa, Farnese ha
dovuto ordinare alle sue truppe un imbarazzante dietro front a
Castel San Giovanni. Girava voce che il marchese Sforza di Santa
Fiora fosse morto all'estero, durante il suo servizio con le armate
imperiali. Accampando la scusa della mancanza di eredi, il duca
aveva gi occupato il suo castello. Quando invece il marchese
 ricomparso vivo e vegeto, Farnese si  dovuto ritirare con la
coda fra le gambe. Scosse la testa, i riccioli grigi che aveva ai lati
del capo si smossero come un grappolo di campanelle. Queste
maniere arbitrarie e vergognose stanno provocando un grande risentimento
e la forte irritazione di tutti i nobili. Di questi tempi,
nessuno si sente pi al sicuro, n della propria vita n dei propri
beni.
Su di loro scese un gelo che neppure il tepore del camino riusc
a sciogliere. I provvedimenti dimostravano la prepotenza del
duca sulla casta che avrebbe invece dovuto riempire di onori per
considerarla sua alleata.
Mah, chiss cos'altro ci aspetta. Elisabetta si strinse nel suo
scialle turchese. Sul tragitto di ritorno abbiamo notato che la tagliata
di viti, boschi e sterpaglie sta procedendo a spron battuto.
Gianluigi si avvicin alla moglie e le accarezz le braccia per
riscaldarla. Il duca ha voluto formare un campo aperto contro i
nemici esterni. Un po' come si fa contro gli animali selvatici per
stanarli e colpirli. In realt i nemici ora li ha tutti dentro, con
quest'obbligo dei feudatari di risiedere in citt.
Si spost verso il camino e ravviv la fiamma con le molle per
scaricare l'angoscia che lo stava assalendo.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Cattivit.
...
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...
Piacenza 1546.
A seguito del trasferimento a Piacenza, Elisabetta aveva preso
l'abitudine di recarsi tutti i giorni in Duomo. Era affascinata
dalle formelle dei mestieri sulle possenti colonne. Nel XII secolo,
ogni corporazione di artigiani aveva contribuito a erigere il sacro
tempio, lasciando incisa la testimonianza del proprio contributo
nella pietra.
Scorgeva la colonna dei conciatori, su cui era raffigurata una
pelle stesa al sole ad asciugare; quella dei ciabattini, con un calzolaio
nella sua bottega intento a risuolare un paio di scarpe; e
quella dei carrai, in cui un carrozziere costruiva una grande ruota.
La sua preferita era quella dei fornai. Due donne affidavano le
loro pagnotte crude a un fornaio che le disponeva sulla pala e le
metteva nel tipico forno pentagonale. L'uomo sorridente guardava
verso lo spettatore, fiero del suo ruolo nella societ cittadina.
Ogni forma di pane era marchiata con un simbolo diverso da
famiglia a famiglia per poterlo riconoscere. Le formelle erano posizionate
in alto sui pilastri, come se l'onesto lavoro avvicinasse al
Paradiso. A Elisabetta quelle immagini della citt operosa ricordavano
Siena, dove aveva trascorso dei giorni sereni, anche se la
realt di Piacenza era molto diversa.
Quel giorno di inizio febbraio, nella cripta del Duomo, aveva
pregato a lungo san Corrado Confalonieri, che papa Leone X
aveva beatificato trent'anni prima.
Ti prego, san Corrado, non permettere che Gianluigi compia
colpi di testa. Anche tu eri un cavaliere, anche tu hai commesso tanti
peccati, finch la fede ha illuminato il tuo cammino. Accese un cero
sotto il crocefisso. Concedi la stessa luce anche al tuo discendente.
Suo marito appariva ossessionato dal progetto del nuovo castello
Farnese, come del resto gli altri nobili. Chi aveva visto il
modello in legno della nuova struttura sosteneva che la fortezza
sarebbe stata davvero inespugnabile, una volta terminata.
Gianluigi aveva deciso di rimanere nel castello di Calendasco
per difendersi dalle confische dei feudi che il duca stava perpetrando.
Stava facendo ultimare i lavori di ristrutturazione della
torre di avvistamento circolare, in previsione di futuri attacchi,
ma presto sarebbe dovuto risiedere in citt secondo le odiose disposizioni
del duca.
Uscita dalla chiesa, Elisabetta scorse Laura che saliva i gradini
del sagrato tutta trafelata. Cerchi me?
Oh, meno male, sei qui.
Cos' successo?
Farnese, quel maledetto, tiene Camilla prigioniera in Vescovato.
Intendi la moglie del marchese Pallavicino?
S, proprio lei. Il duca ha spedito Gerolamo in missione a
Milano, e l'ha fatta rapire dai lanzichenecchi approfittando della
sua assenza.
Oh, mio Dio, no! Elisabetta era senza parole: mai avrebbe
immaginato che Pier Luigi potesse arrivare a tanto. Si conosce
il motivo?
No, ma possiamo intuirlo: il duca vuole separare Camilla da
Gerolamo per impedire che abbiano figli. Cos potr annettere il
loro feudo a quello di sua nipote, quella schifosa di Giulia.
Elisabetta odiava crogiolarsi nell'incertezza, e non era neppure
una donna che si faceva prendere dal panico. Non perdiamoci
d'animo. Cosa possiamo fare per aiutarla?
Sinceriamoci innanzitutto come sta Camilla.
Elisabetta si port la mano alla bocca, un orribile presagio le
balen per la testa. Oh, non posso pensarci, pover'anima! Ripens
alle violenze sulla sposa in rosso che aveva visto nell'affresco
di Siena: bisognava agire prima che fosse troppo tardi. S,
andiamo subito in Vescovato. Per come faremo a entrare? Le
guardie ci impediranno l'accesso!
Laura sorrise. Dimentichi che sono fra le principali benefattrici
della Chiesa: i soldati mi conoscono bene, ci faranno passare,
vedrai.
Percorsero alla svelta gli stretti vicoli che le separavano dalla
prigione della marchesa. Laura attravers il portone del Vescovato
con passo deciso, tenendo sottobraccio Elisabetta, come se fosse
una delle sue periodiche visite al capo della chiesa piacentina.
Le guardie le salutarono con un benevolo sorriso.
Chiss dove l'hanno rinchiusa. Laura si guard intorno in
cortile. Conosco bene questo palazzo, eppure non ne ho proprio
idea. Non potevano tergiversare a lungo per non destare sospetti.
Di l.
Si diressero verso la sala delle udienze al primo piano, in cui il
Vescovo riceveva gli ospiti. Passarono oltre e proseguirono fino in
fondo al loggiato: l una porticina conduceva all'ala ovest. Salirono
le strette scale in silenzio fino al secondo piano; si sentiva solo
il fruscio delle loro gonne.
Altol! intim il soldato posto a guardia della porta. Riconobbe
Laura e si tranquillizz. Contessa Confalonieri, che piacere
vedervi.
Caro Aldo, come state? Ricordate mia nipote Elisabetta...
Il soldato fu contento che la dama lo avesse riconosciuto subito,
nonostante la penombra. Fece un inchino a entrambe e scosse
la testa sconsolato. Mi sento davvero male, donna Laura. Quanto
non vorrei essere qui a prestare servizio in questo momento.
La sua voce era rotta dall'emozione.
Tua madre si sente meglio?
Grazie per tutto quello che fate, vi arrechiamo troppo disturbo.
Aldo le sorrise con riconoscenza. Il medico che ci avete
mandato  davvero bravo, la febbre  sparita. Senza di voi non
avremmo potuto pagare le cure e le medicine.
Mi fa piacere sapere che sia guarita. Salutamela con tanto
affetto, spero possa riprendere presto servizio da me. Ma ora dimmi:
Camilla Pallavicino si trova l dentro, vero?
Il soldato aveva ricevuto ordini precisi di non parlare con nessuno,
ma con Laura non poteva tacere. La marchesa e la suocera
sono agli arresti da alcuni giorni. Non capisco... due signore
come loro, un simile trattamento...
Tu non ne hai colpa, esegui solo gli ordini lo consol Laura.
Solo chi le ha rinchiuse ingiustamente far i conti con la giustizia
divina.
Aldo si fece il segno della croce: aveva il peso di quel compito
ingrato sulla coscienza. Spero che tutto questo finisca presto. La
marchesa soffre tanto.
Possiamo portare una parola di conforto alle povere prigioniere?
Impossibile, mia signora, ho l'ordine di non fare entrare nessuno!
Aldo scosse il capo con un tale vigore che dovette sistemarsi
l'elmetto rimasto sghembo.
Mi conosci da quando sei nato, non ti metterei mai in difficolt
con i tuoi superiori cerc di blandirlo. So che rischieresti
la vita se si scoprisse che ci hai fatte entrare, ma Camilla  una
nostra cara amica, siamo tanto in pena per lei. Ti prego, il Signore
te ne sar eternamente grato.
Aldo abbass gli occhi bovini. Aveva il naso storto, il viso lungo
e l'osso della mascella che sporgeva rispetto alla mandibola.
Per questo suo aspetto poco gradevole non lo mettevano mai in
servizio al portone principale. Fra poco devo spostarmi per fare
la ronda in cortile... vi lascio un po' di tempo, ma per bont divina,
non mettetemi nei guai.
Stai tranquillo, chiudici pure dentro. Al tuo ritorno ce ne andremo
senza fare nessuna storia. Te lo giuro sulla Vergine santissima.
Al soldato la parola di Laura bastava, la gratitudine che provava
per lei era immensa. Estrasse dalla scarsella la chiave e apr
la porta. Solo per poco, ricordatevi. Giusto il tempo per il giro
di ronda.
Grazie Aldo, che Dio ti benedica. Laura gli strinse le mani
e gli sorrise.
Richiusa la porta, le due donne percorsero il breve corridoio
che immetteva in una stanza debolmente illuminata da una finestra.
Nell'angolo si trovava un letto a baldacchino su cui giaceva
Camilla. La suocera Ludovica stava tirando le cortine, pensando
ci fossero le guardie.
Siete voi? Donna Trivulzio le abbracci. Mie care, che sorpresa
vedervi qui. Come avete fatto a entrare?
Laura, Elisabetta! La marchesa Pallavicino le chiam dal letto.
Salirono la pedana e baciarono la mano della giovane che appariva
prostrata. Portava una cuffia da cui spuntavano i suoi riccioli
biondi. Il viso era pallido e due profonde occhiaie solcavano
lo sguardo di un azzurro sbiadito.
Camilla, che gioia rivederti sana e salva. Raccontaci, cos'
successo? le chiese Laura.
La marchesa punt i gomiti e si sollev a fatica dal letto; l'anziana
suocera le sistem due cuscini dietro la schiena. Farnese ci ha rapite.
Lui pensa che non potr assicurare una discendenza a Gerolamo se
mi tiene segregata qui. E cos Castel Maggiore passer a Giulia.
Laura inorrid. Come pensavo: un'ingiuria mai vista prima.
Camilla tremava. Ho tanta paura di essere avvelenata. Il duca
conosce i segreti dei veleni e sa come si produce l'acquetta. Si
trattava di un veleno inodore e insapore che i Borgia somministravano
nei cibi e nelle bevande dei loro nemici. Per questo non
stiamo toccando cibo.
Impossibile che Farnese arrivi al punto di uccidervi. E neppure
pu tenervi segregate qui per sempre le disse Elisabetta per
tranquillizzarla. Stai calma, presto tutto questo sar solo un terribile
ricordo.
Sono troppo a rischio, sono certa che lo far.
Perch ne sei cos sicura?
Ti prego, non farmi aggiungere altro...
Se non ti confidi con noi, come possiamo aiutarti? intervenne
Laura. Intorno a te ci sono solo persone che ti vogliono bene.
Io sono stata la tua madrina; la tua mamma, che Dio l'abbia in
gloria, era la mia migliore amica.
Camilla scosse la testa e fiss il muro in silenzio.
Parla tesoro, parla le disse Laura. Fra poco dovremo andare
via.
Tesoro, sei...? Elisabetta aveva compreso.
Lei si volt. L'ho scoperto da poco. Dopo tanti anni di matrimonio,
non ci speravo pi. Un debole sorriso le illumin il
volto, che si contrasse subito dal terrore. Vi scongiuro, non dite
nulla a nessuno perch se il duca lo sapesse, sono sicura mi ucciderebbe.
Camilla scoppi in lacrime.
Elisabetta l'abbracci e le porse il fazzoletto di seta che teneva
nella manica del vestito. Povera stella, stai tranquilla. Vi far
uscire da qui.
Come ci riuscirai da sola? Camilla si asciug le lacrime.
Mio marito  in esilio, lui per ora non ci potr essere di nessun
aiuto.
Laura in questi giorni vi porter delle cibarie. Aldo  sempre
qui di guardia, potr dire ai soldati dell'ingresso che sono per lui.
Nel frattempo io penser a Farnese.
Laura annu. Hai gi un piano?
Il duca ama essere galante, con me poi si  sempre comportato
da gentiluomo. Cercher di convincerlo a lasciarvi andare,
senza rivelargli della gravidanza. Le altre la guardarono con ammirazione
per il coraggio che stava dimostrando.
Farnese  infido e imprevedibile. Camilla si port una mano
al ventre. Cosa intendi fare?
Elisabetta aveva la capacit di infondere coraggio agli altri, anche
se a volte si chiedeva chi desse a lei tale sicurezza. I superbi
amano essere adulati. Anni fa ho imparato a fare il suo dolce preferito
dal cuoco personale di suo padre, sono l'unica a conoscere
la ricetta originale. Con la scusa di omaggiarlo della torta reale,
far in modo di incontrare il duca. Poi sul momento mi verr in
mente qualcosa.
Un'idea geniale, ti aiuter a prepararla! esclam Laura.
Sentirono tre leggeri colpi alla porta, il segnale di Aldo che il
colloquio era terminato.
Non dimenticher mai quello che state facendo per noi. Camilla
le abbracci. Per adesso possiamo solo dirvi grazie.
Tornate a palazzo, Elisabetta e Laura si lavarono le mani nell'acquaio
della cucina e indossarono i grembiuli. La cuoca era intenta a
preparare un timballo di selvaggina e sembrava seccata da quell'irruzione;
ma quando le spiegarono cosa era successo, sgomber rapida
il piano di lavoro per lasciare spazio. Mise a loro disposizione la serva
che stava strofinando una pentola di rame con aceto e sale grosso.
Laura, mi metto subito all'opera! Domattina voglio portare
il dolce al duca, quando star facendo la sua consueta passeggiata
sulle rive del Po, prima che torni in Cittadella per pranzo.
La zia ordin alla domestica di mettere altra piccola legna nel
camino. Servir ad aiutare Camilla?
Sono sicura di s. Elisabetta sorrise e si tir su le maniche
della camicia. La torta fatta con le mie mani lo addolcir.
Voglio imparare anche io questa ricetta segreta, me la spieghi?
Certo. La torta di frutta secca dello Scappi  laboriosa, ma
il risultato  una vera leccornia. Berta, i pinoli sono gi messi a
bagno nell'acqua?
S signora, avevo intenzione di preparare quel dolce senese
che mi ha insegnato, la pinolata. Cosa le occorre per il ripieno?
Prendimi per cortesia tre once di mandorle dalla dispensa
e spellatele, poi snocciolate un'oncia e mezza di datteri e infine
tagliate a pezzi un'oncia e mezza di fichi secchi.
Elisabetta inizi a preparare la pasta brise. Pes col bilancino
cinque once di farina, tre di burro e tre di zucchero. Per fare
bene i dolci l'importante sono le dosi. A occhio aggiungo solo
l'acqua e una presa di sale. Con la punta delle dita mescol gli
ingredienti, cercando di lavorare il meno possibile la pasta. Poi la
mise a riposare nella neviera.
Laura e la cuoca apparivano quasi stupite dalla sua meticolosit.
Elisabetta pest i pinoli, le mandorle e la frutta secca in un
mortaio di pietra. Laura, sciogli due once di burro in padella.
Vers il tutto in un recipiente e aggiunse una manciata di mostaccioli
ridotti in polvere, quattro rossi d'uovo, un cucchiaino
di cannella in polvere, tre cucchiai di acqua di rose, un grosso
cucchiaio di frutta candita e mantec tutto con un cucchiaio di
legno.
L'impasto ha un meraviglioso colore ambrato, l'aroma  delizioso!
Laura ci vers sopra il burro fuso lasciato raffreddare.
Elisabetta lo assaggi. Nessun ingrediente prevarica sull'altro,
penso che sia venuto bene.
Nel camino si era formato uno spesso strato di brace. Elisabetta
foder con la sottile sfoglia di pasta una pignatta di terracotta
imburrata e infarinata, e la riemp di farcia. Avvicin gli alari ai
tizzoni e vi pose sopra la pentola, con sopra il coperchio su cui
mise della brace. La cottura della torta durava mezz'ora, ma di
tanto in tanto la controllava, perch la superficie tendeva a colorirsi
molto rapidamente. Quando infine la scoperchi definitivamente,
il profumo del dolce di frutta secca perme la cucina.
Sapeva d'inverno e di cose buone.
...
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CAPITOLO 7.
...
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...
L'INCONTRO.
...
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Piacenza 1546.
Pier Luigi Farnese usc di buonora dalla Cittadella per la sua
passeggiata sulla riva del Po. Il suo seguito lo accompagnava, anche
se il duca lo teneva a debita distanza mentre disquisiva con i
suoi fedeli segretari.
Oggi questa gotta mi tormenta, ma stamattina non ho nessuna
intenzione di muovermi in lettiga. Camminava appoggiandosi
al suo bastone col manico d'oro massiccio.
Principe, l'aria fresca del fiume vi giover in vista dei giochi
di Carnevale. Mancano ancora dieci giorni: farete in tempo a riprendervi
disse il suo segretario, Annibal Caro.
L'unica cosa che mi infastidisce  dar retta a questa massa di
questuanti. Non fanno altro che fermarmi per chiedermi grazie o
per denunciare presunte ingiustizie subite dai feudatari.
Principe, fate benissimo a spendere parole rassicuranti con il
popolo.
Dite?
Presto le liti si appianeranno grazie al vostro efficiente sistema
di giustizia. I magistrati saranno indipendenti e l'amministrazione
della citt verr affidata solo a uomini esterni di vostra
fiducia.
Avete ragione, caro segretario. Pier Luigi si lisci i baffi. Il
mio ducato sar un esempio di Stato moderno: ben amministrato,
con tempi certi per la giustizia e con cittadini soddisfatti per le
tasse eque, pagate anche dai nobili. Si schiar la voce per attirare
l'attenzione del suo seguito. Poco importa se mi inimicher i
feudatari disse a voce pi alta. Con quelli voglio essere inflessibile,
gli far capire chi comanda. Non sono forse il figlio di Sua
santit, l'uomo pi potente al mondo? Alz il bastone, come
se fosse lo scettro del comando; il manico risplendeva come un
piccolo sole. Grazie a Paolo terzo, Roma  diventata il teatro della
politica europea!
Le sue tronfie considerazioni vennero interrotte dall'avvicinarsi
di Elisabetta, accompagnata dalla sua ancella. Quando si scopr
il cappuccio del mantello, la riconobbe subito.
Donna Elisabetta, che magnifica sorpresa incontrarvi qui.
Si inchin con slancio per farle il baciamano, anche se all'aperto
l'etichetta non lo prevedeva.
Caro duca, mi anticipa il profumo di un dolce che ho preparato
apposta per Lei. Elisabetta si fece passare da Caracossa il
cestino di vimini, scoperse il panno e mostr la torta al duca.
Il duca l'avvicin al volto e si pass la lingua sulle labbra. Che
pensiero delizioso, la torta reale di frutta secca! Ricordo di averla
apprezzata tempo fa al vostro castello di Celleri, dove foste cos
cortese da invitarmi. Sono davvero lieto che ve ne siate ricordata.
Un piccolo gesto di benvenuto. La ricetta me l'ha data Bartolomeo
Scappi, il cuoco personale di Suo padre. Il sorriso di
Elisabetta aveva incantato anche gli accompagnatori del principe.
Riconobbe Annibal Caro - autore della traduzione dell'Eneide -
e Apollonio Filareto, segretario delle cifre. Gli altri gentiluomini
erano forestieri, forse di Parma, a lei sconosciuti.
Farnese pass il cestino a un valletto. Posso avere l'onore di
accompagnarvi fino in citt?
Elisabetta annu e abbass gli occhi con grazia, mentre camminavano
respirando la fresca aria che proveniva dal fiume. Lei
rammenta l'inverno di qualche anno fa, quando eravamo venuti
qui sul Po con Sua moglie e mio marito? Aveva pensato di affrontare
il discorso che le stava a cuore prendendolo alla larga, per
ricreare con lui l'antica confidenza.
Il duca sorrise. Ricordo il nostro stupore vedendo per la prima
volta il grande fiume completamente ghiacciato: eravamo
passati sulla sponda opposta con la slitta trainata dai cavalli. Un'esperienza
unica.
Incoraggiata dalla disponibilit del duca, Elisabetta si sent pi
sicura. Mio marito aveva costruito per Ortensia e Camillo degli
slittini con le mandibole dei cavalli, e i bambini si erano divertiti
tanto a pattinare sul ghiaccio.
Se  per questo ce l'eravamo spassata anche io e Gianluigi
con quegli attrezzi. Il duca sorrise ancora. I denti radi apparivano
ancora bianchi e risaltavano sulla barba scura. Ormai le mie
condizioni fisiche non me lo permettono pi.
Elisabetta si fece seria. La gotta La tormenta a tal punto? Appariva
cos preoccupata per le sue condizioni di salute che si stup
lei stessa di saper fingere cos bene per raggiungere il suo scopo.
Ci sono giorni in cui non riesco ad alzarmi dal letto e ad
appoggiare il piede. Oggi per il vostro amabile pensiero render
pi sopportabile questo tormento.
Duca, cos Lei mi onora.
Sapete, contessa, ho preferito stabilire la mia residenza a Piacenza
anzich a Parma perch qui lo stile di vita  migliore: ci
sono gentildonne come voi, la citt  pi bella, il cibo migliore.
Con il suo calmo avanzare, il grande fiume placa questo mio
animo irrequieto. Cosa c' di pi bello di un tramonto riflesso
nelle sue acque? Ho il privilegio di poterlo toccare... Ero stanco
di essere solo il duca di Castro, anche se comandavo le armate
vaticane. Avevo bisogno di dimostrare il mio valore come capo
di Stato. Ormai ho superato i quarant'anni, mio padre  anziano.
Non c'era pi molto tempo... Fece una smorfia di disprezzo.
Tuttavia, so benissimo che l'imperatore avrebbe preferito mio
figlio Ottavio.
Lo sguardo dall'impazienza beffarda che, come nel ritratto di
Tiziano, non fissava mai un punto definito, ma vagava di continuo
alla ricerca di effimeri interessi, si concentr su quello di Elisabetta
per qualche istante. In lei non trovava traccia di soggezione n di
superbia, ma solo quel buon senso lombardo che lo induceva a
confidarsi e a placare cos la propria incombente aggressivit.
Elisabetta fu confortata da quella dimostrazione di fiducia: sapeva
di dover essere se stessa per ottenere ci che voleva. E noi
piacentini siamo grati che un principe come Lei ci onori della sua
presenza. Siamo lieti di essere Suoi sudditi. Ma bando a queste
spagnolerie, non voglio tergiversare. Oltre al piacere di rivederla,
la mia visita di oggi ha uno scopo ben preciso.
Il duca si fece serio e alz il bastone per far segno al corteo di
arrestarsi. Voleva continuare la passeggiata con Elisabetta senza
essere ascoltati. Di cosa si tratta?
Sono venuta a conoscenza di una triste notizia: Camilla Pallavicino
 trattenuta contro la sua volont in Vescovato.
E quindi?
La supplico, signor duca, la liberi.
Il duca scosse la testa, anche se non appariva cos convinto.
Mi chiedete troppo.
Prenda me come ostaggio piuttosto gli propose con voce
sicura.
Lui la scrut per capire se stesse dicendo la verit. Donna
Elisabetta, sareste davvero disposta a tanto?
S, senza alcun dubbio. Non conosco i motivi per cui la tiene
prigioniera, ma il suo stato di salute  precario.
Pier Luigi rimase in silenzio: tamburellava le dita sul manico
del bastone, sembrava esitante. Sapete il motivo per il quale ho
mandato suo marito in esilio?
Lo posso immaginare: non ha prestato giuramento di fedelt.
Lo sguardo del duca si fece torvo. Chi non  con me  contro
di me. Non tollero questo genere di affronto n da lui n dagli
altri feudatari. La marchesa Pallavicino  mia ospite perch temo
un complotto da parte di suo marito e dagli altri nobili che non
mi sono alleati. Vostro marito Gianluigi invece ha giurato, quindi
non potrei in nessun caso fargli un affronto del genere e tenervi
come mia prigioniera.
Proprio non intende liberare Camilla?
A meno di circostanze eccezionali, per il momento lo escludo.
Elisabetta si fece coraggio e prov a sfruttare quello spiraglio.
In quale caso farebbe un'eccezione, se posso permettermi di
chiederlo...
Certamente contessa: solo se Gerolamo Pallavicino, Giovanni
dal Verme e Rodolfo Gonzaga mi giurassero fedelt.
Credo sia molto difficile - disse sconsolata - se lo facessero
ora, perderebbero il loro onore. Sono tra i pochi nobili che ancora
riescono a essere coerenti con i valori cavallereschi.
Facciano pure come credano. Il duca batteva nervosamente
il bastone sul sentiero, come per dare cadenza al suo passo pi
sostenuto.
Devo mostrarmi accondiscendente, ma  il momento di giocare
le mie carte pens Elisabetta. Eccellenza, capisco le Sue
ragioni. Se il marchese vi firmasse una carta in cui si impegna a
lasciarvi il suo feudo in caso non avesse discendenza, accettereste
di liberare la marchesa?
Pier Luigi appariva pensieroso. Il marchese Pallavicino  un
uomo maturo, probabilmente il suo seme  troppo debole per
procreare disse fra s. Un gesto di magnanimit mi assicurerebbe
il ricco feudo di Castel Maggiore, da annettere a quello di mia
nipote Giulia. Si ferm e guard Elisabetta. Questo cambia le
cose. In tal caso s, certo, la libererei.
Eccellenza, La ringrazio. Speravo tanto che mi diceste di s.
Con un profondo inchino, Elisabetta dissimul il batticuore che
le aveva provocato il timore di una risposta negativa.
Lo faccio solo per la stima che nutro da sempre nei vostri
confronti. Il duca chiam il segretario generale Apollonio Filareto
per riferirgli la sua decisione. Fra pochi giorni il documento
sar pronto.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Due vite.
...
.
...
Piacenza 1546.
Elisabetta indic Camilla nella bara di cipresso. Osserva,
Gianluigi. Sembra che dorma. Tiene le mani giunte sotto il seno
come a proteggere ancora il suo bambino. La marchesa era vestita
con un abito di raso bianco, il volto coperto da un velo
semitrasparente.
Gerolamo non ha voluto nessun catafalco per lei disse Gianluigi.
Ha preteso che il suo feretro fosse appoggiato sul pavimento
del Duomo, in segno della grande umilt di sua moglie.
Appariva molto scosso da quell'improvvisa morte.
L'aria della cattedrale era impregnata d'incenso, la luce dalle
vetrate rendeva visibili le fumate che, come silenziosi cavalloni
marini, si andavano a infrangere sulle colonne, per poi disperdersi
negli ampi volumi della chiesa.
Si avvicinarono al marchese Pallavicino per le condoglianze.
Gianluigi lo abbracci. Caro amico, cos' accaduto? gli bisbigli
nell'orecchio.
La felicit di tornare a Castel Maggiore  durata solo qualche
giorno. Gerolamo appariva prostrato. La notte scorsa Camilla mi
ha svegliato, sentiva un fortissimo peso sul petto. Tutto si  svolto
in pochi istanti. Un ultimo respiro, ha chiuso gli occhi e non li ha
pi aperti. Due vite si sono spente in un sol colpo... non riesco a
darmi pace. Un lampo illumin i suoi occhi, cerchiati di rosso per
le lacrime. Il colpevole di questa tragedia  quel demonio figlio
di papa, per le angherie a cui ha sottoposto la mia adorata sposa.
Quando  tornata a casa mi ha espresso il timore di essere stata avvelenata,
non aveva mangiato per giorni. Era cos debole.
A queste parole, Gianluigi avvert il desiderio di prendere un
maglio e di colpire Farnese sulla testa fino a sfondargli il cranio,
poi di farlo impiccare il pi in alto possibile perch tutti potessero
vederlo: come nell'affresco di Siena, quando Sicurezza in volo
teneva il patibolo fra le mani con appeso un giustiziato.
La cerimonia funebre stava per iniziare. Gli uomini si disposero
a sinistra e le donne a destra della navata centrale, mentre il
sacerdote poneva un fazzoletto bianco sul crocefisso sopra l'altare,
come per asciugargli le lacrime.
Gerolamo, in prima fila col capo abbassato, sembrava vinto da
quel destino crudele. Gianluigi, mi sta assalendo un tremendo
desiderio di vendetta e me ne vergogno, perch in questo momento
siamo al cospetto del Signore. Nessun potente mi ha aiutato
a liberare Camilla: ho supplicato il duca, il doge, l'imperatore.
L'unica a esserci riuscita  stata tua moglie. Per questo le sar
grato in eterno... per lo meno Camilla e il nostro piccolo erano a
casa quando se ne sono andati.
Preghiamo insieme Dio che ti perdoni disse Gianluigi, nonostante
quei pensieri fossero anche i suoi. Il suo disegno a volte
 insondabile, ma non possiamo fare altro che accettarlo con
umilt. Ora Camilla e il vostro bambino sono due angeli ammessi
al suo cospetto.
Alle loro spalle, Giovanni Anguissola aveva sentito tutto. Pens
che Gerolamo fosse un altro candidato ideale per il suo piano
di uccidere Farnese. Si tratta solo di aspettare pens. Altri
come lui subiranno le stesse angherie dal duca. Avr con me un
gruppo di uomini motivati, che uniranno il desiderio di vendetta
al desiderio di libert, oltre a grandi vantaggi personali. Una miscela
pi potente della polvere da sparo. Sogghign e abbass lo
sguardo per non incrociare quello del Signore, che sentiva su di
s nonostante fosse velato.
Gerolamo mise una moneta d'oro fra le mani di Camilla per
pagare il traghetto nell'aldil; il sacerdote passava fra i fedeli distribuendo
fave. Per ogni seme riceveva una moneta, con la speranza
che questo scambio avrebbe accorciato la sosta di Camilla
in Purgatorio. Gli sguardi degli astanti si rincorrevano furtivi,
come a chiedersi il perch di tanta ingiustizia e di tanto dolore.
Il vescovo alz l'ostia. Nella notte in cui fu tradito...
L'Anguissola pens che quelle parole, riferite al futuro del
duca, apparivano quanto mai appropriate.
Usciti dalla chiesa, Gianluigi prese in disparte sua moglie. La
guard negli occhi, cercando di trasmetterle tutto il suo amore.
Non ti devi abbattere. Tu sei riuscita a liberare Camilla dalla
prigionia, ma Dio l'ha voluta richiamare a s.
Elisabetta appariva prostrata. Ancora non mi rendo conto di
questa fine:  cos ingiusta.
Sai, tesoro, quello accaduto a Camilla mi ricorda la brutta
fine della sposa vestita di rosso nel dipinto del Lorenzetti. Ti aveva
tanto colpita. Ora mi sembra quasi un triste presagio.
Anche io ci ho pensato, come se la storia si ripetesse. Le scene
di quell'affresco, ora pi che mai, mi sembrano un monito contro
la tirannide. Ma ricordati, Gianluigi: la vendetta non genera
pace, ma solo faide.
Lui annu, si unirono al corteo. Quella mattina di febbraio
non smetteva pi di nevicare, I tetti delle case e le strade erano
ricoperti come da una glassa che crocchiava sotto i passi del corteo
funebre. All'improvviso il cielo si apr, e i raggi del sole resero
accecante quel bianco: sembrava una luce divina che assorbiva
dentro di s l'anima di Camilla e del suo bimbo.
A piedi, sulla via di ritorno verso casa, la rabbia si stava stratificando
nell'anima di Gianluigi come neve umida su un tetto che
non riusciva pi a reggerne il peso.
Elisabetta, siamo tutti in pericolo sbott. Cosa possiamo
fare, se non uccidere Farnese? L'astio dei nobili cresce di giorno
in giorno. Ho saputo che vuole toglierci perfino il ruolo di vicario
provvisionale, cos da tenere per s i tributi e i dazi. Ormai lo
odiano tutti per l'abolizione di questi privilegi, il suo fiscalismo 
diventato oppressivo e..
Lei gli mise una mano sulla bocca, nel timore che qualcuno
per strada lo sentisse. Calmati, ti prego, non voglio neppure pensare
che arriveresti a compiere questo peccato mortale. Lo prese
sottobraccio. Ascoltami: fra qualche giorno ci sar la giostra per
il Carnevale. La prima uscita pubblica del duca. Se noi dame non
partecipassimo all'evento, in segno di protesta per quello che 
accaduto alla povera Camilla, sarebbe un monito molto forte per
Pier Luigi.
Lui ci riflett sopra, occorreva dare peso all'iniziativa. Pensi di
riuscire a coinvolgere anche le mogli dei nobili minori?
Ne sono convinta: quello che  successo a Camilla le ha colpite
come donne e come madri tanto quanto noi. La loro concreta
disistima nei confronti del duca influir su quella dei mariti.
Io far pressione su di loro, devono capire che con Farnese
non hanno la bench minima possibilit di conquistare il potere.
Lei si sent confortata dal suo appoggio, come se la loro complicit
si rinsaldasse. Ottima idea! In questo modo Pier Luigi si
sentir in imbarazzo e in minoranza ai giochi di Carnevale: sugli
inviti c' scritto espressamente che viene richiesta la presenza di
noi dame.
Gianluigi tacque per non far cogliere la loro conversazione a
due passanti. Sarebbe sicuramente uno sgarbo molto efficace,
anzi di pi: il duca lo reputer un gravissimo affronto. L'intelligenza
di Elisabetta stemper quel senso di impotenza che prima
lo aveva assalito.
Comincio subito disse lei entusiasta. La vergognosa assenza
del duca al funerale, con la scusa che si trova bloccato a Parma
dalla neve, rende la giornata di oggi l'ideale per il passaparola con
le altre.
Come si muoveranno con i loro mariti?
Su questo non devi preoccuparti, sanno come prenderli. Per
non partecipare alla giostra possono accusare un'improvvisa indisposizione,
ma sono certa che anche i loro uomini saranno d'accordo.
Vedo tutti molto provati da quanto accaduto a Camilla,
sono consapevoli che un giorno la stessa disgrazia potrebbe capitare
anche a loro.
Non ti perdi mai d'animo, Elisabetta, in questo siamo diversi
disse Gianluigi con indiscussa ammirazione. Scusami se ho
sfogato con te la mia frustrazione, non te lo meriti.
Elisabetta lo guard con amore. Lo devo a Camilla e alla creatura
che portava in grembo.
Dalle sue parole non traspariva un desiderio di vendetta, ma di giustizia.
...
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...
CAPITOLO 9.
...
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...
LO SCIOPERO DELLE DAME.
...
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...
Piacenza 1546.
Il cavaliere di Lodi Ludovico Vistarini era entusiasta di partecipare
ai giochi organizzati a Piacenza dal duca Farnese in occasione
del Carnevale. Aveva dato ordine allo scudiero di lucidare
l'armatura e di oliare le giunture. Nuove piume gialle e rosse
adornavano il suo elmo: erano i colori della sua casata, ripresi
anche sulla gualdrappa di Pegaso.
Il suo baio preferito era strigliato cos bene che, durante la traversata
sul Po, i muscoli guizzavano lucidi al sole. Il duca aveva insistito
perch venissero anche le dame ed era contento di portare la moglie
Isabella, a cui avrebbe dedicato le eventuali vittorie dei tornei.
Mi prometti che sarai prudente, marito mio? gli disse Isabella.
Ormai sei un uomo maturo, non fare come quando hai abbandonato
l'esercito imperiale. Si ricordava ancora quando era
stato accusato di codardia dal suo compagno d'armi Sigismondo
Malatesta. Lo aveva sfidato a duello e aveva vinto.
Certamente, mia cara. Mi hanno assegnato anche il ruolo di
giudice: a maggior ragione mi devo comportare con coraggio e
ragionevolezza.
Il duca non ha proprio badato a spese: ospitare noi, il conte
di Novara, quello di Milano e tutto il nostro seguito  un atto di
grande magnificenza.
Ci tiene particolarmente alla buona riuscita dei suoi primi
giochi. Deve far bella figura per consolidare la sua posizione. Ieri
ha organizzato anche una partita di pallacorda per il popolo.
Non sfigurer davanti alle dame di Piacenza? Isabella controll
allo specchio se qualche ciocca dei suoi folti capelli fulvi
fosse sfuggita dalla reticella. Sono cos belle ed eleganti.
Ludovico ammir il viso della moglie. Non era pi giovane,
eppure il tempo non si accaniva sul suo volto. La pelle candida
era ancora elastica, e quando sorrideva quelle rughette attorno
agli occhi nocciola sottolineavano il suo sguardo vivace. Anche
tu sei sempre cos elegante, mia cara. Non hai niente da invidiare
a una gran dama.
Grazie anche a tua madre, che mi ha prestato i suoi magnifici
giri di perle e gli orecchini. Questa sera al banchetto, con il mio
vestito in velluto di Zoagli color smeraldo, sar perfetta.
Sbarcati sull'altra sponda, videro la strada pavimentata che li
avrebbe portati alla piazza della Cittadella, addobbata a festa: sui
pali sventolavano gli stendardi ducali con i gigli azzurri in campo
oro, alternati a quelli del Comune di Piacenza con lo scudo partito
rosso e bianco. Ai lati del percorso, giocolieri, saltimbanchi e
pifferai davano il benvenuto ai partecipanti.
Che fortuna abbiamo col tempo. Isabella si strinse nel collo
di volpe del robone e fece segno alla serva di dare qualche spicciolo
agli artisti. Un cielo cos azzurro alla fine di febbraio  il
preludio per una magnifica primavera! Peccato per per questo
vento di maestrale cos freddo.
Il duca ha fatto le cose in grande. Qui sul piazzale della Cittadella
c'erano solo alcune casupole, le ha fatte abbattere per lasciare
spazio a quel castello di legno. Domani i cavalieri lo dovranno
espugnare. Le tribune sono imponenti, in grado di accogliere migliaia
di persone!
Il loro seguito inizi a montare la tenda vicino a quella degli
altri cavalieri; un servo prese il cavallo carico di bagagli e segu
Isabella e le due ancelle perch prendessero possesso dei loro alloggi
in Cittadella.
Nell'accampamento, Ludovico incontr gli altri giudici del
torneo: Luigi Gonzaga di Castel Goffredo, il conte Filippo Torniello
da Novara, Francesco Villa, gentiluomo francese, il marchese
di Marignano detto il Medeghino, Paolo Luzzasco. Tutti
coraggiosi cavalieri come lui. Stabilirono che avrebbero deciso i
vincitori all'unanimit, per dare ancora pi peso alle vittorie.
Al di l dello steccato, il pubblico stava sgomitando per accaparrarsi
i posti migliori sugli spalti, in attesa dell'arrivo delle
autorit e, da ultimo, del duca.
Ludovico aveva appena finito di infilarsi l'armatura quando
nella tenda entr Isabella. Ti devo parlare.
Cosa c', cara?
Ho una strana sensazione. In tribuna ci sono pochissime
dame. Isabella scost il drappo: sull'elegante palco d'onore, addobbato
con i colori ducali, si trovavano gi molti gentiluomini
non accompagnati dalle mogli.
Una situazione davvero strana: eppure il duca ha insistito
perch le signore fossero presenti. Cerca di capire con discrezione
il motivo, ma senza fare domande. Lo scudiero gli stava infilando
a fatica i guanti di ferro. Adesso scusami Isabella, devo prepararmi
per la giostra: mi hanno assegnato Carlo Gonzaga come
rivale, un temibile avversario.
Lancia in resta e prudenza. Isabella gli schiocc un bacio
sulle labbra e si dilegu.
I trombettieri annunciarono l'arrivo del duca sul palco e il
popolo applaud in visibilio. Indossava un'elegante guarnacca in
damasco blu foderata di lince siberiana, una sottoveste in velluto
dello stesso colore e, sul capo, portava un berretto piumato della
stessa tonalit. Alz la mano in segno di saluto: era il segnale che
i giochi potevano avere inizio.
Isabella not che Farnese si era sporto dal suo scanno per confabulare
con il segretario, Apollonio Filareto: appariva alterato,
anche se cercava di non darlo a vedere. Star chiedendo spiegazioni
di tutte queste assenze femminili pens Isabella.
Si era sistemata accanto a Gianluigi Confalonieri, anche lui
senza la moglie Elisabetta, di cui era amica. Quella sera gli avrebbe
chiesto spiegazioni: in quel momento era troppo in apprensione
nel seguire la pericolosa giostra di suo marito.
Ludovico Vistarini e Carlo Gonzaga si fronteggiavano alle
estremit della lunga palizzata che segnava la rispettiva corsia. Era
lunga trecento passi e divideva in due il piazzale.
Ludovico si sentiva carico: quel valido avversario lo stimolava
e, con quel freddo, la celata con la fodera in velluto costituiva
un valido riparo. Dopo gli estenuanti annunci degli araldi sulle
virt dei cavalieri, si misero in posizione. Ludovico abbass
la visiera e, come sempre, la vista gli si offusc per abituarsi a
quel buio improvviso, ma poi passava. Quella sensazione era
rassicurante: l'aveva gi provata tante volte prima di ogni combattimento.
Diede due colpi di sperone a Pegaso, che part fulmineo e fece
sventolare i bordi della bardatura come una bandiera al vento.
I suoi zoccoli calpestavano il selciato provocando quel rumore
pieno e deciso che lui conosceva tanto bene.
Il popolo incitava i due cavalieri. Carlo Gonzaga era partito
nello stesso istante di Vistarini con la stessa carica gagliarda. Le
rispettive lance erano in linea, le punte smussate da una corona
per rendere meno mortale l'eventuale colpo.
Ludovico voleva colpirlo in pieno petto. Quando fu a pochi
passi da Gonzaga, si sporse sulla sinistra, ma perse l'equilibrio
sulle staffe; per ritrovarlo impieg istanti preziosi, mentre Pegaso
proseguiva ubbidiente la sua forsennata corsa.
Il suo avversario non approfitt di quell'errore. Si colpirono
all'unisono e provocarono un gran fracasso delle lance, che si ruppero
in mille schegge finite per terra. Il popolo lev un coro di
meraviglia per il fragoroso impatto che non aveva disarcionato
nessuno dei due, poi esplose in un potente applauso.
Pegaso era sfinito e nervoso: avvertiva l'incertezza del suo padrone,
che non lo aveva condotto come sempre. Le sue froge vibravano
alla ricerca d'aria e girava in tondo, come se fosse pronto
a ripartire per cercare la vittoria.
Ludovico lo rassicur accarezzandolo sul collo, Pegaso nitr
riconoscente. Ho la sensazione che Carlo abbia commesso un
errore. Lo scudiero inizi a togliergli i guanti e i gambali. Non
ha spinto fino in fondo: poteva approfittare della mia incertezza
e assestarmi la stoccata decisiva, mi avrebbe sicuramente disarcionato.
I giudici si riunirono per decidere. Abbiamo stabilito che entrambi
i cavalieri hanno mostrato pari coraggio e pari valore disse
Medeghino, il giudice anziano. Quindi l'incontro si conclude
con un pareggio.
Il pubblico rumoreggiava: non amava gli incontri che si concludevano
in parit, raramente succedeva.
Oh, Medeghino, per i premi cosa avete deciso? gli chiese
Ludovico.
Li giocherete ai dadi: per, per rispettare il pareggio, il vincitore
dar cento lire al perdente.
Entrambi i cavalieri si guardarono insoddisfatti.
Una mezza vittoria  una sconfitta piena rispose Ludovico,
amareggiato. Ci reputiamo vinti entrambi, non meritiamo il
premio.
Il suo avversario annu, anche se a entrambi dispiaceva rinunciare
alla spada e al pugnale di Toledo in palio, ricchi di eleganti
inserti damaschini in argento.
Ludovico e Isabella entrarono nella sala da pranzo allestita in
Cittadella: era illuminata dai ventiquattro lumi di un grande lampadario
centrale e dai numerosi ceri nei candelabri d'argento, che
luccicavano sulla tavola.
Che seccatura, Ludovico, l'assenza delle dame anche al banchetto.
Ci tenevo cos tanto a commentare acconciature, trucco e
abiti. Mi sono messa tutta elegante per nulla.
Sulle pareti ardevano le torce; la vigorosa fiamma di un grande
camino in marmo riscaldava l'ampio salone.
Anche il duca non parteciper alla serata:  vittima di un attacco
di gotta improvviso.
Improvviso quanto provvidenziale.
Isabella si sedette accanto a Gianluigi Confalonieri. Complici
il buon cibo e il buon vino, era convinta che il conte le avrebbe
raccontato come mai la moglie Elisabetta e le altre dame avessero
disertato la serata. Su una ventina di cavalieri cont solo tre
signore, e conosceva solo quell'antipatica di Giulia Farnese, la nipote
di sua Eccellenza: talmente carica di gioielli e di pietre semipreziose
anche sul vestito che sembrava indossasse un'armatura.
Carissimo Gianluigi, nonostante l'assenza di vostra moglie ci
consoleremo con questo lauto banchetto.
Sulla tavola coperta da una doppia tovaglia di lino bianco facevano
bella mostra le offelle sfogliate alla milanese, i mostaccioli
napoletani, i biscotti romaneschi e pisani, serviti con malvasia
nei bicchieri; il prosciutto cotto nel vino, i cedri siciliani tagliati a
fette e serviti con sale, zucchero e acqua di rose.
Gianluigi si lav le mani nel bacile che un inserviente gli porse.
L'ha preparato il cuoco del duca, seguendo la ricetta di Bartolomeo
Scappi dell'ultimo giorno di Carnevale. Prevede questo
primo servizio di credenza, quattro di cucina e ulteriori due di
credenza.
Addirittura? Isabella sgran gli occhi. Mai visto un'abbondanza
simile. Un desinare da papa!
Riusc a strappare un sorriso a Gianluigi, che appariva serio e
distaccato, come se fosse costretto a essere l. I musici suonavano
per allietare gli ospiti, ma sembravano fuori tempo, senza l'allegria
che doveva regnare in un sontuoso banchetto.
Dov' la mia cara amica Elisabetta?
Il coppiere vers a Gianluigi del vino bianco di Coronata.
Purtroppo  indisposta e se ne scusa con voi. Ne bevve solo un
sorso, nonostante quel vino che proveniva dai pressi di Genova
fosse delizioso.
Un malessere che ha coinvolto quasi tutte le dame, a quanto
pare. Isabella infilz con la forchetta una fetta di cedro. Spero
di rimanerne immune.
Lui sorrise ancora; quell'amica dalla conversazione leggera ma
non superficiale lo faceva sentire a suo agio. Eh, non correte
nessun pericolo, ci sono vari tipi di malessere. Il peggiore  quello
dell'anima, contro cui non vi  nessuna medicina.
Isabella lo guard negli occhi. A cosa vi riferite?
Le si avvicin. Sapete cosa  accaduto a Camilla Pallavicino?
mormor.
Non ne sono al corrente.
La poveretta  stata prigioniera dal duca per non dare discendenza
ai Pallavicino. Il duca l'ha liberata grazie a mia moglie, ma
 stato del tutto inutile. La poverina si  sentita male ed  deceduta,
trascinando con s la vita che portava in grembo. Forse a causa
della sofferenza per i giorni di prigionia, ma c' anche il sospetto
che sia stata avvelenata.
Isabella si rattrist, poi ebbe un'improvvisa illuminazione.
Volete dire che le dame, con la loro assenza, stanno facendo
una sorta di protesta silenziosa contro il vile comportamento del
duca?
A volte il silenzio pesa pi di mille parole. Vedete come appare
bigia questa serata senza gli scherzi e le risate delle signore,
mentre invece dovrebbe essere di festa?
La stessa sensazione che ho provato oggi durante la giostra. La
protesta delle dame  davvero di un'efficacia sorprendente, non
avevo mai sentito nulla di simile. Adesso come sta vostra moglie?
Con tutto il rispetto che nutro per voi, cara Isabella, sento
solo il bisogno di andare a casa per starle vicino. Sono intervenuto
solo per non offendervi.
Capisco. Vi ringrazio della vostra amicizia. Salutatemi tanto
Elisabetta e riferitele della nostra completa solidariet.
Certamente, ne sar contenta. Gianluigi si alz e le baci
con affetto la mano. Ci vediamo domani ai giochi, parteciper
al torneo di spada.
Ludovico raggiunse Isabella e, per non lasciarla sola, si sedette
al posto di Gianluigi. Stava per iniziare il primo servizio di cucina
con l'arrivo del maestro tranciante, che aveva posato la sua ricca
coltelleria sul tavolo davanti agli ospiti; lo scalco sovraintendeva
alle uscite dei camerieri.
Il tranciante affett tutto quello che arrivava dallo spiedo con
rapida maestria: starne al limoncello e all'acqua di rose, pavoncelli
e beccacce con capperi e zucchero, tortore disossate farcite con
lingua di maiale e foglie di salvia; il tutto abbinato a mostarda
amabile e a olive di Bologna. I suoi assistenti disponevano le pietanze
nei piatti di maiolica bianca che poi i camerieri servivano ai
commensali. Il profumo delle vivande, insieme dolce e speziato,
si era diffuso per la sala.
Ludovico,  tutto cos buono. Eppure, non riesco a gustare
nulla.
Il racconto di Gianluigi ti ha sconvolta, vero?
La cara Elisabetta si  prodigata per liberare la marchesa Pallavicino,
ma ormai era troppo tardi. Quello che ha fatto il duca a
Camilla  un peccato per cui merita di andare dritto all'inferno.
Comprendo il tuo disagio, pure io provo lo stesso. Farnese ha
perso l'onore che deve contraddistinguere un cavaliere. Ritiriamoci
nelle nostre stanze,  passato l'appetito anche a me.
La mattina seguente, il duca sembrava ancora vittima dell'attacco
di gotta e non partecip alla chiusura dei giochi. In sua
assenza venne annullato l'assalto al castello, con gran disappunto
del pubblico che era accorso a vedere almeno la finale della spada.
Rulli di tamburo annunciarono l'arrivo di Giovanni Anguissola
e di Gianluigi Confalonieri. All'apparenza gareggiavano alla
pari: erano entrambi della stessa altezza e con una robusta struttura
fisica; Gianluigi era un po' pi slanciato e aveva un largo torace
protetto da un corpetto di cuoio. Le gambe storte di Anguissola
sotto la calzamaglia rossa apparivano muscolose; le braccia nude
di entrambi erano forti. Combattevano con la spada a una mano
e nell'altra tenevano il brocchiere, un piccolo scudo rotondo.
I giudici commentavano il combattimento ad alta voce, per
sovrastare l'entusiasmo del pubblico e il frastuono metallico delle
spade che cozzavano fra di loro.
Dai primi colpi mi sembra che il conte Anguissola sia partito
all'attacco osserv Ludovico.  molto veloce nell'offesa.
Confalonieri per sta dosando meglio la forza disse il Medeghino.
Guardate come tiene la guardia abbassata quando non gli
occorre tenerla alta.
Ora entrambi mantengono la linea retta, potrebbero attaccare
di punta not Francesco Villa, con il suo accento francese.
Eppure nessuno dei due si avvicina troppo per completare
l'affondo sottoline Carlo Gonzaga.
Luzzasco si atteggi a un'espressione saccente. Entrambi sanno
che la spada  un gioco di difesa e di offesa. Bisogna avere la
capacit di dosare la forza per combattere il nemico pi insidioso:
la stanchezza.
Filippo Torniello ridacchi. Sono d'accordo: si resiste di pi
alla poca che alla molta forza, col tuo fisico mingherlino dovresti
saperne qualcosa.
Anguissola par con difficolt un paio di rapidi fendenti, cerc
l'affondo ma Gianluigi fu lesto ad arretrare. Anguissola si trovava
in una posizione sbilanciata e Gianluigi fu vicinissimo a colpirlo
di taglio sulla gamba destra, ma il conte lo par con il brocchiero,
che gli proteggeva la mano sinistra. Il pubblico incitava i due
contendenti: stavano dimostrando una tecnica straordinaria.
Anguissola e Confalonieri disegnano nell'aria cerchi perfetti
con la spada fece notare il Medeghino. Entrambi lo sanno: un
cerchio che gira ha pi forza all'esterno rispetto all'interno.
La spada  una competizione complessa disse Francesco Villa.
Richiede esperienza, dosaggio della forza e destrezza. Entrambi
hanno queste qualit, stanno combattendo con grande foga.
Anguissola e Gianluigi iniziavano ad accusare la stanchezza: i
loro capelli erano appiccicati alla fronte per il sudore, nonostante
il freddo. Non riuscivano neppure a sollevare le spade, come se
una forza invisibile le trattenesse a terra. La giuria dovette decretare
il pareggio.
Anguissola gett a terra spada e brocchiero. Io sono stato tecnicamente
migliore!
Gianluigi sorrise, sicuro di non valere meno dell'avversario. Si
asciug il viso con una salvietta e la pass ad Anguissola, che l'accett
in segno distensivo. Rifiutarono di giocare ai dadi l'elmetto
d'argento in palio, cos i giochi si conclusero con la delusione dei
contendenti e del pubblico.
Sul barcone che li stava riportando a casa, Ludovico aveva il
sole negli occhi e scorgeva solo i profili scuri delle torri e dei campanili
di Piacenza, che si rimpicciolivano sempre di pi fino a
diventare come le pedine di una scacchiera. Si accarezzava la folta
barba grigio castana con fare pensieroso.
Cosa ti turba, caro?
Qualcosa mi sfugge delle gare di ieri e di oggi: tutti questi
pareggi, non  mai accaduto in tanti anni di tornei. Si batt la
fronte con una mano. Adesso capisco, accidenti!
Cosa hai capito?
I cavalieri e i giudici erano tutti d'accordo! Protestavano
anch'essi contro Pier Luigi Farnese, in segno di solidariet verso
le loro mogli. Volevano il fallimento dei giochi come sgarbo al
principe e gli hanno dimostrato che il perdente  lui, senza il
sostegno dei nobili.
Hai ragione! esclam Isabella. Il consenso dei patrizi piacentini
 fondamentale per rendere stabile il nuovo Stato: possibile
che il duca non se ne accorga?
Pier Luigi  troppo presuntuoso per ammetterlo. Se non
cambia atteggiamento prevedo la sua catastrofe. Rimase in silenzio
qualche istante, poi le cit Machiavelli: Un nuovo ducato
 facile da costruire ma difficile da mantenere, se non si usa la
giusta prudenza.
...
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...
CAPITOLO 10.
...
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...
TENDERE LA MANO.
...
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...
Piacenza 1546.
Quella sera di luglio, il giorno non voleva arrendersi alla notte.
Le nuvole sembravano dune rosse ed evocavano quelle di un
deserto infuocato appeso al contrario nel cielo. Dopo i temporali
dei giorni passati, l'aria che entrava dai finestrini della carrozza
era fresca e rendeva la corsa piacevole.
Una volta arrivati, Gianluigi aiut la moglie a scendere.
Sei proprio sicura di voler partecipare alla cena di Apollonio
Filareto?
S, questo segnale distensivo verso il duca  necessario. Accettare
l'invito del suo segretario rappresenta il primo passo verso
una pacifica convivenza. Del resto, dalla nostra protesta ai giochi
di Carnevale non ha commesso altri soprusi.
Elisabetta ha ragione. Laura apr il suo grande ventaglio di
pizzo nero. E poi  una serata magnifica, abbiamo tutti bisogno
di distrarci.
Gianluigi porse il braccio alle due signore. I gradini illuminati
dalle candele portavano al piano nobile del palazzo.
Laura fece una smorfia di dolore. Troppe scale con questo
ginocchio che mi tormenta.
Nell'atrio, due valletti li aiutarono a togliersi i soprabiti. Gianluigi
non pot fare a meno di ammirare la moglie. Elisabetta, sei
bellissima. Come sempre.
Lei gli sorrise con amore. E tu sei sempre cos galante.
Laura le sistem le ampie maniche ad ali della veste alla francese.
La forma a cuore del bustino verde valorizzava il suo dcollet pieno
e candido. Portava una collana di smeraldi e diamanti della sua
dote che richiamava l'acconciatura: due trecce attorcigliate attorno
alle orecchie, con dei nastri dello stesso colore dell'ampio vestito.
Fecero il loro ingresso nel salone e attirarono l'attenzione degli
altri ospiti, una ventina fra i pi potenti cappellazzi. Gli uomini
ammiravano Elisabetta per la sua eleganza, mentre le dame lanciavano
occhiate a Gianluigi, pi alto degli altri invitati e dotato
di una figura ben proporzionata, con le gambe fasciate in una
calzamaglia nera e il giuppone aderente dello stesso colore, stretto
in vita a mo' di corpetto e allacciato da una fila di bottoni dorati,
Filareto fece il baciamano a Laura e a Elisabetta. Conti Confalonieri,
che onore mi fate ad aver accettato il mio invito. Pur
non essendo anziano, aveva qualcosa di rigido nel modo d'inchinarsi,
come se tutti i libri che aveva letto nella sua vita gli avessero
incurvato le spalle.
Olderico li raggiunse mentre si accomodavano in sala da pranzo.
Elisabetta,  un vero piacere vederti. Sono mesi che non vieni
a Sarmato: ormai per te non esisto pi.
Hai ragione, fratello mio, e me ne dispiaccio. Purtroppo in
questi mesi non sono stata bene. Aveva alzato la voce per far
sentire anche a Filareto, seduto alla sua destra. Il cameriere le
vers sulle mani dell'acqua profumata alle rose da un bronzino
mesciacqua a forma di unicorno. Segretario, avete arredato la
vostra dimora con grande gusto: questa boiserie in noce rende la
sala cos accogliente.
Apollonio arross. In realt c'era gi quando ho preso in affitto
questa dimora. Mi sono limitato a farla lucidare, per far vedere
queste superbe venature piumate del legno.
I candelabri alle pareti rischiaravano il marmo bianco di tre
busti posti in una nicchia del muro. Elisabetta riconobbe Aristotele,
Seneca, Platone. La vivace luce delle candele sui volti dei
vostri amati filosofi sembra rianimarli, come se volessero parlare.
La fredda espressione cinerina del segretario sembr rianimarsi.
Avete ragione, contessa. A volte capita anche a me di contemplarli:
ho come l'impressione che discutano fra di loro.
Allora diamogli voce, facciamo un gioco. Elisabetta si rivolse
a Giovanni Anguissola. Cominciamo da voi. Senza pensarci
troppo, chi di quei tre  il vostro filosofo favorito?
Il conte fece segno al coppiere di non riempirgli pi il bicchiere
di greco di Somma, un vino bianco che gli dava subito alla
testa: voleva arrivare lucido al termine della serata. Io apprezzo
molto Aristotele, perch fu il primo a teorizzare la separazione fra
il potere temporale e il potere spirituale.
Gianluigi e Gerolamo Pallavicino si scambiarono un'occhiata
d'intesa. Il riferimento al conflitto fra l'imperatore e il papa era
velato ma evidente.
Elisabetta guard il fratello. E tu, Olderico, c' un pensiero di
Seneca che apprezzi particolarmente?
Lui prese un cucchiaio di bianco mangiare. Amo la sua coerenza
nel vivere secondo gli ideali professati: come tutore di
Nerone gli permisero di guidarlo al buon governo dell'impero,
almeno nei primi anni.
La risposta del conte piacque a Filareto, spesso consigliere inascoltato
del duca Farnese. Peccato l'imperatore abbia poi voluto
governare di testa sua!
I convenuti scoppiarono a ridere. Anche Elisabetta sorrise alla
battuta. Gerolamo, per voi invece ho scelto Socrate.
Il marchese Pallavicino annu. Cara Elisabetta, senza saperlo
avete scelto il filosofo che ho riletto in questi mesi di vedovanza.
Si pass il tovagliolo sulle labbra per pulirsi da alcuni granelli
di zucchero dei frutti canditi. Lui per me  il pensatore per
eccellenza, arrivava alla verit sostenendo di non sapere. Poneva
domande e ascoltava attentamente le risposte. Suscitava la verit
nell'animo delle persone proprio perch non imponeva la sua
opinione su quella degli altri.
Concordo con voi, marchese disse Agostino Landi; ancora
gli bruciava la soppressione della sua Accademia degli Ortolani
da parte di Farnese. Il rispetto socratico della libert di pensiero
e di azione rendono sopportabile il peso dell'esistenza.
Gianluigi, vi rimane Platone disse suo cognato Olderico.
Cosa ne pensate di lui?
Si tamburell il mento per riflettere. Ricordo l'uomo che,
grazie alla conoscenza, libera la sua anima dalle catene e pu cos
godere della luce del sole, simbolo del bene.
Olderico si alz e gli strinse la mano. Uno dei miei miti preferiti!
La conversazione prosegu secondo le regole della buona creanza,
che prevedevano di non parlare a tavola n di politica n di
denaro.
Giovanni Anguissola scrutava Agostino Landi e Olderico
Scotti, allineando come soldatini i gobeletti di vetro colorati che
adornavano la tavola. Voleva capire chi altri potesse far parte della
squadra di congiurati. L'ideale sarebbero loro due: il guercio per
il grande prestigio che gode sul popolo, Olderico per la sua capacit
dialettica, ma devono cuocere ancora per bene. Come questo
ottimo capon armado. Incise con il coltello la crosta del pennuto
e gust un altro boccone.
Terminato il desco, i commensali si alzarono da tavola e si
sedettero alla rinfusa. Apollonio not Olderico Scotti starsene da
solo vicino alla finestra aperta e gli si avvicin furtivo. Una magnifica
serata, vero?
Il conte sospir. Siete un ospite perfetto, segretario. Vi posso
chiedere una cortesia?
Apollonio gli si accost ancora di pi. Se sono in grado di
soddisfarla, molto volentieri.
So che avete molta influenza sul duca.
Filareto alz i palmi delle mani. Avete una considerazione
troppo alta di me. La maggior parte delle volte mi limito solo a
prendere atto delle sue decisioni.
Segretario, non siate modesto. Lo sanno tutti che siete stato
voi a convincere Sua santit a dare il ducato a Pier Luigi anzich
al nipote.
Al principe mi lega un'antica amicizia,  vero, ma ormai
applica alla lettera quanto dice il Guicciardini: le imprese iniziate
devono essere perseguite fino al loro compimento. D'altronde
la gratitudine non rientra fra le sue qualit. Dal suo
viso traspariva rassegnazione. Ditemi, piuttosto. Vi ascolto
con interesse.
Sono venuto a conoscenza che il duca intende revocare Lorenzo
Boria dal ruolo di vicario di provvisione, ma ora tocca a noi
Scotti: lui, il Boria,  un mio fedelissimo.
Apollonio lo guard fisso negli occhi. Sar onesto con voi. Il
duca ha gi deciso di sostituire il vostro uomo con Anton Francesco
Villa.
Olderico divent cos rosso che sembrava sul punto di prendere
fuoco. Questo  un atto di imperio. Perch con quel cronista
senza n arte n parte?
Filareto fece spallucce. Suo figlio Camillo  amico di Sigismondo
da Ronciglione, il cameriere privato di Sua eccellenza.
Tutto qui.
No, non pu farlo,  un'ingiuria! Vorrebbe dire che noi nobili
non potremo pi riscuotere dazi e tributi!
Calmatevi, conte Scotti,  una decisione che il duca ha gi
preso ed  incontrovertibile. Vi posso per dare un consiglio, se
lo volete.
Ditemi, vi ascolto. Olderico respir a fondo per calmarsi.
Ritirate il vostro uomo prima del provvedimento, cos da salvare
almeno la faccia.
Olderico annu con rassegnazione. Avete ragione, Filareto.
Far cos.
Poco distante, Anguissola aveva origliato la conversazione.
Cotto a puntino. Si sfreg le mani dalla soddisfazione. Ecco
un nuovo membro della famiglia.
Sul pianerottolo, Elisabetta not lo sguardo torvo del fratello,
che confabulava con Anguissola. Il suo intuito le fece sospettare
che quel fitto dialogo non presagisse nulla di buono. Tuttavia
mise da parte quel pensiero: Laura era stanca e voleva essere accompagnata
a casa.
La carrozza attravers il ponte sulla Trebbia. Finalmente stasera
sono scaduti i sei mesi di residenza in citt disse Elisabetta.
La luna illuminava la fortificazione del castello di Calendasco.
Guarda come si vede bene la torre che hai fatto erigere: ci vuole
dare il benvenuto.
Gianluigi sorrise. Domattina ti mostrer la magnifica vista
che si gode da lass, sembra di poter toccare la superficie del Po!
Arrivati a destinazione, si diressero verso le camere dei bambini
per accertarsi che dormissero. Li trovarono immersi nel sonno:
Camillo aveva ancora il pollice in bocca, Ortensia teneva la sua
bambola di porcellana stretta al petto. Rimboccarono le coperte a
entrambi e diedero loro un bacio.
Entrarono nella loro camera da letto. Ti piace la nuova tappezzeria?
Il cremisi delle pareti e del baldacchino  molto originale
con la stampa degli orsi. Devo ammetterlo, hai veramente buon
gusto.
Il disegno e il tessuto sono gli stessi scelti da Parisina Malatesta
per la sua camera da letto a Mantova, me lo ha riferito il tappezziere.
Elisabetta gli diede le spalle. Per cortesia, dammi una
mano a togliermi il vestito. Non voglio chiamare la cameriera, sta
dormendo anche lei.
Gianluigi sbotton l'abito della moglie con lentezza. Hai
una schiena morbida e calda come sabbia, potrei scriverci una
lettera sopra e dirti quanto ti amo. La sfior con l'indice fino
all'incavo del dorso. Poi fece cadere il vestito a terra, le accarezz
le braccia, la baci sulle spalle e sul collo. Le sue labbra sfioravano
appena la pelle sapida di Elisabetta. Con le dita e col palmo
della mano si attard sulla sua nuca: da l un senso di incandescente
benessere si irradi per tutto il suo corpo, come metallo
fuso colato in uno stampo.
Lei si volt e gli sbotton il giaccone e la camicia; lui si slacci
i pantaloni. Dalle finestre aperte saliva l'inebriante profumo del
gelsomino mischiato a quello della lavanda, che davano vita a
un'essenza persistente. Non si sentiva alcun rumore; il buio illuminato
dalla luna piena sembrava avvolgerli nella sua sensualit
di cobalto.
Gianluigi la prese in braccio e l'adagi sul letto, come la
prima volta. Le sfil la sottogonna, si denud e si stese sopra di
lei. Guardami. Voglio vedere le tue pupille quando si dilateranno,
mi far inghiottire da loro, cos saremo uniti nel corpo
e nell'anima.
S amore, anche io voglio ricordarmi per sempre il tuo volto
innamorato di stanotte.
La guard come se non l'avesse mai vista prima, la baci come
se esplorasse i confini di un mondo sconosciuto e la penetr come
per rapirla dalla battigia e trascinarla al largo.
L Elisabetta si trov in bala delle onde; una la sferz pi forte
e poi altre ancora, imprevedibili e sempre pi alte, fino a gettarla
nella tempesta. Si sent amata e si lasci andare a un piacere cos
intenso che si aggrapp a lui con la stessa disperata ostinazione di
un naufrago abbarbicato allo scoglio della salvezza. Le sembrava
che onde altissime la colpissero, era in bala di quel piacere cos
appagante perch con lui si sentiva al sicuro: aveva raggiunto la
terraferma.
Rimasero immobili, guardandosi negli occhi, senza che nessuno
osasse staccarsi per primo. Gianluigi riprese vigore dentro di
lei e furono di nuovo in mare aperto.
...
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...
CAPITOLO 11.
...
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...
EDUCAZIONE PATERNA.
...
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...
Castello di Borgotaro, Parma 1547.
Claudio Landi e suo padre erano sulla strada di ritorno da Genova.
Con i cavalli al passo, stavano procedendo sull'immacolata
striscia sinuosa fra i boschi dell'Appennino ligure. Con questa missione
diplomatica, padre, il duca vi ha dimostrato grande stima.
Agostino non comment: pur sapendo che aveva ragione, l'et
e l'esperienza gli avevano insegnato a non fidarsi di nessuno,
tanto meno di Pier Luigi Farnese. Con lui, ogni onore aveva la
sua contropartita. Come con quell'incarico di portare la solidariet
del ducato ad Andrea Doria, miracolosamente scampato alla
congiura ordita da Gian Luigi Fieschi.
Il giovane osserv la neve sui rami degli alberi. Al loro passaggio
scivolava dolcemente a terra, provocando un tonfo simile a
quando si gettava sul suo copriletto imbottito di soffici piume.
La congiura si  rivelata un disastro totale, la fine del Fieschi
davvero ignominiosa: annegato come un ratto.
Da sotto il cappuccio del tabarro, Agostino sospir provocando
un fumetto azzurro nell'aria gelida di gennaio. Tanti cavalieri
sopravvissuti a cruente battaglie sono andati incontro a una ben
misera morte. Pensa a Cesare Borgia, che dopo aver messo in fuga
i suoi nemici, li aveva inseguiti con tale slancio da finire nelle
linee nemiche privo della sua scorta. Qui venne ferito e ucciso,
spogliato della sua armatura e ritrovato nudo dai suoi uomini
sulla fredda terra invernale. Sic transit gloria mundi.
Claudio rabbrivid: e se anche lui avesse fatto la stessa fine di
Fieschi e del Valentino?
Fra i magnifici, Farnese non poteva scegliere che voi. Eppure
date certi onori troppo per scontati: con Farnese ce li dobbiamo
conquistare giorno per giorno, se vogliamo mantenere inalterato
il prestigio della nostra casata.
Agostino ammirava i ragionamenti del figlio: rivelavano un
entusiasmo che lui negli anni aveva perduto. La mia amicizia
con l'imperatore gli  sicuramente utile in questo momento.
Quando non capiva al volo qualcosa, il ragazzo ci rimaneva
male: temeva che suo padre lo considerasse poco sveglio. Perch?
Sai, esiste il fondato sospetto che dietro alla congiura Fieschi
ci siano proprio il duca e il papa. Inviare me dai Doria, gli alleati
di ferro dell'imperatore,  come negare che sono loro i mandanti
della congiura.
Claudio aggrott le sopracciglia, diventate pi folte negli ultimi
mesi come i baffetti. Ah ecco... Una cosa per non capisco:
perch gli sono cos ostili?
Temono di essere schiacciati dalla sua grande potenza, per
questo tendono a simpatizzare col pi acerrimo nemico di Carlo:
la Francia.
Ora per, a causa del loro tradimento, i Fieschi sono stati
spogliati dall'imperatore dei loro feudi. Non potremmo trarne
un vantaggio e riprenderci Borgotaro e Calestano? D'altronde,
spettano a noi Landi per investitura imperiale!
Certamente, figliolo. Agostino alz la voce in modo che anche
il suo seguito lo potesse sentire. Li annetteremo a Bardi e a
Compiano. Questo  un grande vantaggio per la nostra casata:
saremo padroni dei pi vasti territori del ducato. Forza, andiamo
a Borgotaro! Indic la via col braccio e tra i soldati si lev un
coro di ammirazione, fieri di essere al servizio di un signore cos
importante.
Quando giunsero nei pressi del borgo per prendere possesso
del castello costruito sulle rive del Taro, si accorsero che sulle
quattro torri sventolavano le bandiere con i gigli azzurri in campo
giallo dei Farnese.
Sul giovane volto di Claudio comparve un'espressione interrogativa.
Cosa significa? Le gote rosse sulla pelle bianca del viso
lo facevano sembrare un bambino spaurito.
Agostino non fece trasparire nessuna emozione dall'unico occhio
sano. Non ne ho idea, andiamo a vedere cos' successo.
Al portone d'ingresso, le sentinelle li fecero passare senza difficolt.
Smontarono da cavallo nella grande corte e, dal loggiato
del primo piano, si affacci Pier Luigi Farnese.
Conte Landi, che piacere vedervi. Il duca era avvolto in un
giuppone foderato di lince siberiana.
Fra il suo seguito, Agostino individu Sforza Fogliani, Fabio
Coppalati e Giovanni Anguissola. Eccellenza, come mai qui?
Pensavo mi aspettaste a Piacenza, per sapere com'era andata la
mia missione.
Farnese appoggi le mani guantate sul davanzale. Conte, mi
sembra ovvia la mia presenza. Vi trovate nelle mie nuove, ricche
terre: Borgotaro e Calestano.
Agostino si guard intorno. Principe, non credo di capire:
questi territori spettano ai Landi per antico decreto imperiale.
Sciocchezze, essi ormai fanno parte del mio ducato. Il tono
del duca era ancora pi gelido di quella giornata. Fece un cenno
alla guarnigione che, con uno scatto fulmineo, rivolse la punta
delle picche contro i Landi e i loro uomini.
Claudio mise una mano sull'elsa della spada, ma il padre lo
ferm con imperio: quel gesto avventato rischiava di provocare
una strage. Si trovavano circondati: trenta lanzichenecchi contro
solo dieci di loro, impossibile batterli.
Il conte si inchin al volere del Farnese e ordin ai suoi uomini
di rimontare a cavallo. A tempo debito, avrebbe vendicato
quell'ingiuria.
A fianco del duca, Giovanni Anguissola assisteva impassibile
alla scena. Che umiliazione per il guercio, davanti al figlio e ai
suoi uomini. Il discendente di uno dei pi antichi casati italiani
trattato dal figlio bastardo del papa come il pi umile dei vassalli.
Ecco la quadratura del cerchio: d'ora innanzi anche lui sar dei
nostri contro l'infame.
Agostino se ne and con il figlio verso casa. Carogna: mi ha
inviato dai Doria per avere il tempo di occupare Borgotaro e Calestano.
Padre, scusate, ma non capisco. In questo modo Farnese sfida
la volont dell'imperatore: che vantaggio ne trae?
Il duca e il papa hanno manovrato i Fieschi come pedine della
loro scacchiera: sapevano che non sarebbero riusciti nell'impresa
di rovesciare i Doria. Come conti di Lavagna, avrebbero cos perso
i feudi per lesa maest. Farnese  stato pi veloce di noi a occuparli,
per allargare il suo ducato. Rimase in silenzio per consentire a
Claudio di ricordare il fallimento del complotto genovese, dovuto
alla grave carenza di organizzazione. Pier Luigi, poveraccio,  rimasto
lo stesso di quando ha partecipato al sacco di Roma. Aveva
arraffato tutto quello che poteva assieme ai suoi lanzi, ma all'epoca
era a fianco dell'imperatore. Ora invece gli  ostile.
Claudio aveva il naso che gli colava dal freddo; si tolse il guanto
destro e prese il fazzoletto dall'altra manica per asciugarlo.
Cosa pu succedere adesso?
Questa  una mossa da scacco alla regina. Agostino ostentava
una pacata sicurezza che solo la visione chiara della causa e dell'effetto
pu dare. L'imperatore ha cos conferma che il prossimo
obiettivo di Farnese  quello di occupare lo Stato di Milano.
Non capisco, padre.
Agostino sorrise. Prima di raggiungere la Germania per combattere
contro gli eretici, le truppe del papa sosteranno a Piacenza.
Carlo si aspetta che il duca le dirotti su Milano per occuparla.
Per questo cercher in ogni modo di fermare Pier Luigi. Aiuter
l'imperatore, cos riconquisteremo la nostra libert.
Desidero essere come voi. Scusatemi se ho sguainato la spada,
stavo per causare un massacro. Sono stato un vero idiota.
Agostino ferm il cavallo e guard negli occhi suo figlio con
espressione severa. Sei perdonato solo per la tua giovane et. Ricordati,
figliolo: il coraggio da solo non basta per essere un cavaliere.
Occorre anche saggezza.
Il giovane abbass lo sguardo. Come potr diventare cos?
Questo te lo pu insegnare la storia. Ti ho raccontato la congiura
di Bruto e di Cassio contro Cesare, ricordi?
Claudio annu. S, mi aveva colpito molto.
Cosa giustifica un atto di lesa maest contro un tiranno?
La riconquista della libert.
Esattamente.
In questo modo sciogli il giuramento di essere fedele al duca?
S, non vedo alternative. Diede di sperone alla cavalcatura.
Ora muoviamoci, voglio essere a Bardi prima che faccia buio.
...
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CAPITOLO 12.
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SFIDA.
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Castello di Sarmato, Piacenza 1547.
I valletti trasportavano Pier Luigi Farnese in lettiga a vedere i
lavori per la costruzione del nuovo castello. In quei giorni la gotta
non gli dava tregua, spostarsi a cavallo gli era impossibile. Quella
forzata immobilit lo faceva sentire vulnerabile.
Superato il ponte levatoio della Cittadella, Pier Luigi Farnese
alz la testa verso il cielo lattiginoso e scorse il lento volo circolare
di un'aquila. Segretari, quest'uccellaccio che da giorni vola sopra
la mia testa  di pessimo auspicio: come se l'imperatore stesse
studiando le mie mosse.
Anche Anguissola camminava dietro la portantina di Pier
Luigi, nel caso volesse la sua compagnia. Da quella posizione
poteva origliare le conversazioni riservate del duca con i suoi
segretari.
Annibal Caro camminava di buon passo accanto a Farnese.
Eccellenza, ve lo dico ormai da un mese. I nostri informatori
parlano di movimenti sospetti delle truppe imperiali nei dintorni
di Cremona. Avete pure mandato il vostro generale luogotenente
in ricognizione, ve l'ha confermato lui stesso.
A me interessano i fatti, non le parole. Bartolomeo Villa non
ha scoperto niente di concreto. Poi si rivolse a Filareto. Che
cosa dice l'astrologo nella sua missiva?
Apollonio prese la lettera dalla cartelletta di cuoio che portava
sempre con s. Scrive il signor Paolo Giovio, il quattro di agosto:
In quell'anno del 1547  trascorso un capriccioso pianeta,
causator de ribellione, per il che si conclude che la volont degli
uomini pu molto ma pu pi il cielo. Filareto scosse la testa.
Eccellenza, vi supplico di ascoltarmi: l'imperatore non accetter
mai l'occupazione dei territori dei Fieschi. Ricordate cosa fece
Federico II quando il suo falco preferito os attaccare l'aquila?
Pier Luigi fece finta di non saperlo. Voleva sentire che effetto
gli facevano le parole del suo fido consigliere. Non ricordo.
Lo fece abbattere senza nessuna piet. Scusatemi la franchezza,
ma avete commesso lo stesso errore occupando i territori di
Borgotaro e Calestano perch avete disubbidito all'imperatore.
La freddezza di Carlo nella corrispondenza  palese: continua a
chiamarvi duca di Castro come dimnutio perch non ha mai riconosciuto
la vostra nomina a Piacenza e a Parma. Anche il signor
papa vi ha raccomandato prudenza, ricordate?
Annibal Caro annu a queste parole del suo collega.
Il duca alz il sopracciglio sentendo nominare suo padre. Per
la prima volta nella vita, voleva dimostrargli capacit da sovrano
per meritare la sua stima. Sciocchezze. Presto il castello sar terminato,
l sar davvero protetto dagli attacchi dei nemici. Sia in
citt che fuori. Capitano, venite qui!
Alessandro Tommasoni scese da cavallo e si avvicin alla lettiga.
Principe, ai vostri ordini.
Come proseguono i lavori? Vedo quasi completate le mura
perimetrali.
Con la massima celerit, eccellenza. Abbiamo reclutato tutti
i milleduecento guastatori e i centocinquanta muratori della provincia,
altri non ce ne sono in giro. I nobili non hanno pi mano
d'opera per il raccolto.
Mi raccomando, usate tutti i mezzi per far lavorare le maestranze
di buona lena. Fra una settimana voglio entrare nella
nuova fortezza.
Il capitano batt il frustino in nerbo di bue sulla mano guantata:
Senz'altro, signor duca.
Un'ultima cosa: fate portare in Cittadella corde, ceppi e catene
per la tortura.
Sissignore.
A questa richiesta, Anguissola si allarm: qualcuno aveva rivelato
il piano segreto?
L'ottusit del capitano lo rende solo una recluta appena in
grado di eseguire gli ordini sussurr Filareto all'orecchio dell'amico
Annibal Caro.
Avete ragione, gli uomini del Tommasoni stanno troppo col
fiato sul collo a muratori e operai. Se li sorprendono in pausa,
partono scudisciate.
Anguissola partecipava a quei sopralluoghi per manifestare la
sua amicizia al Farnese, che lo considerava uno dei suoi uomini
pi fedeli. In questo modo, il conte aveva la possibilit di capire
quale fosse il momento migliore per mettere in atto la congiura.
Da tempo la stava organizzando supportato dal governatore di
Milano, Ferrante Gonzaga, il quale teneva i contatti con l'imperatore,
vero deus ex machina dell'operazione. Anguissola si era
fatto mettere per iscritto i termini dell'accordo, che prevedeva
cariche e immunit per lui e per i suoi complici. Negli ultimi
tre mesi, Anguissola li aveva incontrati separatamente per non
destare sospetti. Si era rivelato scaltro, perch il duca non aveva la
bench minima percezione di chi gli fosse nemico.
L'indomani mattina, durante la solita ispezione al nuovo castello,
Farnese appariva pi agitato e impaziente del solito. La
notte non aveva chiuso occhio, le parole dei suoi fidi segretari lo
avevano allarmato; la loro assenza per un matrimonio lo privava
dei suoi migliori consiglieri.
Capitano Tommasoni, dopo pranzo venite con le vostre guarnigioni
in Cittadella. Sento che prenderemo il topo nella zucca.
La notizia innervos Anguissola: non c'era tempo da perdere, il
piano doveva essere attuato prima dell'arrivo del capitano e della
sua squadra. Il duca poteva contare su una guardia personale di
ottanta lanzi a rotazione, tutti spesati dal Comune, ma all'ora di
pranzo erano solo dieci quelli in servizio. Decise di non informare
i suoi complici sui sospetti del duca per non confonderli.
Arretr dalla lettiga e si rivolse al suo bravo pi fidato.
Spagnoletto sussurr. Andate ad avvisare gli altri: quando il campanile
di San Sisto batte le tre devono entrare alla spicciolata in
Cittadella. Poi corri a Sarmato e avverti Olderico Scotti.
Lo Spagnoletto annu. Era un tipo smilzo, vestito di cuoio,
con un cappello dalle larghe falde in testa. Prima di entrare al
servizio di Anguissola, si era esibito come lanciatore di coltelli in
una compagnia di saltimbanchi. La sua abilit con le lame non
aveva eguali.
Era il dieci di settembre. Quella mattina, Elisabetta si trovava
al castello di Sarmato, ospite del fratello Olderico, che da tempo
insisteva per una sua visita. Si recava sempre volentieri nel luogo
dove era nata e cresciuta, i suoi bambini amavano giocare a moscacieca
con i loro cugini e con i figli del personale. Dalla cima
della torretta di segnalazione, sentiva le loro allegre risate provenire
dal cortile interno.
Caracossa la stava aiutando ad asciugarsi i capelli al caldo sole
della fine d'estate. I giorni precedenti aveva piovuto abbondantemente,
alcuni fiumi avevano rotto gli argini, e quel torpore le era
particolarmente piacevole.
Caracossa, hai notato le foglie sui rami? Hanno gi una tonalit
diversa. Questo verde maturo mi ricorda la fine della bella
stagione.
Non vedo l'ora che arrivi l'autunno, signora. Amo le sfumature
gialle, rosse e violacee che assumono le foglie. Mi sembra di
poter distinguere la diversit di ogni albero. Ci fa capire come
pure le persone sono uguali e diverse allo stesso tempo.
Elisabetta sorrise. Hai ragione. Il colore rosso intenso dei cedri
ricorda le persone timide che arrossiscono facilmente; le foglie
accartocciate della vite sembrano anziane madri che hanno terminato
di proteggere i loro figli.
Caracossa prese un pettine d'argento dal cofanetto e sospir.
S, signora, mi ricordano il mio Michele.
Lei l'accarezz. Ora hai Ortensia e Camillo, anche loro ti vogliono
bene. Tuo figlio ha scelto di essere un soldato di ventura,
ma presto torner. Ne sono certa.
Lo spero, signora.
Il nitrire di un cavallo davanti alla porta di accesso al castello
interruppe i loro discorsi. Elisabetta si sporse dal merlo per vedere
chi era arrivato.
Lo Spagnoletto si avvicin alla guardia. Avverti il tuo padrone.
Gli porto un messaggio urgente.
Elisabetta guard Caracossa e si port l'indice alle labbra.
Poco dopo la porticina pedonale si apr e scorse suo fratello
Olderico.
Signor conte,  per oggi alle tre. Nessuno dei due aggiunse
altro; il bravo riprese la strada per Piacenza.
Elisabetta port una mano al petto, il cuore le batteva forte
per l'agitazione.
Signora,  quello che temevate?
Credo proprio di s. Gi da quella sera a casa di Filareto avevo
intuito che mio fratello meditava vendetta.
Perch il duca aveva tolto Boria dal ruolo di vicario di provvisione?
S, per questo ho voluto stargli pi vicino; volevo controllare i
suoi movimenti, impedirgli di commettere qualche sciocchezza.
Caracossa si port le mani al viso. Santi numi, vostro fratello
 coinvolto in una congiura contro il duca!
Devo fare subito qualcosa, mancano solo poche ore!
L'istitutrice le ferm con un fermaglio d'osso i capelli ancora
umidi; Elisabetta si precipit gi dalle ripide scale della torre e
raggiunse il fratello nella sala delle armi. Uno staffiere lo stava
gi aiutando a indossare la cotta.
Olderico, sei in partenza?
S, ho degli affari urgenti da sistemare. Olderico sorrise senza
avere il coraggio di guardarla in viso.
Spero nulla di grave...
Le solite seccature, ma non mi aspettare stasera: mi fermer
a Rivalta dai Landi.
Mi sono giunte voci che c' molto malcontento verso Farnese.
Partecipi a una riunione politica?
S, dobbiamo trovare una soluzione. Bisogna coinvolgere il
papa, non si pu andare avanti cos.
Olderico, credi di darmela a bere? Elisabetta era disgustata.
Troppe volte aveva assistito all'utilizzo della violenza per decidere
la sorte dei conflitti; i castelli dei nobili pullulavano di squadracce
pronte a qualsiasi efferatezza per pochi spiccioli.
Che cosa...
Dimmi la verit: ho diritto di sapere se ti stai cacciando in
qualche guaio.
Non capisco cosa intendi... Fece segno al suo aiutante di
lasciarli soli e si avvicin al tavolo vicino alla finestra. Sul vassoio
d'argento facevano bella mostra dei grappoli d'uva appena colti.
Prese un paio di acini e li offr alla sorella, che rifiut. Dobbiamo
solo parlare... Assapor un acino dolcissimo. Il sole di agosto
aveva favorito la maturazione dell'uva e l'aveva resa particolarmente
zuccherina.
Non  vero: intendete uccidere il duca.
L'acino d'uva gli and di traverso: toss e lo deglut a fatica con
un bicchiere d'acqua. Ma... come ti viene in mente?
Lei lo stratton per un braccio. Con me  inutile fingere,
lo sai.
Sei impazzita!
Parla, prima che sia troppo tardi!
Cosa te lo fa pensare?
 dalla cena a casa di Filareto che ho questo sospetto. Elisabetta
pos i pugni sui fianchi. Ti ho visto confabulare con lui, eri
furibondo. Sul momento non ci avevo fatto caso, poi ho capito
che avevi in mente qualcosa.
Per questo sei venuta qui?
Lei annu. I tuoi allenamenti, il rafforzamento della tua guardia
personale con della gentaglia... tutto con la massima discrezione,
certo, ma ho capito lo stesso che qualcosa di grave stava
per accadere. Gli prese il volto fra le mani. Ascoltami, fratello
mio, non ne vale la pena: hai fatto un giuramento di fedelt al
duca. Anche se riuscissi nel tuo intento, per questo orrendo delitto
la macchia sulla casata degli Scotti rimarrebbe a perpetua
memoria.
Olderico allontan le sue mani. Lo devo fare, capisci? Ho
dato la mia parola. Si sedette e tamburell le dita sul tavolo, con
lo sguardo rivolto verso i suoi amati libri.
No: l'unico a cui devi rispondere  il Signore nostro Dio.
Olderico sospir. Sua sorella aveva ragione. La loro stirpe era
fra le pi antiche di Piacenza, avevano sempre ricoperto posti di
rilievo nella comunit. Sent affiorare dentro di s qual era la decisione
giusta da prendere, con quella forza che solo una coscienza
forgiata dalla lettura  in grado di fare. Questa soluzione non mi
aveva mai convinto.
Grazie a Dio mi ascolti. Elisabetta un le mani in segno di
preghiera.
Olderico scosse la testa. Stolto che non sono altro...
No, fratello mio, sei saggio invece. Bisogna avere il coraggio
di cambiare idea.
Ho sbagliato, lo capisci? Olderico si prese la testa tra le mani.
Stavo per gettare il fango sulla memoria dei nostri avi, e... non
avevo fatto i conti con la mia coscienza.
Ti sei fermato in tempo: qual era il tuo compito?
Un ruolo marginale ment Olderico. Si sentiva sporco di
stanchezza e di vergogna. Dovevo sfruttare il mio prestigio per
tranquillizzare il popolo ed evitare cos la ribellione.
Elisabetta sapeva che suo fratello non si sarebbe mai macchiato
l'anima di sangue: era un uomo portato alla penna, non alla
spada.
Tir un sospiro di sollievo, gli prese le mani fra le sue e le
strinse forte. L'hai capito in tempo, questa  la cosa importante.
Un sospetto tremendo la colse. Mio marito  coinvolto?
Olderico appariva titubante. Non lo so.
Ti scongiuro, me lo devi dire! gli grid in faccia.
Lui la guard negli occhi cos simili ai suoi. Si trattava della
vita di sua sorella, come poteva mentirle? Anche lui fa parte dei
congiurati. Abbass lo sguardo, non riusciva a reggere il suo.
A Elisabetta sembr che un fulmine l'avesse centrata in pieno
petto e le avesse spaccato il cuore. Si sent vacillare, come se le
pietre angolari del suo modo di essere non reggessero al terremoto
in corso. Dov' l'appuntamento?
In Cittadella.
Gli accarezz il viso. Tu mi vuoi bene, caro fratello. E corse
via dalla stanza.
Ordin allo stalliere di imbrigliare il suo baio e fece chiamare
Caracossa. Vigila sui bambini e scappate a Celleri, se avverti
qualcosa di sospetto.
Signora, ma dove andate?
Elisabetta mont in sella. A impedire che mio marito commetta
il pi grave errore della sua vita.
Oh, Santa Vergine! Caracossa fece il segno della croce. Siate
prudente, il Tidone  ancora in piena!
Elisabetta galopp alla volta di Piacenza, pregando che non
fosse troppo tardi. Una ridda di pensieri le offuscava la mente:
rabbia, delusione, speranza.
Prese una scorciatoia che conosceva bene e guad il Tidone
dove credeva pi basso il livello del torrente, ma le recenti piogge
lo avevano intorbidito. Il cavallo mise la zampa anteriore in una
buca e si rovesciarono in acqua.
L'animale nitr terrorizzato nel tentativo di rimettersi sulle
zampe. Elisabetta riusc a liberarsi da una staffa, ma non poteva
svincolare il piede destro: il peso del vestito inzuppato la stava
facendo annegare.
Finalmente il cavallo si rialz e lei riusc a staccarsi, ma la
corrente la trascin via. Prov a fare qualche bracciata, ma era
impedita dalle maniche troppo strette; la gonna era divenuta di
piombo e le impediva di muovere le gambe.
Aiuto! Aiuto! prov a gridare, ma ingoi tanta acqua e toss
in modo convulso: la corrente la stava trascinando via.
Allo stremo delle forze, scorse un ramo che sporgeva dalla riva
e, con la forza della disperazione, riusc ad afferrarlo. Vi rest avvinghiata
finch riprese fiato. Poi cerc un appoggio nell'acqua,
ma i sassi erano lubrici: le sfugg la presa, ma avvert che qualcuno
le afferrava la mano e la traeva a riva. Tutto le appariva confuso.
Intravide un anziano frate dalla lunga barba bianca che le sorrideva e poi svenne.
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CAPITOLO 13.
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L'ASSALTO.
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Cittadella, Piacenza 1547.
Gianluigi part dal castello di Calendasco alla volta di Piacenza
assieme al suo aiutante di campo e a cinque dei suoi migliori soldati
travestiti da staffieri. Da capitano di ventura, aveva cavalcato
da l tante volte per partecipare a battaglie e assedi, ma questa
volta era diverso. Si sentiva guidato da una missione superiore:
liberare la sua patria dal tiranno.
Combatto, per un mio ideale, non per l'interesse di altri.
Osserv i suoi contadini vestiti di chiaro intenti nell'aratura
dei campi, e il profilo irregolare dei boschi all'orizzonte. Amava
quel luogo: il pungente odore di umidit proveniente dal Po si
univa a quello pi dolce della grassa terra scura appena smossa. I
vapori generavano quella patina bianchiccia che all'alba sfumava
i contorni di alberi e cascine fino a tingere il cielo di un tenue celeste.
Aveva messo da parte il rimorso per aver nascosto quella decisione
a sua moglie: col tempo avrebbe capito. Doveva solo mostrarsi
determinato a guidare i suoi uomini; al momento dell'azione,
qualsiasi incertezza poteva rivelarsi fatale.
Si rivolse a Darcelli, che gli cavalcava accanto. Oggi non bisogner
mai abbassare la guardia: i lanzi sono peggio dei macellai,
ogni errore pu costarci la pelle.
Il suo aiutante di campo lo serviva lealmente da dieci anni,
anche quando Gianluigi non aveva la possibilit di pagargli il
soldo. Ci avete ben istruito. Saremo al vostro fianco fino alla vittoria, capitano!
Entrati in Cittadella, il cortile appariva deserto. Gianluigi
not un paio di soldati nei pressi del ponte levatoio che sonnecchiavano
appoggiati alle alabarde. In quel primo pomeriggio cos
caldo, sfruttavano l'ombra delle spesse mura.
Scese da cavallo con fare disinvolto. Andate nella sala a piano
terra, l dove stazionano le guardie ordin a Darcelli. Fatele
bere e cercate di distrarle con la scusa di qualche puntata ai dadi.
Il suo aiutante annu e fece cenno agli altri di seguirlo. Ci
pensiamo noi.
Gianluigi si sistem il cinturone in vita, da cui pendeva la
spada, e sal gli scalini del palazzo nobile: erano cos bassi che gli
sembr ci volesse un'eternit per arrivare al primo piano. In sala
d'attesa incontr l'Anguissola in compagnia di sette dei suoi bravi,
capeggiati da Francesco Malvicini. Seduti sulla panca vicino
alla porta, riconobbe Giuseppe dal Pozzo e Giovanni Osca, detto
lo Spagnoletto.
Ben arrivato mormor Anguissola. Per prendere tempo, ho
lasciato passare lo Sforza Fogliani e il Coppalati in udienza dal
duca. Non voglio apparire impaziente: vai tu a controllare quanti
lanzi stazionano davanti alla sua porta.
Gianluigi annu e percorse a passi lenti il corridoio che sbucava
nell'anticamera delle stanze del Farnese. Sulla sinistra c'era
un piccolo altare dedicato alla Madonna, davanti al quale il duca
di solito si raccoglieva in preghiera. Ebbe la tentazione di farsi il
segno della croce, ma quel gesto gli sembr blasfemo e distolse lo
sguardo dalla Vergine.
Tre soldati muniti di alabarda stazionavano nei pressi delle finestre.
In piedi e di spalle a lui, il cameriere personale del duca
giocava a scacchi con un quarto armigero.
Il trinciante Luciano usc dalla sala da pranzo e gli sorrise.
Buongiorno, conte Confalonieri, avete bisogno?
Gianluigi ebbe un tuffo al cuore. Si conoscevano da parecchio
tempo, era stato anche al suo servizio, e gli sarebbe dispiaciuto
coinvolgerlo in quello che stava per succedere. Sono qui per
chiedere udienza al duca.
Il signor duca ha terminato di desinare, ma dentro ci sono gi il
conte Sforza Fogliani e il dottor Coppalati. Aspetter qui con voi.
Gianluigi scosse la testa. Andatevi pure a riposare.
Non preoccupatevi, non ...
Insisto. Gianluigi fece un cenno verso i soldati.
Oh... Luciano schiuse la bocca: sembrava aver capito che
c'era qualcosa di strano. Grazie, signor conte. Abbass di scatto
la testa e and via.
Il cameriere del duca si era accorto della presenza di Gianluigi
e gli and incontro. Signor conte, avete bisogno di qualcosa?
No, grazie Mariano, continuate pure a giocare. Torno in sala
d'attesa.
Il cameriere fece un inchino. Come preferite.
Di l, l'Anguissola controllava dalla finestra del cortile interno
l'arrivo degli altri cospiratori.
Gianluigi gli si avvicin. Ascoltami, sono soltanto in cinque
a guardia della stanza del duca. Quattro soldati e il cameriere
Mariano.
Bene, come immaginavo. In cortile sono appena arrivati i
fratelli Pallavicino con sette dei loro. Ne abbiamo bisogno per
neutralizzare de Banchis e prete Cecco, stanno salendo le scale
proprio ora.
Li avviso subito.
Anguissola appariva impaziente. Landi  in ritardo: sono
quasi le tre e mezza, doveva gi essere qui.
Sono sicuro che presto arriver. Anche lui ha dato la sua parola.
Gianluigi usc dalla stanza e raggiunse i suoi uomini. In sella
a una cavallina morella, Agostino Landi attravers il ponte levatoio.
In testa portava una celata ricoperta di velluto blu ed era accompagnato
da dieci dei suoi uomini. Arriv in cortile ed esplose
un colpo da un archibugetto.
Ammazza! Ammazza! urlarono i suoi per creare scompiglio.
Gianluigi sguain la spada e corse verso la sala delle guardie:
Pallavicino! Presto, servono rinforzi ad Anguissola!.
Varc la soglia e si trov davanti un lanzo, che con un grido
rabbioso gli assest un colpo di alabarda in testa. Gianluigi si
scans e lo trafisse all'altezza dello stomaco. Negli occhi spalancati
del tedesco lesse lo stupore per essere stato colpito a morte: non
sarebbe mai riuscito ad abituarsi a quell'incredulit.
I suoi uomini trapassarono altre quattro guardie prima che
potessero imbracciare le armi. Quelli di Landi e dei Pallavicino
avevano ucciso un prete in cortile e un cavalcatore scappato in
stalla, ma si erano lasciati sfuggire due lanzi, diretti al castello
nuovo per chiedere soccorsi al capitano Tommasoni.
Nel frattempo, l'Anguissola e lo Spagnoletto avevano scavalcato
il capitano de Banchis, che stava per entrare dal duca, e fecero
irruzione nella sala da pranzo.
Farnese era ancora seduto a tavola. Sbarr gli occhi dalla sorpresa.
Ah, signore! Ah, conte!
Con uno slancio da lupo, lo Spagnoletto lo pugnal al cuore:
un colpo cos preciso che la giubba di raso azzurra non si macchi
subito di sangue.
Il duca si accasci morente sullo schienale della poltrona e
Anguissola gli assest un colpo di spada in testa, cos violento da far
schizzare materia cerebrale grigia per terra, sulla candida tovaglia
e sulle pesche nell'alzatina in vetro di Murano. La sua spada sibil
un'altra volta e gli infier un taglio alla gola cos preciso che parte
della sua barba scura fin sul pavimento; dall'aorta tranciata di netto,
il sangue del Farnese gli schizz in faccia, sul corpo e sulle mani.
Farnese si accasci a faccia in gi come un pupazzo: affogava
moribondo nel suo stesso sangue. In preda all'eccitazione, lo
Spagnoletto si avvent su Sforza Fogliani, che stava cercando di
estrarre la spada dal fodero troppo stretto; Coppalati si era rifugiato
in un angolo.
Fogliani, fermatevi, per Dio! Anguissola gli punt contro
la spada grondante sangue. Senn farete la stessa fine del duca!
Il conte si arrese: non c'era pi niente da fare. Gett la spada
a terra, che rimbalz sui mattoni del pavimento con un rumore
metallico, e si port una mano alla spalla: lo Spagnoletto lo aveva
ferito di striscio col pugnale.
Nella stanza giunsero i fratelli Pallavicino: avevano avuto la meglio
sul capitano de Banchis e su prete Cecco. I loro uomini avevano
ucciso anche il disarmato cameriere Mariano, colpevole solo
di non essersi fatto da parte. Camillo Pallavicino, invece, aveva una
profonda ferita sulla fronte e un braccio dolorante: un lanzo gli
aveva assestato violenti colpi di alabarda prima di morire.
Anguissola, ancora sporco del sangue di Farnese, scese in cortile.
Conte Agostino, di sopra ogni cosa  compiuta!
Giustizia  fatta! esult il guercio dei Landi. Abbiamo sconfitto
il tiranno! Si rivolse ai suoi uomini. (Alzate il ponte levatoio!
Franceschino Malvicini chiuse l'ingresso alla Cittadella. Al
dispetto d'iddio, io l'ho pure serrata quando Cristo lo ha voluto!
grid trionfante.
Gianluigi si diresse verso le cucine. In bottiglieria trov il trinciante
Luciano, il cuoco Loreno, il dispensiere Pirotto e l'aiuto
bottigliere Gianfrancesco, terrorizzati per la mattanza a cui avevano
assistito dalle finestre. State calmi, state calmi, non vi faremo
del male. Abbiamo sconfitto il tiranno e liberato la nostra patria.
Restate qui e non muovetevi.
In citt si era sparsa la voce dell'attentato. Alla spicciolata, un
migliaio di persone fra plebe, nobili e borghesi si erano riversati
nel piazzale antistante la Cittadella. Anche il capitano Tommasoni
era sopraggiunto con duecento soldati.
Abbassate il ponte levatoio,  un ordine! url con quanto
fiato aveva in corpo per sovrastare la folla che rumoreggiava.
Qualcuno confuso tra la calca esplose dei colpi di pistola: bestemmie,
imprecazioni, urla; il popolino inneggiava al duca. Il
cavallo del capitano si imbizzarr e rischi di farlo finire a terra,
se non fosse intervenuto un soldato ad afferrarlo per il morso.
Dalla finestra della torre al primo piano si sporsero Alessandro
e Gerolamo Pallavicino: alzarono il pugno in segno di trionfo.
Comparve anche Gianluigi. Abbiamo liberato la patria dal
tiranno, guardate!
Fecero penzolare il cadavere del duca a testa in gi, legato a
una caviglia: il trattamento riservato agli infami, come la carta da
gioco dell'appeso nei tarocchi.
Quello non  il duca! grid qualcuno tra la folla. Non 
lui!
Il suo volto tumefatto era irriconoscibile: solo il vestito di raso
striato di sangue poteva indicare l'alto lignaggio del cadavere.
Si affacci l'Anguissola. Controllate da voi se non ci credete!
Con un pugnale tranci la corda che teneva sospeso Farnese e lo
fece precipitare nel fossato come un sacco di segala.
Un paio di uomini lo tirarono fuori e con uno straccio gli
ripulirono il volto. Ma  lui,  proprio il duca!
Lasciate stare quel tiranno! grid Francesco Maria Galasso
dalla finestra. Che si veda il ribaldo!
In lontananza esplose un colpo di cannone.
Lo sentite questo? Gianluigi si rivolse alla folla.  l'avviso
alle truppe dell'imperatore di marciare su Piacenza. D'ora in poi
Cesare ci garantir la sua protezione!
Anche il capitano Tommasoni appariva incredulo. Aveva lasciato
le altre due compagnie a presidiare il nuovo castello, ma
non aveva nessuno che gli impartisse ordini precisi sul da farsi; e
a lui mancava il coraggio di un grande capitano di ventura.
Un suo aiutante intim ai pi esagitati di entrare in Cittadella
dal passaggio pedonale perch l il ponte levatoio non era salito
del tutto. Si era rotto un tirante e si poteva tentare l'ingresso
aggrappandosi alla balaustra.
Tuttavia nessuno si mosse. Si fecero largo una trentina di nobili
a sostegno della causa di liberazione dal tiranno, fra cui il potente
marchese Piermaria Paveri Fontana assieme a sette dei suoi. Peccato
che mio nipote sia a Bruxelles pens con rammarico. L'avrei
voluto al mio fianco. Giovanni mi avrebbe aiutato volentieri.
Viva i Farnese! Viva Ottavio! incitava il capitano Tommasoni,
ma nessuno gli stava dando retta; in breve tempo la folla si disperse.
Fece un prudente tentativo di entrare in Cittadella con i suoi
uomini dalla stretta postierla, ma era ben presidiata dai rivoltosi.
Il suo aiutante di campo lo inform che tremila fanti imperiali
stavano gi marciando sulla citt. La milizia cittadina si era dissolta
come neve al sole: per evitare di essere preso in trappola,
Tommasoni scapp con i suoi cinquecento soldati verso Parma.
Quando il piazzale fu deserto, Camillo Pallavicino usc dalla
Cittadella. Prete Cecco lo accompagn a casa perch la ferita ancora
gli sanguinava.
All'interno della residenza ducale, Gianluigi montava di guardia
con lo schioppo; gli altri stavano facendo man bassa di tutto
quanto trovavano. Almeno i chiodi potresti lasciarli, non siamo
disperati fino a questo punto fece notare all'Anguissola. Sembri
la faina nel pollaio.
Con questo misero bottino di guerra dobbiamo ben arrangiarci.
Qualche mese fa Pier Luigi aveva venduto quattro galee
papali ai Fieschi al prezzo di quattordicimila scudi l'una, ricordi?
Gianluigi si sedette su un baule. S, girava voce che in assenza
del duca il suo cameriere personale avesse il compito di dormire
nel suo letto, a guardia del forziere nascosto sotto il baldacchino.
Quel fesso di Mariano, sono contento di averlo fatto fuori
sghignazz l'Anguissola. Si era portato una suora nel letto del
duca che poi mi aveva rivelato il segreto, ma nella cassaforte abbiamo
trovato solo quattordicimila scudi d'oro: quella puttana
mi aveva raccontato una fandonia.
A cui per avevi creduto.
La sua parola non valeva pi nulla, come la sua virt.
Anguissola sput per terra. Mario, rompi anche gli altri forzieri.
Finita la razzia, ammassarono tutto quanto poteva avere valore
in una stanza. Si sarebbero spartiti quei beni con gli altri congiurati,
cos come prevedevano gli accordi con l'imperatore.
Al settimo rintocco della campana, il conte Landi mont sulla
sua cavallina, le diede due colpi di sperone e usc al galoppo dalla
Cittadella, diretto a palazzo Nuovo: doveva informare il Consiglio
della citt dei fatti. Al pari di Olderico Scotti, godeva di un grande
prestigio personale: avrebbe convinto anche i membri ancora orientati
alla fedelt verso il duca a riconoscere la sovranit di Carlo quinto.
Gianluigi cavalc il baio di Ottavio Farnese per tutta Piacenza
come atto di forza da mostrare alla cittadinanza. Lo affiancava il
capitano Gianfrancesco Volpino in sella a un grosso cavallo con
la testa scura, dono di Agostino Landi al defunto duca: presto
sarebbe tornato nelle scuderie del guercio.
Sulla strada che da Sant'Antonino conduceva al Duomo, si
imbatterono in un gruppo di ragazzi che si passavano di mano
una picca da cui penzolava uno strano oggetto cilindrico.
Ecco il duca di Castro! inneggiava uno di loro alzando la
lancia. Chi lo vuole?
Sua eccellenza il castrato! sghignazzava un altro ostentando
un inchino.
Quando si accorsero dell'arrivo di Gianluigi e del capitano, corsero
da loro e brandirono l'asta in segno di vittoria. Viva la libert!
Viva Confalonieri! In quel momento, Gianluigi si accorse che sulla
punta della picca c'era un grosso membro virile tranciato di netto.
Alla vista di quello scempio, l'orgasmo dell'euforia che fino a quel
momento aveva sorretto Gianluigi svan, sostituito da un devastante
senso di raccapriccio. Non ebbe neppure la forza di condividere
l'entusiasmo dei giovani e del capitano: si limit a tirare le briglie del
cavallo perch facesse dietrofront e diede di sperone per allontanarsi
il pi velocemente possibile. Ma cosa ho fatto? si chiese smarrito.
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CAPITOLO 14.
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ACCUSE.
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Castello di Sarmato, Piacenza 1547.
Un cigolio della porta trasse Elisabetta dallo stato di vigile
torpore in cui si trovava da qualche ora. Il medico le aveva
somministrato un infuso di valeriana, ma l'angoscia per quello
che Gianluigi aveva commesso era pi forte di qualsiasi tranquillante.
Elisabetta, come ti senti?
Lei apr gli occhi e scorse il volto del marito vicino al suo. L'odore
ferroso del sangue cancell in lei quello sguardo amorevole.
Sentiva la bocca secca e amara. Sono viva per miracolo.
Olderico mi ha detto che ti hanno trovata priva di sensi vicino
al torrente.
Si sollev da sdraiata puntando i gomiti, sistem i cuscini e si
mise seduta. Dalle finestre vedeva le luci dell'alba; il giallo pulcino
riflettuto dai vetri illuminava la stanza di quando era in visita
da suo fratello. Ero venuta a cercarti.
Come mai?
Volevo impedirti di partecipare alla congiura contro il duca.
Gianluigi si allarm. Come lo hai scoperto?
Questa sembrava la sua unica preoccupazione. Per caso. Ho
ascoltato la conversazione tra mio fratello e un bravo di Anguissola.
Ormai  fatta. Abbiamo liberato la patria dal tiranno, d'ora
in poi vivremo in pace! Ricordi? A Siena, Pace stava seduta su
un'armatura con un ulivo in mano, aveva schiacciato il nemico
proprio come ho fatto io!
Elisabetta corrug le sopracciglia. S, certo. Alea iacta est,
vero?
Cosa intendi dire?
Soffocava a stento la rabbia in lei. Il tuo non  stato un gesto
eroico, ma solo un atto di lesa maest. La voce le usciva flebile
ma decisa. Avevi giurato di essere fedele al duca... Hai riflettuto
sulle conseguenze?
Non sono cos sprovveduto come pensi tu le rispose piccato.
Siamo sotto la protezione dell'imperatore. Ha mandato le sue
truppe, ora presidiano Piacenza. A me e agli altri, Carlo ha garantito
l'immunit.
Quell'atteggiamento di superbia stava per farla cadere in una
collera incontrollabile. Doveva capire per fino a che punto si
sarebbe spinto suo marito. Alla vendetta di Ottavio Farnese non
ci pensi? I suoi sicari vi perseguiteranno fino alla fine dei vostri
giorni, stanne pur certo.
Se qui non saremo pi sicuri, ce ne andremo a Milano. Pensa,
il Gonzaga mi ha proposto una carica prestigiosa: capitano di
giustizia!
Il modo semplicistico di risolvere il problema le fece capire
quanto le risposte di Gianluigi fossero come lampi fugaci, che
non portavano alcuna luce durevole.
E tu baratteresti il tuo valore di condottiero con una posizione
da guardiano di galeotti? Hai infangato il nome dei Confalonieri.
Verrai ricordato solo come un assassino! Gli assest uno
schiaffo in pieno viso: la testa del marito si rovesci all'indietro;
poi gliene diede un altro e un altro ancora. Pazzo! Pazzo! Pazzo!
Non era mai stata cos furente. Gianluigi le afferr i polsi. Ti
prego, ascoltami: l'ho fatto per noi. Le nostre casse sono vuote,
i terreni non rendono pi come una volta e mi vengono affidati
solo incarichi da fame. Cos'altro potevo fare?
Elisabetta cerc di divincolarsi. Dovevamo decidere assieme
del nostro futuro, come abbiamo sempre fatto! Si ferm a riprendere
fiato: si sentiva soffocare. Ti sei assunto la responsabilit
di una scelta che riguarda anche me e i nostri figli, con cui non
sono mai stata d'accordo. Ricordi quando ne avevamo parlato
proprio a Siena? E al funerale di Camilla? Ti sei fatto manipolare
dall'Anguissola. Quel diavolo! Quel furfante! Che sia maledetto!
Gianluigi si sent punto sul vivo come solo l'amara verit  in
grado di fare, ma il suo orgoglio lo accecava. Ascoltami. Giovanni
non c'entra nulla. Sono stato io, soltanto io, a prendere questa
decisione. La guard con aria di sfida. Tu invece tieni solo al tuo
status. A te basta partecipare alle feste, essere la contessa Confalonieri,
stimata e benvoluta da tutti. Di me e di quello che voglio io
per il tuo bene e per quello dei nostri figli non ti interessa nulla!
Elisabetta si sent soccombere. Lo fiss con gravit negli occhi.
Chi sei, Gianluigi? Sei ancora l'uomo che ho sposato? Ti ricordo
come marito, complice, amico. Non puoi essere tu a gettarmi in
faccia queste false accuse, vergognati!
Dalla delusione nello sguardo della moglie Gianluigi si rese
conto di quanto l'avesse offesa. Fino a quel momento, nei due
schieramenti opposti della scacchiera, si era sentito come il vittorioso
alfiere della libert. Ora si sentiva solo un inutile pedone
mangiato dalla sua stessa regina. Prov disgusto di s.
Scusami, Elisabetta, non lo penso davvero. Sono stati giorni
difficili, sono fuori di me. Cerc di farle una carezza, ma lei
scans il viso: quel gesto alz un muro fra di loro.
Elisabetta respir profondamente e cerc di calmarsi. Si tir
indietro i capelli dalla fronte. Nelle situazioni pi dolorose riusciva
a mantenere una lucidit che poteva apparire alterigia: in realt
le impediva di soccombere.
Si alz dal letto e si avvicin alla finestra. Gi solo la vicinanza
di Gianluigi la ripugnava. L'aveva sempre colpita come il giorno
sorgesse intimidito, per poi affermare la sua ineluttabile crudelt
all'improvviso: proprio come la verit. Quando stavo per affogare,
ho ricevuto una grazia dal cielo.
Una grazia? Da chi? Come?
Un anziano frate  comparso dal nulla e mi ha tratta in salvo.
Ti ha detto qualcosa?
No, ma sono sicura fosse san Corrado.
Questo  un miracolo cos potente...
Gianluigi, ascoltami: solo nel pentimento sincero potrai ritrovare
la tua anima.
Il suo gesto mi riempie di una gratitudine che non merito di
provare.
In quel momento, trovandosi il marito davanti, Elisabetta cap
qual era la cosa giusta da fare: come quando ci si trova di fronte a
un pericolo mortale e l'unica soluzione consiste nella fuga.
Vado a Noto. Porto con me anche i bambini. Devono sapere
che nelle loro vene non scorre solo il sangue di un assassino.
Non poteva pi stare vicino a lui e solo il distacco poteva allontanarla
dal male: lei forse lo avrebbe sopportato, ma i loro figli no.
Gianluigi non credeva a quelle parole. Vorresti andare con i
nostri figli, da sola, in Sicilia?
S. Voglio ringraziare san Corrado di avermi salvato la vita.
Fino a quando?
Non lo so. Ho deciso di partire domani stesso.
E io?
Tu rimarrai qui a espiare le tue colpe.
Alla fermezza della moglie, Gianluigi cap che non c'era altro da
aggiungere. Hai ragione, non mi oppongo alla tua scelta: sento la
mia anima nera dal peccato, non merito il tuo perdono. Io per star
qui ad aspettarti e ogni giorno ringrazier il Santo per averti salvata.
Elisabetta si sdrai di nuovo nel letto e gli volt le spalle. Ora
tornatene a casa.
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CAPITOLO 15.
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LONTANO.
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Noto, Sicilia 1547.
La carrozza saliva lenta la ripida strada sterrata per Noto.
Questa luce  cos intensa, Caracossa. Elisabetta si copr gli occhi
dal sole. Quando siamo sbarcate a Messina, l'avevo attribuita al
riflesso del mare. Qui nell'entroterra, invece, lo  ancora di pi.
Caracossa la guard preoccupata. Da quando erano partite da
Piacenza, Elisabetta sembrava diventata molto sensibile alla luce,
come se i suoi occhi fossero sempre all'erta. Stava soffrendo, lei lo
sapeva, ma cercava in tutti i modi di non darlo a vedere per non
far preoccupare i bambini.
Ne approfitt per fare una breve lezione di botanica ai bambini.
Ortensia, Camillo, osservate la macchia mediterranea: possiamo
distinguere la quercia, il leccio, la roverella e anche il mirto,
che da noi non cresce perch non fa abbastanza caldo.
Come mai qui attorno ci sono cos tante mulattiere e tutti
questi sentieri? Camillo si mordicchi il labbro: avrebbe preferito
porre la domanda al padre, di cui sentiva la mancanza.
Quel reticolato consente ai contadini di portare il bestiame al
pascolo. Nel bosco i suini si nutrono di ghiande e radici.
Quanto sono alte le mura! esclam Ortensia. Proteggono la
citt dall'arrivo dei Saraceni, lo avevano detto i marinai a Messina.
Sospir. Anche pap lo avrebbe notato...
Entrarono dalla porta sud della citt e percorsero via Piana:
come in altre citt collinari, correva lungo il crinale del monte
fino al castello.
Elisabetta ripens all'ultimo viaggio in Toscana, quando c'era
anche Gianluigi. I discorsi erano pi o meno gli stessi, ma
questa volta senza entusiasmo. Niente sarebbe pi stato come
prima: le metamorfosi avvengono in modo repentino, ma i veri
cambiamenti sono lenti, impercettibili; e questo la spaventava
ulteriormente.
Le case mi sembrano molto curate disse Elisabetta per
distrarre i bambini. I palazzi religiosi hanno le finestre ovali,
quelli signorili invece si distinguono per le alte finestre rettangolari.
Caracossa indic un palazzo nobiliare. Curiosa quella cupola
musulmana. I loggiati apparivano ampi e su alcuni sventolavano
bianchissime lenzuola stese ad asciugare. Si chiese se anche da
quelle parti le massaie usassero i rametti di rosmarino quando le
lavavano, cos da renderle profumate.
Contessa, siamo arrivati in piazza Maggiore. Il conducente
interruppe le loro considerazioni. Ecco il vostro alloggio, proprio
di fronte alla Basilica.
La citt appare deserta, come mai? Elisabetta scese dalla carrozza,
aiutata dall'altro vetturino.
Sono le tre di pomeriggio. Troppo caldo, gli abitanti non
scendono mai in strada prima delle cinque.
Ortensia si sventolava con il ventaglio della madre, come se
fosse gi una signorina, e si proteggeva dal sole con un ombrellino
di tessuto azzurro. Si guardava intorno, accecata dalla luce che
arroventava il bianco assoluto delle case. Le si avvicin un cane
randagio: sembrava li fiutasse. Non aveva paura degli animali e
allung una mano per fargli una carezza.
Intanto, Caracossa dava disposizioni ai facchini perch scaricassero
il bagaglio dalla carrozza.
Dal portone del palazzetto usc la padrona di casa; si stava asciugando
le mani nel grembiule. Contessa Confalonieri, benvenuta.
Si era sparsa la voce che i discendenti del loro patrono sarebbero
arrivati e non vedeva l'ora di conoscerli. Li avrebbe anche
voluti abbracciare e toccare, ma si trattenne. In fondo non erano
mica delle reliquie viventi.
Elisabetta le sorrise. Voi dovete essere donna Luisa.
Le due donne si guardarono come se avessero conferma di
come si erano immaginate, e questo suscit in loro un'immediata
empatia. Elisabetta era magra e alta, dal volto scavato per le sofferenze
patite; Luisa era rotonda, di pelle olivastra e con una treccia
grigia arrotolata sopra la nuca.
Chiamatemi semplicemente Luisa. Entrate, entrate, vi ho
preparato limonata e menta.
Grazie. Proprio quello di cui abbiamo bisogno con questo
caldo!
Si sedettero intorno a un grande tavolo rotondo, coperto da
una tovaglia cos ben stesa che neppure con la lente d'ingrandimento
si sarebbero viste le pieghe lasciate dal ferro da stiro. Le
spesse mura intonacate di bianco tenevano l'ambiente fresco; dei
fregi di legno dorato con motivi floreali attorno alle porte e alle
finestre lo rendevano raffinato.
Siete arrivati proprio in tempo per gustarla bella fresca. Luisa
vers con mano sicura la limonata nei bicchieri di vetro spesso.
Contessa, per me  un grande onore accogliervi nella mia casa.
Avere i discendenti del nostro Santo come miei ospiti mi riempie
il cuore di gioia.
Elisabetta assapor un sorso di limonata. Il gradevole gusto
agrodolce la sorprese. Dove si trovano le sue reliquie?
Sono custodite dentro l'urna in Basilica, proprio qui di fronte.
Luisa pass il bicchiere a Camillo e gli fece l'occhiolino.
Tranne il braccio ricoperto d'argento, ora in sacrestia.
Come mai? le chiese subito lui.
Luisa gli fece una carezza. Molti anni fa, il barone Antonello
Caruso, signore di Spaccaforno, era assillato da un dolore terribile
ai reni. Un bel giorno prov ad avvicinare il braccio di Corrado
alla parte dolorante: il suo male cess come per miracolo. Per la
grazia ottenuta fece rivestire d'argento la mano e il braccio del
vostro avo.
Camillo apparve entusiasta del racconto. Mamma, mamma
lo voglio vedere subito!
S, gioia. Adesso per vai di sopra con Caracossa e aiutala a
disfare i bagagli. Ortensia, aiutali anche tu.
I bambini annuirono, bevvero l'ultimo sorso di limonata e posarono
i bicchieri vuoti sul tavolo. Poi fecero a due a due i gradini
della scala di marmo fino al loro appartamento.
Luisa, la vostra citt  incantevole, anche se ho visto una curiosa
cupola moresca. Come mai?
La donna sorrise. Si tratta della strategia di una famiglia del
posto molto ricca, gli Alagona sussurr, come se stesse rivelando
un segreto. Lo ritengono un segno di amicizia nei confronti dei
turchi, in caso di una loro conquista.
Un senso di apprensione colse Elisabetta: quel giorno li sentiva
nominare gi per la seconda volta. Questi Saraceni sono cos
pericolosi?
Nossignora: a volte capitano dalle nostre parti e compiono
delle scorribande, ma poi si ritirano come l'alta marea.
Elisabetta radun sul vassoio la brocca e i bicchieri. Come
mai alcune torri mostrano profonde crepe?
Ah, quelle s che fanno paura! Sono le conseguenze del terribile
terremoto del '42, una cosa spaventosa. Luisa si port il
palmo della mano sul viso. In piena notte fummo svegliati da
un enorme boato. Tutta la gente si precipit in strada, alcune
case crollarono, in molti vennero colpiti dai cornicioni rovinati
al suolo. Purtroppo ci furono diversi morti. Si fece il segno della
croce. Lo considero un castigo di Dio!
Si spostarono in cucina. Luisa mise la brocca e i bicchieri
nell'acquaio di marmo ed Elisabetta fece il gesto di lavare i bicchieri.
Perch ne siete cos convinta?
La sua ospite la ferm. Dopo la spaventosa epidemia di peste
del '22, i sopravvissuti diventarono onnipotenti e arroganti, credevano
di non avere bisogno della misericordia del Signore. Che
pazzi! Tornarono nel salone. La nostra citt operosa divenne
egoista, avida di denaro. La misericordia e la carit solo un lontano
ricordo.
Ed  ancora cos?
Luisa sorrise, sulle guance paffute si formarono due fossette.
In questi ultimi cinque anni, a molti abitanti apparve in sogno
san Corrado: rivel che il terremoto fu un monito divino. Ora,
grazie a lui, la maggior parte degli abitanti hanno perso quella
prepotenza e sono tornati a essere delle brave persone, timorate
di Dio.
Nella voce profonda di quella donna, da cui scaturivano ragionamenti
cos limpidi, Elisabetta ricevette la conferma della sua
prima impressione. Non sapete quanto vi sono grata per aver
raccontato la storia del miracolo del braccio ai miei ragazzi.
Lei la guard sorpresa. Per cos poco, signora?
Sapete, quelle ferite sulle torri le porto anch'io nel mio cuore
le disse con malcelata tristezza.
Si sedettero vicine intorno al tavolo. Cosa intendete?
Non stiamo attraversando un periodo sereno. A Piacenza,
mio marito si  macchiato di un terribile omicidio.
Oh, Santissima Vergine!
Mi vergogno profondamente di lui, ha partecipato a una
congiura per uccidere il figlio del papa. E pensare che tre anni fa,
proprio la bolla di Paolo terzo aveva stabilito di festeggiare la festa
di Corrado il 19 febbraio.
In quel giorno, qui i portatori si caricano sulle spalle l'urna
del Santo e teniamo la processione. Toglietemi una curiosit, se
posso: perch avete deciso di venire fino a Noto?
Appena ho saputo dello sconsiderato progetto di mio marito
ho cercato di fermarlo. Stavo guadando un torrente, ma il mio
cavallo ha perso l'equilibrio e mi ha disarcionato. Mia cara Luisa,
ero in procinto di affogare. Elisabetta le sorrise con dolcezza.
Poi un frate mi ha tratta in salvo. Subito dopo  scomparso, ma
sono sicura si trattasse di san Corrado.
Un suo miracolo. Il volto di Luisa si illumin. Quindi siete
qui per sciogliere un voto?
Elisabetta annu. Voglio ringraziare il Santo per avermi salvato
la vita. Per i miei figli, sapere che un Confalonieri ha fatto
del bene  di grande aiuto a superare questo terribile momento di
dolore e vergogna. Fino a poco tempo fa, il padre era il loro eroe
senza macchia, ora lo percepiscono come un criminale.
Siete saggia, donna Elisabetta. Luisa voleva farle una carezza,
ma si trattenne. La scelta di partire  stata sicuramente quella
giusta. Qui a Noto riacquisterete la serenit perduta.
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CAPITOLO 16.
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EREDIT.
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Palazzo Farnese, Roma 1547.
Ottavio Farnese stava ammirando il ritratto eseguito da Tiziano.
Nel dipinto, Paolo terzo stava seduto un po' curvo, con il
volto scavato e la barba bianca. Da sotto il camauro rosso calato
in testa, i suoi occhi fissavano dal basso verso l'alto l'osservatore,
vigili come quelli di un guerriero a riposo. L'altro nipote, il
giovane cardinale Alessandro, teneva una mano appoggiata allo
schienale della poltrona a rappresentare la continuit ecclesiastica
della dinastia Farnese. Ottavio, vestito di nero in calzamaglia
bianca, appariva di profilo e leggermente genuflesso, in una posa
di rispettosa riverenza.
Signor papa - disse Ottavio al nonno -  stupefacente come
maestro Tiziano ci abbia reso cos verosimili in questo ritratto.
L'anziano pontefice sorrise. Sul suo viso si formarono solchi
profondi come crepe sulla terra arsa. Quando stava ad asciugare
vicino alla finestra del piano terra, la gente gi in piazza si fermava
a salutarci, pensando fossimo noi in carne e ossa.
L'abito color porpora del papa aveva ampie maniche foderate
di pelliccia di lince per proteggerlo dai gelidi ambienti vaticani.
Da sotto la veste spuntava la pantofola di velluto dello stesso colore.
Non aveva voluto mettervi sopra le iniziali d'oro: quando
il suo amico papa Borgia era morto, i romani erano entrati nel
palazzo apostolico e avevano portato via tutti gli oggetti di valore
del defunto; qualcuno aveva perfino strappato le iniziali dalle sue
pantofole. Quel gesto blasfemo aveva inorridito Paolo terzo: non
doveva capitare anche a lui.
Oggi  una cos bella giornata disse il papa con quell'avida
malinconia di chi sa che sono le ultime della sua vita. Ottavio,
accompagnami al balcone.
Il nipote lo prese sottobraccio e si affacciarono alla terrazza,
appena terminata da Michelangelo proprio sopra l'ingresso del
palazzo. Con esagerata imponenza, il dado Farnese incombeva
sugli altri caseggiati della vasta piazza, attraversato sulla facciata
dai gigli simbolo della dinastia.
Di sotto videro passare un'allegra comitiva diretta a festeggiare
l'ottobrata. Sulla carrettella trainata da due cavalli sedevano
sette ragazze con i nastri fra i capelli. Indossavano camicie
bianche dalle maniche a sbuffo e tenevano sulle ginocchia dei
cestini di vimini con le vivande. Al posto d'onore, accanto al
carrettiere, sedeva la pi bella: una giovane dai capelli ondulati,
neri e lucidi e dalle folte sopracciglia. Il carro era addobbato a
festa, le sonagliere dei cavalli annunciavano il loro passaggio. A
piedi, parenti e amici completavano la carovana intonando un
antico stornello:
Bella quanno te fece mamma tua
Pare che stiede anno a ginocchione
Eppoi se mise Vangeli a pregane
Bella t'avesse fatto com'er sole
Poi te mann da Cupido a imparane
E l'imparassi li versi d'amore
E quanno cominciassi a compitane
Venissi o bella e m'arubbassi er core
Il papa fu assalito da una tremenda tristezza. Bei ricordi
quando le domeniche di ottobre facevamo lo stesso a Caprarola.
Ora invece dobbiamo trattare solo di funesti argomenti.
Ieri in concistoro avete usato parole molto dure contro gli
assassini di mio padre.
Paolo terzo alz lo sguardo carico d'odio verso il nipote. Pier
Luigi era il mio figlio prediletto, nonostante i suoi eccessi e la sua
sfrontatezza. Quando ha preso possesso del ducato gli ho raccomandato
prudenza, ma invano la voce gli si incrin. Stolto e
presuntuoso fino alla fine. Si considerava immortale solo perch
mio figlio.
Ottavio si appoggi con i gomiti alla balaustra del balcone.
Il suo profilo augusteo sembrava gi inciso sulle monete. Come
padre l'ho disprezzato: non ha voluto me come primo duca, nonostante
l'imperatore privilegiasse questa soluzione.
Carlo avrebbe preferito certamente dare a tua moglie uno
Stato in cui poteva essere duchessa regnante, nonostante Margherita
sia solo sua figlia naturale, ma tuo padre voleva a tutti
i costi dimostrare il suo valore prima della mia morte. Mise la
mano, contorta come un tronco d'ulivo, sulla spalla del nipote.
Non essere cos duro con lui: voleva lasciarti in eredit uno Stato
sicuro e ben governato.
E invece adesso cosa mi  rimasto? Ottavio batt i pugni
sulla balaustra. Nulla! Per riottenere il ducato dovr ossequiare
l'assassino di mio padre!
Lo sguardo del papa si fece stretto e acuminato come uno stilo.
Hai le prove che il mandante sia l'imperatore?
Ormai  di opinione comune, a Roma girano questi versi
contro di lui: L'eroe Farnese venne ucciso all'insaputa di Cesare;
ma con il consenso di Cesare vennero date ricompense ai sicari.
Sono comparsi anche appesi al collo della statua di Pasquino.
Hai scoperto chi sono gli esecutori materiali?
I testimoni hanno riferito i nomi di Giovanni Anguissola,
Agostino Landi, Gerolamo Pallavicino e Gianluigi Confalonieri.
L'intermediario fra loro e l'imperatore  il governatore di Milano,
Ferrante Gonzaga.
Il papa frug nella sua memoria per cercare qualche collegamento
fra lui e i congiurati. Li conosco, l'Anguissola ha combattuto
per noi. Gianluigi Confalonieri  discendente di san Corrado.
Tre anni fa avevo autorizzato il suo culto fuori dalla diocesi di
Noto, ma ora me ne pento amaramente.
Nonno, cosa devo fare?
Il papa gli sorrise con complicit. Falli ammazzare tutti. Fai
in modo di requisire i loro beni. Quando tornerai a Piacenza,
impedisci il culto di San Corrado. Deve essere dimenticato anche
lui.
Siete sicuro che ci torner come duca?
Certamente. Quando l'imperatore morir, l'infante Filippo
conceder il ducato a tua moglie, la sua sorella preferita. Nel frattempo
mostrati prudente con il governatore di Milano: lusingalo
come ti ho insegnato, ma perseguita senza piet gli assassini di
Pier Luigi tramite i tuoi sicari. Paolo terzo prese la mano del nipote:
il rubino sull'anulare della mano sinistra luccic al sole.
Ottavio, promettimi che vendicherai tuo padre.
Per lui non muoverei un dito, ma per voi, Santo Padre, non
avr pace fino a quando il nome dei Farnese sar vendicato.
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CAPITOLO 17.
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GIORNI FELICI.
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Noto, Sicilia 1548.
Camillo si stava arrampicando sui ripidi gradini scavati nella
roccia calcarea che da secoli servivano agli eremiti della val di
Noto per raggiungere la citt. Mamma, guarda come sono agile!
Vieni gi immediatamente,  pericoloso! Elisabetta corse
fuori dalla grotta, seguita da Luisa e dalla istitutrice.
Il monello scese qualche gradino all'indietro, poi si lanci sulle
spalle di Caracossa e si afferr al collo di lei come un gatto
selvatico all'attacco.
L'istitutrice rote su se stessa e lo fece volteggiare per aria.
Non ce la faccio a reggerti, sei diventato troppo grande!
Nel silenzio mistico di quella stretta valle, l'eco di quell'allegria
infantile era un soffio di vita terrena.
Luisa lo aiut a scendere. Questi sono gli stessi gradini che
san Corrado saliva ogni sabato per fare la questua in citt, lo sapevi?
Anche quando era anziano.
Doveva essere allenato come me. Camillo cominci a saltare
intorno alla sorella per attirare la sua attenzione. Sono molto
distanti l'uno dall'altro, sembra una scalata!
Ortensia non ci fece caso, la grotta l'aveva turbata. Luisa, san
Corrado ha davvero vissuto l dentro? Come ha potuto passare
dai nostri castelli a quell'anfratto? A malapena poteva starci in
piedi, tanto  basso il soffitto!
S, tesoro: la fede d il dono di saper sopportare ogni sacrificio.
Corrado trascorse l dentro diversi anni della sua vita.
Ortensia appariva incuriosita. Avete capito il motivo?
Era un eremita, voleva avere un dialogo diretto con Dio.
Quella solitudine la spaventava. Dove  morto? ,
L dentro. La luce proveniente dalla finestrella senza vetri,
orientata verso la Terra santa,  l'ultima che vide prima di andare
in cielo.
Ortensia pens a suo padre, rimasto a casa da solo. Quella
partenza frettolosa e le spiegazioni generiche della sua assenza la
confondevano, si sentiva in colpa come se non si fosse comportata
in modo diligente. C'era qualcuno con lui?
Certo tesoro, tanti amici lo andavano a trovare.
Il sentiero sbucava su un piazzale erboso dalla forma triangolare;
si sentiva il gorgoglio forte del torrente, l'aria sapeva di zagara,
di mirto e di timo.
Grazie per averci portato a visitare i luoghi del Santo le
disse con riconoscenza Elisabetta. Mi trasmettono una nuova
energia.
Per cos poco. Luisa fece un gesto con la mano. Qui, davanti
alla roccia, san Corrado si inginocchiava ogni giorno a pregare,
sia con il sole infuocato di oggi sia con la pioggia sferzante.
Hanno costruito questa casupola per ricordare il punto esatto,
entriamoci.
Caracossa rimase a sorvegliare i bambini, che volevano fare il
bagno nel torrente. Anche se sapevano nuotare, non li perdeva
mai di vista un attimo.
All'interno della capanna c'era un piccolo tabernacolo con
dipinta l'immagine della Madonna. Sotto, un candeliere in ferro
battuto dalla forma della Santissima Trinit: molti ceri erano
accesi, altri consumati fino a formare bianche stalagmiti sul pavimento
di terra battuta. Numerosi ex voto erano appesi alle pareti:
bende di risanati, stampelle, un saio, fasce di bimbi.
Elisabetta si avvicin a guardare meglio l'affresco: in segno di
accettazione del proprio destino, la Madonna aveva il capo leggermente
reclinato e le mani incrociate sul petto; ma furono i
suoi occhi a colpirla pi di tutto: le grandi iridi azzurre sembrava
l'assorbissero dentro di s. Si sentiva rigenerata da una nuova vitalit.
Ha questa espressione cos potente nel suo modo di essere
umile, vero?
Luisa annu: anche a lei l'immagine suscitava la stessa emozione.
Lo dipinse Corrado in persona, almeno a quanto si dice.
Pare raffiguri il volto della moglie: per questo non assomiglia all'iconografia
tradizionale, sembra pi un ritratto.
Elisabetta si volt interdetta verso di lei. Corrado era sposato?
Come, non lo sapete? Anche se pi volte Elisabetta le aveva
chiesto di passare al tu, lei proprio non ci riusciva.
Lo ignoravo del tutto.
Luisa scosse dispiaciuta la testa. Accese una candela e la mise
sotto il dipinto. Come pensavo: il tempo ha diluito il ricordo di
Eufrosina. La Chiesa l'ha condannata all'oblio.
Per quale motivo? Anche lei sistem un nuovo lume al posto
di un mozzicone consunto. Forse come moglie avrebbe gettato
un'ombra sulla santit di Corrado?
Penso di s. Fu lei a metterlo sulla strada della santit, una
donna con una tale influenza era difficile da far accettare alla
Chiesa.
Elisabetta apparve basita. Si sedette sulla panca di fronte all'altarino.
Ti prego, Luisa, siediti qui e raccontami per bene.
Eufrosina si rese conto per prima che il vero destino di Corrado
non era quello di essere un cavaliere, bens un uomo alla
ricerca di Dio.
Elisabetta si sistem il velo di pizzo nero sul capo. Una donna
lungimirante... Allora cosa ha fatto?
Quando Corrado provoc quello spaventoso incendio durante
la battuta di caccia, gli sugger di raccontare la verit, perch
un innocente sotto tortura aveva confessato una colpa non
sua. Il Santo lo fece e per questa scelta rischi la vita.
S, questo lo sapevo le conferm. Galeazzo Visconti, all'epoca
signore di Piacenza, era nemico dei Confalonieri. Poteva
condannarlo a morte, eppure gli ha commutato la pena in un
risarcimento dei danni.
Luisa mise un po' di terriccio con la punta della scarpa in un
piccolo buco nel pavimento e lo livell con la suola. Visconti
fece un gesto magnanime. Forse aveva intuito la grandezza di
Corrado.
Pu essere. Raccontami per della moglie: qual  stato il suo
destino?
Lei si strinse nelle spalle. Eufrosina entr nelle clarisse, per
consentire a Corrado di lasciare Piacenza da penitente terziario
francescano. Si sa solo questo.
Perch  venuto proprio qui in Sicilia?
Sapete, Federico terzo proteggeva i penitenti francescani che
volevano seguire la regola della povert assoluta. Poveri martiri,
in quel periodo la Chiesa li perseguitava, non voleva sembrassero
gli unici religiosi a vivere Christi imitationem.
Ed Eufrosina... Come mai lo lasci andare?
Solo per amore. Avrebbe potuto dirgli di rispettare i voti nuziali
e di rimanere accanto a lei, ma sarebbe stato un atto di costrizione:
chi ama veramente lascia libero l'altro.
Quella storia d'amore la commosse profondamente, era cos
lontana dalla sua: delusa, ferita, offesa da Gianluigi. Si sono pi
rivisti?
Dicono che lui le avesse fatto una promessa al momento della
partenza: sarebbe tornato a salutarla prima di morire. Lei gli
chiese come poteva riconoscerlo dopo anni di lontananza, e lui
le rispose che, quando si sarebbero rivisti, doveva calare un cesto
nel pozzo al posto del secchio: se nel tirarlo su l'acqua non fosse
uscita, si trattava proprio di lui.
Ed  andata cos? Sperava in una risposta affermativa.
Non si sa. Trascorsi due anni dalla terribile epidemia di peste
del 1348, Corrado mor. I suoi amici andarono a Piacenza, alla
ricerca di sua moglie.
Elisabetta sospir. E l'hanno trovata?
S, in convento: aveva preso il nome di suor Giovanna.
Quindi  venuta a sapere di Corrado e della sua santit, e ha
capito che la sua vita non era stata inutile. La sua scelta era stata
quella giusta...
Luisa annu. Per lei fu una rivelazione: il marito non l'aveva
mai dimenticata e questo dipinto lo testimonia. Due lacrime
luccicarono nei suoi rotondi occhi scuri.
Elisabetta fiss il ritratto della Madonna: sentiva in quel momento
tutto l'amore tra Eufrosina e Corrado, come se lo avesse
vissuto anche lei in prima persona. Da come me lo hai descritto,
quello di Eufrosina era puro amore. La sua determinazione non
mostrava sacrificio, ma solo una libera scelta.
Credo di s. Luisa si asciug le lacrime con un fazzoletto.
Vi ho raccontato tutto quello che so e spero possiate trarne sollievo.
Chi ama veramente deve avere quella forza: Eufrosina l'ha
dimostrato.
Sei una persona cos sensibile, Luisa, sono fortunata ad averti
conosciuta le strinse le mani. Toglimi una curiosit: ma come
fai a conoscere tutta la storia di Eufrosina e di Corrado?
Luisa era contenta quando faceva del bene al prossimo: era
convinta che ne generasse altro, mentre il male si ritorceva sempre
contro. Viene tramandata da generazioni nella mia famiglia.
Uno degli amici del Santo partiti a cercare Eufrosina era Giovanni
Mineo, il mio quadrisavolo.
Elisabetta le rivolse un sorriso colmo di gratitudine, poi fiss
il volto impresso sulla roccia. Non aveva bisogno di mettere alla
prova Gianluigi per sapere se fosse ancora l'uomo che aveva sposato.
Il suo cuore era come quella cesta tirata su dal pozzo: non
stava perdendo neppure una goccia dell'amore per lui.
Quel frate che mi ha salvato dalle acque era proprio san Corrado,
ne sono certa. Ora so cosa devo fare.
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CAPITOLO 18.
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L'INCONTRO.
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Piacenza 1548.
Gianluigi scopr la lapide posta nella sala del consiglio comunale
di Piacenza. Liberata per optimos cives patria et caesari restituta
lesse con tono solenne.
I cappellazzi e gli altri notabili scoppiarono in uno scrosciante
applauso rivolto ai liberatori della citt dal tiranno Farnese.
Gli ex congiurati si riunirono poi nel cortile: non si rivedevano
dai giorni del complotto.
A voi non  andata cos male, vero Agostino? osserv Giovanni
Anguissola. Oppure ora vi devo chiamare principe Landi?
Provava invidia per quel nuovo titolo imperiale.
Il guercio ridacchi all'acida battuta. (Agostino va ancora bene.
Vi sembrer che io abbia ottenuto pi di voi, ma non  cos. Ho solo
recuperato i feudi di Bardi e di Compiano: mi spettavano di diritto.
Non siate modesto: l'imperatore vi ha pure nominato principe
di Borgotaro e della Val di Ceno, con privilegio di battere moneta
d'oro, d'argento e di bronzo. Le sue guance piene si erano
macchiate del rosso amaranto della rabbia. A me solo la misera
Val Nure. Ho intenzione di rifiutarla.
Suvvia, Anguissola, anche voi otterrete nuovi, prestigiosi incarichi
dall'imperatore. Gerolamo Pallavicino era invecchiato
dalla morte della moglie: i capelli e la barba erano candidi e sembrava
rassegnato a trascorrere il resto della vita da solo nel suo
feudo. La vostra nomina a governatore di Pavia pare sia imminente.
Non vi potete certo lamentare.
E voi, Gerolamo, non sarete mica soddisfatto?
Da parte mia s. Ho vendicato l'onore di Camilla e sono potuto
tornare a Cortemaggiore.
Signori, per me la targa rimane la ricompensa pi grande disse
Gianluigi. Sono anche lieto del Toson d'Oro che l'imperatore
ha conferito al principe Landi: se lo merita per il suo contributo
culturale alla nostra citt con la sua Accademia degli Ortolani.
Vi ringrazio, Gianluigi, questa onorificenza mi risarcisce
dallo sgarro del duca. Voi, piuttosto, non avete ancora ottenuto
nessuna investitura da Carlo, anche se presto vi dar prestigiosi
comandi delle sue truppe.
Quella solidariet tipica delle situazioni di pericolo, in cui occorreva
serrare le fila per conquistare la vittoria, era finita: i congiurati
apparivano guardinghi tra di loro. Si erano lasciati sedurre
dall'Anguissola, abile nel far leva sul loro orgoglio per coinvolgerli
nella congiura, ma in quel frangente percepivano come quello
schieramento fosse ormai disperso; aveva lasciato spazio solo alle
incertezze per il futuro.
La lapide celebrativa non corrispondeva a verit: i privilegi perduti
erano la vera motivazione della rivolta, la libert un pretesto.
Gianluigi stava per montare in sella. Anguissola, fra i tuoi
bravi non vedo lo Spagnoletto, hai fatto fuori il tuo fedelissimo?
Giovanni invit lui, Landi e Pallavicino ad avvicinarsi, come
se dovesse confidare loro un segreto. L'ho inviato in missione a
Codogno, assieme a Francesco Malvicini, per indagare su alcuni
movimenti sospetti.
Di cosa si tratta? Gianluigi si rivolse a Darcelli. Prendile tu
le briglie.
Alcune spie di Farnese stanno studiando i nostri movimenti.
Me lo ha riferito Ferrante da Milano.
Sul gruppo scese il gelo, nonostante fosse una caldissima giornata
di fine luglio.
Anguissola cerc di sdrammatizzare. Animo, questi sono solo
gli effetti collaterali della fine di Pier Luigi. Niente che non avessimo
gi previsto. Siamo sotto la protezione dell'imperatore, non
ci pu succedere nulla di male. Poi sghignazz. Ottavio ha perfino
definito Ferrante Gonzaga un brav'uomo. Tende la mano al
nostro complice come fece Cleopatra con l'aspide.
Piuttosto mi sembra un guanto di sfida lanciato dal Farnese
ribatt il guercio. Al giorno d'oggi la parola di un cavaliere ha
lo stesso valore di un soffio di vento. Non fidiamoci della finta
benevolenza di Ottavio: cercher in tutti i modi di vendicare suo padre.
Non diciamo assurdit! intervenne Pallavicino. Non gliene
 mai importato nulla di lui. Per prendere possesso del ducato i due si sono sbranati!
Questo lo sappiamo noi - insistette Agostino - ma agli occhi
del popolo, Ottavio deve apparire come un figlio devoto, pronto
a vendicare col sangue il buon nome del padre.
Dalla spavalderia al panico il passo  breve, perch manca l'ostacolo
della ragione. Gli altri si trovarono d'accordo con Landi:
da quel momento si sarebbero dovuti guardare alle spalle. Si salutarono
con fare affabile ma frettoloso; ognuno prese la sua strada
con la segreta speranza di non incrociarla mai pi con quella degli altri.
Scortato dai suoi nove soldati, Gianluigi si avvi afflitto verso casa.
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CAPITOLO 19.
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LA SCOPERTA.
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Rottofreno, Piacenza 1548.
Capitano Confalonieri, dal ritmo che teniamo per tornare
a Calendasco non mi sembra ne abbiate molta voglia gli disse Darcelli.
Hai indovinato. Da quando Elisabetta e i bambini si sono trasferiti
a Noto ci vado mal volentieri, sento troppo la loro assenza.
Vi capisco. Mancano anche a me.
Gianluigi sorrise. Tu, invece, da quando ti sei sposato non
vedi l'ora di tornartene a casa. Tua moglie per ti sta facendo
mettere su peso con i suoi manicaretti.
L'aiutante in realt manteneva un fisico atletico. Si tocc la
pancia piatta per stare al gioco. Avete ragione, capitano, un po'
di equitazione mi farebbe bene.
Andiamo allora! Gianluigi spron finalmente il suo cavallo al galoppo.
Distratto dal ritmo sostenuto della cavalcata, Gianluigi non
si accorse subito di un ubriaco sdraiato sul ciglio della strada: lo
stava per travolgere. Si volt di scatto e, fra la polvere sollevata
dagli zoccoli, gli parve di riconoscere il tizio a terra.
Alz il braccio. Fermi! ordin al suo seguito.
Aspettate, capitano disse Darcelli. Controllo io: potrebbe essere un'imboscata.
Gianluigi, per, era gi smontato da cavallo. Si chin sull'uomo
e gli spost i capelli appiccicati al volto insanguinato. Per
Dio, Malvicini, cosa diavolo ti  successo?
Aveva la giubba di pelle lacerata da numerosi colpi di pugnale:
dal pallore grigiastro del volto sembrava aver gi perso molto sangue.
Cercava di dirgli qualcosa, ma era troppo debole per parlare.
Gianluigi avvicin l'orecchio alla bocca del Malvicini, ma era
ormai agonizzante e riusc a biascicare solo poche parole prima di morire.
Signor capitano, cos'ha detto? gli chiese Darcelli.
Mi sembra abbia pronunciato la parola, mess, mezz...
Si riferisce a chi lo ha ammazzato?
Forse... riflett Gianluigi. Il Malvicini ha le scarpe e i pantaloni
ancora bagnati, segno che arriva dall'imbarcadero. Lui e lo
Spagnoletto si trovavano dalle parti di Codogno. Probabilmente
i sicari li hanno preceduti nella traversata. Lo Spagnoletto avr fatto la stessa fine.
Cosa facciamo adesso? Torniamo a Piacenza e avvisiamo la guarnigione?
Gianluigi voleva rintracciare subito gli assassini per estorcergli
informazioni su chi fosse il mandante. Non abbiamo tempo, i
sicari sono poco lontani. Forza, prendiamoli!
Lui e la sua squadra si lanciarono all'inseguimento dell'assassino
verso il confine con il territorio pavese, dove avrebbe fatto perdere
le sue tracce. Percorsero circa tre miglia della via francigena.
All'altezza di Rottofreno, Gianluigi not alcuni cavalli davanti
all'osteria del paese. Sulla coscia destra di un baio legato alla staccionata
gli parve di vedere una strana macchia bianca. Si avvicin
e vide che era a forma di mezzaluna.
Darcelli, ora capisco. Prima di morire, Malvicini ha cercato di
mormorare la parola mezzaluna: guarda la macchia di quel cavallo.
Allora anche gli altri sei cavalli sono della banda che ha ammazzato
il Malvicini e lo Spagnoletto...
I loro proprietari si trovano sicuramente all'interno. Seguitemi
si rivolse ad altri quattro soldati. Voi due sorvegliate l'ingresso
di servizio. Voi altri invece presidiate la porta principale.
L'osteria si trovava nello scantinato di una palazzina a due
piani. Era frequentata da pellegrini e viandanti. Scesi tre gradini,
Gianluigi si accorse che i forestieri sedevano alla sommit
di un lungo tavolo, riconoscibili dalle piume colorate sui cappelli.
Presero posto dall'altro lato con fare indifferente. L'aria era impregnata
dall'odore di fumo, di sudore rancido e di vino a buon
mercato. Ordinarono all'oste lo stufato freddo. Gli avventori non
facevano troppo caso a loro: avevano appena finito il pranzo e
stavano chiacchierando; altri giocavano a carte e a dadi.
Gianluigi drizz le orecchie, sembravano avere un accento romanesco.
Il tono alto della voce degli altri commensali gli impediva
di sentire cosa si dicevano, se non cogliendo alcuni brani:
alla parola Codogno cap che erano loro gli assassini dello Spagnoletto e del Malvicini.
Fece un cenno ai suoi soldati. Si alzarono insieme con le armi
in pugno, ma Darcelli urt inavvertitamente l'oste alle sue spalle
e lo butt per terra con i loro piatti di stufato.
Gli avventori romani si resero conto dell'agguato e balzarono
in piedi a spade sguainate. Alla luce delle torce le loro lame brillarono, pronte a incrociarsi.
Cosa volete da noi? fece quello che sembrava il capo della
banda: un tipo smilzo, dall'aspetto agile come quello di una faina
affamata pronta ad attaccare.
Sono il capitano Confalonieri. Vogliamo solo condurvi a Piacenza
per accertamenti sulla vostra identit.
Il capobanda gli lanci un pugnale nascosto nella manica della
giubba: gli sfior la guancia con un sibilo e si and a conficcare
contro un palo di sostegno.
Darcelli e i soldati si lanciarono sui complici dell'uomo nel
tentativo di disarmarli e ne scatur una violenta rissa: volarono
panche, suppellettili, e nel caos i presenti scapparono bestemmiando
dalla porta principale; oppure si rifugiarono dietro il
bancone assieme all'oste e alla sua famiglia.
Gianluigi par con la base della spada un fendente verticale
del capobanda, poi rotol a terra e ne schiv un altro: il colpo
impatt sul bordo del tavolo e provoc una nuvola di schegge.
L'uomo scivol sul pavimento unto e Gianluigi cal la spada
dall'alto in obliquo sulla spalla: ma il suo avversario schiv il sibilo
della lama e anche quel colpo fin sul bordo della tavola.
Il capobanda si rialz e si mise in guardia. Gianluigi si domand
quale fosse il suo punto debole: teneva la spada a un'altezza
media, senza lasciare scoperta n la parte alta n quella bassa del
corpo. Si coordina bene, abbiamo pi o meno la stessa forza.
Devo tenere una posta breve: per il minor tempo di reazione, la
breve distanza  la strategia migliore... L'unico modo per batterlo
 quello di sbilanciarlo.
Decise di provare con un montante. Sollev da terra la spada
e, mantenendo il corpo di tre quarti per coprirsi il fianco sinistro,
acceler con tutto l'avambraccio un movimento rotatorio per
non far capire all'avversario dove intendesse colpire. Per confonderlo
ulteriormente, si muoveva con passo laterale.
Il capobanda era furbo, lo fissava negli occhi: se avesse preso
l'iniziativa, avrebbe lasciato anche lui il fianco scoperto. Non riusciva
a capire se il capitano volesse sferrargli un colpo in orizzontale
o uno verso l'alto in obliquo.
Gianluigi pass all'attacco e sferr un montante di taglio,
dall'altezza dell'inguine fino alla gola.
Era cos rapido che quello arretr in modo scomposto per non
farsi aprire in due come un capretto. Intercett la spada di Gianluigi
in basso e i ferri stridettero come i freni di una carrozza. La lama
del capobanda si alz e apr il busto a favore della stoccata di Gianluigi,
che lo colp di punta sulla spalla destra e gli fece cadere a terra l'arma.
Anche i suoi soldati ebbero la meglio su quella squadraccia,
addestrata alla spada ma non al combattimento corpo a corpo. Li
disarmarono e li immobilizzarono faccia a terra.
Alzati! ordin Darcelli al capobanda. Chi sei?
Quello sput un grumo di sangue. Mi chiamo Simone Luciani.
Si tampon con una mano la ferita alla spalla che aveva
imbrattato tutta la camicia. Che volete da noi?
Cosa ci fate qui?
Siamo dei commercianti di stoffe. Ci stavamo recando a Pavia
per affari.
Luciani,  vostro quel cavallo con la mezzaluna sulla groppa?
gli chiese Gianluigi.
Si scambiarono uno sguardo senza dire altro: entrambi avevano
capito.
Con uno scatto, l'uomo cerc di divincolarsi dalla presa di
Darcelli in un ultimo, disperato tentativo di fuga; ma lui gli tir
due calci dietro le gambe per farlo cadere a faccia in gi, gli premette
il ginocchio sul collo e gli immobilizz il braccio dietro la
schiena.
Parla, chi  il tuo capo? gli intim Gianluigi.
Luciani strinse i denti. Non so di cosa parlate.
Se non confessate, vi consegner alle guardie del governatore.
L'uomo abbass lo sguardo e si chiuse in un ostinato silenzio.
Se avesse parlato i Farnese lo avrebbero ucciso in ogni caso.
Fate come volete, vi condurremo in prigione: l usano strumenti
molto efficaci per tirar fuori la verit.
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CAPITOLO 20.
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LA CONFESSIONE.
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Piacenza 1548.
Dopo aver chiesto al governatore Manrique di assistere all'interrogatorio
dei sicari, Gianluigi era tornato alla carica per ottenere
l'abolizione della nuova legge che imponeva anche ai nobili
di girare disarmati a Piacenza. Fino a quel giorno le sue lettere di
richiesta non avevano sortito alcun effetto, ma ora si trovavano
assieme davanti alla cella dei sicari: la prova tangibile di quel pericolo.
Signor governatore, se l'agguato fosse avvenuto in citt ci
avrei rimesso la vita.
Manrique si gratt la folta barba grigia. Chi pensate sia il
mandante?
Temo la vendetta dei Farnese. Eccellenza, le chiedo nuovamente
il permesso di poterci muovere con le armi per la nostra
sicurezza. Anche a nome di Anguissola, Landi e Pallavicino.
Solo in quel momento Manrique si rese conto che poteva succedere
di nuovo: quegli uomini erano sotto la sua giurisdizione,
se fossero stati uccisi l'imperatore non glielo avrebbe perdonato.
Ho introdotto questa legge per impedire liti feroci, in cui spesso
le conseguenze sono mortali, ma al liberatore della patria non
posso certo dire di no.
Manrique se ne and e Gianluigi entr nella cella.
Luciani, a confessare siete ancora in tempo: maledizione,
parlate!
Non ho nulla da dire. Ve lo continuo a ripetere, sono innocente!
Allora non ci rimane altro da fare.
Gli aguzzini aprirono la porta della prigione e legarono le
mani e i piedi del prigioniero a un tavolaccio. I suoi complici
erano alla catena su anelli fissati alle pareti nella stessa stanza per
poter assistere alla tortura.
Parla e potrai sperare nella clemenza del giudice! intervenne
Darcelli.
Tutto inutile. Gianluigi gli indic le cicatrici sul petto. Il
suo silenzio  frutto di un lungo addestramento.
Darcelli annu. Avete ragione, capitano. Avvicin la torcia al
prigioniero e illumin le lunghe linee trasversali, residui di centinaia
di frustate.
Gianluigi era consapevole che non avrebbe cavato nulla da
quell'uomo. Luciani, non ci date altra scelta. Diede ordine agli
aguzzini di procedere con la tortura.
Il boia prese un grosso imbuto, sal sul tavolo e immobilizz la
testa di Luciani con le cosce possenti. Apri 'sta cloaca!
Luciani serrava i denti, non aveva nessuna intenzione di cedere.
Un aguzzino gli diede una bastonata sulla pancia; lui mugol
dal dolore, ma rimase a denti stretti. Dopo la terza, violenta bastonata,
esplose in un urlo terrificante e il boia gli cacci in gola
l'imbuto di ferro.
Per Dio, come fa a resistere not disgustato Darcelli. Sembra
di assistere a uno stupro, con quel ferro infilato a forza in
bocca.
L'altro aguzzino prese una brocca e cominci a versare lentamente
l'acqua. Luciani mordeva con forza il beccuccio dell'imbuto.
La sua pancia inizi a gonfiarsi come la vescica di un bue
riempita d'aria. Sentiva lo stomaco pronto a scoppiare.
Reo, confessa, chi  il tuo padrone? gli intim Gianluigi.
Siamo innocenti! urlavano gli altri complici, per far capire a
Luciani di non parlare. Siamo innocenti!
Simone aveva gli occhi fuori dalle orbite, eppure resisteva. Il
boia continuava a versare l'acqua, fino a far gonfiare la sua pancia
come quella di un cane in putrefazione.
Ti decidi a collaborare? insistette ancora Gianluigi. Confessa
e potrai sperare nella mia clemenza!
Neppure questa volta Luciani parl. Il suo respiro era affannoso:
lo stomaco dilatato schiacciava i polmoni contro la gabbia toracica.
Il boia ordin ai suoi aiutanti di slegarlo: il prigioniero sent il
sangue scorrere di nuovo nelle vene; le mani gelide tornarono ad
avere un minimo di tepore.
Ma quel benessere dur poco.
Gli aguzzini lo legarono a pancia sotto. Lo stomaco, pesante
come un macigno, comprimeva cuore, polmoni, fegato, milza,
vescica: un dolore insopportabile. Url con quanto fiato aveva in
corpo e il respiro si fece ancora pi affannoso; il suo cuore voleva
battere impazzito, ma aveva il ritmo lento delle campane che
suonano a morto.
Va bene, basta... Vi prego, tiratemi su. Parler...
I torturatori lo slegarono. Simone cadde in ginocchio e vomit
sulle pietre del pavimento.
Che fine ha fatto lo Spagnoletto? gli domand Gianluigi.
Lo abbiamo ammazzato. Luciani si pul la bocca con il dorso
della mano. Troverete il suo cadavere sulle sabbie del Po, nei
pressi di Pizzighettone.
Avete riservato la stessa fine anche a Malvicini, vero?
L'uomo annu. Lui era riuscito a fuggire, ma lo abbiamo raggiunto
e giustiziato.
La stessa sorte sarebbe capitata a me? Per questo vi aggiravate
nei dintorni di Calendasco?
Non aggiunse altro. Appariva stremato, sul punto di svenire.
Gianluigi gli assest due manrovesci, lo prese per le spalle e cominci
a scuoterlo per non fargli perdere i sensi. Domineddio,
parla: voglio sapere chi ti ha ordinato di uccidermi!
Ottavio... Ottavio Farnese. Ci ha assoldati per farvi fuori.
Lo sapevo, lo sapevo! Gianluigi lasci andare Luciani e batt
i pugni sul tavolaccio. Verrete tutti impiccati per i vostri delitti,
cos anche Farnese si accorger di quanto sia difficile uccidermi!
Il boia riport l'assassino in cella; i suoi complici lo guardarono
come se volessero sbranarlo per avere condannato a morte
anche loro.
Uscito dalla prigione, Gianluigi avvert un senso di oppressione
sul petto: si appoggi con le spalle al muro e riprese fiato. Gli
girava la testa, il cortile gli apparve dilatato e pronto a inghiottirlo
come le fauci del demonio.
Capitano, cosa vi succede? Darcelli era allarmato: non lo
aveva mai visto cos sconvolto.
Gianluigi aveva la bocca arida, faceva fatica a parlare. Mi sento
solo, incapace di controllare questa situazione. Tu e gli altri
soldati ci siete sempre, ma mi pare di essere un bersaglio mobile.
Darcelli lo prese sottobraccio e lo aiut a montare a cavallo.
Non vi angustiate, capitano. Vi difenderemo a costo della
vita.
Sai, Darcelli, quello che pi mi tormenta  di aver tradito la
fiducia di mia moglie, di aver perso il suo amore. Partirono al
galoppo verso Porta Milanese. Non farlo mai con la tua: promettimelo.
Capitano, ve lo giuro sul mio onore di soldato.
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CAPITOLO 21.
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IL RITORNO.
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Castello di Celleri, Piacenza 1548.
Il castello Confalonieri di Celleri sorgeva al confine tra la
pianura e la collina, seminascosto dall'ombra dei carpini. Le vivaci
acque del torrente Vezzeno alimentavano il fossato, limpido
e profondo. Le quattro torri a strati di pietra e di mattoni
avevano una forma irregolare, segno che erano state costruite in
epoche diverse. Quella pi antica posta a est, tozza e quadrata,
aveva ospitato i fuoriusciti guelfi piacentini ai tempi della lotta
tra le fazioni cittadine. La pi recente sul lato ovest, alta e tonda,
permetteva di vedere oltre la difesa naturale della fortezza: un
promontorio ripido e scivoloso. I due torrioni rettangolari a nord
e a sud erano simili, con i merli a coda di rondine.
Elisabetta preferiva abitarci d'estate, quando la brezza proveniente
dai colli piacentini raffreddava le pareti del castello. Sfuggiva
cos alla canicola della vasta area pianeggiante, che caratterizzava
il territorio da quando la foresta aveva ceduto spazio ai vasti
pascoli per il bestiame.
Anni prima, come dono di nozze, Gianluigi le aveva regalato
la cappella dedicata a san Corrado, edificata nella torre grande.
Ci potevano stare al massimo otto persone, ma proprio la sua
dimensione cos contenuta invitava al raccoglimento.
Elisabetta stava sistemando dei garofani rossi sul piccolo altare.
Come assomiglia al frate che mi ha salvata dalle acque.
Osserv il ritratto del Santo: un uomo anziano dalla lunga barba
bianca, scalzo, con indosso il saio francescano. Aveva nella mano
sinistra il breviario e nella destra il bordone. I suoi occhi neri avevano
un'espressione saggia, il volto era sorridente. Sullo sfondo si
intravedeva una valle attraversata da un fiume.
Sent scalpitare un cavallo in cortile, il battito del suo cuore
si fece pi forte. Si affacci dalla finestrella della torre: Gianluigi
stava consegnando allo stalliere le briglie del suo destriero, cos
stremato che il manto schiumava.
La raggiunse nella cappella. Elisabetta, che gioia immensa rivederti!
Si abbracciarono con pudico trasporto, come la prima volta,
quando lui le aveva chiesto di sposarla. Quanto tempo  passato,
non credevo pi che tornassi. Affond il viso fra i suoi capelli
sciolti, profumati di mughetto. Sei qui per l'ultimo saluto a zia
Laura? Mi ha sempre chiesto di te e dei ragazzi in questi mesi.
Elisabetta riconobbe il suo pentimento in quel trasporto sincero,
ma si stacc da lui e gli appoggi una mano sul petto. Ho saputo
di tua zia e ne sono addolorata, ma non  questo il motivo.
Cosa ti ha riportato qui? La sua speranza non voleva arrendersi
alla rassegnazione.
Lei gli sorrise dolcemente. Sai, questi mesi di lontananza mi
hanno permesso di riflettere, eppure non arrivavo mai a nessuna
conclusione. Si allontan di qualche passo per mantenere la lucidit.
Continuavo a provare solo risentimento verso di te.
Gianluigi abbass la testa. Hai ragione, lo ammetto. Solo ora
me ne rendo conto. Ti chiedo perdono.
Dalle sue parole traspariva angoscia: Elisabetta si accorse che
qualcosa di terribile lo tormentava. Cosa ti  accaduto?
Hanno cercato di uccidermi.
Oh, Santa Vergine! Sei rimasto ferito?
Non nel fisico, ma nell'anima. Ho sbagliato tutto nella mia
vita. Sono stato un idiota a non averti ascoltato.
Chi ha tentato di ammazzarti?
I sicari di Farnese...
Li avete presi?
S, torno ora da Piacenza. Li hanno impiccati in Torricella.
Una fine orribile, Dio li perdoni. Hai rischiato di morire...
lo tocc sulle braccia, sulla schiena e sui fianchi, come per accertarsi
della sua integrit. Il dolore che avrebbe provato tornando a
casa senza trovarlo, si manifest in lei con quella lampante certezza
data dal rischio della perdita. Lo strinse forte.
In quell'abbraccio, Gianluigi non si sent pi solo. Dentro di
s si accese la speranza. Come lo hai capito?
Si sedettero sulla panca davanti all'altare, tenendosi le mani.
Da un segno che mi ha dato san Corrado. Il suo tono sereno e
l'espressione pacata del viso facevano trasparire l'armonia dell'anima.
Se ami davvero qualcuno lo devi lasciare libero di fare le
sue scelte.
Anche se sono sbagliate?
S, ma solo se poi sapr mutare vita quando riconosce le sue
colpe e i suoi errori.
Tu pensi che io ne sia capace?
Non lo penso. Lo so, perch ti amo.
Gianluigi prese dall'altare un garofano, simbolo dell'amore
nuziale, e lo porse alla sua sposa. Si mise in ginocchio davanti
a lei e le baci la fede. Si alzarono e rinnovarono i voti del loro
matrimonio davanti a san Corrado.
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SECONDA PARTE. 1555 - 1564.
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CAPITOLO 22.
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LA CONTA.
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Castello visconteo, Pavia.
Darcelli, non  la prima volta che entriamo nella fortezza
disse Gianluigi. Eppure oggi le sue mura mi sembrano pi ostili
del solito.
Mi avete insegnato voi che non esistono castelli inespugnabili.
Sono convinto per di una cosa: se non impedivamo a Farnese
di terminare quello di Piacenza, l non entravamo di certo.
Questo ossessionava anche i miei complici, il principale motivo
che mi ha spinto a dare retta all'Anguissola. Fece una pausa
e pens a come il loro mondo fosse cambiato. Per espugnare i
manieri, un tempo l'assedio era la strategia migliore; oggi si usano
bombarde, cannoni, e quando le mura sono troppo spesse basta
corrompere un castellano compiacente. Anche i soldati non sono
pi gli stessi: ora si prende un contadino e in una settimana gli si
insegna a usare pistola e archibugio. Prima ci volevano anni per
diventare un bravo arciere.
Darcelli annu. Il suo capitano alternava momenti come quello,
in cui era loquace, ad altri in cui il timore di cadere in un'imboscata
dominava i suoi cupi pensieri e diventava triste e avvilito.
Non riconosco il verso di questi uccelli, fra il fischio e il gracchiare
gli disse per distrarlo.
Sono pappagalli fuggiti dalle gabbie dell'Anguissola. Fanno i
nidi nelle buche pontaie. Sono litigiosi come corvi e cornacchie,
ma molto pi belli con quel loro piumaggio dai colori accesi.
Sotto il porticato del vasto cortile, Gianluigi consegn le redini
al suo aiutante. Ogni volta che vado da lui mi sembra di entrare
nella tana del lupo, anche se ormai non morde pi.
Volete che salga con voi?
Non ce n' bisogno, rimani pure qui salt gi dalla sella e si
diresse verso gli appartamenti di Anguissola. Sal con calma i gradini
della larga scalinata, anche se le pessime notizie da Piacenza
lo avevano reso irrequieto.
L'Anguissola si alz dallo scanno tappezzato di velluto. Mio
caro Gianluigi, permettimi innanzitutto di ringraziarti. Da quando
ti occupi della sicurezza di Pavia, i cittadini si sentono molto
pi sicuri. Appariva affabile nonostante il solito tono basso della
sua voce.
Gianluigi non credeva pi a quelle lusinghe, che avevano devastato
la sua famiglia. Lo lasciavano indifferente. D'ora in poi,
saremo noi a doverci occupare della nostra di sicurezza. Si chin
e accarezz il cucciolo di molosso, che si era alzato dalla cuccia
accanto al camino per fargli le feste.
Cosa intendi dire? Anguissola ostentava interesse. Roldano,
vieni qui, non dare fastidio al nostro ospite.
Il cucciolo, alzatosi su due zampe, cercava di leccare sul viso
Gianluigi, che sorrideva senza scansarsi da quella spontanea manifestazione
di affetto. Il ritorno di Ottavio a Piacenza  ormai
imminente. Gli anziani della citt si sono gi premuniti: ieri hanno
fatto rimuovere la targa che a palazzo comunale ricordava la
nostra impresa.
Anguissola appariva sorpreso. Da quando sono governatore
qui non mi tengo al corrente di quanto accade in citt afferr
Roldano per il largo collare di cuoio. Racconta.
Pare che Farnese e l'imperatore abbiano stipulato un trattato:
godremo dell'immunit per sei mesi dal ritorno del duca a Piacenza,
in attesa del processo a nostro carico.
Roldano non ne voleva sapere di rimettersi a cuccia; si sedette
accanto allo scanno di Gianluigi, sperando in qualche supplemento
di attenzioni.
Come per darci il tempo di fare armi e bagagli. L'esito del
processo  scontato, impossibile tornare in citt riflett a voce
alta Anguissola. Io mi sono gi preso un'archibugiata da quel
maledetto sicario di Cesena, Rinaldo! Rondinello alz a fatica
il braccio. L'ho scampata per un pelo. ma la spalla mi duole
ancora.
Io e te siamo gli unici superstiti. Dobbiamo cercare di non
fare la stessa fine dei nostri compagni. Non si tratta pi di vivere,
ma di sopravvivere... Ti ricordi? Il primo a venire ammazzato 
stato Girolamo.
Intendi lo Scipioni, Girolamo Pallavicino?
S, proprio lui. Appena un anno e mezzo dopo il fatto.
Anguissola infilz una polpetta con una forchettina d'argento
e la offr a Roldano per attirare la sua attenzione. Provava gelosia
verso l'ospite per le feste del suo cane: non si mosse neppure
quando entr il valletto con due coppe di vino sul vassoio. Beh,
lui e il fratello Alessandro se la sono cercata. Lo Scipioni era stato
ucciso da quel tale, come si chiamava... Ah s! Un suo omonimo:
Girolamo Maggiolino, un milanese, vicario del pretore di Piacenza
nella rocca di Cortemaggiore. Ma quelli erano motivi legati al
gioco d'azzardo e alle donne.
Gianluigi prese la sua coppa di vino. E tre anni dopo fu la
volta del fratello.
Ora rammento, ma lui fu condannato a morte dal marchese
di Marignano. Lo accusava di aver introdotto delle vettovaglie
durante l'assedio di Parma.
Gianluigi si accorse che l'Anguissola, per paura di essere il
prossimo della lista, ne aveva depennato i nomi. Per loro la vendetta
di Ottavio non centra direttamente, ma sono stati comunque
raggiunti dalla sua maledizione. Gratt sulla testa Roldano
per non lasciarlo andare via. Qualche mese fa per c' riuscito.
Camillo Pallavicino degli Scipioni  stato ucciso da sicari mascherati
ad Anversa. Poi hanno avvelenato Agostino Landi, malato di
gotta e ben protetto nel suo castello.
Anguissola sghignazz. Al guercio ben gli sta.
Il principe - sottoline Gianluigi per ribadire il titolo dell'amico
defunto - si era pentito di aver partecipato al complotto.
Per sgravare l'anima sua, nel testamento ha lasciato quattromila
scudi agli eredi Farnese, ma non gli  servito a nulla. Adesso Ottavio
vuole togliere il principato di Bardi ai suoi eredi legittimi.
Anguissola appariva disgustato. Ho fatto proprio bene a rinunciare
alle misere terre che l'imperatore voleva rifilarmi; ora
vender ai Farnese anche quelle che mi rimangono e non avr pi
nulla a che fare con quella maledetta citt.
Fammi finire Gianluigi era alterato da quel superficiale disinteresse.
L'unico finora morto nel suo letto  il marchese Gerolamo
Pallavicino. Il marito di Camilla  deceduto un paio di
mesi fa a Cortemaggiore. Per cause naturali, dicono, ma io non
ci credo.
Siamo proprio rimasti solo noi due... Ma prima di andare
all'inferno ho intenzione di rimanere ancora a lungo su questa
terra. Anguissola butt gi l'ultimo sorso di vino. Da quanto
mi dici, qui a Pavia non sono al sicuro: troppo vicino al ducato.
Penso di accettare la carica di governatore a Como.
La tua  una saggia decisione. Meglio avere a che fare con gli
Svizzeri.
Tu cosa intendi fare? In fondo sperava che Gianluigi andasse
con lui.
Chieder a Elisabetta, lo decideremo insieme.
Al momento dei saluti, il cucciolo segu Gianluigi.
Nemmeno lui vuole restare con me comment sarcastico
l'Anguissola. Portalo pure via.
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CAPITOLO 23.
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CHI ARRIVA, CHI PARTE.
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Piacenza 1555.
Trascorsi dieci anni di assenza da casa, il marchese Paveri Fontana
era appena tornato da Bruxelles. Da quando aveva perso i
genitori a poca distanza l'uno dall'altro, aveva preferito non tornare
a Piacenza neppure per le feste di Natale.
La mobilia tirata a lucido gli sembrava la scenografia della sua
vita passata, nascosta fino a quel momento da un pesante sipario.
Nonostante i ricchi arredi, l'appartamento gli sembrava vuoto,
indenne al trascorrere del tempo.
Lui invece era cambiato: alla corte di Carlo quinto, il ragazzo solo e
spaurito aveva ceduto il posto a un uomo scaltro e cinico, cordiale
all'apparenza, ma disposto a tutto per soddisfare le proprie ambizioni.
Ora aveva voglia di vivere nella sua citt, farsi una famiglia,
seguire i suoi investimenti terrieri, pur non tralasciando il suo
redditizio impegno nei Paesi Bassi.
Si assop sulla poltrona vicino alla finestra per sconfiggere la
sgradevole sensazione di irrequietezza che lo prendeva nei momenti
di noia. Il manto nevoso caduto abbondante attutiva i rumori
delle carrozze e dei passanti. Si svegli quando da una casa
vicina sent qualcuno suonare il liuto: riconobbe la Fantasia del
maestro Francesco da Milano. Questa musica colora il grigio
del mio umore di oggi. Si lasci andare alla melodia e chiuse gli
occhi. Terminata l'esecuzione, un caloroso applauso provenne da
quella casa. Anche lui fece lo stesso.
Due amici di vecchia data lo raggiunsero per salutarlo. Giovanni,
chi applaud? gli chiese Buonvicino.
Il marchese si alz dalla poltrona e ravviv la fiamma nel camino
con un nuovo ceppo d'olivo. Non prendetemi per matto,
ma ho sentito suonare il liuto in modo eccellente da una casa in
questi paraggi.
Buonvicino, anche noi abbiamo sentito della musica per strada.
Da dove proveniva? gli chiese l'altro, che si chiamava Lelio.
Da palazzo Confalonieri. So che la figlia del conte suona il liuto.
La figlia di Gianluigi, quello della congiura? gli domand
incuriosito il marchese.
S, proprio lei. Buonvicino sgranocchiava un mostacciolo.
Mi pare si chiami Ortensia. Saranno in citt per le feste.
Paveri Fontana riceveva gli inviti a tutti i matrimoni pi importanti
della citt, ma non ne aveva mai ricevuto nessuno da
Gianluigi; quindi la figlia non era sposata. Sapeva anche che quella
sera, come tutta la nobilt, i Confalonieri si sarebbero recati in
Duomo a mezzanotte per la messa della vigilia. Il conte non 
in una buona posizione, lo mette in seria difficolt il ritorno dei
Farnese a Piacenza.
Corre voce che dovr andare in esilio gli conferm Buonvicino.
Lelio era stupito. Sai sempre tutto di tutti, ma come fai?
Se tu venissi in citt qualche volta, invece di startene sempre
rinchiuso a Passano, saresti pi informato.
Touch.
Poveraccio - aggiunse Buonvicino -  considerato un eroe,
ma non si  certo arricchito con la morte del duca. Pare che non
navighi in buone acque.
Il marchese non voleva mostrarsi troppo interessato: era abituato
a raccogliere informazioni e poi utilizzarle ai suoi fini, senza
far trasparire i suoi pensieri. Si sgranch braccia e gambe. Prima
che faccia buio, andiamo a fare una cavalcata in mezzo alla neve.
Oggi il viaggio  stato estenuante, ho voglia di muovermi.
A poca distanza dall'abitazione del marchese non si respirava
certo aria di festa. Elisabetta e Gianluigi dovevano mettere i figli
al corrente delle loro decisioni: il futuro non era da discutere, ma
solo da organizzare.
Gianluigi rimaneva incantato da sua figlia: non riusciva a credere
di aver dato vita a una fanciulla dalla bellezza cos disarmante
e dall'intelligenza tanto vivace, forgiata dalla cultura umanistica.
Aveva ricevuto molti complimenti dagli invitati al concerto di
Ortensia e questo l'aveva oltremodo inorgoglito.
Con Camillo aveva assecondato la sua passione per la terra acquistando
dei vitigni: aveva la vocazione del proprietario terriero,
non dell'uomo d'arme. Questo lo confortava. Dai miei errori ha
cercato di costruirsi un'identit lontana dalla mia. Per questo 
migliore di me.
Gianluigi si cal nel suo ruolo di padre. Miei cari figli, non
voglio tenervi sulle spine. Col ritorno dei Farnese a Piacenza cambieranno
molte cose. Devo rifugiarmi con vostra madre a Milano
e accettare il ruolo di capitano di giustizia che mi ha proposto il
governatore.
Ortensia stava lisciando il pelo a Roldano con una spazzola dal
manico d'argento. In futuro quel gesto le avrebbe sempre ricordato
le parole del padre: la strappavano dall'et della spensieratezza
per calarla in quella delle responsabilit di donna. Padre mio,
vi prego, rimanete qui. Si butt tra le sue braccia. Non voglio,
non voglio. Singhiozzava pur sapendo che le lacrime non possono
cambiare il corso delle cose, ma rappresentano solo un amaro
sfogo di fronte all'ineluttabilit del destino.
Ti prego, cara, sii forte.
Potrei venire anche io a Milano?
No purtroppo, dobbiamo muoverci con prudenza. La nostra
dimora milanese deve rimanere segreta: se i Farnese la scoprissero,
cercherebbero di farmi fuori.
Avete ragione, padre, scusatemi. Non ci avevo pensato.
Camillo cap che da quel momento gli affari di famiglia li
avrebbe dovuti seguire da solo, anche se non era maggiorenne.
I suoi genitori lo avevano preparato a questo, ma non si sentiva
ancora pronto. Padre, dite che sar capace di portare avanti i
nostri interessi?
Certamente, puoi contare sui nostri mezzadri. Fai affidamento
anche sui Landi e sui Zanardi: sono nostri amici, ti possono
dare ottimi consigli. E poi tua madre e io ci siamo sempre.
Ortensia si asciug le lacrime. Quando partirete?
Alla fine di febbraio. Abbiamo ancora un po' di tempo da
trascorrere insieme.
Elisabetta cerc di farsi coraggio, ma il pensiero del distacco
dai suoi figli era cos doloroso che si era imposta di non pensarci
fino al momento dei saluti. Bisogna avere fede, le cose prima
o poi cambieranno. Venite qui. Li strinse forte come quando
erano piccoli. Nonostante fossero cresciuti, erano ancora insicuri
come due puledri che avevano appena imparato a correre.
Quella notte la Cattedrale era gremita da cos tanta gente che
non si vedevano le strisce di marmo bianco e nero del pavimento.
Centinaia di ceri, posti nei candelieri vicino alle colonne e sull'altare
maggiore, illuminavano a giorno le volte gotiche.
Il marchese si trovava con i suoi familiari nelle prime file, sotto
la cupola della navata centrale. Suo zio Piermaria aveva sostenuto
la congiura e conosceva bene il capitano Confalonieri. Presentamelo:
voglio stringere la mano al liberatore della patria.
Durante la messa, Giovanni era impaziente, ma non lo dava a
vedere: sapeva nascondere molto bene le sue emozioni anche con
i familiari. Al termine della cerimonia, fu coinvolto da una serie
di interminabili convenevoli con le autorit cittadine. Sto sprecando
tempo prezioso, i Confalonieri forse se ne sono gi andati.
La folla cominci finalmente a defluire e suo zio gli indic un
uomo poco distante da loro. Si avvicinarono a Gianluigi: stava
osservando la cupola assieme a un giovane, che sembrava essere il
figlio, e da un paio di guardaspalle.
Al termine delle presentazioni, Piermaria Paveri Fontana indic
la volta. Un po' spoglia, vero?
Caro amico, corre voce che la vogliano affrescare, ma chiss
quanto tempo passer ancora.
Dalla voce di Gianluigi, Giovanni colse una sfumatura rassegnata,
come se fosse sicuro che non avrebbe fatto in tempo a
vedere i lavori terminati. Gli sembr un uomo ancora atletico,
nonostante dovesse aver superato la quarantina; teneva lunghi i
capelli grigi e portava la barba corta. Di Ortensia neanche l'ombra.
Capitano, cosa vorreste che venisse raffigurato sulle vele della
volta?
Mi piacerebbero i profeti. Lo trovo un soggetto originale.
Forse servirebbe a ricordare che nessuno  profeta in patria.
Ne avete ricevuta dimostrazione?
Il marchese colse la palla al balzo. La fredda accoglienza che i
nostri concittadini mi hanno riservato oggi. Ho deciso di tornare
a vivere a Piacenza, ma stasera nessuno si  dimostrato ospitale
con me. Non era vero, ma voleva suscitare un'amichevole comprensione
nel padre di Ortensia.
La societ di oggi  invidiosa e chiusa - gli disse Gianluigi -
ma sono sicuro che saprete farvi ben volere. Quel giovane cos
schietto e deciso gli aveva ricordato come era lui alla sua et.
Grazie, capitano. Le vostre parole mi confortano.
Uscirono insieme dalla cattedrale. C'era la luna piena, alcuni
grandi bracieri rischiaravano ulteriormente la notte tersa e riscaldavano
alcuni mendicanti vestiti di stracci che a turno chiedevano
l'elemosina.
Padre! Padre! si sent chiamare Gianluigi sul sagrato.
Mia cara, ma dove eri finita?
Scusatemi, ero nella cripta con gli Arcelli.
Sbrighiamoci, tua madre ci sta gi aspettando in carrozza.
Ortensia si sollev il cappuccio della mantella azzurra. Il marchese
pens che, se Raffaello l'avesse vista, le avrebbe chiesto di
posare per lui. Assomiglia alla Madonna della Seggiola.
Gianluigi present la figlia ai Paveri Fontana con quella protettiva
fierezza di ogni genitore.
Il marchese si fece avanti. Contessa, oggi per caso eravate voi
a suonare la Fantasia con il liuto?
Ortensia apparve stupita. S, ero io. Mi avete ascoltata?
Per caso. Abito vicino a voi.
Come vi  sembrata la mia esecuzione? Non le avrebbe detto
la verit, ma era incuriosita dalla scelta delle parole che il marchese
avrebbe utilizzato nella risposta.
Sono stato rapito dal suono della vostra musica.
Siete troppo buono, mi lusingate. Ho ancora molto da imparare.
Il primo dell'anno organizziamo una mattinata in cui mia
figlia suona gli propose Gianluigi. Venite a trovarci assieme ai
vostri zii. Ora per dobbiamo proprio andare.
Il marchese accenn un inchino. Ne sar onorato.
Ortensia aveva un modo di fare schietto, non trovava in lei
quella leziosit che proprio non sopportava. Aveva conosciuto
molte donne: nobili, borghesi, cortigiane, sapeva come comportarsi
con loro; ma Ortensia lo aveva colpito dal primo istante, da
quando aveva sentito la sua voce limpida e allegra.
Desiderava rivederla. Aveva suscitato un nuovo entusiasmo in
lui, rimasto sopito per troppo tempo.
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CAPITOLO 24.
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IL CONCERTO.
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Castello di Calendasco, Piacenza 1556.
Il marchese scese dalla carrozza insieme allo zio. Il castello mi
sembra ben fortificato. Le mura in mattoni sono spesse, prive di
strati di pietra, e la torre circolare permette di sparare a trecentosessanta
gradi. Come quella voluta da Francesco Sforza per il
castello di porta Giovia. Gli avi dei Confalonieri lo hanno saputo
progettare nel modo migliore. Suo zio Piermaria aiut la moglie
a scendere. Sorge su una collina artificiale. Anche quando il Po
 in piena e la pianura intorno a Calendasco  alluvionata, loro
rimangono all'asciutto. Gianluigi ha provveduto all'edificazione
della torre, alcuni anni fa, ma non credo lo difender dalla confisca
dei Farnese.
Dal cortile salirono l'ampia scalinata, anch'essa in mattoni,
che conduceva al piano nobile. Qui li accolsero Elisabetta e Gianluigi;
intanto Camillo aveva gi preso in consegna altri ospiti.
Elisabetta era curiosa di conoscere il nuovo ospite: Ortensia le
aveva raccontato dell'incontro la notte di Natale, segno che era rimasta
piacevolmente colpita dall'attenzione del marchese. L'arrivo
di quel giovane poteva aiutare la figlia dall'imminente distacco.
Giovanni si prodig in un perfetto baciamano, n breve n
prolungato. Contessa, sono onorato dell'invito. Auguri per il
nuovo anno.
Auguri a voi. Mio marito mi ha detto che siete appena tornato
dalle Fiandre, avete intenzione di trattenervi a lungo in
citt?
Ho deciso di stabilirmi a Piacenza. Qui ci sono le mie origini.
Mi fa piacere. Si pu girare il mondo, ma non bisogna mai
dimenticare le nostre radici. Solo queste mantengono intatta la
nostra identit. Fece gli onori di casa a Piermaria e alla moglie.
Gianluigi, accompagna il nostro ospite in salone.
Gianluigi gli fece strada. Venite, da questa parte.
Capitano, non so come ringraziarvi dell'invito. Questa mattina
c' molta gente al concerto di vostra figlia.
Ho pensato di farvi conoscere un po' di amici. Non dimenticate
che noi piacentini siamo come i nostri palazzi: la facciata 
austera, ma l'interno  ricco e confortevole.
Almeno quel giorno, Gianluigi non voleva pensare ai suoi
guai. Quella forse era l'ultima volta che festeggiava l'anno nuovo
a Calendasco e non voleva pensarci.
Il salone era predisposto per il concerto; una trentina di sedie
erano allineate di fronte a un piccolo palco di legno, con due leggii
e due sgabelli. Dietro, un pesante tendaggio in velluto rosso
rendeva l'acustica migliore.
Gianluigi present il marchese agli altri invitati, che poi presero
posto in attesa del concerto. Quando tutti gli ospiti si furono
accomodati, sal sul palco.
Amici, grazie di essere intervenuti a questa matine per festeggiare
l'inizio del nuovo anno. Mia figlia Ortensia e mia nipote
Clara si esibiranno in una novit: Il concerto delle donne della
signora Maddalena Casulana.
Gli ospiti apparvero incuriositi: la Casulana era la prima donna
compositrice, beniamina dei Medici, che a Firenze l'avevano
beneficiata del loro mecenatismo.
Fecero il loro ingresso le due musiciste: entrambe portavano
la camicia bianca accollata, con ampie maniche per avere libert
di movimento, il corpetto di raso ocra e la gonna nera. Ortensia
teneva i capelli raccolti in una rete sulla nuca, la cugina aveva una
lunga treccia.
Il marchese Paveri Fontana sorrise a Ortensia, ma lei sembr
non farci caso. Prese lo spartito e lo appoggi sul leggio, poi un
valletto le porse il liuto che appoggi sulle gambe.
Nella sala si fece silenzio e lei cominci a suonare lo strumento
con grazia: le sue lunghe dita pizzicavano le corde dello strumento
con sicurezza. Poi, sporgendosi leggermente con il busto, fece
cenno alla cugina perch cominciasse a cantare. Il pubblico rimase
affascinato: quell'opera composta da una donna per le donne
aveva un coinvolgimento emotivo molto forte che raggiunse l'apice
a questo passaggio:
Morir non pu il mio cuore: ucciderlo vorrei,
Poi che vi piace,
Ma trar no si pu fuore dal petto
Vostr'ove gran tempo giace;
Et uccidendolo, come deso,
So che morreste voi,
Morrend' anch'io.
Al termine dell'esibizione ci fu uno scrosciante applauso. Le
signore erano commosse e intorno alle due musiciste si form un
capannello di persone desiderose di complimentarsi con loro. Il
marchese prefer attendere che quell'assembramento si dissolvesse
per poter parlare con Ortensia.
Finalmente lei gli porse la mano. Marchese, sono lieta di rivedervi.
Giovanni la sfior con un bacio: quel primo contatto gli acceler
il battito del cuore. Spero che questa volta siate soddisfatta
della vostra esecuzione. Mi  sembrata ineccepibile.
Ortensia abbass lo sguardo. Il marchese non le era indifferente.
Posso sempre migliorare, ma questa volta mi sono esercitata
parecchio.
Amate la perfezione?
Non di natura, ma per affermarci in qualunque campo noi
donne dobbiamo sempre dimostrare di valere pi di voi uomini.
Sapete la fatica che ha fatto Maddalena Casulana per dimostrare
di essere una validissima compositrice? Per si  presa la sua rivincita
nella dedica della sua opera a Isabella de' Medici. Leggete
queste righe. Ortensia indic la pagina dello spartito.
Il marchese si avvicin a lei e stabil in quella prossimit un
primo contatto. La Casulana scrive che con la sua opera vuole
di mostrar anche al mondo (per quanto mi fosse concesso in questa
profession della Musica) il vano error de gl'huomini, che degli alti
doni dell'intelletto tanto si credono patroni, che par loro, ch'alle Donne
non possono medesimamente esser communi. Siete d'accordo
con queste parole?
Nel modo pi assoluto disse convinta Ortensia. Se non
avesse lottato per affermarsi, oggi nessuno avrebbe vissuto le
emozioni che dona questa musica. Cosa importa se  creata da
un uomo o da una donna?
Le parole della Casulana sono molto forti, non ho mai sentito
nulla di simile, per sono d'accordo con voi. Quest'opera mi
ha commosso.
Ne sono lieta.
Posso farvi una richiesta?
Se posso, molto volentieri.
Suonereste ancora la Fantasia?
Se mio padre  d'accordo...
Vado subito a chiederglielo.
Gianluigi fu ben felice di accordare il suo permesso e cos il
marchese pot risentire quella musica che tanto l'aveva colpito.
Questa volta l'esecuzione di Ortensia fu perfetta: sper che fosse
un po' per merito suo.
La giovane si alz e ringrazi il pubblico per i nuovi, calorosi
applausi, ma il cielo minacciava un'altra nevicata e cos gli ospiti
furono costretti ad andarsene.
Questa musica  il pi bel regalo che abbia mai ricevuto le
disse Giovanni al momento dei saluti.
Ortensia gli porse la mano. Le emozioni che d la musica
valgono pi di qualsiasi dono materiale.
Quella notte, il marchese si sedette sulla poltrona vicino alla
finestra. Ancora gli sembrava di risentire le note della Fantasia
suonata da Ortensia per lui. Ripensava alla loro conversazione,
al gesto deciso ed elegante con cui si era sistemata il cappuccio
della mantella, alla sua bellezza raffaellita e a come era riuscita a
catturare la sua attenzione.
Si addorment cos. Alle prime luci dell'alba si svegli, la notte
aveva gi deciso per lui: Ortensia sarebbe diventata sua moglie.
So gi su quali sentimenti fare leva per farla capitolare.
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CAPITOLO 25.
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LA FESTA DEL PANE.
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Castello di Celleri, Piacenza 1556.
Al castello di Celleri, Elisabetta e Gianluigi avevano deciso di
istituire la festa per l'onomastico di san Corrado. In quell'occasione
volevano ricordare il suo miracolo della moltiplicazione dei pani, avvenuto
a Noto durante una spaventosa carestia. Ogni 19 di febbraio,
terminata la messa nella grande sala della torre, distribuivano assieme
a Isabella e a Ludovico Vistarmi pane bianco benedetto ai poveri.
Elisabetta indic soddisfatta le ceste vuote. Isabella, hai visto?
Non  avanzato nulla!
L'amica si sfior il naso con una mano ancora infarinata e starnut
con forza. Sono cos contenta di aiutarti. Da quando mi
hai fatto sapere che mio marito ha fra i suoi avi una donna come
Eufrosina,  un onore distribuire il pane assieme a voi. Si sistem
una ciocca di capelli rossi sfuggita alla reticella. Lei avrebbe fatto
lo stesso per ricordare suo marito.
Anch'io lo credo. Davvero aiuterai tu i miei figli a mantenere
viva questa tradizione quando non mi sar pi possibile?
Isabella l'abbracci con trasporto. Te l'ho gi detto, tu per me
sei come la sorella che non ho mai avuto.
Intanto Gianluigi e Ludovico stavano intrattenendo gli ospiti,
ben lieti di partecipare alla cerimonia. Raccontarono loro la storia
del Santo e della moglie.
Quando Ludovico sal in carrozza per tornare a casa, Isabella
not che scuoteva desolato la testa. Cosa ti succede?
Gianluigi. Sembra invecchiato in un colpo di dieci anni.
Lei annu. L'ho notato anche io. Cosa ne pensi?
Sono molto preoccupato per lui. Sistem la coperta sulle
gambe della moglie perch non prendesse freddo. Ieri mi ha chiesto
se avessi notato qualcosa di sospetto durante il viaggio, e oggi
mi ha detto di tenere gli occhi bene aperti. Teme un attentato.
Isabella sbarr gli occhi. Che Dio maledica i Farnese!
La strinse a s. Non preoccuparti, assolder delle spie per
capire se Gianluigi corre un pericolo imminente.
Quel giorno Elisabetta aveva notato che qualcosa non andava.
Gianluigi appariva assente, non trasmetteva il consueto entusiasmo
alla gente che gli stava intorno.
Cosa ti succede? chiuse il portone alle spalle di Isabella e
Ludovico. Oggi sembrava partecipassi a un funerale!
Mah, non capisco. Anzich concentrarmi sulle persone, su
quello che volevo raccontare, ero concentrato su di me: mi sembrava
di aver gi vissuto quei momenti.
Elisabetta lo guard stupita, non capiva. Ti riferisci alle passate
edizioni della festa?
Non proprio: era come se mi vedessi da fuori. Sapevo cosa
avrei detto o fatto qualche istante dopo.
Non ho mai sentito una cosa simile. Sei sicuro di sentirti
bene? gli mise il palmo della mano sulla fronte. Eppure non
scotti.
S, s mi sento bene. Passer le diede un bacio sul dorso della
mano. A proposito, bisogna che parliamo con Ortensia di
quella questione. Per cortesia, vai a chiamarla: vi aspetto nel mio
studio.
In attesa della figlia, Gianluigi tocc il dorso dei suoi libri nella
biblioteca, poi si guard intorno per fare un rapido inventario
di quadri, mobili, arazzi e tappeti che arredavano la stanza. Presto
non avrebbe pi rivisto quegli oggetti che rappresentavano la
storia della sua famiglia, ma lasciarli nel posto che occupavano
da centinaia d'anni lo confortava: sarebbero appartenuti ai suoi
discendenti. La continuit dava un senso alla sua esistenza guastata
dalla folle congiura a cui aveva partecipato. Temeva per la
sua vita, ma doveva pensare innanzitutto alla sicurezza economica
dei figli.
Eccomi, padre Ortensia era ancora allegra per la giornata
trascorsa.
Ti vedo contenta, figlia mia.
S, amo la festa del pane: mostrare misericordia verso il prossimo
mi alleggerisce il cuore.
C' una novit per te. Spero ti renda felice.
Di cosa si tratta?
Hai ricevuto una proposta di matrimonio.
Ortensia apparve incredula. Da parte di chi?
Giovanni Paveri Fontana.
Mi ha chiesto in sposa?
S, cara figliola le accarezz i capelli con dolcezza. Il marchese
proviene da una delle pi nobili e antiche schiatte. La nostra
famiglia e la sua sono sempre state amiche e alleate. Giovanni
ha ventisette anni, giusto nove pi di te. Vuole accasarsi e mi ha
chiesto la tua mano.
Ortensia doveva raccogliere le idee, saperne di pi. Quando
 successo?
Ieri ho ricevuto questa. Gianluigi tir fuori una lettera con
la ceralacca rotta dal cassetto dello scrittoio. Trovo che sia un
grande onore per te e per la nostra famiglia.
Ortensia non si sentiva all'altezza di un tale gentiluomo, uno
degli ambasciatori alla corte dell'imperatore. L'ho incontrato
solo due volte. Il marchese si  dimostrato molto gentile con me,
anche se pensavo aspirasse a una moglie di rango pi elevato, con
una dote ben pi cospicua della mia.
Di questo non ti devi preoccupare, lui sa che la tua dote  di
soli quattordicimila scudi imperiali. Con questi puoi comprare
una bella casa in citt, ma rispetto al loro patrimonio  sicuramente
insufficiente. Per Giovanni ha mostrato grande generosit,
a mio avviso segno del suo amore.
Lei era oltremodo confusa. In che senso, padre?
Nel caso tu accettassi la sua proposta, mi concede il diritto di
riscossione delle rendite che derivano da alcune sue propriet; per
i redditi andrebbero su un fondo a tua esclusiva disposizione.
Sono stupefatta da tanta prodigalit nei miei confronti. Ortensia
tormentava la lunga catena d'oro al collo provocando un
tintinnio familiare. Un sentimento che neppure sospettavo da
parte del marchese.
Devi credere di pi in te stessa. Al pari di tua madre, vieni
considerata una delle pi avvenenti e colte dame di Piacenza.
Ortensia cap che quel matrimonio poteva risollevare le dissestate
finanze della sua famiglia: era un modo per sentirsi utile,
di non pesare pi sulle spalle dei suoi genitori. Guard il padre.
Le appariva speranzoso che dicesse di s, come se quel matrimonio
fosse un dono dal cielo. Conosco appena il marchese, ci ho
parlato due volte... Come posso amarlo? Cerc conforto in Roldano:
la guardava con i suoi occhi carichi di quell'amore incondizionato
che anche lei desiderava dal suo futuro marito.
Elisabetta era rimasta in silenzio. Voleva cogliere cosa provava
sua figlia dalle espressioni del suo viso, dai suoi gesti e dalle sue
parole. Ortensia aveva ancora bisogno del suo aiuto e se ne rammaric,
perch fra poco si sarebbero separate. In lei convivevano
il senso di protezione e la risolutezza che, per aiutarla, doveva fare
in modo che si sentisse adulta.
Si alz dalla panca vicino alla finestra che dava sul cortile e le
si avvicin. Figlia mia, ascoltami. Tuo padre e io ci siamo sposati
per amore: prima di prendere una decisione affrettata, frequenta
il marchese, dai retta solo a quello che ti suggerisce il cuore la
strinse forte a s. Le contingenze esterne non devono influire
sulla tua scelta: ne va della tua felicit, la cosa a cui teniamo di
pi al mondo.
Gianluigi rimase in silenzio e ripose la lettera nello scrittoio.
Ortensia riflett qualche istante. Hai ragione, mamma, devo
prendere una decisione dettata solo da quello che provo. Rivedr
il marchese, cio volevo dire Giovanni, per capire se lo posso
amare. Non era convinta di queste sue affermazioni: le sembrava
avessero l'insipido sapore di una dichiarazione d'intenti. Da una
parte si sentiva lusingata da quella proposta di matrimonio, spinta
da un reale sentimento del suo pretendente; dall'altra non si
era mai innamorata, anche se sognava l'amore eterno come quello
di Eufrosina e Corrado.
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CAPITOLO 26.
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CORRISPONDENZA.
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Castello di Calendasco, Piacenza 1556.
Nei giorni successivi, Ortensia affianc la madre per sostituirla
negli affari di famiglia. Le mancava l'esperienza, non certo l'entusiasmo.
All'inizio i fattori e i mezzadri le prendevano le misure,
ma quando si accorsero del piglio deciso, ereditato da Elisabetta,
si fidarono di lei.
Quel giorno di maggio, a Piacenza si teneva la fiera dei cavalli.
Lei e Camillo si erano offerti di accompagnare il marchese,
che doveva acquistare alcuni esemplari da riproduzione per
ampliare la sua scuderia. In mezzo alla folla assiepata nei pressi
dei recinti in piazza Grande, Ortensia not come il marchese
si prodigava in saluti con chi incontravano. Ebbe l'impressione
che ci tenesse a farsi vedere assieme a lei, eppure non si sentiva
a suo agio.
Il marchese si ferm davanti a uno stallone arabo dal manto
nero. Guardate, Ortensia, questo esemplare  splendido!
S, ma il prezzo richiesto  esoso mormor Camillo. Altri
gentiluomini ci hanno gi rinunciato e il commerciante non 
disposto a scendere.
Giovanni soppes la scarsella con le monete d'oro appesa alla
cintura di cuoio. Non mi interessa, lo voglio lo stesso.
Fate come ritenete pi opportuno disse Camillo, che non
voleva entrare nei suoi interessi. Permetteteci per di tenerlo al
sicuro nelle nostre stalle a Calendasco, mentre le vostre vengono
completate. L c' sempre qualcuno a sorvegliarlo. Ortensia, sei
d'accordo?
Lei annu distratta. Avvertiva dentro di s una sgradevole sensazione,
come se il marchese avesse voluto a tutti i costi anche lei
come una giumenta di razza.
Il marchese accett di buon grado. Sulla via di ritorno per il
castello fermiamoci a Le bruciate. Voglio provare la mia nuova
cavalcatura.
Quando arrivarono a San Nicol, Camillo gli mostr i venticinque
ettari andati in fumo nell'incendio causato da san Corrado
prima della conversione, per stanare un grande cervo. La
traccia del rogo  rimasta solo nel ricordo che ci tramandiamo di
generazione in generazione noi Confalonieri. Prima, queste terre
erano cos come le vediamo noi.
Il paese era stato ricostruito, le viti avevano buttato le foglie
e i campi erano coltivati; il bosco di olmi, lecci e querce era ricresciuto.
Il marchese rimase colpito dalla vastit del territorio
coinvolto nel terribile evento.
Scesero da cavallo e Camillo gli mostr i grossi chicchi di alcune
spighe. Da dietro un cespuglio, qualcuno tir un sasso in
mezzo alla coltivazione e un grasso fagiano si alz in volo. La sua
fuga dur pochi istanti: venne colpito dal sibilo di una freccia
proveniente dal nascondiglio. Da l sbuc un ragazzino che si
impossess della preda.
Il marchese si lanci subito al suo inseguimento. Fermati!
Il ragazzo continu nella sua fuga verso il bosco, fino a quando
inciamp in una radice e fin a terra.
Giovanni lo raggiunse e lo prese a scudisciate. Ladro maledetto,
sei sulla terra dei Confalonieri!
Il giovane giaceva a terra rannicchiato su se stesso: piangeva e
urlava piet.
Camillo raggiunse il marchese e gli strapp il frustino dalle
mani. Andiamo, lascialo stare:  solo un ragazzo che ha commesso
una bravata, non  certo un bracconiere!
Cos lo far ancora! grid il marchese.
Ora calmati.
Ma io voglio darvi una mano a...
Il ragazzo si proteggeva il volto in lacrime e allung il maltolto
a Camillo.
Va' ora. E non farlo mai pi.
Il ladruncolo gli fece un cenno di ringraziamento e si allontan
pi veloce che pot.
Lo lasci andare cos? gli disse stizzito il marchese.
Sono io che decido rispose Camillo con freddezza. Ci troviamo
sulle terre mie e di Ortensia.
A sentire nominare la sua promessa sposa, il marchese si rese conto
che li stava osservando. Non tollero i manigoldi,  pi forte di me!
Apprezzo il vostro tentativo di porre fine a un'ingiustizia a tutela
dei nostri beni, ma ora  finita.
Giovanni riprese fiato. Si pul i calzoni sporchi di terriccio e
riprese da terra il berretto di velluto nero caduto mentre picchiava
il ragazzo. Avete ragione, ho esagerato. Vi chiedo scusa, so ammettere
i miei errori.
Questo vi rende onore. Non pensiamoci pi Camillo gli strinse
la mano, soprattutto come riguardo verso la sorella.
Si avviarono verso casa. Ortensia era turbata, aveva scoperto
un lato del carattere di Giovanni che non conosceva: la sua rabbia
accecante, capace di trasformarsi in pochi istanti in ira, uno stato
d'animo un poco pi ragionevole. Poi, come se niente fosse, Giovanni
era tornato a essere la persona amabile di sempre. Eppure
preferisco avere un quadro pi completo dell'uomo che sposer. La
sua eccessiva perfezione mi metteva a disagio, sapere che ha pure
qualche difetto mi rassicura.
La sera, nel suo letto, scrisse la quotidiana lettera ai genitori
sul leggio portatile. Le mancava la buonanotte del padre e della
madre. Quella era anche l'ultima occasione della giornata per le
piccole confidenze con loro.
Cari genitori,
mi fa sempre uno strano effetto avere come indirizzo delle mie
missive l'ufficio di pap, senza sapere dove abitate, senza poter immaginare
se siete a leggermi in salotto, in camera da letto, in studio.
Mi consola pensare che la parola scritta pu essere letta e riletta
infinite volte, nei momenti in cui ne abbiamo pi bisogno, quando
il dolore del distacco si fa pi acuto. Le parole dette a voce non
hanno questo potere. La memoria non  in grado di ricordarle tutte:
ci rimane in mente il senso, il non detto, ma non le sfumature, le
divagazioni che invece la penna  in grado di fissare. Anche le lacrime
cadute sul foglio rimangono indelebili, vengono assorbite, eppure
mai asciugate dalla carta. Riuscite a scorgerne qualcuna nelle sbavature
dell'inchiostro?
Quando voglio immaginarvi, rileggo qualche pagina de Le meraviglie
di Milano di Bonvesin de la Riva. In fondo la citt non 
cambiata di molto dalla sua descrizione, nonostante l'abbia scritta
duecento anni fa: i suoi tetti rossi, la sua abbondanza d'acqua,
le sue siepi ben tenute, i portoni delle case verniciati di fresco con
gli ottoni ben lucidati. Ecco, adesso mi accorgo che sospiro perch
ho pensato: Chiss quando ci rivedremo". Da quando ve ne siete
andati, Camillo e io abbiamo ricevuto la solidariet da molti dei
nostri amici; altri per ci hanno voltato le spalle, forse pensano che
cos possono ottenere qualche privilegio da Ottavio Farnese. Non ce
ne curiamo, andiamo avanti a testa alta.
Vostra O.
Prefer tralasciare gli eventi di quella lunga giornata. Prima di
addormentarsi, per, avvert come non mai la necessit del loro
bacio della buonanotte.
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CAPITOLO 27.
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LA SPOSA.
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Basilica di Sant'Antonino, Piacenza 1558.
Ortensia si infil al mignolo sinistro un anello d'oro con incastonato
uno zaffiro privo di sfaccettature, ereditato da zia Laura.
Lo gir intorno al dito, le sembrava che fosse ancora largo nonostante
l'avesse fatto stringere dall'orefice. Temeva di perderlo.
Da quando i genitori erano andati a Milano, toccare oggetti che
erano appartenuti ai suoi cari, annusarli, prendersi cura di essi,
era un modo per sentirli vicini. Caracossa, sto male al pensiero
della mamma e di pap che oggi non saranno presenti al mio
matrimonio.
Non agitarti, bambina mia, ci sono io qui con te. L'istitutrice
termin di allacciarle in vita lo zinale di pizzo. Con i Farnese
insediati a palazzo non potevano certo tornare in citt, troppo
pericoloso. Poveretto, tuo padre rischia la vita ogni giorno. Ci
sono spie dappertutto: anche quando vado al mercato, sto bene
attenta a non rivelare nulla su di lui e le sue abitudini. Il corpino
te l'ho annodato troppo stretto?
No, va bene, eppure mi manca il fiato Ortensia si mise una
mano in vita per respirare.
Caracossa cerc il punto in cui l'abito nuziale stringeva. Colpa
delle stecche del busto scosse il capo. Non sanno pi quali
diavolerie inventare. E poi tu non ne hai neppure bisogno, con
questo girovita cos sottile.
Magari fosse solo quello abbass gli occhi, non riusciva neppure
a guardarsi allo specchio.
Bambina cara, tutte le spose sono agitate il giorno delle nozze,
non fartene un cruccio. Guarda come sei bella.
Ne sei sicura?
S, come so che il marchese sar un ottimo marito per te.
Ma io sar una brava moglie? Ortensia la cerc nel riflesso
dello specchio. Caracossa aveva i capelli bianchi ed era un po'
curva, eppure la forza delle sue parole, la determinazione del suo
sguardo, il suo amorevole modo di spronarla le davano sicurezza.
Certo! Non vedi come ti guarda? Caracossa le sistem i polsini
di pizzo color avorio del vestito, che dovevano sfiorare il dorso
delle mani senza coprirlo. Sembra veda in te l'unica donna al
mondo!
Rassicurata dalle sue parole, Ortensia si mise ai lobi delle orecchie
i pendenti con due grosse perle a goccia. Vorrei provare un
sentimento pi intenso per lui, e non questo senso di gratitudine
e di soggezione. Non capisco se quell'imbarazzo sia emozione o
amore, ma  sicuramente un sentimento confuso che mi attanaglia
l'anima.
L'istitutrice sospir. Ascoltami, tesoro. Oggi tu contrai il matrimonio
libera di farlo, ma se non ne sei convinta puoi sempre fare
un passo indietro: te lo continua a ripetere anche tua madre si fece
seria. Per nel momento in cui il marchese ti prender la mano per
infilarti l'anello, dovrai dimostrarti una donna perch allora il tuo
destino sar compiuto. Non potrai pi tornare indietro.
Hai ragione,  una mia libera scelta, come dice anche mia
madre.
Sei cos bella con questo abito, questa tonalit avorio e dorato
ti dona cos tanto. L'acconciatura, con la scriminatura nel mezzo
e la treccia, valorizzava il suo ovale perfetto. Manca solo il loro
regalo Caracossa prese da una scatola foderata di velluto cremisi
un diadema d'oro con una grossa perla e glielo fiss con un nastro
bianco al centro del capo.
Ortensia mosse alcuni passi; il lungo strascico del vestito di
raso provocava un fruscio sul tappeto. Eppure non si sentiva bella,
trovava mille difetti nel trucco, nell'abito e nell'acconciatura.
Sono pronta. Stammi vicino, ti prego.
Caracossa le prese la mano, come quando da bambina, il giorno
del suo compleanno, Ortensia era al centro dell'attenzione di
parenti e di amichetti ma voleva sentirsi invisibile. Certo, figlia
mia, sar sempre vicino a te.
All'ingresso della loro dimora piacentina, Ortensia trov suo
fratello ad aspettarla per condurla in chiesa. Quando lo vide rimase
di sasso. Camillo, con la giubba di broccato nero di pap
gli assomigli ancora di pi!
E tu, cara sorella, sei meravigliosa le schiocc un bacio sulla
guancia. Sono emozionato all'idea di condurti all'altare.
A Ortensia faceva ancora effetto sentire la sua voce diventata
profonda come quella di un uomo. Andiamo allora. Tir un
sospiro di sollievo per la vicinanza di suo fratello.
Il corteo nuziale, composto dalle dame e dai cavalieri, li aspettava
nella corte per recarsi a cavallo nella basilica di Sant'Antonino,
in cui si erano svolti tutti i matrimoni dei Confalonieri.
I concittadini si affacciavano alle finestre delle case per salutare
la sposa e le lanciavano fiori profumati; per strada, gli
schiamazzi dei bambini facevano da cornice festosa al loro
passaggio.
Non poteva essere una mattinata di luglio migliore disse Camillo.
Il cielo  limpido e le rondini garriscono alte nel cielo.
Ortensia gli sorrise. Respirare assieme a te quest'aria fresca mi
fa sentire meglio.
Il rumore degli zoccoli sul selciato cadenzava il ritmo delle
loro parole mentre cavalcavano fianco a fianco.
Capisco tu sia nervosa, ma ricordati: non resterai sola. Anche
se i nostri genitori sono lontani, potrai sempre far affidamento su
di me. Siamo sempre stati due fratelli uniti, questo legame non
potr mai essere spezzato.
Sai, sono felice di sposarmi; eppure, senza mamma e pap mi
sento persa.
Goditi questa giornata - le sussurr all'orecchio per confortarla
- li andremo a trovare quanto prima. Pap mi ha indicato un
luogo sicuro. L'aiut a smontare da cavallo davanti alla basilica.
Grazie: poter contare sul nostro amore fraterno mi sorregge
pi delle tue braccia in questo momento.
Suo fratello alz lo sguardo sulla grande arcata. Porta del paradiso...
Il nome non poteva essere di migliore auspicio per una sposa.
Per il marmo rosso che fa da cornice all'ingresso allude alla passione
di Cristo, ci fa tornare alla realt della maggior parte dei matrimoni.
Entrambi si misero a ridere, la tensione stemperata dalla loro
complicit.
Camillo torn serio. Pronta?
Ortensia annu. Percorsero con passo solenne il tragitto della
chiesa a forma di L, sotto lo sguardo ammirato degli invitati.
La lavanda degli addobbi floreali e l'incenso si mescolavano in
un inebriante profumo che univa Oriente e Occidente. Le note
dei canti gregoriani salivano fino alle bianche volte gotiche della
cattedrale: qui ricamavano un velo che avvolgeva Ortensia. Ecco
un segno della benevolenza divina.
Il marchese li aspettava vicino all'altare maggiore, con l'indecifrabile
contegno che i presenti si aspettavano da lui. La giubba
di velluto blu valorizzava gli occhi dello stesso colore, fissi e un
po' sporgenti; il colletto di pizzo dalle punte d'oro, aguzze come
il suo naso, gli conferiva un aspetto regale.
Camillo gli consegn la mano di sua sorella e si allontan di
qualche passo.
Sei la sposa pi bella che io abbia mai visto sussurr Giovanni
a Ortensia.
Lei arross e si concentr solo su quelle parole: non c'erano pi
l'altare, il sacerdote, gli invitati. Le sembr di essere in una bolla
di vetro assieme a lui. Il rassicurante sorriso del suo sposo, il calore
della sua mano, la sua decisione nel volerla a tutti i costi, fecero
accelerare il battito del cuore a Ortensia. Mi ama veramente.
Queste sensazioni positive la tranquillizzarono, i dubbi fugati
dalla sicurezza con cui lei ricambi il sorriso smagliante di suo
marito al termine della cerimonia.
...
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CAPITOLO 28.
...
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...
 TEMPO.
...
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Casa Confalonieri, Milano 1559.
Gianluigi chiuse la portafinestra del balcone. Quanto mi
manca la nostra patria. Mi sembra un secolo che ci siamo trasferiti.
Il sole di quella limpida giornata di fine settembre incendiava
i mattoni del Castello sforzesco come se non avesse nessuna intenzione
di sacrificarsi alla notte. L'ombra della torre del Filarete
ne disegnava per terra un'altra ancora pi lunga, come la punta
di una gigantesca meridiana che dilatava il trascorrere del tempo.
Elisabetta era seduta alla scrivania. Non ti lamentare: da qui
possiamo godere la vista di questa magnifica fortezza, anche se ormai
gli spagnoli l'hanno trasformata in una rumorosa caserma.
Apr una busta con un tagliacarte dal manico in corno di cervo. La
lettera di Ortensia! Finalmente  arrivata! Aspettavano notizie con
trepidazione: in quei giorni doveva dare alla luce il suo primo figlio.
Gianluigi le si avvicin. Leggila a voce alta, per favore!
Cari genitori,
non stupitevi se non riconoscete la mia calligrafia, sto dettando
a Caracossa: ieri ho partorito e mi sento troppo debole. Dopo dodici
ore di travaglio ho dato alla luce una bambina:  sana e vivace, non
molto bella con quel naso schiacciato e la testa a cono, per secondo
Caracossa non  vero, sono io a vederla cos.
Giovanni avrebbe sicuramente preferito un maschietto, ma per
dimostrare che invece  contento ha deciso di chiamarla Giovanna.
Pazienza. Se Dio vorr darci il dono di un altro figlio, speriamo che
la prossima volta sia maschio.
Vorrei tanto avervi qui. Nei prossimi giorni rimarr sola, mio
marito deve partire per le Fiandre. Ho bisogno dei consigli di mamma,
ma non preoccupatevi, mi conforta il poter contare sull'esperienza
di Caracossa.
Vostra, O.
Sapere che nostra figlia  diventata mamma mi riempie il
cuore di gioia disse Gianluigi. Eppure, si tratta di una scintilla
di felicit, soffocata dal dubbio di non poter neppure vedere la
mia prima nipote.
Elisabetta ripose la lettera nel primo cassetto, in cui conservava
anche le altre di Ortensia e di Camillo, legate da un nastro di
velluto rosso. A cosa ti riferisci?
Non so se sia solo frutto della mia immaginazione, ma da
qualche giorno ho come la sensazione di essere seguito. Per appena
mi volto non vedo nessuno.
Elisabetta cerc di non fare trasparire la sua preoccupazione
per non peggiorare il suo stato d'animo. Aveva notato che Gianluigi
da tempo dormiva con un coltello sotto il cuscino. Sono
sensazioni concrete o hai solo un sospetto?
Si tratta di un presentimento, ma proprio per questo mi mette
ancora di pi in allarme.
Gli accarezz la nuca. Ho notato che dormi poco di notte. Ti
giri e rigiri nel letto, come se non trovassi una posizione soddisfacente.
Adesso per capisco il motivo. Cosa intendi fare?
Gianluigi l'abbracci per darle coraggio, anche se in realt era
lui a cercare conforto. Ho detto a Darcelli di rafforzare la mia
guardia personale, ma non credo sia sufficiente. E se i suoi uomini
fossero corrotti dal Farnese?
Non penso proprio, la maggior parte di loro sono tuoi fedelissimi
da tanti anni. Piuttosto, perch non ne parli al Gonzaga?
lo fiss negli occhi per trasmettergli tutto il suo entusiasmo. Potremmo
andarcene da Milano, come Anguissola, e raggiungere
un luogo pi sicuro: a Como sta facendo costruire quella villa
sulle rive del lago. Dicono sia inespugnabile, come si chiama...
La Pliniana. Alle spalle ha una montagna, ed  dominata da
una cascata alta duecentosessanta piedi. La si pu raggiungere solo
per via d'acqua. Gianluigi sembrava convinto dell'idea. Hai ragione,
domani stesso parler con Gonzaga per il trasferimento. Ormai
la vendetta di Ottavio non conosce limiti: si insinua subdola e
invisibile come la peste, ma non mi avr. Si rabbui e abbass lo
sguardo. Temo solo per te, a quale miserabile vita da fuggitiva ti
ho condotta... Meritavo che tu non tornassi pi da Noto.
Guardami, Gianluigi. Elisabetta gli rialz con delicatezza il
mento: vederlo cos abbattuto la faceva stare male. Ho promesso
a san Corrado di starti vicina per sempre e lo far. Abbiamo
entrambi bisogno l'uno dell'altra perch ci amiamo. Hai riconosciuto
i tuoi errori con umilt e questo ti redime.
Gianluigi era commosso. La guard finalmente negli occhi.
Promettimi che farai di tutto per portare il culto del Santo a
Piacenza, anche quando non ci sar pi. I Confalonieri non possono,
non devono essere ricordati soltanto per i miei errori.
Elisabetta non fece in tempo a rispondere che sentirono esplodere
le finestre del salone: quattro sagome scure avevano sfondato
le vetrate e si avventarono su Gianluigi brandendo lunghi pugnali.
Alle armi! Alle armi! grid per attirare l'attenzione delle
guardie al piano terra. Indietreggi di qualche passo per afferrare
una spada dalla rastrelliera. Quando si accorse che era troppo
lontana cerc di estrarre il pugnale dalla cintola, ma uno degli
assalitori mascherati gli diede un violento calcio su un ginocchio
e lo fece stramazzare sul pavimento.
Superato il terrore iniziale, Elisabetta afferr un'alabarda appesa
alla parete e cerc di colpire uno degli aggressori. All'armi!
Aiuto! url anche lei.
Uno di quelli le strapp di mano il ferro e la spinse a terra.
Elisabetta riusc a rialzarsi, afferr un candelabro alto come una
lancia e cerc di colpire con tutta la sua forza quegli uomini che
si erano avventati su Gianluigi come lupi famelici.
Le candele rotolarono per terra, si spensero e la stanza cadde
nella semioscurit. Aiuto! Aiuto! grid Elisabetta con quanto
fiato aveva in corpo per attirare i soccorsi. Corse verso la porta
della sala, che finalmente si spalanc: Darcelli e due guardie fecero
irruzione.
Gli intrusi lanciarono loro addosso una pioggia di coltelli che
sibilarono nell'aria; un altro uomo si stava avventando contro
Elisabetta: senza pensarci un attimo, Darcelli le fece da scudo e
venne colpito in pieno petto da una pugnalata; anche gli altri due
soldati vennero feriti mortalmente.
Con l'agilit dei funamboli, gli assassini si catapultarono fuori
dalla finestra, si calarono per strada con le stesse funi utilizzate
per scendere dal tetto e scomparvero nell'oscurit.
Gianluigi! Gianluigi! ripet Elisabetta sul corpo esanime del
marito. Indic le finestre ad altri soldati appena sopraggiunti.
Sono scappati di l! Inseguiteli!
Le urla, le bestemmie e la confusione sovrastavano i sussurri
del marito. Si era difeso come poteva, aveva tagli sulle mani, sul
viso, sul collo. Lo avevano colpito numerose volte sulla schiena e
sul torace, la giubba nera era gi zuppa di sangue.
Perdonami riusc solo a capire Elisabetta mentre lo soccorreva.
Gianluigi appoggi il capo sulla spalla ed esal l'ultimo,
rassegnato respiro.
Elisabetta lo strinse forte al seno e lo cull come se fosse un
bambino. Rimase cos per molte ore senza piangere, per non disturbarlo.
...
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CAPITOLO 29.
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IL FAMOSO CONVITO.
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Palazzo nuovo, Piacenza 1561.
Dopo la scomparsa del marito, Elisabetta era tornata a vivere
a Piacenza per stare vicino ai figli. Quante notti insonni la fedele
Caracossa aveva trascorso ascoltando il dolore di Elisabetta,
aiutandola a convivere con i ricordi. Ogni tanto la guardava con
ammirazione per la forza che ci metteva nel volere andare avanti
lo stesso. Ora poi, da capofamiglia, Elisabetta sembrava aver
smesso di invecchiare: i suoi figli avevano ancora bisogno di lei.
La sua pelle appariva liscia e tirata, lo sguardo vigile per necessit;
qualche capello bianco le era comparso da tempo, altri non osavano
spuntare. Caracossa temeva per che potesse crollare da un
giorno all'altro, come le travi portanti divorate dai tarli.
Quando chiuse la portiera della carrozza e salut Elisabetta e
Ortensia, dirette a palazzo Nuovo, l'istitutrice sper che quello
sarebbe stato il primo passo verso un nuovo, precario equilibrio.
Stasera sono cos emozionata di partecipare alla festa di Carnevale!
disse Ortensia.
Elisabetta scrut la figlia. Era ora che uscissi di casa. Da
quando hai partorito non ti sei mai voluta staccare da tuo figlio.
Hai ragione, ma ho preferito allattare Fabrizio al seno. Non
mi fido delle balie, nutrono di pi il figlio naturale di quello che
gli viene affidato; Fabrizio sarebbe cresciuto debole e malaticcio.
Ho fatto lo stesso con Giovanna e cresce come un bocciolo di
rosa. D'altronde anche tu l'avevi fatto con me e Camillo.
Elisabetta si illumin, come davanti a una sorpresa inaspettata.
Da quando era rimasta vedova, voleva ricevere solo bei ricordi
al posto dei regali. S, ma le altre dame mi avevano criticato
molto. Scosse leggermente la testa. I brillanti dei suoi orecchini a
goccia luccicavano alla luce frontale del sole pomeridiano. Quelle
vipere: erano arrivate a sostenere che tuo padre non poteva
permettersi una buona balia.
Ortensia not che la madre era rapita da un pensiero malinconico.
Ti manca pap?
 passato un anno e mezzo dalla sua morte, ma  come se lo
sentissi sempre qui accanto a me. Accarezz il sedile di velluto
blu. Sai che era un bravo ballerino? Come si sarebbe divertito
stasera a ballare la moresca con gli altri gentiluomini!
Ortensia trattenne le lacrime a fatica. Ancora si commuoveva
quando le nominavano suo padre, e sarebbe stato cos per sempre.
Non riusc a trattenere un sospiro. Vorrei che il mio matrimonio
fosse felice come lo  stato il vostro.
Elisabetta la guard allarmata. Cos' accaduto?
Non te ne ho mai parlato perch sono consapevole dei sacrifici
che tu e pap avete fatto per me. Mi sentivo in colpa a
confessartelo.
Perch? Mi hai sempre detto tutto! Cosa non funziona?
Forse ho letto troppi romanzi d'amore cortese, sicuramente
sono un'illusa, ma...
Parla, ti prego, non tenermi sulle spine.
A volte Giovanni  brutale con me.
Oh, Santa Vergine. In che modo?
Ortensia era ancora restia a confessarle il resto, temeva di addolorarla
ulteriormente, poi per cap che l'unica persona a cui
poteva confessare le sue pene, senza timore di essere giudicata,
era sua madre.
Mi umilia, ricordandomi della sventura piombata sulla nostra
famiglia.
Non posso crederci. Cosa ti dice?
Mi ripete che la maledizione dei Farnese continuer a perseguitarci.
Ti ha messo le mani addosso?
No, grazie a Dio. Vuole farmi dipendere da lui, come se lo
dovessi continuamente ringraziare per la fortuna di avermi tirata
fuori dal fango. Da quando  morto pap, non fa che ripetermi
quanto  stato folle nel partecipare alla congiura.
Elisabetta si sent un poco sollevata, anche se dentro di lei era
gi scattato un campanello d'allarme. Molti mariti sono cos: 
un segno della loro insicurezza quando sposano una donna migliore
di loro.
Mamma, cosa posso fare?
Non ricordare mai al marchese quanto  intelligente: presuntuoso
com' gi lo pensa. Limitati ad annuire e soprattutto
ascoltalo.
Dici? le chiese Ortensia, col cuore carico di speranza.
S, gioia mia, ne sono certa le strinse forte le mani. Il tempo
far affievolire il ricordo del delitto.
Come fai a esserne cos sicura?
Le sorrise per rincuorarla. Ne hai una dimostrazione stasera:
oggi tuo marito ha partecipato alla giostra di Carnevale, distinguendosi
per abilit e coraggio. Da vincitori siederete alla tavola
di Ottavio.
A questo non avevo pensato...
Stasera  l'inizio di una nuova vita per te.
Lo spero, mamma. Ho pregato tanto san Corrado perch facesse
rinsavire Farnese il suo tono era malinconico, stemperato
dalla speranza. Sai, penso spesso al periodo che abbiamo trascorso
a Noto. Lo ricordo ancora come quello pi felice della mia vita.
Anche io lo penso, l eravamo libere. Sento che ci torneremo
la sua voce si incrin. Il duca, per, non la smetter mai di
perseguitare la nostra famiglia. Ha mandato i suoi messi casa per
casa a consegnare l'invito per la festa, ma ha volutamente escluso
Camillo, come se fosse un reietto. Caro figlio mio, non si meritava
una tale offesa.
Il vetturino fren in modo brusco: erano giunti a destinazione.
La loro carrozza si era fermata in coda alle altre: davanti ce n'erano
almeno una ventina. Le torce illuminavano l'antico palazzo ai
lati delle arcate rivestite di marmo bianco del piano terra; sotto le
volte, i bracieri riscaldavano gli ospiti in attesa di entrare alla festa.
Quanta gente! disse Ortensia.
Elisabetta sistem le spalline del vestito alla figlia. Il duca ha
invitato i trecento signori pi in vista di Piacenza e del contado,
ma ha esteso l'invito anche ai mercanti pi ricchi.
Strana cosa, attento com' all'etichetta.
Si annod la mantella. Dicono che abbia bisogno di finanziatori.
Mio marito ci aspetta davanti all'ingresso, ci conviene raggiungerlo
a piedi. Ortensia era gi tesa all'idea di farlo attendere.
Bussarono al vetturino che, sceso dalla cassetta, apr la portiera
e le aiut a scendere.
Il marchese era gi innervosito dal ritardo. Tutti gli ospiti dovevano
trovarsi nella sala prima dell'arrivo di Farnese: quella sera
ci teneva a ben figurare per essere confermato nell'incarico di ambasciatore.
La vittoria al torneo gli aveva dato grande visibilit,
ma ora voleva giocare la carta pi importante: sua moglie. L'elegante
bellezza di Ortensia era tale da non poter lasciare il duca indifferente,
nessuna dama della corte imperiale era alla sua altezza.
Lui e Ortensia erano i pi degni rappresentanti della citt, anche
se preferiva partire da solo nelle trasferte per avere pi libert di
movimento con le sue amanti.
Buonasera e ben arrivate disse quando vide la moglie ed Elisabetta.
Ortensia cerc di capire dall'espressione del volto se Giovanni
fosse spazientito per l'attesa, ma come sempre non lasciava trapelare
nulla.
Porse il braccio alle sue dame e, raggiunto il guardaroba, le
aiut a togliere le mantelle. Ammir il vestito di raso nero di Elisabetta
e quello verde smeraldo della moglie. Siete elegantissime.
Marchese, siete galante come sempre lo rabbon Elisabetta.
Oh, guardate,  arrivata mia cugina Margherita.
Si misero a chiacchierare e insieme entrarono nella sala in cui
si teneva il ricevimento, precedute da Ortensia e da Giovanni. I
bruciaprofumi diffondevano un delicato aroma di rosa damaschina
che non si imponeva sui costosi profumi di muschio, zibetto
e ambra degli invitati.
Ortensia provava imbarazzo, aveva tutti gli occhi addosso: la
sua insicurezza, alimentata dal comportamento del marito, non le
permetteva di capire se erano sguardi di piet o di ammirazione.
Il duca ha fatto le cose in grande Giovanni indic un unicorno
argentato appeso al soffitto, animale leggendario amato dai
Farnese. Quello sar almeno dieci piedi di lunghezza.
Ortensia ammir i teli blu trapunti di stelle sul soffitto. Le
cuciture che li uniscono sono invisibili, sembra per davvero una
volta celeste.
Giovanni accenn con la testa un saluto a dei conoscenti.
Mia cara, a tavola col duca cerca di essere amabile e misurata.
Ne va del buon nome dei Paveri Fontana.
Lei non si fece abbattere da quell'ulteriore umiliazione. Non
potrei comportarmi altrimenti con l'assassino di mio padre.
Ricordati che Gianluigi ha fatto lo stesso con il suo il marchese
non mut l'espressione rilassata del volto.
Ortensia nascose l'irritazione dietro il ventaglio di pizzo dello
stesso colore dell'abito. Mi sembra che anche tuo zio fosse d'accordo.
Piermaria non  stato cos ingenuo da macchiarsi in prima
persona del delitto. Continu a salutare gli invitati senza mostrarsi
contrariato. Ne  uscito pulito.
Ortensia prefer far cadere il discorso. Si sentiva a disagio, ma
cerc di farsi forza. Voleva che suo padre fosse fiero di lei. Abbass
il ventaglio: come scudo le bastava il suo sorriso.
Gli ospiti stavano discorrendo a voce alta nei pressi di ciascuno
dei ventiquattro tavoli disposti nel salone. A uno squillo di
tromba fece il suo ingresso il duca Ottavio; gli ospiti si zittirono.
Portava un'alta gorgiera appartenuta al padre, un abito di broccato
rosa aderente che faceva risaltare la snella figura e l'immancabile
calzabraca rossa; era stempiato, ma la corta barba castana
lo faceva sembrare pi giovane dei suoi quarantasette anni. Fece
un cenno di saluto e si sedette al tavolo d'onore. Tutti gli invitati
fecero altrettanto per poi riprendere la conversazione interrotta.
Ortensia si present con un inchino al duca.
Marchesa Paveri Fontana - disse lui - avevo sentito parlare
della vostra bellezza, ma voi fate ombra a Venere tanto risplendete.
Principe, la vostra gentilezza mi lusinga.
Giovanni si inorgogl dell'apprezzamento del duca rivolto a sua
moglie. Ortensia  anche buona e virtuosa. Questa sera  qui per
rendervi omaggio, non vuole mai lasciare i nostri figli da soli.
Il principe lo guard distratto, avvezzo com'era a quegli affettati
complimenti. Lo lasciavano del tutto indifferente.
Ortensia si sedette e cerc la madre, che aveva preso posto
poco distante a fianco della cugina.
Cara Elisabetta, stasera sono proprio affamata. Non mangio
da quindici giorni per infilarmi questo vestito Margherita prese
un cucchiaio di bianco mangiare. Per queste spade dei Farnese
che pendono dal soffitto sono davvero inquietanti.
Hai ragione, ma ci ricordano chi ha il coltello dalla parte del
manico!
La cugina si mise a ridere con una mano davanti alla bocca.
Sei pungente e spiritosa come sempre.
Dalla cucina fecero il loro ingresso ventiquattro siniscalchi e i
loro aiuti con i vassoi di carne.
Ogni gentiluomo a capotavola ha portato il proprio maggiordomo
not Margherita. Una curiosa novit.
Sui carrelli facevano bella mostra pavoni, anatre, quaglie, galline
d'india, fagiani, starne, lepri, cinghiali, tutti arrostiti; prosciutti,
salami, guanciali. Accompagnati da carciofi, cardi, pere
bergamotte, prugne alla genovese, castagne, ceci rossi e bianchi,
fagioli, lenticchie, radici di cicoria.
I trincianti e i loro aiuti affettavano lesti le carni per lasciarle
ancora calde. Al termine delle portate, vennero serviti castelli di
struffoli, cannoncini ripieni alla crema, biscottini veneziani, cardi
con pepe e sale, noci spellate, ricottine con zucchero e acqua
di rose, carciofini, mandorle pelate, castagne cotte, pinoli pelati,
pistacchi, torte alla senese, torte di pasta di marzapane, grana piacentino,
pasticci di tartufi e pasticci di cardi.
Elisabetta indic l'orchestra sotto il palco. Nonostante tutto
questo ben di Dio, la gente  distratta da questa soave musica,
non sta mangiando quasi nulla. Che spreco, vero?
La cugina rise. Questo vale per gli altri: dei cinque sensi,
quello che apprezzo di pi non  l'udito ma il gusto. Aveva le
guance paffute e rubizze e gli occhi sorridenti: impossibile non
provare immediata simpatia verso di lei.
Elisabetta tocc gli alberelli di mirto a centrotavola. Che meraviglia:
i fiocchi di seta colorati come fiori sono un'idea davvero
originale!
Questo  perfetto per adornare il mio abito. Margherita ne
stacc uno viola e se lo mise nell'abbondante decollet del vestito
color ciclamino.
E ora cosa succede?
Dalla sala si era levato un coro di meraviglia per l'ingresso
del duca e di altri cinque nobili. Si misero a danzare la moresca
a due a due sul palco, passandosi una torcia da una mano
all'altra.
Elisabetta dava le spalle alla cugina. Una danza rude per
d'effetto, vero Margherita? si volt e vide la cugina, che tossiva e
si portava le mani al collo.
Ortensia, vieni ti prego!
Gli altri invitati, distratti dalla musica e dal ballo, non avevano
fatto caso a quello che stava succedendo.
Ortensia lo cap subito. Giovanni, vai a cercare il nostro
medico.
Il marito annu e si precipit fuori dal palazzo.
Un giovane aveva cinto le braccia intorno alla vita di Margherita,
gi cianotica, e con le mani unite faceva pressione sotto lo
sterno. Margherita rigurgit una mandorla intera in un tovagliolo
che Elisabetta le aveva prontamente allungato.
Siete stato bravissimo. Come ci siete riuscito? gli chiese ammirata
Ortensia.
Il giovane le sorrise. Quello che non va gi, deve tornare su.
Portiamo Margherita a prendere una boccata d'aria. Qui si
soffoca dal caldo disse Elisabetta.
Presero la cugina sottobraccio, la portarono fuori e l'aiutarono
a sedersi su una poltrona all'ingresso.
Sto benissimo, sto benissimo, non disturbatevi continuava
a ripetere Margherita. Permettetemi di presentarvi Lelio Pezzancro.
Mio salvatore, non smetter mai di ringraziarti.
Il giovane si prodig in un baciamano veloce e sicuro, poi si
rivolse a Ortensia. Alla giostra ero nella stessa squadra di vostro
marito.
Signor Pezzancro, so che avete vinto. Complimenti.
Elisabetta apr il ventaglio per fare aria alla cugina. Ora tornate
di l e divertitevi, tra poco suoneranno la gagliarda. Rimango
io con Margherita.
I camerieri avevano sgomberato la sala da tavoli e sedie per
lasciare spazio alla pista da ballo.
Le dame erano salite sugli spalti per poter essere ammirate dai
cavalieri. Gli ampi vestiti colorati, i giri di perle orientali, le
parure di smeraldi, rubini, zaffiri e diamanti, rubavano i colori dell'arcobaleno;
quello sfarzo dava prestigio alla casata di appartenenza,
riconoscibile dallo stendardo che campeggiava alle loro spalle.
Adesso ricordo, siamo gi stati presentati al mio matrimonio!
Ortensia si port una mano alla fronte. Mi dovete scusare,
signor Pezzancro.
Quel giorno non avevamo ballato insieme. Ora ne sarei onorato.
Conoscete le regole della gagliarda? gli chiese con tono di
sfida, per capire se fosse un bravo ballerino.
Le sorrise. Certamente: in coppia possiamo compiere saltelli
e piroette, ma non possiamo toccarci le mani n tantomeno posso
sollevarvi in aria per non lasciare scoperte le vostre caviglie.
Vi metto subito alla prova. Si avvicinarono al centro della
pista e a un suo cenno cominciarono a danzare. L'unico contatto
consentito per mantenere la coordinazione dei movimenti era
quello visivo: non staccarono mai lo sguardo l'uno dall'altra.
...
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CAPITOLO 30.
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RESPIRARE.
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Castello di Breno, Piacenza 1564.
Ortensia guardava dalla finestra spalancata il cielo reso turchese
dal vento: i rami della grande quercia in giardino ondeggiavano
nascosti, le sue fitte foglie fremevano con voce impaziente.
La stessa che sentiva dentro di s. Prima di partire per le Fiandre
in missione diplomatica, il marito l'aveva rimproverata perch
indossava sempre gli stessi vestiti, come una contadina. Eppure,
se fosse stato per lei si sarebbe sempre vestita di nero.
Mamma, non dovrei ammetterlo, ma sapere che mio marito
star via alcuni mesi mi rasserena come questa bella giornata.
Elisabetta era intenta a ricamare le lettere dell'alfabeto sul
vestitino della nipote. Alz lo sguardo dall'ultimo punto croce.
Dici davvero?
Non sopporto pi la sua falsit da giano bifronte. Con me 
apatico e scontroso, invece con chi pu essergli utile si dimostra
amichevole al limite del servilismo.
Mi addolora profondamente saperti infelice. Elisabetta scosse
il capo. Recise il filo di cotone con le forbicine, come se volesse
tagliare il cordone ombelicale che ancora la univa alla figlia. Per
ti prego, non voglio pi sapere delle angherie a cui il marchese ti
sottopone.
Ortensia non capiva. Perch mi dici questo?
Mi sento in colpa che tu abbia detto di s, condizionata da
tuo padre che spingeva perch tu accettassi. Ora non posso alleviare
questo stillicidio di dolore, devi comprendere da sola come
reagire.
Parlare con te mi  di grande aiuto...
Quante volte mi hai manifestato il tuo malessere? Elisabetta
sospir, rassegnata. Ho cercato di darti qualche consiglio in base
alla mia esperienza di moglie, ma si sono rivelati inutili: ogni
uomo ha la capacit di rendere infelici noi donne in modo diverso.
Proprio cos, mamma. Ti prego, dimmi cosa dovrei fare.
Lo sguardo implorante della figlia le fece capire che aveva necessit
di un consiglio. Continua a cercare l'amore disinteressato,
altruistico, perch esiste. Non c' altra soluzione all'infelicit.
Poi aggiunse con il suo modo di essere pratico: Godi di una
rendita importante. Trasferisciti in citt, cerca di vederlo il meno
possibile. Perch devi rinchiuderti qui a Breno, in un luogo cos
isolato? Sei ancora giovane, in citt puoi incontrare gente nuova,
partecipare ai circoli letterari, assistere a concerti. Perch non riprendi
a suonare il liuto? Ti piaceva tanto!
Hai ragione, mamma, far cos. Tanto Giovanni non ama la
citt, a lui basta andare a caccia.
Sentirono bussare alla porta.
Signore, una visita per voi Caracossa porse a Elisabetta un
biglietto da visita.
Prego, fallo entrare.
Ortensia fu sorpresa dall'ingresso in salone di Lelio Pezzancro.
Non aveva dimenticato il ballo con lui di tre anni prima,
l'intensit dei loro sguardi senza mai toccarsi... Ma era anche
una donna sposata e tutto era finito l, in un ricordo da tirare
fuori dal cassetto nei momenti di tristezza. In quel momento
trovarselo davanti, con quegli occhi dello stesso colore del cielo
di maggio, la turb profondamente. Gli sorrise con invisibile
emozione.
Elisabetta gli porse la mano con affetto sincero. Caro Lelio, a
cosa dobbiamo il piacere?
Ho saputo che Giovanni  partito per Bruxelles. Come suo
amico e suo compagno d'armi, vi offro la mia protezione.
Elisabetta pens che qualunque cosa potesse distrarre sua figlia
fosse un toccasana. Siamo onorate della vostra proposta e l'accettiamo
molto volentieri.
La piccola Giovanna entr di corsa senza curarsi dell'ospite.
Nonna, hai finito il mio ricamo?
Certo piccola mia, andiamo a provare il vestito! Elisabetta
prese la nipote per mano. Se saprai dirmi l'alfabeto che ho ricamato
sopra, ti far un bel regalo!
Voleva lasciare Ortensia sola con Lelio perch potessero parlare
in libert: trovava riprovevole il comportamento di suo genero,
non l'intrattenersi con quel giovane affabile.
Lelio, sedetevi al posto di mia madre gli disse Ortensia.
Vedete? Da qui possiamo ammirare le colline della Val Tidone.
Sembrano lontane, ma mi piace andare a cavallo fin lass e impossessarmi
della loro distanza.
Immagino che le cose assumano una prospettiva diversa dalla
loro cima.
Ortensia lo guard. La sua arguzia non la sorprese, conferm
dentro di lei quello che gi si immaginava. Questa sensazione
port Ortensia a un'immediata confidenza. Ci vado volentieri
proprio per questo. Non aveva nessuna intenzione di fingere con
lui, sentiva di potersi fidare: Lelio gli sembrava uno scrigno in cui
avrebbe potuto custodire i suoi pensieri pi preziosi.
Se me lo permettete, domattina posso scortarvi.
Siete cos gentile, ma non voglio disturbarvi: se sarete da
quelle parti faremo un tratto di strada assieme.
La mattina seguente, Ortensia era uscita dal maniero di Breno
con un batticuore talmente forte da stordirla come un potente
anestetico a base d'oppio che, oltre a togliere il dolore, consente
di vivere un sogno. Non aveva dormito all'idea di incontrare Lelio
da sola, eppure il suo volto appariva luminoso come non mai.
Percorse circa un miglio senza scorgere nessuno e gi dentro di
s si arrendeva alla convinzione che quel giorno non lo avrebbe
rivisto. Si arrest all'altezza del bivio verso Piacenza. Anche qui
nessuna traccia del giovane cavaliere. Scese da Cassiopea per farla
abbeverare e sent del trambusto provenire dal grande platano
dietro la fontana.
Buongiorno, Ortensia.
Lei alz lo sguardo e lo vide a cavalcioni di un ramo. Lelio,
cosa ci fate lass?
Lui scese dall'albero con agilit e si inchin. Stavo seguendo
il vostro arrivo. Siete un'ottima amazzone.
Ortensia abbass lo sguardo, imbarazzata per il complimento.
Dov' il vostro cavallo?
Lelio fischi e poco dopo il suo pezzato spunt dal bosco nitrendo.
Mi avete fatto un bello scherzo, e anche lui vi  complice!
Cosa sarebbe un cavaliere senza il suo fido destriero? disse
Lelio, imitando il tono impostato dei protagonisti dei romanzi di
Chrtien de Troyes.
Vale anche per una dama! Ortensia balz in sella a Cassiopea
senza il suo aiuto, nonostante la lunga gonna di panno rosato.
Forza, andiamo!
Lanciarono i loro cavalli al galoppo e procedettero paralleli
lungo la salita verso Ziano, sollevando una nuvola di polvere al
loro passaggio. In cima al primo ordine di alture li lasciarono
liberi di brucare e si sedettero su una stretta panca che segnava il
confine fra due vitigni.
Le nostre colline sembrano pi aspre di quelle senesi not
Ortensia. L sono coltivate a vite, a olivi e a grano, mentre qui
ci sono ancora ampi spazi boschivi. Poi manca la dolcezza delle
file di cipressi.
Conoscete Siena?
Ortensia gli sorrise. Quello nel Chianti fu l'ultimo viaggio
con mio padre. Di quei posti ricordo la luce intensa, simile a
questa.
Lui non le chiese di Gianluigi: dalla fuggevole disinvoltura
con cui ne aveva accennato, la ferita sembrava ancora aperta. Prefer
aspettare che fosse Ortensia ad affrontare il discorso quando
si sarebbe sentita pronta. Non passer molto tempo e anche da
noi avverr la stessa deforestazione. Questo dominio dell'uomo
sulla natura non mi piace: presto gli animali selvatici non sapranno
pi dove rifugiarsi.
Amate la caccia?
Non particolarmente, se non quella per abbattere esemplari
deboli o malati.
Ortensia lo scrut. Lelio, siete cos diverso dagli altri nobili:
non amate il loro passatempo preferito e... una parte di lei voleva
lasciarsi andare, l'altra le suggeriva prudenza. ... Non mi
sembra condividiate scaltrezza e pragmatismo con loro. Rimanete
un valente cavaliere dagli antichi valori.
I romanzi hanno forgiato cos la mia anima, o semplicemente
la mia natura  questa. Ricambi il sorriso: aveva denti bianchi
come fiori di pero.
Ognuno nasce con una predisposizione affinata poi dalla lettura.
In fondo, ci riconosciamo nei personaggi pi simili a noi.
Lelio decise di provocarla. E se fossero assassini, traditori, ladri
o l'insieme di tutto questo?
Chi di natura  malvagio ne  irresistibilmente attratto, anche
se non lo ammetter in nessun caso.
Come mai?
Rimanevano composti l'uno accanto all'altra e mantenevano
una convenevole distanza. A vederli si sarebbero detti due conoscenti
che parlavano di argomenti da salotto.
Perch ha la presunzione di non fare la stessa brutta fine
rispose Ortensia.
O forse sul letto di morte si aspetta il perdono divino.
Certo, ma chi gli sta accanto al capezzale non sapr mai se il
suo pentimento  sincero o solamente l'ennesima bugia.
La sua totale concordia con le affermazioni di Ortensia lo indusse
a compiere un passo avanti. Parlate come per esperienza
personale.
Forse s, ma senza riferirmi a mio padre.
Non intendevo lui. Donna Elisabetta se ne sarebbe accorta,
non coltiverebbe il ricordo di suo marito con la stessa cura che
impiega nei suoi giardini.
Ortensia lo guard allarmata. Come fate a sapere questo di
mia madre?
Osservo. Lei sa leggere nell'anima delle persone.
Anche con voi?
S, perch ha dimostrato da subito fiducia in me accettando
la mia protezione.
Siete perspicace. Ortensia non voleva dimostrarsi sorpresa
di come Lelio avesse capito la sua situazione familiare, perch le
sembrava di sminuirlo. Dopo quello che mio padre aveva causato
alla nostra famiglia, lei ha capito che il suo pentimento era
sincero ed  riuscita a perdonarlo.
Quando parlate dell'attrazione verso i personaggi negativi
non ho bisogno di andare per esclusione: so a chi vi riferite.
Lelio era rimasto deluso dall'opportunismo del marito di Ortensia.
Preso possesso del ducato, Ottavio Farnese aveva spostato il
centro a Parma. Il marchese Paveri Fontana aveva promesso di
intervenire con lui per ridare l'antico lustro a Piacenza, ma in
realt aveva mirato solo a farsi nominare ambasciatore alla corte
imperiale.
Ortensia rimase in silenzio. Si alz dalla panchina e percorse
qualche passo. Riusciva a fatica a trattenere le lacrime, ma non
voleva che Lelio se ne accorgesse. Le ricacci indietro. Chiuse gli
occhi e li riapr dopo qualche istante: dal buio alla luce, in quel
tempo indefinito che portava dalla morte alla vita eterna.
Osserv quel paesaggio conosciuto come se fosse la prima volta.
Grazie a Lelio, se lo sarebbe sempre ricordato come l'Eden.
Infinite volte aveva affidato i suoi problemi al vento, ma quel
giorno sembrava si fossero volatilizzati, come uno stormo di corvi
alle prime luci dell'alba.
Lelio le si avvicin, ma senza oltrepassare i limiti del suo ruolo
di cavaliere protettore. Guardate Ziano: il suo campanile, le sue
case, le sue fortificazioni. Per lasciare spazio alle viti, gli abitanti
hanno strappato massi pesanti alle colline e li hanno utilizzati
per costruire il loro borgo. Spesso ci sembra di portare addosso
un fardello carico di pietre. Eppure, anche nei sassi c' vita, se la
sappiamo cogliere.
Sono sicura che grazie a voi ci riuscir Ortensia gli rivolse
uno sguardo carico di gratitudine. Andiamo a fare due passi.
Oggi vorrei camminare in mezzo a questa vigna come se fosse una
strada diritta. Gi la vita segue un percorso tortuoso.
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CAPITOLO 31.
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LA MERENDA.
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Castello di Calendasco, Piacenza 1564.
Sotto lo sguardo attento di Elisabetta, Ortensia pose al centro
della tavola rettangolare allestita in giardino una coppa
d'argento ricolma di confetti dalle tonalit pastello, simili a
quelle di un pallido arcobaleno. Quel piccolo gesto riprendeva
una consuetudine perduta con la fine di Gianluigi, ma che in
quel momento assumeva un significato ben pi profondo: il
ritorno a una normalit prima rifiutata e poi cercata.
Mamma, va bene qui al centro?
Perfetto! Il tuo vestito ha le stesse nuance dei confetti,
sembra che tu l'abbia fatto apposta.
Controllarono la tavola apparecchiata: forchette, cucchiai
e coltelli d'argento erano talmente tirati a lucido da attirare
l'attenzione di un paio di gazze appollaiate sul muro di cinta. I
bicchieri veneziani in vetro azzurro, con una sottile bordatura
in lattimo, erano tersi come quella giornata. I piatti in maiolica
color fiordaliso, lumeggiati in oro con al centro lo stemma
dei Confalonieri, sembravano lune piene blu sulla candida tovaglia.
Sono contenta che Giulio Landi oggi ci onori della sua presenza
disse Elisabetta.
La grande cultura dei Landi era simboleggiata dalle due colonne
poste ai lati del portone d'ingresso del loro palazzo a Piacenza.
Sulla sinistra Concordia, rappresentata dai tre uomini con le
mani intrecciate, mentre a destra le tre figure femminili: Pittura,
Musica e Poesia, le tre arti da loro amate.
Con pap andavate dai Landi per le riunioni dell'Accademia
degli Ortolani?
S, ricordo quando  venuto Doni come ospite. Era cos contento
della nostra ospitalit che per ringraziarci ci ha dedicato
alcuni brani del suo Dialogo della musica.
Come mai quel nome agreste del circolo? Da bambina non
mi sembrava strano, ora s.
Per i nostri soprannomi. Come membri della confraternita
ci chiamavamo Porro, Cocomero, Cipolla, Cetriolo, Cardo, Carota...
Tu e pap come?
Questo  un nostro segreto, posso solo dirti che il Doni veniva
chiamato Semenza. Ma il circolo dur troppo poco. Appena
insediato, il duca lo sciolse.
Ortensia ricordava quando i genitori uscivano per recarsi al
circolo, faceva sempre i capricci perch non la portavano con
loro. Probabilmente Pier Luigi temeva che lo spirito irriverente
dell'Accademia lo colpisse, fino a diventare un focolaio di opposizione
contro la sua politica.
Elisabetta annu. Quante belle serate ho trascorso a conversare,
ad ascoltare madrigali dai Landi. Si sent invadere da una
tremenda malinconia. Il nostro motto era: Se l'Humor non
vien meno, ma ormai  un passato di cui sono rimasta l'ultima
testimone.
Vennero distratte dai servitori e diedero disposizioni su dove
posare le insalate in coppe d'argento sbalzato con scene mitologiche
e gli affettati disposti su vassoi ovali: la coppa, il culatello, il
salame di Varzi; su un tagliere faceva bella mostra mezza forma di
grana piacentino; tutte prelibatezze gradite anche alle tavole dei
regnanti europei.
Per tenere in fresco il succo di lampone, Elisabetta lo aveva
conservato nella neviera e una domestica lo stava trasferendo nelle
brocche di vetro, per poi sistemarle in secchielli ricoperti di
ghiaccio.
Il tempo si presentava fresco e ventilato, tanto che non c'era
stato bisogno di montare la tenda per proteggere gli invitati dalla
calura, bastavano le fronde degli alberi di aranci.
Finalmente ti sei decisa a inaugurare il roseto di pap.
Elisabetta stir un'inesistente piega sulla tovaglia con il palmo
della mano. Da quando non c' pi  la prima volta che me la
sento di ricevere.
Mai come quest'anno le rose sono cos numerose e profumate,
 come se lui lo sapesse.
Vedrai, pi in l fioriranno anche quelle piantate a Breno. Il
vermiglio delle rose ti ricorder il suo amore puro, quelle bianche
la sua rigenerazione.
Non aspetto altro... Pap mi manca ogni giorno di pi.
Basse siepi di bosso incorniciavano le profumate isole fiorite;
con le loro radici trattenevano l'acqua e contribuivano a mantenere
la terra umida, cos da garantire alle rose pi fioriture.
Camillo mise le mani in vita alla sorella. Dopo la terribile siccit
dell'anno scorso, i raccolti appaiono abbondanti: che questa
merenda sia di buon auspicio!
Sono cos contenta di essere qui a Calendasco assieme a te.
Ortensia riconosceva tutti i profumi e gli angoli di quel giardino
dove avevano trascorso ore liete.
Lui sorrise come se la sua mente fosse attraversata dagli stessi
ricordi. Purtroppo ora siamo adulti e gli impegni nel gestire le
nostre propriet ci tengono lontani.
Pap sarebbe fiero di te. Hai preso in mano l'azienda di famiglia
con autorevolezza crescente e la stai facendo nuovamente fiorire.
Camillo si ravviv i riccioli neri, simili a quelli di loro padre.
Ci provo, anche se sulle nostre tenute pende sempre la spada
di Damocle dei Farnese. Ci impongono di vendere i castelli al
miglior offerente.
Cerc di confortarlo con una carezza. Adesso non pensarci,
speriamo in tempi migliori.
Camillo a volte era stanco di sobbarcarsi tutte quelle responsabilit,
non viveva spensierato gli anni della giovinezza come
invece facevano i suoi amici. Quello per era il suo dovere: stava
imparando giorno per giorno nuove tecniche che potevano
migliorare la resa dei raccolti ed era attento alle nuove variet di
ortaggi e di cereali che arrivavano dal Nuovo Mondo. Per ora, il
suo unico amore era la terra.
Elisabetta vide arrivare sua cugina assieme agli altri ospiti, una
decina in tutto fra amici e parenti. Speriamo che Margherita
questa volta non si ingozzi come ha fatto alla festa di Carnevale!
Noi saremo, sempre pronti a salvarla! disse qualcuno alle
sue spalle.
Benvenuto, Lelio! Elisabetta lo accolse con entusiasmo.
Sono contenta che abbiate accettato il mio invito. Il giovane
aveva i capelli lunghi e dorati come spighe di grano al sole. Chi vi
considera il cavaliere pi avvenente della citt ha proprio ragione.
Le guance di Lelio assunsero lo stesso colore carminio del farsetto:
non era ancora abituato agli elogi, nonostante ne ricevesse
parecchi. Detto da voi, donna Elisabetta,  un grande complimento,
seppure immeritato. Vi ringrazio di cuore.
Gli ospiti si sedettero intorno alla tavola imbandita. Elisabetta
sedeva a un capo della tavola assieme a suo fratello Olderico, la cugina
Margherita, l'amico Giulio e altri tre parenti di Piacenza mentre
Ortensia, Camillo e Lelio dall'altro lato. I valletti passarono con
gli acquamanili e i commensali cominciarono a servirsi in libert.
Lelio, mia madre si sente rassicurata dalla vostra cortesia disse
Camillo, seduto accanto a lui. Sapere che Ortensia pu godere
della vostra protezione  per noi di grande conforto.
Casa mia dista solo poche miglia dalla tenuta di vostra sorella,
per me  un onore poterla servire. Ricambio la cortesia dei
vostri avi: i Confalonieri sono stati i primi a mostrarsi magnanimi
con la mia famiglia, nonostante alcuni nostri parenti per cos
dire... ingombranti.
Camillo appariva divertito. Vi riferite a Baiamo Pezzancro?
Dalla sua morte sono ormai passati quasi cent'anni!
In citt invece lo ricordano ancora oggi. Per dire di qualcuno
che  tirchio lo apostrofano: Sei peggio di Baiamo!.
Non conosco la sua storia intervenne Ortensia, seduta al
fianco di Lelio. Sono curiosa di sentirla.
Non merita la vostra attenzione.
Vi prego, insisto. Ortensia voleva solo sentirlo parlare, farsi
accarezzare dal tono cortese e profondo della sua voce.
Il giovane si schiar la voce per l'imbarazzo. Vedete, Baiamo
era un usuraio odiato in tutta Piacenza. Poco prima di morire
aveva manifestato la volont di diventare terziario francescano
e di farsi seppellire con il saio in segno di umilt. Il popolo non
aveva creduto a questo ravvedimento tardivo e...
Continuate, continuate. Ortensia fece cenno al valletto di
passare il tagliere all'ospite.
Profanarono la sua tomba, lo spogliarono del saio e sul piazzale
del macello impiccarono il suo cadavere.
Oh Dio santo, che storia macabra Ortensia si port una
mano alla bocca. Ecco perch non volevate svelarla! Eppure la
grazia con cui Lelio l'aveva raccontata, quasi come una favola, le
aveva lasciato in mente solo il suono garbato della sua voce, non
le parole.
Ogni famiglia ha il suo Baiamo intervenne Camillo per far
uscire l'amico dall'imbarazzo. Pensiamo a Enrico Scrovegni. A Padova
ha fatto edificare la cappella di famiglia non tanto come pentimento
per essere un usuraio, bens per mostrarsi un bravo cittadino
che con i suoi prestiti aveva permesso di costruire una splendida
chiesa, dove ottenere indulgenze per i peccati commessi.
Lelio appariva mortificato, ma cerc di buttarla sullo scherzo.
Ora per ho un altro parente che mi sta dando qualche grattacapo.
Un altro? Camillo rise. Di chi parlate?
Di mio zio, Giovanbattista.
Camillo gli vers della bonarda nel bicchiere. Questa storia
proprio non la conosco, raccontate.
Si  visto comminare dal vescovo una multa pesante perch
non ha prestato i suoi doveri parrocchiali a Paderna.
Be', lo posso capire osserv Camillo. Figuriamoci se un
tipo come lui, abituato agli agi della citt, se ne va in quel paese
sperduto nelle campagne dell'alessandrino.
In effetti non sapeva neppure dove fosse quel posto...
Come ha risolto vostro zio con quel sant'uomo di Burali?
Sta facendo costruire in Duomo una cappella con il denaro
della multa, in segno di pentimento.
Astuto...
Ortensia gli pass il piatto colmo di schegge di grana. Vostro
zio ha poi preso possesso della parrocchia di Paderna?
Credo inventer altre scuse e invier un suo vice: diciamo che
non  un grande sostenitore della riforma tridentina.
I tre si misero a ridere, si era instaurata una grande sintonia fra
di loro. Il clima conviviale riscaldava i cuori e le mura del giardino
sembravano isolarli dalle brutture del mondo.
Insomma, Lelio, qualche parente che vi mette in imbarazzo
lo avete anche voi Camillo sollev in alto il calice: con quel gesto
cercava di dimenticare il ricordo di suo padre che tanti problemi
gli stava creando con i Farnese.
A cosa vi riferite?
Camillo si fece scuro in volto, abbass gli occhi lucidi e neri
come l'ossidiana. Di notte non mi fanno dormire le continue
intimazioni del duca perch gli ceda le propriet per poi rivenderle
al migliore offerente. Dopo centinaia di anni che queste
terre sono dei Confalonieri, per me rinunciarvi rappresenta un
fallimento personale. Il desiderio di perdonare suo padre per gli
errori commessi era soffocato da un sottile ma costante risentimento.
Non mi consola sapere che le colpe dei padri ricadono
sui figli innocenti. Se sar necessario sono disposto a barricarmi
qui nel castello a morire di fame e di sete, pur di non andarmene
e di resistere all'assedio di Ottavio.
Almeno voi avete il Santo in famiglia a cui votarvi perch
questo non accada.
Grazie, Lelio, non sapete quanto ho bisogno di un suo miracolo.
Leviamo i calici in onore di san Corrado, ci protegga
sempre.
Tutti gli altri invitati lo imitarono: nonostante l'ostilit dei
Farnese, la fama del Santo aveva raggiunto anche Piacenza.
Ortensia lev il bicchiere e sfior quello di Lelio. Lo guard
negli occhi per un istante pi del necessario, ma sempre senza che
gli altri invitati se ne accorgessero.
Lui fece lo stesso e si sent complice di una colpevole intimit.
...
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CAPITOLO 32.
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LA CHIESA SCONSACRATA.
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...
Breno, Piacenza 1564.
Il palafreniere aveva aiutato Ortensia a sellare Cassiopea nel
recinto. Nonostante fosse una cavalla mite, quella mattina non
voleva saperne di farsi mettere le briglie.
Le accarezz il muso all'altezza del naso rosato e si avvicin col
viso per farle sentire il suo odore. Fai la brava, ci sono io qui con
te le sussurr all'orecchio per tranquillizzarla. Amava Cassiopea
per quella perfetta simbiosi che si creava tra di loro: nessuna delle
due doveva temere l'altra.
Distratta da quelle dolci parole e da una carota croccante, l'albina
si calm e si fece condurre in cortile. Lelio era gi l, in attesa
di uscire per la consueta passeggiata.
Ortensia aveva chiesto a sua madre di aiutarla con i figli ed Elisabetta
era tornata ben volentieri a Breno: rendersi utile la faceva
sentire viva. I bambini erano nell'et in cui non avevano coscienza
dei pericoli e occorreva controllarli a vista. Si fidava solo di lei e
di Caracossa, ma l'istitutrice aveva la febbre da un paio di giorni.
Elisabetta li accompagn fino alla porta carraia. Lelio, sar
prudente uscire? Quelle nuvole all'orizzonte non lasciano presagire
nulla di buono.
Per non mostrarsi turbato, Lelio controll che la cinta sotto
la pancia del suo cavallo fosse ben stretta. Le disperder il vento
da nord. Qualcosa non andava. Ortensia aveva imparato a riconoscere
quel modo di chiudersi a riccio di Lelio, come se non
volesse arrecare disturbo al prossimo. Si avvicin e gli mise una
mano sulla spalla. Cosa vi succede? Il suo pudico atteggiamento
era cos diverso dallo sfrontato egoismo di Giovanni. Il confronto
con suo marito le era inevitabile, il paragone sempre vincente a
favore di Lelio.
Non ho nulla Lelio si volt imbarazzato, ma era come un
fanciullo: non sapeva fingere e come adulto se ne rendeva conto.
Riguarda la vostra salute?
No, grazie a Dio.
Allora a tutto c' rimedio, parlate.
Ortensia gli trasmetteva fiducia con quella decisa dolcezza,
non era giusto tenerla all'oscuro. Fra qualche giorno il giudice
decider se potr ancora vivere a Passano.
Davvero? Rischiate di perdere la vostra propriet?
Lelio apr le braccia, poi le fece ricadere sui fianchi. Purtroppo
 una possibilit concreta.
Perch non ce ne avete mai parlato? lo rimprover con fare
materno Elisabetta.
Volevo evitare di tediarvi. La causa si protrae ormai da diverso
tempo.
Vi prego, diteci invece lo esort Ortensia. Senza tralasciare
nessun dettaglio.
Tutto  iniziato tantissimi anni fa. Il conte Manfredo Scotti di
Aiguera aveva acquistato il castello dei DaTorrano assieme ad altre
terre della Val Tidone e della Val Luretta. Un fedecommesso di
Manfredo proibiva la vendita della propriet ai suoi figli e ai loro
discendenti. Gi le terre rendevano poco, figuriamoci se poi i suoi
eredi le avessero frazionate: non avrebbero avuto di che vivere!
Elisabetta annu. Eh lo so: conosco bene la loro prolificit,
sono miei lontani parenti.
Alcuni anni fa Francesco Scotti, ultimo erede della propriet,
 deceduto senza figli e ha lasciato erede universale la moglie,
Ersilia Capetti. Lei si  risposata con mio zio e gli ha portato in
dote la terza parte della propriet. Questo ha suscitato l'ira degli
Scotti: hanno dato inizio a una lite per potersi impadronire di
tutta la tenuta. Lelio appariva molto sconfortato: gli sembrava
di avere davanti un ostacolo insormontabile.
Non datevi pensiero su quello che decider il giudice. Elisabetta,
nel corso della sua vita, aveva assistito a tante beghe familiari.
La legge parla chiaro: da vedova Scotti, Ersilia aveva il
diritto di possedere un  terzo della propriet e di lasciarla al suo
erede legittimo: voi.
Lelio apparve incoraggiato da quelle considerazioni. Lo spero
tanto. Quel ramo degli Scotti non rende onore alla vostra stirpe.
L'unico che si salva  il mio vicino di casa, Aloisio, ma come figlio
illegittimo conta poco: suo padre lo comanda a bacchetta.
Avete ragione, ma di questi tempi  cos: i nobili si sono trasformati
in briganti, come quel prepotente di Pietro Maria Scotti.
Ah s, il Buso. Lelio sorrise: quel soprannome era dovuto
al vizio dello Scotti di essere troppo lesto a infilzare l'avversario
con la spada.
Lui e suo figlio, il Busino, hanno fatto una brutta fine, se
la meritavano tagli corto Elisabetta. Ora uscite per la vostra
passeggiata. Bader io a Giovanna e a Fabrizio.
Presero la strada che costeggiava il Tidone. Ortensia si domandava
se sua madre avesse capito i suoi sentimenti verso Lelio:
come l'avrebbe giudicata? Eppure lei vuole la mia felicit. Me lo
fa capire la sua estrema accondiscendenza.
Ogni volta che vedeva Lelio, il suo cuore batteva come quello
di un uccellino caduto dal nido; quando si avvicinava per baciarle
la mano, il palpito sembrava il rullo di un tamburo che annunciava
la battaglia: quella dentro di s. A volte la sua presenza la
irritava, non capiva se allontanandolo avrebbe posto fine a quel
tormento. Come dal primo giorno delle loro passeggiate, Lelio
continuava a comportarsi da gentiluomo, non aveva tentato in
nessun modo di sedurla.
Mi piace molto questo sentiero gli disse Ortensia. Possiamo
cavalcare paralleli nel solco lasciato dalle ruote dei carri.
Anche a me piace: ci consente di conversare indisturbati. Di
solito incontriamo solamente pastori con le greggi al pascolo.
Con voi accanto mi sento sicura, i malintenzionati non hanno
mestiere.
Lui sorrise e con la mano guantata tocc l'elsa della spada.
Ortensia lo faceva sentire uomo per quella totale fiducia che gli
manifestava.
Si fermarono nel tratto in cui la curva stretta del torrente formava
una penisola. Il Tidone era impetuoso al disgelo di giugno,
la forte corrente formava piccole onde rovesciate che non volevano
seguire il suo corso naturale; come se desiderassero tornare a
monte per ribellarsi al loro destino d'acqua salata.
Ortensia gli indic la chiesetta sul promontorio. Mi  sempre
piaciuta. Ci siamo passati davanti tante volte, eppure non ci siamo
mai entrati.
Avete ragione, andiamoci ora.
Legati i cavalli al basso ramo di una quercia, fecero il loro ingresso
nella piccola costruzione di mattoni rossi. Lelio chiuse la
porta alle loro spalle. Anche lo sciabordio rimase fuori.
Lei si guard intorno. Mi hanno sempre colpito le chiese
sconsacrate: dall'esterno appaiono come le altre, con il rosone e il
campanile, per dentro non avverto pi la presenza del Signore.
Perdono del tutto la loro sacralit.
Come un matrimonio senza amore?
Ortensia lo fiss: avrebbe voluto mostrarsi arrabbiata, dirgli
che era un insolente, prenderlo a schiaffi, ma non ci riusc. Fin
da quel giorno sulle colline di Ziano, non ho voluto raccontarvi
nulla del mio rapporto con Giovanni.
Lui appariva risentito. Pensate che non potrei capirvi?
Al contrario. Volevo solo vivere la nostra amicizia con serenit.
Lelio fece qualche passo e le si avvicin. Non lo erano mai
stati, cos tanto. Gli vennero i brividi, temeva che lei lo avrebbe
notato. Adesso invece non vorrei sapere nulla. Mi farebbe troppo
male la conferma della mia intuizione.
Ortensia si aggrapp al suo sguardo. Cosa avete inteso di me?
Vi siete sposata che eravate poco pi di una bambina, condizionata
dalle scelte sbagliate di vostro padre. Pensavate di compiacerlo,
accettando un matrimonio con un uomo che non amavate.
Ortensia ebbe un momento di esitazione. Abbass lo sguardo,
non riusciva a reggere il suo. Col tempo pensavo di riuscire ad
amare Giovanni, ma come si pu amare un uomo che non ti
rispetta?
Lui le prese il volto fra le mani. Non voleva perdere quel contatto
visivo, come quando alla festa di Carnevale avevano ballato
assieme e guardarsi era l'unico modo per rimanere in quella magia.
Per voi sarebbe impossibile perch avete coscienza del vostro
valore: imparereste ad amare i difetti dell'altro solo se esistesse
rispetto reciproco.
Avete ragione, sapete leggere nel mio cuore come nessun altro.
Perch perdete tempo con me? Sono una donna sposata, madre
di due figli piccoli. Perch questa prodigalit?
La strinse forte fra le braccia. Sono pi disperato di voi perch
vi amo.
Anche io vi amo, Lelio: pi cerco di ricordare chi sono e pi
lo dimentico.
Lui la guard con quella corrispondenza di sentimenti che non
ha bisogno di altre parole. La baci: le loro labbra combaciarono
come se fossero create apposta per aderire l'una sull'altra. Ortensia
chiuse gli occhi, poi li spalanc come se volesse risvegliarsi a
forza da un sogno per capire se fosse realt.
Si divincol dal suo abbraccio. Dobbiamo tornare a casa,  tardi.
...
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CAPITOLO 33.
...
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...
UN ABITO DALL'ORIENTE.
...
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...
Castello di Breno, Piacenza 1564.
A Breno, Ortensia aveva realizzato la limonaia per conservare
in inverno i femminelli, piante di limoni che sua madre aveva
fatto arrivare dalla Sicilia. I fiori avevano un'essenza intensa e
persistente, per quattro o cinque volte all'anno producevano un
frutto oblungo, dalla polpa succosa e ricca di semi. Il sapore delle
limonate con la ricetta di donna Luisa la riportava a Noto, in quel
periodo felice della sua vita trascorso sull'isola.
All'inizio della bella stagione, Ortensia faceva spostare le quattordici
piante in due aiuole rettangolari. Le conche di terracotta
stavano a distanza di circa un braccio l'una dall'altra, sopra un
piedistallo di marmo per evitare che l'acqua ristagnante facesse
marcire le radici dei limoni.
La pioggia era cessata e, in assenza di sua figlia, Elisabetta aveva
deciso di mostrare al nuovo giardiniere come si potavano i
rami. Anche quando non era a casa sua, detestava rimanere con le
mani in mano, voleva sentirsi utile. Spesso ripensava all'affresco
della Madonna nella capanna dei Pizzoni a Noto. San Corrado
l'aveva raffigurata con il volto di Eufrosina sulla roccia, segno di
un amore lontano ma indissolubile. I suoi grandi occhi celesti
davano a Elisabetta quell'energia che spesso le mancava quando
il ricordo di Gianluigi diventava pi doloroso, proprio perch il
trascorrere del tempo lo sedimentava.
Prese le cesoie dal cestino. Toni, ricordati di potare i rami
sempre ora, al massimo la met di giugno, prima della fioritura
estiva; altrimenti non cresceranno bene.
Aspettate, signora, l'aiuto io a salire sulla scaletta.
Ti ringrazio, ma ancora riesco a farlo da sola. Elisabetta
sal gli scalini. Osserva: il segreto  lasciare vuota la parte al
centro della pianta. Recise gli apici con decisione. Cos i rami
cresceranno tutti della stessa altezza attorno alla conca. Attento
per a non farli sovrapporre e a non creare vuoti qui, nella parte bassa.
Toni annu. Va bene, contessa, far cos.
Mia figlia ti ha spiegato ogni quanto bagnare le piante?
Non ancora, ho preso servizio ieri.
Il suo sguardo smarrito le suscit tenerezza. Non  difficile
da ricordare: una volta a settimana la sera e anche la mattina successiva.
Lo terr bene a mente.
Sai perch teniamo i limoni nei vasi di terracotta? Voleva
suscitare in lui quella curiosit necessaria perch si appassionasse
a quelle piante generose e delicate.
Toni pass ad avere uno sguardo attento, segno che cominciava
ad ambientarsi. Nossignora. Anzi, per la verit mi chiedevo
perch non erano piantati nella terra come i meli o i peri.
Elisabetta cap che era davvero interessato a imparare. La terracotta
trattiene il calore del sole e lo rilascia gradualmente al
terriccio, concimato con il letame di cavallo. Cos le radici hanno
un tepore ideale.
Il viso del giovane giardiniere si illumin. Aveva occhi neri e
un sorriso aperto, incorniciato da labbra color melograno. Grazie,
quante cose mi insegnate.
Le sa tutte anche mia figlia, ma gi che c'ero ho preferito
spiegartele, cos farai bella figura con lei.
Prima che l'apprendista potesse mettersi all'opera, la domestica
li interruppe. Signora, scusate il disturbo. La marchesa e il
signor Pezzancro sono tornati.
Oh, finalmente. Toni, vai avanti tu a potare: tanto ormai hai
capito come si fa. Questa volta si fece dare una mano da lui per
scendere pi velocemente dalla scala e and a riceverli in cortile:
erano fradici. Vi avevo avvertito che avreste preso l'acqua!
Avevate ragione, contessa disse Lelio con un sorriso disarmante.
Ci ha sorpreso una pioggia incessante, sicuramente benefica
per la terra nei campi, ma che ha la stessa capacit di inzuppare
le persone fino al midollo.
Presto, lasciate i cavalli agli stallieri e correte in casa ad asciugarvi!
Aveva notato un nuovo entusiasmo nei loro occhi, come
quando si ordina al proprio destriero di saltare un ostacolo mai
posto cos in alto e ci riesce.
Ortensia diede ordine alla cameriera di preparare l'acqua calda
per le vasche da bagno cos da evitare che si ammalassero. Lelio,
per stasera non farete ritorno a casa, presto ricomincer a piovere.
Potete dormire nella torre riservata agli ospiti.
Lui scosse il capo in segno di diniego. Vi prego, non voglio
disturbare in alcun modo.
Mia figlia ha ragione, rimanete qui insistette Elisabetta.
Non c' motivo che ve ne andiate a casa, un'altra volta sotto
l'acqua.
Siete molto cortesi. Accetto volentieri il vostro invito.
Nella cassapanca ai piedi del letto troverete biancheria pulita
e un caftano: era di mio marito, mettetelo.
Mi fate sentire davvero a mio agio. Non capiva quell'atteggiamento
protettivo, Elisabetta lo trattava come fosse un figlio.
Terminato il bagno caldo, Lelio si rec in veranda. Indossava
la turchesca bianca: i profili del colletto e le ampie maniche avevano
preziosi ricami in seta damascata blu indaco.
Ortensia era ancora nella sua stanza. La cameriera aveva scaldato
degli asciugamani con un ferro da stiro rovente e le stava
tamponando i capelli con delicatezza.
Elisabetta lo accolse festosa. Come vi sta bene la turchesca di
Gianluigi!
Lelio si sentiva al centro dell'attenzione, riusc solo a balbettare
qualche parola di ringraziamento. Neppure da piccolo aveva
ricevuto una simile accoglienza, quando si recava dai grandi in
salone vestito di tutto punto.
Gradite del vino? Elisabetta gli vers del marzemino da una
brocca d'argento nei bicchieri di vetro sottile.
Lui lev il calice per ringraziarla. Contessa, posso chiedervi
come mai vostro marito possedeva questo costume da turco?
Apparteneva a un principe di Costantinopoli, prigioniero a Firenze
di Pietro Strozzi, che ha conosciuto Gianluigi durante le guerre
di Toscana. Assapor quel nettare gentile color rubino, dall'aroma
di frutti di bosco con una sfumatura floreale di viola. Sono diventati
amici mentre aspettavano il pagamento del riscatto, e quando il principe
 stato liberato, gli ha regalato questa turchesca come ricordo.
Davvero stupenda. Mi fa sentire protagonista di una fiaba
orientale!
Dopo aver dato ai bambini il bacio della buonanotte, Ortensia
comparve sulla terrazza. Respir serena quell'aria ancora intrisa di
pioggia, dal profumo selvatico e sensuale. Lelio, con la mezzaluna
in cielo non potevate indossare abito pi indicato. Indic il satellite
che si affacciava e poi scompariva dietro le nuvole in movimento.
Lelio non l'aveva mai vista con i capelli sciolti e rimase colpito
da quel gesto di intimit fra di loro. Le porse un calice di vino.
La indosser solo stasera, non abituatevi a vedermi vestito cos.
Tenetela disse Elisabetta. Mio marito sarebbe stato contento
che foste voi a indossarla.
Allora l'accetto volentieri. Mi fate davvero un grande onore.
E poi se un giorno ci dovessimo trovare i turchi alle porte,
con questa potreste spacciarvi per il figlio del sultano!
Ortensia apparve divertita. Mamma, non penso proprio che
possa succedere: i colori chiari di Lelio non ingannerebbero nessuno...
Selim lo chiamano il biondo - ribatt convinta Elisabetta -
perch la madre era una schiava ucraina. Quindi Lelio potrebbe
benissimo passare per il suo sosia!
Si trasferirono a tavola, illuminata da un grande lampadario a
dodici ceri. Alle pareti della sala, i quadri a olio raffiguravano scene
delle quattro stagioni, con protagonisti una giovane coppia in
costume da festa campestre. Nella piattaia facevano bella mostra
preziosi piatti in porcellana cinese con motivi floreali acquistati a
Delft dal marito di Ortensia.
Lelio, secondo voi potrebbe davvero succedere un attacco
all'Europa da parte dei musulmani? Ortensia utilizz l'acquamanile
che le porgeva la domestica. Alcuni maestri d'ascia veneziani
sembra siano stati assunti dal sultano per costruire nuove galere.
S, stanno costruendo nuove navi da guerra Lelio si serv una
fetta di torta alle fave. Da qualche tempo, l'impero ottomano
rivendica Cipro con insistenza.
Quell'isola non  dominio della Serenissima? gli chiese Elisabetta.
S, lo  da tantissimo tempo.
Lei pens che Cipro potesse diventare la polveriera del Mediterraneo.
Avete altre notizie?
Vettore Bragadin, l'ambasciatore veneziano a Costantinopoli,
invia continui rapporti al Doge in cui sostiene che l'arsenale della
Mezzaluna  in piena attivit.
Ortensia tagli un prelibato carciofo alla romanesca: sprigionava
tutto il suo aroma di origano e mentuccia. A cosa serve
questa dimostrazione di forza? Lelio appoggi le posate sul piatto.
I turchi chiedono l'isola con la scusa che dista ben milleduecento
miglia da Venezia e solo quattrocento da Istanbul.
E gli abitanti di Cipro cosa vogliono? gli chiese Elisabetta.
Avranno pure voce in capitolo...
Loro non tollerano pi i veneziani per le tasse esose, ma anche
per i conflitti fra cattolici e ortodossi. Lelio bevve un sorso
d'acqua e si schiar la voce. Le guerre scaturiscono sempre da
una tragica commistione di interessi economici, di religione e di
potere, ma alla fine i vincitori sono quelli che combattono per un
ideale, non per un fine.
Ortensia annu. Quindi chi potrebbe avere la meglio?
Difficile dirlo, la questione  complessa. La Serenissima paga
gi ottomila fiorini d'oro annui al sultano per mantenere il suo dominio,
ma in realt il tributo si  rivelato un'arma a doppio taglio.
Come mai?
Lelio era felice di aver catturato il suo interesse. Cos facendo,
Venezia ne legittima la rivendicazione.
Elisabetta infilz con la forchetta un piccolo boccone d'anatra
ripiena. Quella storia confermava i suoi timori. In che modo
il sultano ha motivato al bailo Bragadin il volere l'isola a tutti i
costi?
Con ragioni di sicurezza. Anche Lelio si serv dell'anatra.
Durante i colloqui con l'ambasciatore, il sultano ha indicato Cipro
come una base dei corsari ponentini sulla rotta fra l'Egitto e
Costantinopoli.
Questi non li ho proprio mai sentiti... ammise Ortensia.
Lelio le sorrise dolcemente. In realt sono soltanto una masnada
di pirati cristiani di origine spagnola e maltese, pronti a
buttarsi all'arrembaggio perfino delle navi che trasportano i fedeli
alla Mecca.
Elisabetta gli pass un dolcetto di marzapane. Solimano non
pensa che i veneziani sarebbero disposti a entrare in guerra per
difendere Cipro?
Non per cos poco Lelio le fece un cenno di gratitudine: Elisabetta
si ricordava di quanto era goloso. Oltretutto il sultano ha
sostenuto che Cipro  stata per trent'anni sotto il dominio turco,
si prega Allah nelle moschee, quindi anche le autorit religiose
musulmane sono contrarie al mantenimento della concessione.
Elisabetta mise il nocciolo di una prugna cotta nel vino dentro
il palmo della mano e l'appoggi nel piatto. Vergine santa,
perch allora i veneziani non se ne vanno via in pace da quell'isola
ostile invece di affrontare una guerra dispendiosa e dall'esito
incerto?
Lui ammir il suo buon senso. Quei presuntuosi dei veneziani
credono ancora di essere una grande potenza mondiale, nonostante
le rotte commerciali si stiano spostando sempre di pi
verso il Nuovo Mondo. Si serv della torta di piselli. Adesso
mostrano i muscoli e fanno a gara su chi fra loro e i turchi mette
in mare pi galere, ma la pi grande paura della Serenissima 
un'altra... Il sultano vuole impadronirsi di Corf: un importante
snodo marittimo e logistico fra Adriatico ed Egeo.
Da questa contesa non mi aspetto nulla di buono. Elisabetta
scosse il capo. Secondo voi le altre potenze si schiereranno dalla
parte di Venezia?
Penso di s. L'imperatore e il papa non staranno certo alla
finestra a guardare gli Ottomani invadere l'Europa. Perch questo
avverr prima o poi, statene certe.
Ortensia si port una mano al petto Oh buon Dio, chi vincer
il conflitto secondo voi?
La cristianit, perch portatori della vera fede rispose Lelio
convinto.
Elisabetta assent, non voleva spaventare ulteriormente la figlia,
ma in cuor suo sapeva che non c'era da aspettarsi nulla di
buono da quella situazione. Caro Lelio, stanotte dir una preghiera
speciale a san Corrado perch ci aiuti contro questa minaccia
alla pace. Gli chieder anche di farvi vincere la vostra causa
contro gli Scotti.
Grazie, contessa, so che il vostro Santo vi ascolta.
Da stasera sono certa diventer anche il vostro gli porse con
affetto la mano per la buonanotte.
Ortensia si sent rassicurata dal bene che sua madre dimostrava
verso Lelio. La sua compagnia era cos diversa da quella di suo
marito, che a tavola riusciva a infliggere una cupa atmosfera di
tensione col silenzio e quando apriva bocca era sempre pronto a
farla sentire una nullit. Si era stancato di lei e non aveva neppure
la nobilt d'animo di mostrarsi devoto. Sua madre non lo sapeva,
ma una volta Giovanni le aveva dato uno schiaffo sul viso perch
si era rifiutata di concedersi. Da allora non aveva pi opposto alcuna
resistenza, e fingeva un piacere che non provava per evitare
ulteriori umiliazioni.
Guard il posto vuoto a capotavola. La prima volta che Giovanni
si era assentato per recarsi nelle Fiandre era incinta della
loro bambina. Al momento della sua partenza si era sentita persa
per tutte le responsabilit che gravavano solo su di lei. Col tempo
aveva capito che rendere prospera la loro terra, renderla pi vasta
e produttiva rappresentava il futuro di Giovanna e Fabrizio. Il
senso del dovere la faceva andare avanti ma, dopo aver conosciuto
Lelio, aveva capito che esistevano emozioni capaci di ribaltare il
corso dell'esistenza. Stava a lei lasciarsi andare o interrompere sul
nascere quel sentimento. La sua mente galoppava pi veloce di
Cassiopea, l'unica certezza era di non sentirsi in colpa per quel
bacio.
Lelio, anche io mi ritiro disse Ortensia. Vi ho fatto portare
Gli Asolarti in camera, nel caso vogliate leggere qualche verso
prima di dormire.
Vi ringrazio. Non ho avuto modo di leggere l'ultima opera di
Bembo, ma sapete quanto lo apprezzo come poeta.
Quella sera Elisabetta se ne and a dormire rasserenata dalla
ferma convinzione di Lelio che i turchi sarebbero stati sconfitti.
Aveva colto gli sguardi d'intesa fra lui e Ortensia, ma aveva preferito
far finta di nulla. Non riesco a condannare quest'amore che
sta nascendo, perch neppure il gelo impedisce a una rosa l'ultima
fioritura prima dell'inverno. Il timore per le conseguenze era
attutito dal vederli finalmente felici.
Nella sua stanza, Lelio aveva appoggiato gli indumenti sulla
stanga appesa al soffitto per preservarli dai parassiti. I grandi
arazzi di Bruges con raffigurate scene epiche rendevano confortevole
l'ambiente. Faceva caldo. Annod le cortine verde scuro alle colonne
del baldacchino e si infil nudo sotto le lenzuola. Il materasso
era morbido, formato da tre strati di imbottitura di piume;
la biancheria odorava di resina di pino e rosmarino.
Lelio allung la mano sul cuscino vuoto. Questo  lo stesso
profumo che sente Ortensia ora.
Alla luce del lume posto sulla mensola, lesse qualche pagina
dell'opera di Bembo: voleva cercare qualche verso in cui ritrovare
Ortensia.
Amor la tua virtute
Non  dal mondo e data gente intesa:
Che da viltate offesa
Segue suo danno e fugge sua salute.
Quanta verit in queste parole, sembrano scritte per lei pens
Lelio prima di addormentarsi.
...
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CAPITOLO 34.
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DECISIONI.
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Palazzo Landi, Piacenza 1564.
All'uscita del palazzo di giustizia, Aloisio Scotti era cos furente
che non si accorse neppure di aver urtato un tizio e di non avergli
chiesto scusa. Gli capitava spesso per quella sua andatura goffa e
ondulatoria peggiorata dalla pinguedine, unica eredit del padre.
Congratulazioni, Lelio disse con voce stridula. Quella del
giudice a vostro favore  stata una decisione del tutto inattesa.
Gli strinse la mano come se accettasse la sconfitta, ma gli bruciava
forse pi di quando si era procurato la brutta cicatrice sotto
l'occhio destro nel duello contro il marito di una dama a cui, da
ubriaco, aveva rivolto pesanti apprezzamenti.
Vi ringrazio. A Passano saremo ancora vicini per lungo tempo,
o almeno lo spero.
Lui chin il capo biondastro, preso dalla madre lavandaia.
Certamente, ma ricordate che sono sempre disponibile a una
vantaggiosa offerta, se avrete voglia di cedere la vostra parte di
propriet. Lo Scotti non voleva arrendersi. Dopo tanti anni, riuscire
a riprendersi tutta la tenuta poteva essere l'occasione per
rubare al padre un po' dell'affetto che gli era sempre mancato.
Vi ringrazio, ma non ho nessuna intenzione di vendere.
Con quello che sarei disposto a offrirvi potreste comprarvi
una propriet di gran lunga pi grande e pi prestigiosa...
Lelio scosse la testa. A volte le serate sono cos limpide a Passano
che i colori decisi e pastosi dei tramonti sulle vigne, sui campi
di grano e sui pascoli sembrano quadri a olio dipinti da Dio.
Mi conoscete da anni, ci vivete anche voi: come potete chiedermi
di rinunciare a quel posto che tanto amo?
Aloisio cap che non cera niente da fare, il tono affabile di
Lelio non ammetteva repliche.
I due ex contendenti vennero raggiunti da Elisabetta e da Ortensia,
che avevano approfittato della carrozza scoperta di Lelio
per una commissione poco distante dal tribunale. Elisabetta aveva
fatto smontare alcuni suoi gioielli dall'orefice. Ora il nuovo
collier ornava il collo della figlia: un triplo filo di perle inframmezzate
da un fregio d'oro a forma di corolla con al centro un'acquamarina
ovale.
Prima di congedarsi, Aloisio prese fra le sue mani grassocce
quelle delle dame per omaggiarle con un baciamano fin troppo
prolungato. Il fascino di Ortensia si rifletteva in quello della
madre come in uno specchio antico. Rimase folgorato dalla sua
fulgida bellezza: gli occhi dal lungo taglio giottesco e i capelli
color mogano erano attraversati da sottili fili dorati, trattenuti
all'altezza della nuca da un nastro di seta azzurro. Ortensia abbass
lo sguardo per spezzare l'involontario incantesimo provocato
dalla sua avvenenza.
Lelio, dall'espressione del vostro viso suppongo che non varcherete
pi la soglia del tribunale. Ortensia si ripar dal sole con
un ombrellino di tulle. Davanti agli altri manteneva il voi, anche
se doveva stare bene attenta a non dargli del tu.
Lelio sal in carrozza. Per lo meno di questa sede. Ho saputo
dal cancelliere che Farnese sta per requisire palazzo Landi per farne
il nuovo palazzo di giustizia.
Ortensia era allibita. Il duca ha davvero questa intenzione?
Elisabetta alz gli occhi al cielo. Santa Vergine, sono quasi diciassette
anni che la vendetta di Ottavio per l'omicidio del padre
non si placa.
Dov' la piet? Dov' il perdono? disse Ortensia. Un grande
signore dovrebbe essere promotore di questi principi cristiani.
Da tutta la vita sono perseguitata dal ricordo di quel giorno sciagurato.
Lelio era sinceramente dispiaciuto per quella storia che aveva
rovinato la vita alla donna a cui teneva di pi al mondo. Il desiderio
di vendetta del duca  davvero implacabile, eppure non
capisco tutto questo accanimento...
I Landi non hanno mai dimostrato di essersi pentiti per il
coinvolgimento di Agostino nella congiura sottoline Elisabetta.
L'essere nominati principi, il privilegio imperiale di battere moneta,
non sono mai stati accettati da Ottavio: li ha vissuti come
una diminutio del suo ruolo di duca.
Fermatevi qui ordin Lelio al vetturino.
Si trovavano proprio di fronte a palazzo Landi: il piano nobile,
con le sue fitte e alte finestre, rendevano le sue stanze le pi
luminose della citt.
Quanto  bello disse Elisabetta. Ricordo che Manfredo lo
fece costruire sul finire del secolo scorso, quando era consigliere
dei duchi di Milano. Anche questo privilegio non  mai stato gradito
ai Farnese. Si trattava pur sempre di un'emanazione indiretta
del potere imperiale.
Se Filippo non avesse ridato Piacenza ai Farnese, forse pap
sarebbe ancora vivo disse Ortensia con amarezza.
L'imperatore si  dimostrato troppo debole con loro asser
convinta Elisabetta. D'altronde la sua sorellastra Margherita 
sposata con Ottavio. Quanto ha insistito col fratello per farsi ridare
la nostra citt! Se l'hanno riottenuta  per merito delle sue
lagnanze.
Lelio voleva distrarle da quei tristi pensieri. Il portale del palazzo
 davvero magnifico.
La sagoma assomiglia a quella dell'arco di Costantino a
Roma disse Ortensia entusiasta. I due medaglioni con i profili
virili sul fronte della facciata sembrano quelli delle monete imperiali.
Lelio non era mai stato a Roma. Desider andarci con lei,
scappare insieme lontano da tutto e da tutti.
...
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CAPITOLO 35.
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IL POSTO MIO.
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...
Castello di Breno, Piacenza 1564.
Quel giorno Lelio era arrivato prima per la loro consueta passeggiata
e Caracossa gli aveva detto che l'avrebbe trovata nella
limonaia.
Ortensia.
Sono quass.
Il giovane sal la stretta scala di legno col batticuore. Ortensia
aveva ricavato un soppalco che sfruttava lo spicchio di luce proveniente
dalle volte ad arco delle vetrate, all'altezza della soletta.
Aveva sistemato un grande tappeto bianco di lana, una libreria,
una scrivania, un leggio per la musica, una sedia e un piccolo
letto con alcuni cuscini chiari. Aveva ripreso a suonare il liuto e
non voleva essere disturbata da nessuno. La trov seduta con lo
strumento fra le mani che studiava uno spartito.
Lei si alz e corse ad abbracciarlo. Lelio, non sei mai stato qui.
So che questo  il tuo rifugio segreto.
Ortensia annu. Riesci a sentire l'aroma dei limoni? Anche se
le conche ora stanno in giardino.
S,  molto gradevole.
Adesso chiudi gli occhi. Questo  l'odore che pi mi ricorda
la casa in cui vivevo a Noto. Immagina le pareti tinteggiate di
bianco, i pavimenti in maiolica azzurra. Un tavolo in noce su cui
campeggia una fruttiera colma di limoni con il sole dentro.
Riesco a immaginarla. Ti vedo: l eri felice.
Gli sfior il viso con le labbra: era l'unica persona che voleva
nel suo rifugio. Lo sono anche adesso, qui con te. Ma la felicit
 un attimo di ebrezza, e la serenit un sorso di vita.
Io vorrei dissetarti...
Lei si sent travolgere da un brivido violento ma rassicurante,
che fece crollare le sue ultime, inutili difese. Stringimi, Lelio,
non voglio pi abbracciarti solo nei sogni.
Rimasero avvinti come se fossero una persona sola, poi Lelio
la prese in braccio, l'adagi sul letto e le sciolse i capelli. Si tolse
i vestiti: alla luce del giorno, Ortensia pot finalmente ammirare
il suo corpo da atleta greco, al tatto levigato come il marmo, ma
vivo di desiderio inespresso. Le ricordava la scattante imponenza
del David di Michelangelo che aveva visto in piazza della Signoria,
quando si era recata a Firenze per prendere lezioni di liuto da
Maddalena Casulana.
Lui le slacci i bottoni della veste e la baci sulla bocca, sul collo,
sulle spalle, sul seno: la sua pelle sapeva di zagara e di ambra, poi le
gambe di Ortensia, forgiate dalle lunghe corse a cavallo, si avvilupparono
intorno ai suoi fianchi in una plastica presa. Quasi senza accorgersi,
Lelio venne accolto dal suo ventre come se quell'incastro
fosse l'unico possibile. Cos uniti sembravano due eroi mitologici
davanti a uno scultore pronto a renderli eterni nel marmo.
Cominci a muoversi lentamente dentro di lei, e lei a occhi
socchiusi gli sorrideva facendo scorrere le dita sull'incavo della
schiena, sulle spalle, sul viso. Poi Ortensia avvert un fremito,
qualche istante dopo un altro pi forte e poi altri ancora sempre
pi intensi, come se, priva di fiato, stesse salendo la spirale della
torre di Babele per avvicinarsi al cielo. Le sembrava di capire tutte
le lingue del mondo e tutte le dicevano: Amore.
Lelio cap dal movimento delle sue labbra socchiuse quella
parola e raggiunse l'apice della felicit dentro di lei. Rimasero
a lungo abbracciati, senza fiato. Poi Lelio riprese vigore dentro
di lei e partirono per un nuovo viaggio, in un altro continente
sconosciuto.
Poco dopo, Ortensia si dest dal torpore del suo abbraccio e
gli diede un altro bacio sulle labbra. Vuoi sentirmi suonare?
Lui annu. Sarebbe la seconda volta che lo faccio.
Davvero?
Qualche anno fa, alla Vigilia di Natale. Passavo sotto le tue
finestre e ti avevo ascoltata con attenzione.
Cosa avevi pensato?
La strinse forte. Che quella musica era suonata da un angelo.
Ortensia appoggi il capo sul suo petto. Questo  il complimento
pi bello che mi potessi rivolgere.
Cosa mi fai ascoltare?
Si sentiva entusiasta del suo interesse, voleva dare il massimo
per lui. Sto imparando la Fantasia numero due di Francesco da
Ripa. Sistem il cuscino di velluto sulla seggiola che aveva intarsiata
una O sullo schienale e prese il liuto dal supporto. Pizzic
le corde con agile delicatezza, il brano era malinconico, ma
allo stesso tempo aveva un brio che sembrava anticipare la catarsi
dell'anima: Lelio la prov al termine dell'esecuzione.
Non riesco a esprimere le emozioni che mi hai dato le disse,
ancora scosso.
Lei si avvicin e gli diede un bacio sulle labbra. Ora dobbiamo
andare disse a malincuore, ma consapevole di ci che quelle
parole avrebbero sempre significato: l'interruzione di un sogno.
Nella solita, vetusta locanda di Bellinzona, il marchese Paveri
Fontana stava scrivendo il dispaccio giornaliero con la sua calligrafia
svelta e sicura, priva di svolazzi. Il proprietario gli faceva un
prezzo di favore perch era un cliente abituale, e a lui andava bene
perch il Comune di Piacenza era molto attento alle spese sue e di
quelle del suo seguito, composto da sette persone: il cancelliere, il
giovane d'ambasciata e cinque servitori.
Il viaggio di un ambasciatore era scandito da tappe obbligate
per nutrire le cavalcature, farle riposare e trovare riparo per la notte.
Sigill la lettera con la ceralacca e il suo timbro, e la consegn
al fattorino per la spedizione.
Giovanni, questa volta ci  andata bene sbuff Buonvicino,
che aveva appena pagato l'oste e stava annotando sul manuale
d'ambasciata le spese per il vitto, l'alloggio e la biada per i cavalli.
Ancora qualche giorno e saremo finalmente a casa.
Non pensare che ci metteremo sempre solo una ventina di
giorni gli rispose il marchese. In estate il tempo  clemente. Novembre
 il mese peggiore: la pioggia e le bufere di neve rendono
le strade impraticabili.
Terminato il lavoro, rimasero seduti al tavolo della locanda a
bere vino scadente prima di coricarsi. Il marchese teneva a tracolla
la bolgetta, la borsa in pelle munita di serratura che conteneva
le carte importanti e il testamento, nel caso fosse vittima di un
agguato mortale o di una fine improvvisa.
Ho notato che a corte molti ambasciatori erano accompagnati
dalle mogli. Buonvicino aveva un tono scherzoso ma con un
fondo di malizia. Si vers con fare spigliato un altro bicchiere di
vino che spesso gli faceva sciogliere la lingua anche troppo. Tu
fai bene a non far venire Ortensia: come fareste altrimenti con
tutte le cortigiane che ti porti a letto?
Il marchese bevve un ultimo, aspro sorso. Non  solo per
quello. Ortensia preferisce rimanere a casa con i nostri figli.
Buonvicino sorrise. Quando lo faceva, i suoi occhi si trasformavano
in due fessure oblique come quelle di un felino imbolsito.
Ogni anno stai via per mesi: non temi che Ortensia possa
annoiarsi e trovare dei... diversivi?
Il marchese lo guard stupefatto. Sei impazzito? Ortensia 
una donna virtuosa, stimata in societ.  un'ottima madre, una
brava moglie, e sa mandare avanti i nostri interessi quando non
ci sono meglio di chiunque altro. In questo devo dire che mia
suocera l'ha tirata su bene.
Dimentichi un particolare...
Quale?
Ortensia  anche una donna bellissima, capace di suscitare
ammirazione e desiderio in ogni uomo.
Mi fido di lei tagli corto il marchese.
Perch allora hai detto a Lelio di starle accanto?
Lelio  un nostro amico da tanti anni. Ho voluto che offrisse
la sua tutela a Ortensia perch abitiamo vicini.
Se lo dici tu...
Si avviarono in silenzio verso le loro stanze. Le assi dello stretto
corridoio, debolmente illuminato dalle candele di sego alle
pareti, scricchiolavano al loro passaggio come se si stessero per
spezzare da un momento all'altro.
Il marchese infil la chiave nella toppa; lo scatto secco della
serratura fu lo stesso che avvert nella sua mente. Infastidito,
guard l'amico. Parliamo invece di cose concrete, Buonvicino.
Uno dei servitori, quel pavese di cui non ricordo mai il nome,
sta ancora male. Bisogna che riorganizzi i carichi di lavoro con
gli altri. C' da smontare il mio letto, imballare il materasso e
i guanciali, rimettere le casse sui muli e riempire le balle con la
biancheria. Altrimenti domani partiremo troppo tardi.
Lui annu come se ci avesse gi pensato, anche se non era vero.
Gli fece un cenno di saluto e si diresse verso la sua stanza: l'indomani
presto se ne sarebbe occupato.
Quando il marchese si mise a letto e chiuse gli occhi, ripens
alle parole di Buonvicino. All'inizio gli erano apparse facezie tra
amici che avevano alzato troppo il gomito, per continuava a
ripeterle fra s.
Vedeva Ortensia in un solo ruolo: quello di madre e di moglie,
non in quello di amante. Sapeva come esercitare un controllo su
di lei: a volte si tramutava in ricatto, come quando le ricordava la
fortuna che le era capitata con il loro matrimonio. Lui metteva
alla prova la remissivit di Ortensia nel momento in cui la provocava:
la sua reazione pungente dimostrava la sua trasparenza
interiore.
Se fosse una persona falsa, non reagirebbe. Eppure, le parole
di Buonvicino lo avevano smosso dalle sue convinzioni: una cosa
che proprio non sopportava.
...
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CAPITOLO 36.
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IL PEGNO.
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Ziano, Piacenza 1564.
Lelio e Ortensia stavano sdraiati all'ombra di una quercia. Lui
la teneva stretta fra le braccia, godendosi quella giornata limpida di luglio.
Ti ricordi la prima volta che siamo venuti qui a Ziano? gli domand Ortensia.
Lelio annu. Questa ormai  la nostra collina.
Dall'erba alta sbucarono due cuccioli di ermellino rossicci
e dalla pancia bianca: giocavano a mordersi la coda, formando
cos una morbida ellisse. Quando si accorsero di loro, il loro
istinto di fuga fu vinto dalla curiosit. Si misero sulle zampe
posteriori per osservarli meglio, poi si nascosero nell'erba alta, soddisfatti.
Ora l'uva  quasi pronta per la vendemmia, segno che mio
marito sta tornando disse Ortensia con tristezza.
Hai ricevuto sue notizie?
Fra qualche giorno dovrebbe essere a casa. Dipende dal tempo
che trover sul valico delle Alpi.
Auguriamoci una nevicata precoce!
Riesci sempre a farmi sorridere gli fece una carezza sul viso
e lo baci sulle labbra.
Si misero seduti, lei lo guard: aveva bisogno delle sue parole,
di sapere quali intenzioni poteva condividere con lui. Anelava
a quell'amore impossibile, ma con la consapevolezza dell'illusione.
Come se le avesse letto nella mente, Lelio cap di dover esprimere
il suo pensiero senza tanti giri di parole; solo cos le avrebbe
fatto sentire quello che gli dettava il suo cuore con sincerit. La
nostra storia non ha futuro. Tu sei sposata, hai due bambini. Col
ritorno di Giovanni non potremo pi vederci come prima.
Una folata di vento smosse i rami della quercia, come le parole
di Lelio avevano scosso le fragili speranze nell'anima di lei.
Quello che mi dici rende il nostro distacco se non pi facile,
meno doloroso.
Ti dimostrer il mio rispetto.
Come?
Rimanendoti fedele per sempre.
No, Lelio, ti prego. Meriti di avere una brava moglie, dei figli...
anche se nessuna ti amer quanto ti amo io. Si alz da terra
e guard verso la pianura. Avrebbe ricordato tutto di quell'istante:
le diverse sfumature di verde dei campi coltivati, i loro confini
disegnati da sottili strisce di alberi e, ancora pi in l, le cime delle
Alpi, da dove presto sarebbe tornato suo marito.
Lui la prese per le spalle e la strinse forte, ma lei cerc di divincolarsi
per la prima volta dal loro abbraccio nella chiesa sconsacrata.
Quel gesto fer Lelio. La sua spavalda sicurezza fu messa a
dura prova, ma doveva essere forte per entrambi. Non potrei
mai sposarmi. Quando la ragione sconfigge l'amore, non  il bene
a trionfare, ma il male.
Lei si sent vacillare. E allora che farai?
Partir.
Per dove?
Voglio andare a Roma. Se non potr pi godere della tua presenza,
voglio riempirmi gli occhi e il cuore della bellezza eterna
per ricordare che siamo solo di transito a questo mondo. Solo cos
riuscir a sopravvivere al dolore del distacco da te.
Lelio, Lelio, Lelio voglio ripetere il tuo nome allo sfinimento
ora che posso ancora pronunciarlo. Si volt e appoggi il viso sul
suo corpetto slacciato: voleva ricordare per sempre il profumo di
cuoio e di zibetto della sua pelle. Stringimi pi forte che puoi.
Lui l'avvolse in un abbraccio tenace. Rimarremo sempre uniti
nei pensieri. I ricordi di questi mesi cambieranno per sempre
il corso della nostra vita, come quello di un fiume: se si devia il
suo letto, continuer a scorrere, ma il suo fluire non sar mai pi
quello di prima.
Ortensia si stacc da lui e prese un paio di forbicine dal borsino
appeso alla cintura. Si tagli una ciocca di capelli e la leg
con il suo nastro di seta azzurro. Pietro Bembo aveva dedicato
Gli Asolarli a Lucrezia Borgia. Per ringraziarlo, lei gli regal una
ciocca dei suoi capelli. Lo stesso gesto compio io con te: mi hai
donato le giornate pi belle della mia vita, mi hai permesso di
conoscere il vero amore. Non ho bisogno di pagine di carta per
rammentarlo perch i ricordi sono incisi nella mia anima. Custodisci
per sempre questo mio eterno pegno d'amore.
Lelio port la ciocca di capelli sul petto, se la pass sul viso,
sugli occhi e sulle labbra. Poi baci Ortensia con quel trasporto
di chi sa che sarebbe stata l'ultima volta.
...
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CAPITOLO 37.
...
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CONSIGLI MATERNI.
...
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Castello di Celleri, Piacenza 1564.
Terminata la messa nella cappella privata di Celleri, Elisabetta
e Ortensia portarono i bambini a dar da mangiare agli animali
da cortile. Giovanna e Fabrizio si divertivano a impastare acqua
e crusca con le mani in un secchio, poi lo rovesciavano per terra
e gli davano la forma di una torre circolare. Erano attorniati da
oche, anatre, pavoni e polli che non aspettavano altro di becchettare
quell'invitante cibo.
Elisabetta e Ortensia si sedettero sulla panca di pietra all'ombra
della folta edera sulle mura del castello. Mamma, questa sera
torna Giovanni e non so come devo comportarmi.
Cosa intendi?
Ortensia non riusc a staccare gli occhi dal cielo, che quella
mattina era di un azzurro cos intenso da ricordare il colore dei
lapislazzuli. L'ho tradito con Lelio. Eppure il senso di colpa alimenta
il mio desiderio, anzich soffocarlo.
La guard a lungo, cercando le parole giuste. In amore bisogna
pentirsi solo di quello che non si fa. Avevo intuito il trasporto
amoroso tra voi, ma ho preferito non dire nulla. Temevo di influenzarti
con le mie parole.
Quindi non mi biasimi...
E perch dovrei? Sono tua madre, ci a cui tengo di pi nella
vita  di vederti felice, e in questi mesi lo sei stata.
Mamma, non sono riuscita a resistere a Lelio insistette Ortensia,
come se volesse farsi disprezzare a tutti i costi. Anzi, 
come se lo avessi incoraggiato.
Elisabetta respir con calma, poi la fiss decisa. In lui hai trovato
l'uomo che avresti dovuto sposare. Giovanni  stato l'errore,
tuo padre ha sbagliato a insistere per queste nozze. Parl con
quella lampante pacatezza che sanno avere solo le verit a lungo
meditate.
Anche Lelio mi ha detto la stessa cosa. Avete ragione, ma ora
cosa posso fare?
Per prima cosa devi essere prudente: tuo marito non deve
sospettare di nulla.
E poi?
Purtroppo devi tornare alla vita di sempre. L'annullamento
delle nozze  impossibile da ottenere perch la tua unione con il
marchese  stata benedetta dall'arrivo di Giovanna e di Fabrizio;
un vizio di consenso impossibile da dimostrare.
Hai ragione, devo rassegnarmi disse Ortensia con la voce
spezzata.
Elisabetta si faceva aria col ventaglio per dare ai bambini una
parvenza di normalit. Lelio cosa ne pensa?
Da galantuomo, vuole solo il mio bene. Sa che la mia condizione
di moglie e di madre  inscindibile dal mio onore. Ora
intende partire per cercare di dimenticarmi.
Elisabetta sospir, sollevata. Anche se  giovane, si sta dimostrando
un uomo saggio.
Ortensia aveva un nodo alla gola, ma si sforzava di non piangere:
non voleva che i bambini la vedessero disperata. Come
posso vivere senza Lelio?
Nessun amore eterno deve per forza essere vissuto su questa
terra: tuo padre continuo ad amarlo nonostante non ci sia pi.
Elisabetta pos il ventaglio sulle ginocchia e la guard con tenerezza.
Mi fa andare avanti solo la certezza che mancano sempre
meno giorni prima di riabbracciarlo nell'Aldil.
Sapere che sua madre stava soffrendo come lei diede a Ortensia
un grande conforto: la condivisione di quel tormento lo rendeva
pi accettabile. Si abbracciarono non pi come era capitato
tante volte tra madre e figlia, ma come due donne solidali l'una
con l'altra.
Oh mamma, non so se sar in grado di fingere l'amore con
Giovanni.
Tuo marito non  cos sensibile da accorgersi di averti persa,
in fondo non ti ha mai avuta la rassicur con un tono protettivo
nella voce. Neppure gli interessa se lo ami o no. Ha insistito
tanto per prenderti in moglie perch sei bella e aveva bisogno di
mostrare alla societ che era in grado di conquistarti. L'apparenza
 sempre stata la sua unica sposa.
L'arrivo dei bambini interruppe le loro confidenze. Sembravano
concentrati sui giochi, ma in realt erano molto attenti a
quello che si dicevano la mamma e la nonna e volevano essere al
centro della loro attenzione.
La sera a Breno, con le parole di sua madre bene impresse
nel cuore, Ortensia diede disposizione a Caracossa perch facesse
preparare la tavola in attesa del marito. Scelse un servizio di
cucina con le pietanze preferite del marchese, poi si rec nella
sua camera per prepararsi. Con l'aiuto di Caracossa, indoss un
abito in raso paonazzo, poi le chiese di uscire dalla stanza. Voleva
rimanere sola.
Davanti allo specchio non si riconosceva: quella riflessa non
era pi lei, si sentiva di Lelio. Cominci a tremare, a sentire freddo,
aveva i crampi allo stomaco e vomit nel bacile.
Dalla corte sent gli zoccoli dei cavalli sulla ghiaia e le prese il
panico. Un senso di disperazione si impossess di lei, ma doveva
essere forte e riusc a non piangere. Giovanni era arrivato.
Scese le scale e, dopo mesi di lontananza, lo accolse nel salone
d'ingresso, dove era schierata la servit, con un abbraccio e un
sorriso il pi possibile calorosi.
Moglie mia, sei sempre pi bella. Le gir intorno, sembrava
che controllasse la sua venust. Fatti guardare. In quei mesi trascorsi
nelle Fiandre aveva messo su peso; anche in viso appariva
gonfio.
Mi sei mancato.
Caracossa port i bambini a salutare il padre, anche se non
mostrarono un grande entusiasmo: sembravano piuttosto in soggezione
per la sua imponente presenza.
Caracossa, fai scaricare il carro, ci sono regali per tutti! E
adesso andiamo a tavola, sono affamato!
Mentre raccontava delle sue abilit diplomatiche davanti
all'imperatore, Ortensia non lo ascoltava. Era concentrata su una
serie di piccoli gesti che le davano fastidio. Fino ad allora non li
aveva mai notati: come si avventava sul cibo, quel suo modo di
rotolare sulle parole con la bocca piena, il parlarsi addosso. Lei
non riusciva a mandare gi un boccone.
Stasera non hai fame? biascic Giovanni. La vedeva assente,
in preda a un malessere che non riusciva a capire se fosse solo
fisico.
Sono reduce da una leggera indisposizione, mi ha chiuso lo
stomaco.
Mi dispiace... addent una morbida pagnotta di pane bianco.
Come sono andate le cose in mia assenza? I bambini ti hanno
dato da fare?
Abbastanza. Giovanna fa ancora fatica a memorizzare le lettere
dell'alfabeto: mia madre le ha cucite su un vestitino cos le
pu sempre ripassare.
Elisabetta ha sempre delle idee davvero originali.
Gli spieg che la semina dei campi era andata bene e il raccolto
prometteva di essere abbondante. I mezzadri avevano pagato
gli affitti l'undici del mese come stabilito. Tutto per il meglio,
insomma. Si rese conto di essere rimasta troppo sul vago. Ho
ricominciato anche a suonare il liuto.
Lui si dimostr contento della novit: gli ricordava quando si
erano conosciuti ed era ancora innamorato. Era ora. Mi devi far
ascoltare qualcosa.
Con piacere. Adesso che i bambini sono un po' pi grandi
voglio rimettermi a studiare musica con un bravo insegnante.
Il marchese annu. E Lelio? le chiese a bruciapelo per verificare
la sua reazione.
Lei si aspettava la domanda e rimase impassibile. Ha mantenuto
la promessa che ti aveva fatto. Sorrise, ma senza dimostrare
un eccessivo entusiasmo. Mi ha scortata nelle mie passeggiate
con Cassiopea,  un giovane perbene.
Sono fortunato ad averlo come amico. Domani passer a ringraziarlo
e gli porter un dono. Giovanni non aveva notato nulla
di sospetto nella risposta della moglie. Se finge, ha imparato a
farlo molto bene.
Sentire il nome di Lelio le aveva provocato altri crampi allo
stomaco, non ce la faceva pi a rimanere l. Si alz e gli sfior le
labbra con un bacio. Gli far sicuramente piacere. Vado a dormire
in un'altra camera, non vorrei trasmetterti qualche malanno.
Ci vediamo domani.
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CAPITOLO 38.
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PROFUMI.
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Castello di Breno, Piacenza 1564.
La mattina seguente, il marchese spron il cavallo al galoppo
verso Passano. Voleva fugare i suoi dubbi una volta per tutte.
Conosceva Lelio da tanti anni: si fidava di lui come se fosse un
fratello ed era convinto di capire subito se gli avrebbe mentito.
Arrivato a casa dell'amico, il maggiordomo l'avvis che il padrone
si trovava nella stalla. Si offerse di andare a chiamarlo.
Non c' bisogno, lo raggiungo l.
Trov Lelio che stava dando la biada al suo pezzato. Sembrava
contento di rivederlo dopo tanti mesi.
Si strinsero la mano con il solito fare cameratesco. Giovanni,
che bella sorpresa! Lelio sapeva di dover apparire disinvolto, anche
se era molto agitato. Ci riusc mantenendo la stessa calma di
quando si preparava per un torneo. Non devo dare stoccate, ma
solo cercare di evitarle.
Sono arrivato ieri. Ho pensato di portarti un dono per ringraziarti
della protezione che hai garantito a Ortensia.
Non dovevi. Tu avresti fatto lo stesso.
Gli porse un pacchetto. Tieni, questo  per te.
Lelio scart il regalo con curiosit. Speroni d'argento! Sono
magnifici, ti ringrazio. Ricevere un colpo di lancia in pieno petto
gli avrebbe fatto meno male, ma doveva mantenere il controllo.
Il marchese vide il pezzato che biascicava delle carrube. Come
mai lo rifocilli a quest'ora?
Si tratta di un premio: il maniscalco gli ha appena cambiato
la ferratura. Lelio accarezz il dorso del cavallo per scaricare
la tensione. Fra qualche giorno partiamo. Deve essere
in forma.
Il marchese apparve sorpreso della notizia. E dove vai?
A Roma. Voglio compiere il pellegrinaggio delle Sette Chiese.
Allora prenditi anche una scorta armata. L'Urbe di questi
tempi non  sicura.
Avevo intenzione di armare i miei due servitori. Secondo te
sar sufficiente?
Se li doti entrambi di spada e coltello va bene. Starai via molto?
Solo il tempo necessario.
Capisco.
Doveva evitare la stoccata. Parto sereno: ho vinto la causa
contro gli Scotti.
Che splendida notizia! Il marchese sapeva quanto Lelio ci
tenesse alla sua propriet di Passano, ne avevano parlato tante
volte: l'esito positivo della vicenda lo rallegrava. Aveva sollevato
la lancia per non colpirlo.
Gli raccont qualche dettaglio del processo, ma Giovanni andava
di fretta. (Adesso devo lasciarti. Vado a Piacenza per riferire
al segretario del duca della mia missione.
Si salutarono con la promessa di rivedersi a un evento benefico
dai frati di Borgonovo.
Giovanni rimont a cavallo sicuro di non aver notato niente
di strano nel comportamento di Lelio. Il pellegrinaggio a Roma
era un appuntamento fisso per ogni cristiano: sembrava il momento
ideale per Lelio, sistemati i suoi problemi. L'unico dubbio
era quella partenza repentina, proprio mentre lui era appena
tornato, ma poi concluse fra s che la stagione risultava ancora
propizia per il viaggio. Faceva bene a partire subito.
Prima di andare a cena, Ortensia aspettava il ritorno del
marito in camera loro. Era molto tesa: come avrebbe potuto
giacere con lui quella notte? Cerc di farsi forza immaginando
di essere un agnello sacrificale. Scelse apposta un abito che
fosse il pi lontano possibile dal lutto dentro di lei: rosso,
dalla profonda scollatura e dalle ampie maniche a sbuffo. Raccolse
i capelli in una reticella dorata e lasci libere ai lati del
viso due ciocche, poi si mise al collo una catena d'oro con un
profumato pomo d'ambra, racchiuso in un piccolo melograno
smaltato.
Quando il marchese la vide scendere le scale, decise che quella
notte sarebbe stata sua. Si sedette a tavola. Com' andata
oggi?
Una giornata impegnativa: il carraio ha consegnato la nuova
ruota e ho contattato gli stagionali per la vendemmia... Ho anche
acquistato un nuovo timo, in sostituzione di quello vecchio.
E tu? Le sue parole davano una parvenza di intimit familiare,
ma dentro si sentiva disgregata.
Ho visto Lelio,  in partenza per Roma.
Dovremmo tornarci anche noi.
Lo saluteremo all'evento benefico di Borgonovo.
Terminata la cena, Ortensia si alz dalla tavola. Ti aspetto in
camera.
Lui annu, ma prima voleva un'altra porzione di pinolata.
Di sopra, Caracossa le aveva sciolto i capelli e slacciato il
vestito per prepararla alla notte. Ripongo la catena nel portagioie?
No, grazie. Preferisco tenerla.
Cos'hai, bambina mia? L'istitutrice non l'aveva mai vista
cos prostrata.
A Ortensia sembrava di impazzire: si strinse il capo fra le mani,
come se il cervello fosse sul punto di scoppiare. Aveva bisogno di
confidarle le sue pene. Mi manca Lelio. So che  sbagliato, ma
non posso farci nulla.
Caracossa sent una stretta al cuore, ma doveva dimostrarsi rigorosa.
Ricordi cosa ti dissi quando ti stavo preparando per le nozze?
Che una volta detto s non potevo pi tornare indietro...
L'istitutrice annu e ripose il vestito nell'armadio. Purtroppo
 la verit. Si pent subito di essere stata cos drastica.
Dammi un consiglio, ti prego.
Caracossa cerc le parole giuste dentro di s per non ferirla
ulteriormente. Tesoro, solo il destino pu far cambiare il corso
di quanto la societ ti impone. Riuscirai a sopportare il presente
con questa flebile speranza?
S, perch provo amore eterno per Lelio. Come lui per me.
Allora, bambina mia, serba questo sentimento come il dono
pi prezioso. Le diede un bacio in fronte e si ritir: Giovanni
stava salendo le scale.
Ortensia si mise nuda a letto e lo aspett.
Dopo lunghi mesi di assenza, Giovanni era particolarmente
eccitato. Si tolse i vestiti in fretta, li gett a terra e si infil anche
lui nudo sotto le lenzuola. Poi cominci a toccarla con troppa
foga, come se la soppesasse.
Ortensia chiuse gli occhi e pens a quanto le sue mani fossero
rozze rispetto a quelle di Lelio, che l'esploravano con l'eccitante
delicatezza di una piuma. Quel pensiero la distrasse e riusc ad accogliere
il marito dentro di s. Si muoveva su di lei in modo sgarbato,
il suo acre odore era mitigato dal pomo d'ambra che Ortensia
teneva a contatto con la pelle; poi il pensiero di Lelio prese il
sopravvento anche sul suo corpo. Sent il suo ventre che espelleva
Giovanni. Avvert un forte dolore per quella forzata penetrazione
e rivers in un finto gemito un soffocato grido di dolore.
Lui si compiacque di questo, ma Ortensia non poteva pi fingere
perch si stava richiudendo come le pagine appiccicate di un
libro. Spost sul cuscino la catena d'oro e invit Giovanni a finire
sul seno. Per un istante lui rimase sorpreso da quella richiesta, poi
il pensiero lo eccit ulteriormente: usc da lei e con un grugnito
soffocato raggiunse il piacere.
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CAPITOLO 39.
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LA TRAPPOLA.
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Castello di Passano, Piacenza 1564.
Per fare prima, Aloisio Scotti era entrato nel salone del suo
scomodo dirimpettaio passando dal giardino. Lelio, siete pronto?
Pens a quanto avrebbe voluto annettere quella porzione di
propriet.
Un attimo e sono da voi gli rispose a voce alta dalla camera
da letto del primo piano, dove il siniscalco stava aiutandolo a
vestirsi.
I due vicini avevano ricevuto l'invito dai frati di Borgonovo
per partecipare all'inaugurazione del nuovo refettorio, a cui avevano
contribuito economicamente tutti i nobili locali.
Aloisio gironzol nella lussuosa stanza. Le credenze e gli armadi
di manifattura lombarda profumavano di cera d'api; le travi del
soffitto a cassettoni avevano intagliati volti maschili e femminili
visti di profilo, dipinti a colori vivaci. Alle pareti una decorazione
a motivi geometrici blu con all'interno losanghe rosse incorniciate
di bianco simulavano la tappezzeria. Un grande fondo oro
raffigurava la Madonna in trono con in braccio Ges: l'indice e
medio della piccola mano erano alzati in segno della parola.
Al centro si trovava un tavolo rettangolare con dodici sedie
dallo schienale lavorato a motivi floreali. Sfior con le dita il dorso
dei libri che spesso Lelio gli aveva prestato. Maledetta Ersilia,
se non ti fossi risposata con lo zio di Lelio ora tutto questo sarebbe
mio. Ammir la vista sulla Val Luretta che si godeva dalle
portefinestre del piano terra, mentre la sua parte di tenuta era
meno signorile e dava sulla strada.
Si spost nello studio di Lelio. Il giorno dopo sarebbe partito
per Roma e una cassa aperta conteneva dei libri che avrebbe portato
con s. La sua attenzione venne colpita dagli Asolarti. Aloisio
invidiava molto la penna di Pietro Bembo, per questo non aveva
mai voluto leggere le sue opere.
Prese distrattamente in mano il libro e dalle pagine cadde
qualcosa per terra. Incuriosito, si pieg e raccolse una ciocca di
capelli legata con un nastro azzurro. Gli diceva qualcosa. Pens di
chi fosse, ma non riusciva a ricordare, poi si batt la mano sulla
fronte. Certo,  di Ortensia Paveri Fontana! Lo portava quel
giorno, fuori dal Tribunale. Sent Lelio che di fretta scendeva le
scale e fece appena in tempo a nascondere la ciocca nella scarsella
attaccata alla cintura di cuoio.
Eccomi, Aloisio. Scusate l'attesa, muoviamoci!
Ortensia, sei convinta di non voler venire a Borgonovo? Il
marchese ci teneva che la moglie lo accompagnasse: gli piaceva
sentire gli sguardi di invidia degli altri uomini per una moglie
cos avvenente.
S, ne sono sicura gli disse sull'uscio. Risento ancora dei postumi
della febbre dei giorni passati, non me la sento di venire
dai frati. In realt sapeva che alla cerimonia sarebbe intervenuto
anche Lelio e rivederlo le avrebbe fatto troppo male. Mi ritirer
in camera a leggere. Salutami mio fratello.
Giovanni non insistette oltre. Le diede un bacio sulla bocca e
usc. Dopo il suo ritorno da Bruxelles era l'occasione di rivedere
amici e parenti, anche se quelle cerimonie erano pi che altro
un'ostentazione dei propri privilegi, a partire dall'abbigliamento.
Lui non poteva certo dire di essere inferiore agli altri.
Si sistem l'elegante gualdrappa in velluto nero con un altissimo
collare bianco all'ultima moda. Alla cintura portava un
pugnale con il manico in madreperla acquistato durante il suo
ultimo viaggio a Solingen; l'elsa d'argento era tirata a lucido, cos
come la spada. Alla prima occhiata poteva sembrare il classico vestito
nero della nobilt, ma a un attento osservatore non sarebbe
sfuggito la raffinatezza del broccato traslucido. Lo stalliere aveva
gi preparato il suo arabo nero. Senza indugiare oltre mont a
cavallo.
Buonvicino Malvicini lo aspettava nei pressi del passo carraio.
Amico, sei elegantissimo.
Giovanni lisci il bordo del berretto di velluto in tinta sormontato
da una soffice piuma bianca. Anche tu non scherzi:
oggi saremo i due gentiluomini pi ammirati!
Si misero a ridere con spirito complice si diressero alla volta
di Borgonovo.
Giunti davanti al monastero, trovarono all'ingresso Aloisio
Scotti che fece loro segno di raggiungerlo.
Il marchese si tolse i guanti. Aloisio, cosa succede?
Questi devono appartenervi. Lo Scotti tir fuori da una tasca
la ciocca di capelli di Ortensia e la mise in mano al marchese.
Al tatto cap subito che erano quelli della moglie. Dove li
avete trovati? Li guard: anche il colore corrispondeva a quello
di Ortensia. Ricordava quel nastro di seta azzurro.
Fra le pagine degli Asolarti, a casa di Lelio.
Giovanni ricolleg tutto: il libro preferito di Ortensia, la sua
indisposizione di quel giorno, la partenza di Lelio per Roma. La
naturalezza con cui l'avevano tratto in inganno era determinata
dalla loro complicit, unita al timore della sua vendetta.
Guard Aloisio, poi Buonvicino: nel loro sguardo leggeva biasimo,
commiserazione, sarcasmo. Lo stesso che presto tutti gli
avrebbero riservato.
Tir un pugno sul volto dello Scotti che cadde per terra, poi
un manrovescio all'altro. Buonvicino si port una mano all'altezza
dello zigomo dolorante.
Camillo si trovava gi nel refettorio, aveva trascorso la notte
in monastero. Ogni tanto si ritirava in compagnia dei francescani
per vivere qualche giorno in umilt e in preghiera. Salut
i primi ospiti, in tutto una cinquantina, fra cui i Landi,
gli Sforza, i Leccacorvi, i Pallastrelli e gli Scotti. Il suo volto
si illumin all'arrivo di Lelio. Lui s che sarebbe stato il mio
cognato ideale.
Gli and incontro e si strinsero gli avambracci con vigore.
Caro Lelio, complimenti per la vittoria: ho saputo che il giudice
ha dato torto agli Scotti e quindi la porzione del castello di Passano
rester vostra.
Lelio era molto contento di vedere l'amico, i cui occhi erano
due sfere scure, lucide e leali. Si rispecchiava in loro. Caro Camillo,
vostra madre lo aveva predetto. La volevo ringraziare, ma
non la vedo.
 rimasta a Celleri: stiamo ristrutturando le torri e preferisce
seguire i lavori di persona. Sorrise divertito. Lo sapete: vuole
che le cose siano fatte come dice lei.
Temete un attacco dei turchi?
Di questi tempi non si pu mai sapere disse preoccupato
Camillo. Il papa sembra essere riuscito a coinvolgere l'imperatore
e i veneziani in una santa alleanza contro gli Ottomani. Dicono
che la battaglia sia imminente.
Se cos fosse, mi imbarcherei pure io anzich andare a Roma.
Camillo aggrott la fronte, gli si formarono due parallele linee
verticali tra le sopracciglia scure. Appariva dispiaciuto della notizia.
Ci lasciate?
Parto domani, star via per un lungo periodo. Ho voglia di
vedere il mondo, andare alla ricerca di nuove avventure. Se non
lo faccio ora che sono giovane, quando?
Non avete tutti i torti. Verrei anch'io con voi, ma sto lottando
per impedire che i Farnese mi requisiscano i castelli come hanno
fatto con palazzo Landi.
Vi capisco, ora  qui il vostro posto. Amico mio, avremo
un'altra occasione per viaggiare insieme.
L'arrivo del marchese li interruppe: appariva fuori di s.
Lelio, chi te li ha dati? gli mostr la ciocca di capelli di Ortensia.
Camillo si mise in mezzo. Cosa succede...
Zitto tu, che non c'entri nulla! gli grid in faccia il marchese.
Nella sala cal un improvviso silenzio. Gli ospiti e i frati si
guardavano sbigottiti per capire cosa stesse succedendo: l'incredulit
sembrava aver cristallizzato quel momento.
Lelio strapp il pegno d'amore di Ortensia dalle mani del
marchese. Ridammeli. Solo in quel momento cap il tranello di
Aloisio Scotti. Bastardo...
Non fece in tempo a finire la frase: le pugnalate del marchese
lo colpirono prima vicino al cuore e poi all'altezza della giugulare;
il sangue di Lelio schizz sulla faccia, sulla gualdrappa e sulle
mani del suo carnefice. Si port le mani al collo e si accasci sul
pavimento.
Gli ospiti gridarono inorriditi e scapparono via.
Dopo il primo attimo di smarrimento, Camillo stava per
sguainare la spada, ma venne raggiunto al volto da un pugno
di Buonvicino Malvicini. Riusc comunque a reagire e gli assest
un gancio che lo fece cadere a terra. I gentiluomini rimasti
disarmarono Malvicini approfittando del suo stato di semicoscienza.
Giovanni Paveri Fontana si era fatto largo fra gli ospiti, che
cercavano di impedire la sua fuga. Li minacci con il coltello e
con la spada in mano di non avvicinarsi e approfitt della confusione
per scappare.
Camillo si avvicin ai presenti, affollati intorno all'amico ferito.
Lelio, cosa  successo? Perch? Perch?
Salvala... gli sussurr con l'ultimo filo di voce. Poi Lelio spir
fra le sue braccia tenendo stretta la ciocca di capelli nelle mani.
Camillo li prese: erano di sua sorella. Stava correndo un gravissimo
pericolo.
Aiuto! Presto, chiamate il bargello, i birri! Che mi raggiungano
al Castello di Breno: Paveri Fontana si  diretto l. Corse
fuori, mont in sella al cavallo di un invitato per raggiungere il
prima possibile il marchese e lo lanci al galoppo. San Corrado,
aiutami a salvarla!
Arrivato a Breno, Giovanni corse nel castelletto. Avverti Ortensia
di raggiungermi nello studio ordin a Toni.
Il giovane giardiniere credeva che il marchese fosse ricoperto
di sangue perch aveva subito un attentato e corse subito ad avvertire
la padrona.
Giovanni tir fuori l'archibugio dall'armeria e si sedette dietro
al tavolo. Senza il minimo tremore delle mani, apr lo scodellino,
lo riemp di polvere fina da sparo, lo richiuse e soffi
via quella in eccesso. Verific la serpentina e mise una miccia
nuova, poi caric la polvere grossa nella canna e da ultimo infil
il pallettone di ferro, comprimendolo col calcatoio. Stava calmo
e immobile come quando, nascosto nella macchia, aspettava la
sua preda.
Ortensia spalanc la porta dello studio, spaventata dal suo improvviso
ritorno. Giovanni, cosa ti  accaduto? Sei ferito?
Tu, sporca puttana, ti sei fatta scopare da Lelio.
Ortensia balbett qualcosa, ma non riusc ad articolare nessuna
parola di giustificazione. Sbalordita com'era, non si accorse
neppure dell'archibugio fra le mani del marito nella penombra
della stanza.
Hai infangato l'onore della mia famiglia gettandoti fra le
braccia di Lelio. E io che lo consideravo un amico fraterno! Apr
lo scodellino, tir il grilletto per avvicinare la serpentina e incendi
la miccia.
Solo allora, in quel barlume di luce, Ortensia si accorse che il
viso e le mani del marito erano sporche di sangue. Oh no, Lelio!
Cosa gli hai fatto?
L'ho ammazzato!
Paralizzata dall'orrore, Ortensia neppure sent lo sfrigolio della
miccia che si riduceva in cenere, non vide il fumo bianco che si
levava dall'archibugio e non si accorse del lampo giallorosso della
fiammata.
La pallottola colp Ortensia sullo stomaco e la sbalz contro il
muro. Ortensia chiuse gli occhi. Non voleva che la faccia di Giovanni
fosse l'ultima immagine della sua vita. Lelio, Lelio, Lelio ebbe la
forza di ripetere. Cerc di rialzarsi per correre da lui, ma riusc solo
a levarsi su un fianco per qualche istante prima di accasciarsi a terra.
Il marchese, non ancora soddisfatto della sua vendetta, si avvent
su di lei e la colp al petto pi volte col pugnale: schizzi di
sangue formarono archi purpurei e finirono sull'intonaco. Ecco,
ora il tuo sangue e quello di Lelio sono uniti per sempre!  questo
che volevi, vero?
Fermo! grid Camillo. Afferr il marchese per il collo e finirono
a terra entrambi.
Giovanni riusc a divincolarsi dalla sua presa. Si alz e stava
per avventarsi su Camillo, ma lui riusc ad assestargli sul fianco
un calcio cos forte che lo fece finire sullo spigolo del basamento
in marmo di una statua.
Camillo lo afferr per la giubba, ma si accorse che era svenuto.
Ebbe la tentazione di finirlo, per decise di non macchiarsi le
mani con dell'altro sangue.
Nel frattempo avevano fatto irruzione i birri.
Portatelo via disse Camillo. Ha ucciso mia sorella e Lelio
Pezzancro. Si avvicin al corpo esanime di Ortensia. La prese fra
le braccia e scoppi a piangere. Non sono riuscito a proteggerti!
Non sono riuscito ad arrivare in tempo!
Caracossa, spaventata dallo sparo, non aveva capito cosa stesse
succedendo. Senza pensarci un attimo, aveva preso i bambini in
braccio e li aveva nascosti nel fienile. Quando entr nello studio,
vide Ortensia e Camillo abbracciati. Bambina mia! disse Caracossa,
cercando di rianimarla.
Inutile,  morta mormor Camillo fra i singhiozzi. Manda
qualcuno a chiamare mia madre. Io, intanto, la porto di sopra.
Non voglio che la veda in questo stato.
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CAPITOLO 40.
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UNITI.
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Castello di Breno, Piacenza 1564.
Elisabetta mise tra le mani di Ortensia e di Lelio delle rose
rosse, simbolo dell'amore puro, e delle rose bianche, segno di rigenerazione
e di resurrezione. Camillo, guardali: ora sembrano
sereni. Avevano trascorso due giorni in una veglia costante ed
erano entrambi stremati.
Ti stanno ringraziando per aver deciso di farli riposare assieme
nella nostra tomba di famiglia. Suo figlio l'aiut a mettere un
drappo di seta sopra i loro corpi adagiati nelle bare all'ingresso.
Mostrami dove hai trovato Ortensia.
Ne hai la forza, mamma?
S, ti prego, accompagnami.
Entrarono nello studio. Caracossa aveva appena finito di pulire
le chiazze di sangue sul muro e stava gettando della segatura
su quella del pavimento. Aveva voluto assumersi quel doloroso
compito come ultimo gesto d'amore verso Ortensia.
Caracossa, non sono stata una brava madre.
Lei interruppe di spazzare: aveva il cuore in frantumi. Perch
dite cos, signora?
Dovevo metterla in guardia da Giovanni. Mi aveva accennato
qualcosa sul modo di fare di suo marito, eppure mai, mai avrei
pensato che sarebbe arrivato al punto di ucciderla.
Domineddio, perch tanta cattiveria? disse Camillo.
Elisabetta scosse la testa, poi nella sua mente si allinearono scene
confuse l'una dopo l'altra: ricord di quando aveva prestato a
Lelio il caftano di suo marito, di cosa avevano parlato quella sera,
del giorno in cui lo avevano accompagnato a Piacenza in tribunale.
Ora le era tutto chiaro. Aloisio Scotti ha gettato pubblicamente il
disonore del tradimento sul marchese, perch sapeva che si sarebbe
vendicato uccidendo Lelio. Cos da mettere le mani sulla propriet
di quel povero ragazzo. Mi sembra l'unica spiegazione plausibile.
Camillo sferr un violento pugno sullo scrittoio. Anche Aloisio
pagher con la vita per questo! Lo ammazzer!
No, figlio mio, stai calmo disse Elisabetta con un filo di
voce. La vendetta privata non serve a nulla.
Cosa intendi fare?
Ci affideremo alla giustizia.
Proprio tu ci credi ancora?
Dobbiamo crederci: per Ortensia e per Lelio.
Spero di vederli presto sul patibolo, mi dispiace solo che il
boia gli taglier la testa. Aloisio e Giovanni non meritano questo
onore riservato a noi nobili, ma soltanto il cappio stretto attorno
al collo come tutti gli altri luridi assassini. Camillo usc dalla
stanza: erano arrivati i becchini per caricare sul carro funebre Ortensia
e Lelio. Aveva bisogno di occuparsi di qualcosa di pratico
per ritrovare un po' di calma.
Elisabetta si mise le mani sulle tempie: doveva rimanere lucida
e raccogliere le idee per non impazzire. Dovremmo andarcene
da qui, Caracossa. Crescere i bambini lontani da pettegolezzi e
da maldicenze.
E dove, signora?
Forse gli farebbe bene se andassimo a Noto. Ortensia amava
tanto quel luogo.
L'istitutrice annu. Io sono pronta a partire: non possiamo
certo lasciare Giovanna e Fabrizio con i Paveri Fontana. Ricominci
a spazzare per terra. La lontananza farebbe bene anche a
voi. Mi angoscia vedervi cos impietrita dal dolore.
Lo sai, il dolore  qualcosa di privato per me. Elisabetta la
guard con gratitudine. Solo a momenti puoi condividerlo con
qualcuno, come  accaduto a nostro Signore quando  salito al
Golgota con la croce sulle spalle. C' stato chi lo ha dissetato, chi
gli ha asciugato il sudore, chi gli ha dato una mano a rialzarsi. Un
uomo lo ha aiutato perfino a sostenere la croce, prima di essere
cacciato a frustate dai soldati. Ma nessuno ne porta una pi pesante
di quella che pu sopportare, questo ci insegna Cristo:  la
nostra croce e di nessun altro.
L'istitutrice era intenta a cancellare con energia il male fatto
a Ortensia. Bambina mia, bambina mia. Le sue lacrime non
accennavano ad arrestarsi.
Elisabetta alz gli occhi al soffitto. Le stavano mancando le
forze, la testa le girava, ma doveva resistere. Si inginocchi a terra
e un le mani in segno di preghiera. San Corrado, fammi capire
se ho sbagliato. Dammi un segno.
Lo disse con tutta la potenza che derivava dalla disperazione,
come se pretendesse ancora il suo aiuto per non affogare: non
nell'acqua questa volta, ma nel liquame del senso di colpa.
Chiuse gli occhi. Si sentiva pronta anche a morire, se Dio l'avesse
voluto, ma invece di sprofondare nell'oscurit o vedere la
luce non successe nulla. Li riapr sconsolata, pronta ad accettare il suo destino.
Guardi, signora! Caracossa si fece cadere la scopa dalle mani
per lo spavento. La segatura ha assorbito tutto il sangue di Ortensia:
l, nel centro, ha preso la forma di un cuore!
Quando Elisabetta lo vide, si gett fra le braccia di Caracossa e
scoppi per la prima volta in un pianto liberatorio. San Corrado mi ha ascoltata!
Pianga, signora, pianga: le far bene.
Elisabetta si stacc da lei, avvicin la mano a quel cuore e sent
una nuova forza dentro di s: quella che le serviva a scendere in
campo e affrontare l'ultima battaglia della sua vita, consapevole
di non essere sola. N in cielo n in terra.
Ora mi sento degna di seguire i loro feretri. Abbass il velo nero sul viso. Andiamo.
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FINE.
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Appendice.
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Elisabetta Confalonieri crebbe i nipoti Giovanna e Fabrizio Paveri Fontana come meglio pot.
Probabilmente ci riusc perch da adulti contrassero matrimoni per amore ed ebbero una vita agiata.
I timori di Elisabetta sull'occupazione musulmana dell'Europa vennero fugati il 7 ottobre 1571 con la vittoria della Lega santa a Lepanto. Lott tutta la vita per portare la devozione netina di san Corrado a Piacenza. Nel 1577 sul letto di morte, suo figlio le promise che avrebbe continuato a perorare la causa.
Camillo resistette alla confisca del castello di Calendasco fino al 1586, quando fu costretto a cederlo ai migliori offerenti, gli amici Zanardi Landi. Fin i suoi anni in esilio a Milano, accudito da Michele, il figlio di Caracossa.
Il castello di Celleri and a un ramo collaterale della famiglia, a cui appartiene ancora oggi.
Dopo trentanove anni dall'omicidio di Pier Luigi, i Farnese placarono cos la loro sete di vendetta e permisero la diffusione del culto di san Corrado.
La chiesa di Santa Maria di Ogiditria a Roma conserva affreschi dei primi del Seicento con scene di vita del Santo.
I Confalonieri poterono consacrare alla storia il loro avo pi illustre.
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Ringraziamenti.
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Vorrei ringraziare Chiara Frugoni (1940-2022) e Paolo Occhipinti per la pazienza che mi hanno dimostrato nella revisione di questo testo. Francesca Riario Sforza e Giancarlo Merlini che sono stati i miei primi, autorevoli lettori. Luca Paveri Fontana per avermi messo a disposizione l'archivio di famiglia alla tenuta Caramello. Corrado Guardabassi che mi ha fatto visitare il castello di Celleri. Massimo Baucia e il personale della Biblioteca comunale di Piacenza per i primi orientamenti storici. Manuela Barani e Sandro Buzzetti per la comprensione degli atti notarili cinquecenteschi. Il personale dell'Archivio di Stato di Milano.
Bruno Biagi, Caterina de Riso, Claudio Occhipinti che per primi hanno creduto in questa storia. Roberto Ragione, con la sua agile penna ha illustrato anche questo mio secondo romanzo. Andrea Cagna per la foto, frutto di un divertente set al castello di Brescia.
Un grazie particolare al mio editor Lorenzo Alfredo Angelaccio anche per l'equilibrio e per la disponibilit.
Se qualcuno volesse mettersi in contatto con me, sono raggiungibile alla mail corrado.occhipinti65@gmail.com e sui social Instagram e Facebook: corradoocchipinticonfalonieri.
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Bibliografia.
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Accordo fra Giovanni Paveri Fontana e Gianluigi Confalonieri, in Archivio Paveri Fontana, Tenuta Caramello, Castel San Giovanni.
Accordo matrimoniale fra Giovanni Paveri Fontana e Ortensia Confalonieri, in Archivio Paveri Fontana, Tenuta Caramello, Castel San Giovanni.
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FINE.